22 gennaio
Beato Giuseppe Nascimbeni
Sacerdote
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e l'ordinazione sacerdotale
Le radici del Beato Giuseppe Nascimbeni affondano nella provincia di Verona, terra operosa dove nacque a Torri del Benaco il ventidue marzo del 1851. La sua venuta al mondo fu segnata da circostanze drammatiche, poiché venne battezzato d'urgenza dal medico subito dopo la nascita a causa del grave pericolo di vita che correva. Era l'unico figlio di Antonio, di professione falegname, e di Amedea Sartori. Dalla madre ereditò il senso dell'ordine e della precisione, mentre dal padre apprese l'amore al lavoro e la vivacità del carattere. Da entrambi i genitori ricevette in eredità una grande sensibilità religiosa che avrebbe guidato ogni suo passo futuro. La sua vocazione non sbocciò all'improvviso, ma nacque a poco a poco, accompagnata da non pochi contrasti interiori che egli seppe accogliere e discernere nella preghiera. Dopo aver frequentato le scuole elementari nel proprio paese natale, continuò gli studi a Verona e conseguì anche il diploma di maestro, titolo che avrebbe arricchito la sua preparazione umana e pedagogica. Nel 1874, all'età di ventidue o ventitré anni, ricevette l'ordinazione sacerdotale, compiendo il passo definitivo verso il ministero consacrato. Subito dopo l'ordinazione, il giovane sacerdote fu mandato a San Pietro di Lavagno, sempre in provincia di Verona, con l'incarico di coadiutore del parroco e di insegnante, iniziando così quel servizio generoso alla Chiesa che avrebbe caratterizzato tutta la sua esistenza nel corso del ventesimo secolo.
L'arrivo a Castelletto di Brenzone
Tre anni dopo la sua ordinazione sacerdotale, don Giuseppe fu trasferito come coadiutore a Castelletto di Brenzone, un paese situato sulle sponde del Lago di Garda. All'epoca, Castelletto di Brenzone contava circa mille abitanti ed era descritto come un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. La situazione del paese era disastrosa sotto ogni punto di vista, caratterizzata da bambini trascurati, giovani senza alcuna istruzione, anziani soli e famiglie gravemente disgregate dall'emigrazione. Inoltre, il territorio era completamente privo di strade, di illuminazione, di acqua potabile, e risultava collegato al resto del mondo unicamente tramite un traghetto. In questo contesto difficile, il sacerdote collaborò per qualche anno con l'anziano parroco del paese. Nel gennaio del 1885, alla morte del vecchio parroco, gli successe come parroco titolare, grazie alla ferma richiesta dei capifamiglia del paese che non volevano in alcun modo che egli andasse via. Dopo sette anni di grande attività pastorale, tuttavia, il sacerdote si trovò sopraffatto dai problemi immensi della comunità. Non riuscendo a trovare suore disposte a collaborare nella sua missione, si recò in vescovado con la lettera di dimissioni in tasca per lasciar guida della parrocchia. Dinanzi a quella situazione di stallo, il vescovo gli rispose con un'espressione decisa: Se nissuni ve le dà fevele vu come voli. In seguito a questa risposta paterna e provocatoria, don Giuseppe stracciò le lettere di dimissioni e fece ritorno nella sua parrocchia con rinnovato vigore.
La fondazione e le opere per la comunità
Ricevuto l'incorcipamento del vescovo, il parroco si adoperò per dare inizio a un'opera che avrebbe cambiato il volto del paese e varcato i confini nazionali. Radunò le prime quattro ragazze disposte alla vita religiosa e le mandò a fare il noviziato a Verona, preparando nel frattempo un piccolo convento in paese per le prime candidate. Dalle prime quattro ragazze ebbe origine la congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, un istituto che riconosce nel parroco il proprio fondatore. Le prime quattro ragazze arrivarono alla vestizione nel novembre del 1892, suggellando l'inizio ufficiale della vita religiosa comunitaria. Don Giuseppe era fermamente convinto che il risanamento della società dipendesse da una famiglia solida. Per risollevare le sorti materiali e spirituali della popolazione, ridette slancio alla vita religiosa stimolando l'attività e valorizzando i talenti dei laici attraverso la creazione di associazioni e confraternite. La sua azione non si limitò all'ambito spirituale: fece costruire una strada per collegare finalmente il paese con l'esterno, portò l'illuminazione ad acetilene o elettricità e l'acqua potabile nelle case. Fondò una Cassa Rurale per stroncare l'usura che strozzava le famiglie, aprì case di accoglienza per i ragazzi che andavano all'alpeggio, organizzò l'assistenza domiciliare per gli anziani soli, e creò asili, scuole per orfani e un ospizio. Non trascurò il lavoro giovanile, avviando un laboratorio di maglieria o maglificio per le ragazze, impiantando una tipografia, promovendo la creazione di un oleificio e impegnandosi tenacemente per far ottenere al paese l'ufficio postale.
La prova della sofferenza e il ritorno al Padre
Il sacerdote condusse tutte le sue molteplici attività unendo costantemente la preghiera e la fattiva collaborazione dei laici. Il suo motto personale era Crocifisso e orologio, espressione sintetica che indicava la centralità della fede e l'importanza della puntualità nel dovere quotidiano. Pregava quotidianamente per molte ore, anche durante i suoi viaggi, tenendo sempre in vista la corona del Rosario, incurante delle derisioni o degli insulti che poteva ricevere da chi non comprendeva la sua profonda pietà. Tra gli episodi della sua carità si ricorda quando regalò le proprie scarpe a un mendicante, attraversando poi l'intero paese scalzo e senza scomporsi minimamente. A Castelletto di Brenzone rimase per quarantacinque anni complessivi, fino al termine della sua vita terrena. La sua intensa attività subì una svolta radicale il trentuno dicembre del 1916, quando una paralisi, identificata specificamente come emiplegia, lo colpi improvvisamente. Questa grave infermità lo rese invalido fino al momento della morte, bloccandolo per cinque anni interi in una condizione di sofferenza e in una preghiera incessante. Affrontò questo lungo periodo di prova con spirito di totale abbandono alla volontà divina. Si spense serenamente il ventuno gennaio del 1922 a Castelletto di Brenzone, in provincia di Verona. La sua opera non si esaurì con la sua scomparsa: le sue suore si sono diffuse nel mondo, dall'Albania all'Angola, dal Paraguay al Brasile, passando per la Svizzera, l'Argentina e l'Uruguay, operando al servizio della famiglia, della povertà e della sofferenza, sia in tempo di pace che in tempo di guerra. Papa Giovanni Paolo II ha celebrato la sua solenne beatificazione nel 1988 a Verona. Oggi la sua salma è custodita a Castelletto, all'interno della Casa Madre delle Piccole Suore.
Il ministero sacerdotale
Il cammino sacerdotale di Giuseppe Nascimbeni si è svolto interamente nel solco di una obbedienza umile e operosa. Dopo l'ordinazione ricevuta nel 1874, il giovane sacerdote ha iniziato il suo servizio nella diocesi di Verona, portando ovunque il conforto della Parola e dei sacramenti. Nel 1885, il vescovo lo chiamò alla guida della parrocchia di Castelletto di Brenzone, dove il suo impegno divenne un punto di riferimento essenziale per l'intera popolazione. La sua azione pastorale non si limitava all'ambito strettamente liturgico, ma abbracciava la complessità della vita quotidiana dei suoi parrocchiani.
Con una visione lungimirante e un cuore attento ai bisogni dei più fragili, Nascimbeni promosse numerose opere di civiltà, comprendendo che il benessere della comunità era parte integrante della missione evangelizzatrice. Sotto la sua guida, Castelletto di Brenzone vide la realizzazione di infrastrutture necessarie come l'illuminazione pubblica e l'accesso all'acqua potabile, oltre alla fondazione della Cassa Rurale, strumento prezioso per sostenere le famiglie nelle difficoltà economiche. La sua capacità di leggere i segni dei tempi lo portò a fondare, nel 1892, la congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, affidando loro la missione di educare i giovani e assistere i malati. Anche quando la salute venne meno, nel 1916, a causa di una grave emiplegia che lo costrinse a una lunga e dolorosa infermità, il suo apostolato non cessò, trasformandosi in una offerta silenziosa e feconda. Fino alla morte, avvenuta nel 1922, egli ha continuato a intercedere per il suo gregge, offrendo la sua sofferenza come compimento di un ministero speso senza riserve per l'edificazione del Regno di Dio.
Il culto e la memoria
La venerazione per il Beato Giuseppe Nascimbeni è profondamente radicata nella terra veronese, dove il suo ricordo rimane vivo attraverso l'opera instancabile delle religiose che egli ha fondato. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è avvenuto il 17 aprile 1988, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, confermando la santità di una vita spesa nel nascondimento e nella carità operosa. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il 21 gennaio, invitando i fedeli a meditare sulla sua dedizione al servizio e sulla sua capacità di accogliere la volontà divina in ogni circostanza.
Le Piccole Suore della Sacra Famiglia, di cui il Beato è fondatore e patrono, custodiscono con amore il carisma del loro padre, portando avanti la sua missione di carità in ogni parte del mondo. Ogni anno, la ricorrenza del Beato Giuseppe diventa occasione per rinnovare l'impegno verso i poveri e gli ultimi, ricordando come la santità non risieda in opere clamorose, ma nella fedeltà quotidiana ai doveri del proprio stato e nell'amore verso il prossimo. La sua figura continua a essere invocata come modello di rettitudine e di carità cristiana, incoraggiando i fedeli a guardare con fiducia al Signore anche nel tempo della prova e della malattia, certi che ogni atto compiuto per amore di Dio trova in Lui la sua pienezza e la sua ricompensa eterna.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giuseppe Nascimbeni?
La memoria liturgica si celebra il ventidue gennaio.
Qual è il ruolo principale del Beato Giuseppe Nascimbeni?
È stato un sacerdote diocesano, parroco a Castelletto di Brenzone e fondatore della congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
A Castelletto del Garda in Veneto, beato Giuseppe Nascimbeni, sacerdote, fondatore dell’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia. — Martirologio Romano