Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

4 aprile

San Platone

Abate in Bitinia

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la conversione

Nato a Costantinopoli verso l'anno 740 da una ricca e celebre famiglia, il giovane visse un'infanzia segnata dal dolore quando, a soli sette anni, rimase orfano a causa di un'epidemia di peste. La Provvidenza dispose che fosse educato da uno zio che fu tesoriere-pagatore imperiale. Sotto la sua tutela, acquisì un'eccellente formazione intellettuale e religiosa che preparò il suo animo alle grandi scelte future. Raggiunta l'età adulta, compì il gesto radicale di vendere tutti i suoi beni e di distribuire il ricavato ai poveri. Si diresse quindi verso il Monte Olimpo per farsi monaco nel convento dei Simboli, dove la sua dedizione lo portò a divenire egumeno della comunità. I parenti, non avendo più avuto sue notizie, lo credevano ormai morto.

Il ritorno e la riforma monastica

Verso l'anno 780 ricomparve inaspettatamente a Costantinopoli, dove fu accolto dal nipote San Teodoro Studita, figlio di sua sorella Teoctista. Il suo aspetto ascetico emanò una potente forza di attrazione verso tutti coloro che incontrava, tanto da operare parecchie conversioni ad una vita cristiana. Per la forza della sua testimonianza, l'intera sua famiglia abbracciò la vita monastica, e i genitori Fotino e Teoctista furono tra i primi a compiere questa scelta. Platone divenne consigliere del nipote San Teodoro. Sotto la guida di Platone e Teodoro i monaci dedicarono allo studio delle scienze tutto il tempo libero. La vita monastica fu riformata secondo i principi di San Basilio ed improntata ad una maggiore sobrietà, e questa stessa riforma monastica fu adottata anche da numerosi monasteri vicini. Tra il 787 ed il 788 Platone volle far conferire a Teodoro l'ordinazione presbiterale dal patriarca Tarasio. Dal 794, per l'aggravarsi della sua salute, fece eleggere all'unanimità Teodoro come nuovo egumeno.

Le persecuzioni e il monastero di Studion

L'anno seguente il giovane imperatore Costantino VI, figlio di Irene, ripudiò la moglie legittima Maria d'Armenia con falsi pretesti e sposò Teodota, dama d'onore di sua madre e parente prossima di Platone e Teodoro. Il patriarca Tarasio rifiutò di sciogliere senza valido motivo il matrimonio dell'imperatore, mentre l'imperatore minacciò una nuova persecuzione iconoclasta. Un sacerdote benedisse di sua iniziativa il secondo matrimonio dell'imperatore e il patriarca non osò opporsi. Platone e Teodoro opposero invece resistenza in quanto parenti dell'imperatrice adultera. Per questa ragione Costantino VI fece imprigionare Platone e Teodoro, mentre il monastero di Saccoudion fu saccheggiato e la comunità religiosa fu sciolta. Pochi mesi dopo una congiura di palazzo detronizzò l'imperatore Costantino VI, Platone e Teodoro furono liberati, e l'imperatrice Irene fece accecare il figlio Costantino VI, causandone in breve tempo la morte. I monaci poterono così tornare a Saccoudion, ma un'invasione araba costrinse i monaci a trovare rifugio nella capitale. L'imperatrice Irene donò loro il vecchio monastero fondato nel 462 dal senatore Studius e devastato dalla persecuzione iconoclasta. San Teodoro divenne egumeno del monastero e fu detto Studita. Con la collaborazione di Platone, Teodoro fece dei ruderi ricevuti in dono un grande centro religioso e culturale. Platone e Teodoro si dedicarono in prima persona alla copiatura di manoscritti.

Gli ultimi anni e il transito

Nell'806, alla morte di Tarasio, l'imperatore Niceforo volle imporre un suo candidato alla successione patriarcale e fece riabilitare il prete Giuseppe. Le iniziative di Niceforo in ambito ecclesiastico fecero insorgere Platone e Teodoro. Platone e Teodoro furono imprigionati e poi esiliati due anni dopo le insorgenze. Dopo tre anni di dura sopravvivenza, nell'811 l'imperatore morì in battaglia e Platone poté finalmente tornare a Studion. Morì a Studion il 4 aprile 814 all'età di circa sessantacinque anni. Poco dopo la sua morte si scatenò per mano dell'imperatore Leone V l'Armeno una nuova persecuzione iconoclasta, e San Teodoro e numerosi suoi monaci furono vittime della persecuzione di Leone V.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Platone?

San Platone si festeggia il 4 aprile, giorno in cui è ricordato nel martirologio come egúmeno a Costantinopoli.

Di cosa è patrono San Platone?

Nei dati biografici pervenuti non sono menzionati specifici patronati legati alla figura di San Platone.

A Costantinopoli, san Platone, egúmeno, che combattè a lungo con invitto animo contro i nemici delle sacre immagini e insieme al nipote Teodosio riordinò il celebre monastero di Studio. — Martirologio Romano