4 aprile
Beato Guglielmo Cuffitelli di Noto
Eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione a corte
Nel quattordicesimo secolo, precisamente nel 1309 in un giorno non precisato, nacque a Noto, in provincia di Siracusa, il Beato Guglielmo Cuffitelli, inserito fin dalla nascita nel contesto della nobile famiglia Buccheri. Fin da giovanissimo fu introdotto alla corte del re di Sicilia Federico secondo d'Aragona, dove per molti anni ricoprì con dedizione il ruolo di scudiero del monarca. Nel 1337, durante una battuta di caccia nei boschi alle falde dell'Etna, Guglielmo cavalcava accanto al re quando un enorme cinghiale uscì improvvisamente da un cespuglio, lanciandosi con furia contro il sovrano. Guglielmo si gettò prontamente sulla bestia, salvando la vita al re, ma subì un ferale morso al fianco che lo ridusse in fin di vita. Il giovane fu trasportato d'urgenza a Catania, dove il re convocò prontamente un consiglio di medici; questi ultimi constatarono la gravità della ferita e stabilirono che allo scudiero restavano ormai poche ore di vita. Mentre giaceva in agonia, a Guglielmo apparve in sogno la martire Sant'Agata, la quale gli disse di sorgere, di abbandonare la corte e di andare nella solitudine dove Dio avrebbe parlato al suo cuore. L'indomani, tra lo stupore generale della corte, Guglielmo si alzò dal letto perfettamente guarito. Si presentò quindi al cospetto del sovrano, che lo accolse con gioia, e gli raccontò la visione notturna insieme al desiderio ormai irremovibile di farsi eremita. Il re, profondamente riconoscente, tentò a lungo di trattenerlo ma, vedendolo irremovibile, si arrese e lo convinse ad accettare almeno un cavallo e una borsa di denaro. Partito da Catania per fare ritorno a Noto, Guglielmo giunse in una località chiamata Primosole, dove incontrò un mendicante con cui scambiò gli abiti, donandogli generosamente anche il cavallo e la borsa di denaro ricevuti dal re. Ebbe così inizio la nuova e definitiva vita di Guglielmo come uomo di fede.
L'esperienza eremitica tra Noto e Scicli
Rientrato nella sua terra natale, Guglielmo si stabilì nell'eremitorio detto Le Celle, adiacente alla chiesetta di Santa Maria del Crocefisso, dove si dedicò interamente alla preghiera e al servizio dei poveri. I suoi concittadini provarono un grande stupore nel vederlo, ricordandolo un tempo bello e potente a corte e ritrovandolo invece umile eremita vestito con il saio di terziario francescano. Nel 1343 accolse nel suo eremitorio un altro terziario francescano, il piacentino Corrado Confalonieri, oggi santo e patrono di Noto. Dopo diversi anni di convivenza fraterna, nel 1340 i due anacoreti decisero di separarsi, una separazione avvenuta pare a causa delle continue molestie di un nipote di Guglielmo, Pietro Buccheri, il quale non tollerava in alcun modo che lo zio avesse abbandonato la corte per farsi misero eremita. Corrado si ritirò così nell'impervia contrada dei Pizzoni nei dintorni di Noto, dove avrebbe vissuto fino alla morte avvenuta il diciannove febbraio 1351. Guglielmo, pare per ispirazione della Vergine Maria, decise invece di trasferirsi a Scicli, in provincia di Ragusa. In questa nuova terra visse in una misera casupola adiacente alla chiesetta di Santa Maria della Pietà, situata fuori dall'abitato. Guglielmo visse fino all'età di novantacinque anni, trascorrendo il tempo servendo la chiesa come sagrestano e facendo la questua tra i benestanti del paese per raccogliere aiuti destinati ai poveri. Per seguire fedelmente il consiglio evangelico di non far sapere alla sinistra ciò che fa la destra, lasciava gli aiuti di notte dietro la porta delle famiglie bisognose, bussando e poi fuggendo rapidamente nel buio. Egli visse complessivamente per cinquantasette anni in solitudine e in povertà, offrendo una costante testimonianza di santità.
Il culto, i prodigi e la gloriosa morte
Durante la sua permanenza a Scicli, il Beato Guglielmo accese nella popolazione una grandissima devozione per Maria Santissima della Pietà, istituendo persino una processione penitenziale fissata per la Domenica delle Palme, durante la quale i partecipanti si flagellavano a sangue. Questa antica tradizione si svolge ancora oggi con il vetusto simulacro di Maria Santissima della Pietà, sebbene le flagellazioni siano state proibite a partire dal 1840. Al Beato Guglielmo sono attribuiti moltissimi miracoli operati sia in vita sia dopo la morte, i quali sono stati debitamente attestati negli atti ufficiali del processo di beatificazione. Egli passò alla gloria del cielo il 4 aprile 1404, giorno di Venerdì Santo. Nonostante il severo divieto liturgico del Venerdì Santo che impone il silenzio delle campane, queste ultime suonarono da sole a festa nelle chiese di Scicli per salutare la sua anima che ascendeva al cielo. Fu beatificato mediante un breve pontificio del 9 aprile 1537 emanato da Papa Paolo III. I suoi resti mortali sono conservati all'interno di un prezioso busto d'argento che lo raffigura, il quale è a sua volta custodito dentro un'urna d'argento nella chiesa madre di Scicli. L'iconografia tradizionale lo raffigura abitualmente con il saio francescano, un bastone stretto in una mano, poiché era rimasto claudicante per i postumi della grave ferita al fianco causata dal cinghiale, e un crocifisso nell'altra mano. Dettaglio particolarmente significativo è che il crocifisso tenuto dal busto reliquiario è lo stesso identico che egli stringeva al petto la mattina del 4 aprile 1404 quando fu trovato senza vita. Il Beato Guglielmo Cuffitelli è ricordato nel Martirologio a Scicli, in Sicilia, e la sua figura continua a essere punto di riferimento spirituale. Nel passato la popolazione invocava il Beato Guglielmo per ottenere la guarigione dall'ernia, e ancor più intensamente veniva invocato per ottenere la protezione e la guarigione dal morbo durante i periodi di pestilenza. Ancora oggi, la popolazione di Scicli invoca il Beato Guglielmo Cuffitelli nel mese di aprile per ottenere il dono della pioggia quando i campi circostanti ingialliscono pericolosamente a causa della siccità.
Il cammino di conversione
La parabola terrena di Guglielmo Cuffitelli ebbe inizio in un contesto di nobiltà e servizio. In gioventù, egli ricoprì il ruolo di scudiero presso la corte di Federico secondo d'Aragona, un ambiente caratterizzato da onori e consuetudini mondane. Tuttavia, il disegno della Provvidenza si manifestò nella sua vita attraverso un evento risolutivo: una guarigione miracolosa che segnò il punto di svolta decisivo nel suo cuore. Consapevole della fugacità dei beni terreni, Guglielmo scelse di spogliarsi di ogni ambizione per dedicarsi interamente a Dio.
La sua vocazione trovò compimento nella forma di vita eremitica come terziario francescano. Il suo itinerario di fede si snodò tra diverse località della Sicilia, in particolare tra Noto e Catania, luoghi che divennero testimoni del suo silenzio e della sua ascesi. Un momento di alta fraternità spirituale fu il periodo trascorso nell'eremo di Noto, dove ebbe modo di convivere con il Beato Corrado Confalonieri. Insieme, i due eremiti condussero una vita austera, fondata sulla preghiera incessante e sul distacco dal mondo. Successivamente, Guglielmo proseguì il suo cammino verso Scicli, dove la sua presenza divenne un punto di riferimento per la comunità locale. Qui, egli non si limitò alla preghiera solitaria, ma promosse attivamente la fede attraverso l'istituzione della processione della penitenza, un atto di umiliazione e supplica che ancora oggi evoca la forza del suo spirito. La sua morte, avvenuta nel 1404, lasciò un segno indelebile nella devozione popolare, confermato ufficialmente dalla canonizzazione avvenuta nel 1537 per mano di Papa Paolo terzo.
La venerazione dei fedeli
Il culto tributato al Beato Guglielmo Cuffitelli è radicato nella gratitudine dei fedeli che, attraverso i secoli, hanno sperimentato il conforto della sua intercessione. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua vita, lo ha posto come protettore celeste in situazioni di grave afflizione. Egli è invocato con particolare devozione come custode durante le pestilenze, momento in cui la comunità cerca rifugio nella protezione dei santi. La sua fama di taumaturgo si estende inoltre alla guarigione dall'ernia, un segno tangibile della cura che il Beato continua a riservare alle sofferenze fisiche dei suoi devoti.
Oltre alla protezione individuale, la figura di Guglielmo è invocata per le necessità collettive, specialmente nei periodi segnati dalla siccità che spesso minaccia le terre siciliane. Il legame tra il santo e il popolo di Scicli e Noto rimane vivo, celebrato solennemente ogni quattro aprile. In ossequio alla tradizione liturgica, qualora questa data coincida con la Settimana Santa, la celebrazione viene traslata al secondo sabato dopo la domenica di Pasqua, a sottolineare come il ricordo del Beato sia sempre armonizzato con il mistero della Risurrezione di Cristo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Guglielmo Cuffitelli?
La memoria liturgica del Beato Guglielmo Cuffitelli si celebra il 4 aprile, oppure il secondo sabato dopo Pasqua nel caso in cui la ricorrenza cada all'interno della Settimana Santa.
A Scicli in Sicilia, beato Guglielmo Cuffitelli, eremita, che, abbandonata la passione per la caccia, visse per cinquantasette anni in solitudine e in povertà. — Martirologio Romano