16 giugno
Beato Guglielmo di Monferrato
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini nobili e l'incontro romano con san Domenico
Guglielmo apparteneva a una nobile discendenza e vantava legami di parentela stretta con un marchese di Monferrato, inviato a suo tempo dall'imperatore in legazione nel reame di Arles e incaricato della gestione della Quarta crociata. Sentendo la chiamata alla vita religiosa, Guglielmo abbracciò la vita ecclesiastica e si recò a Roma nel millesimaduecentodiciassette per celebrare la quaresima. Durante il soggiorno romano fu ospitato dal cardinale di Ostia Ugolino, personaggio erede dello spirito di Innocenzo III, stimato collaboratore di papa Onorio III e futuro pontefice con il nome di Gregorio IX. Nella dimora del cardinale, Guglielmo ebbe la grazia di conoscere san Domenico, il quale frequentava assiduamente quella casa.
Tra il giovane ecclesiastico e san Domenico nacque immediatamente una cordiale amicizia, fondata sulla stima reciproca e sulla condivisione profonda di argomenti spirituali. Guglielmo non aveva mai incontrato prima un uomo così profondamente religioso e così ardentemente desideroso della salvezza delle anime. San Domenico, a sua volta, predilesse il giovane Guglielmo e gli aprì il cuore, confidandogli la sua intima nostalgia per le missioni tra i pagani e per il ministero apostolico immediato. Comprendendo appieno questo ardente desiderio di predicare ai popoli non ancora raggiunti dal Vangelo, Guglielmo decise risolutamente di seguire il santo.
La preparazione a Parigi e l'ingresso tra i predicatori
Consapevole della propria impreparazione intellettuale di fronte a un compito così alto, Guglielmo decise di recarsi subito a Parigi per studiare teologia per la durata di due anni. Il piano originario prevedeva che, trascorso quel biennio di studio, Guglielmo avrebbe raggiunto san Domenico, il quale nel frattempo avrebbe provveduto a organizzare il suo Ordine per partire insieme verso la Prussia e le regioni del Nord Europa. In quello stesso periodo, in segno di penitenza e di dedizione, san Domenico decise di farsi crescere la barba imitando l'usanza dei missionari.
Guglielmo partì per la Francia e nel millesimaduecentodiciannove ricevette l'abito dei predicatori presso il convento di Saint-Jacques, direttamente dalle mani di san Domenico. A Parigi, il giovane trasse grandissimo profitto dagli studi teologici, affinando la mente e la parola. Trascorsi i due anni previsti, Guglielmo si affiancò stabilmente a san Domenico, diventando suo confratello e suo principale compagno di viaggio per quasi un anno intero, suggellando un legame fondato su ammirazione, rispetto e comunanza di ideali.
I viaggi apostolici e le missioni d'Oriente
Lasciata Parigi, i due religiosi si diressero verso Bologna passando attraverso i passi alpini del Sempione o del Gran San Bernardo. Guglielmo accompagnò san Domenico da Bologna a Firenze e da Firenze fino a Viterbo per incontrare papa Onorio III. Il pontefice affidò a san Domenico un incarico ufficiale a Roma, e Guglielmo lo accompagnò, avendo il privilegio di assistere a diversi miracoli operati dal santo. Per più di un anno, Guglielmo accompagnò san Domenico nei suoi viaggi rigorosamente compiuti a piedi. Durante questi spostamenti, i due percorrevano quaranta o cinquanta chilometri al giorno a piedi nudi, senza curarsi in alcun modo del proprio vitto e accontentandosi unicamente di pane mendicato lungo la via. La sera, giunti a destinazione, si ritiravano negli ospizi destinati ai poveri pellegrini, mentre san Domenico soleva passare la notte in chiesa a pregare fino all'ora del mattutino, dormendo vestito sopra un semplice giaciglio di paglia.
Grazie al suo servizio, Guglielmo ottenne dal papa l'importante esenzione per l'Ordine dei Predicatori da qualsiasi compenso dovuto per gli atti emessi dalla cancelleria pontificia. Sul finire dell'anno millesimaduecentoventi, il papa inviò nuovamente Guglielmo a Parigi munito di lettere indirizzate all'Università, ai benedettini e ai domenicani locali. Nel millesimaduecentotrentatreesimo anno, Guglielmo fu presente a Bologna in occasione dell'apertura della tomba di san Domenico. All'apertura del sepolcro, pur essendo il corpo ridotto a sole ossa, un intenso e soavissimo profumo avvolse tutti i presenti. Questo profumo straordinario rimase a lungo nella fossa, sulle mani dei presenti e sugli oggetti venuti a contatto con le sacre reliquie, venendo avvertito all'interno della chiesa per oltre un anno intero. Per questi motivi, Guglielmo poté deporre come autorevole testimone nella causa di beatificazione di san Domenico. Successivamente, Guglielmo svolse la sua predicazione in Piemonte e in seguito partì per le missioni d'Oriente, impegnandosi con tutte le sue forze nell'ardua opera di unione della Chiesa greca con quella cattolica. Guglielmo morì verso il millesimaduecentotrentasette o millesimaduecentotrentotto.
Il cammino di fede
Il percorso biografico del Beato Guglielmo trova la sua origine nella terra del Monferrato, luogo da cui mosse i primi passi verso una vocazione che avrebbe abbracciato l'orizzonte europeo. Il momento di svolta nella sua vita avvenne nell'anno mille duecentodiciassette, quando incontrò San Domenico a Roma. Questo incontro segnò l'inizio di un legame spirituale profondo, che lo portò a ricevere l'abito dell'Ordine dei Predicatori a Parigi nel mille duecentodiciannove. Da quel momento, Guglielmo divenne un compagno costante di San Domenico, affiancandolo in numerosi viaggi che toccarono città come Bologna, Firenze e Viterbo, centri vitali per la predicazione e lo sviluppo del nuovo ordine mendicante.
La sua attività non si limitò all'accompagnamento fisico del fondatore, ma si tradusse in un impegno attivo per la tutela e la crescita della comunità domenicana. Fu proprio grazie alla sua mediazione che egli ottenne dal Papa l'importante riconoscimento dell'esenzione per l'Ordine dei Predicatori, garantendo così una maggiore libertà d'azione nel ministero apostolico. La sua figura emerse con autorevolezza anche nelle questioni di carattere dogmatico ed ecumenico, in particolare attraverso il suo impegno nelle missioni rivolte all'unione della Chiesa greca, un compito che richiedeva sapienza, pazienza e una profonda intelligenza teologica. Fino alla sua morte, avvenuta nell'anno mille duecentotrentotto, egli rimase un punto di riferimento per i confratelli, incarnando lo spirito di obbedienza e il fervore missionario che caratterizzavano i primi discepoli di San Domenico. La sua partecipazione alla causa di beatificazione del fondatore attesta la stima di cui godeva all'interno della gerarchia ecclesiastica e la purezza della sua memoria.
Il culto e la memoria
La venerazione verso il Beato Guglielmo di Monferrato si inserisce nel solco della tradizione domenicana, che custodisce con cura la memoria dei suoi primi figli. Sebbene la sua vita sia stata caratterizzata da un'umiltà che tendeva a nascondere le proprie fatiche dietro l'opera comune, la Chiesa ha riconosciuto nel suo operato i segni di una santità vissuta nella quotidianità del servizio. Il culto riservato a questo sacerdote è espressione di gratitudine per chi ha saputo servire con fedeltà le istituzioni ecclesiali e promuovere l'unità dei cristiani.
Oggi la sua figura viene celebrata con devozione il sedici giugno, data in cui i fedeli sono invitati a fare memoria del suo esempio. La sua vita, priva di clamori ma ricca di frutti spirituali, continua a essere un richiamo alla coerenza di vita e alla dedizione per la causa del Vangelo. In un tempo in cui la Chiesa è chiamata a dialogare con il mondo e a curare le sue ferite interne, il Beato Guglielmo si staglia come un modello di mediatore e di uomo di preghiera, capace di unire il rigore della dottrina alla carità pastorale. La sua memoria, tramandata attraverso i secoli, rimane un faro di luce per coloro che cercano di vivere la vocazione cristiana in spirito di obbedienza e di apertura verso gli altri, confermando che ogni vita spesa per il bene comune è preziosa agli occhi di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Guglielmo di Monferrato?
La sua memoria liturgica si celebra il sedici giugno.
Quali furono i campi dell'impegno missionario del Beato Guglielmo?
Il Beato Guglielmo predicò in Piemonte e partì successivamente per le missioni d'Oriente, dove si impegnò per l'unione della Chiesa greca con quella cattolica.