Beato Innocenzo V (Pietro di Tarantasia)
Papa
Aggiornato il 22 luglio 2026
La giovinezza e la formazione
Nato in Savoia nella regione della Tarentaise nel mille duecentoventiquattro, il futuro pontefice entrò nell'Ordine religioso ancora fanciullo, votando la propria esistenza alla vita domenicana. Nel silenzio del chiostro e tra i banchi di studio, fece grandi progressi nella santità, nel sapere e nella dottrina. Visse per quasi trent'anni al convento di San Giacomo di Parigi, centro vitale del sapere medievale. Ebbe la grazia di studiare teologia a Parigi sotto la guida di un futuro santo, il tedesco Alberto Magno. Negli stessi anni e negli stessi luoghi studiavano altri due futuri santi italiani destinati a lasciare un segno indelebile nella storia della Chiesa, ovvero Tommaso d'Aquino, appartenente all'Ordine dei domenicani, e Bonaventura da Bagnoregio, appartenente all'Ordine dei francescani. Pietro emerse ben presto per le sue doti intellettuali, tanto da succedere proprio a San Tommaso d'Aquino nella cattedra di teologia all'Università di Parigi. Divenne a sua volta maestro di teologia e predicatore famoso, capace di illuminare i fedeli con la parola e con l'esempio. All'interno del suo Ordine ricoprì con spirito di servizio l'incarico di provinciale di Francia per ben due volte. Tra i ricordi più cari della sua giovinezza spirituale rimase sempre l'appartenenza alla famiglia religiosa, come dimostra una affettuosa lettera scritta ai confratelli radunati in capitolo, nella quale ricordava con commozione di aver goduto con loro le delizie della santa povertà.
L'impegno al Concilio di Lione
La vita di Pietro subì una svolta quando fu nominato arcivescovo di Lione nel mille duecentosettantadue, ottenendo tale sede episcopale suo malgrado e con spirito di obbedienza. Subito dopo, papa Gregorio X lo elevò alla dignità cardinalizia affidandogli il compito di lavorare attivamente alla preparazione del secondo Concilio di Lione, che fu riunito nel mille duecentosettantaquattro. All'importante assemblea parteciparono più di cinquecento tra vescovi e abati, e il cardinale Pietro di Tarantasia fu una delle figure di punta insieme a San Bonaventura. Il Concilio fu segnato da momenti di grande gioia e di profondo dolore. L'assemblea affrontò il problema dell'usura, decretando la scomunica severa degli strozzini e di chiunque affittasse loro i locali. Il Concilio accolse anche una delegazione non cristiana venuta dal regno dei Tartari, e in quella circostanza Pietro di Tarantasia battezzò personalmente due delegati della delegazione tartara. Tra i compiti affrontati vi furono la riforma della disciplina negli Ordini religiosi e le modalità per l'elezione del papa. Un grande lutto rattristò il cammino verso Lione, poiché Tommaso d'Aquino morì durante il viaggio per raggiungere l'assemblea. Durante lo svolgimento dei lavori morì anche San Bonaventura, e il cardinale Pietro intesse l'elogio funebre del confratello francescano, strappando lacrime di commozione a tutta l'assemblea. Un momento di straordinaria grazia si ebbe quando il patriarca di Costantinopoli e i vescovi giunti con lui cantarono il Credo cattolico davanti al papa e al concilio, rinnegarono lo scisma del mille cinquantaquattro e riconobbero il primato del vescovo di Roma. I lavori del Concilio terminarono nel luglio del mille duecentosettantaquattro, ma subito dopo papa Gregorio X si ammalò, assistito dal medico e cardinale portoghese Pietro Ispano, futuro papa Giovanni XXI. Gregorio X morì ad Arezzo il dieci gennaio del mille duecentosettantaduecentosettantasei senza poter fare ritorno alla sua sede romana.
Il pontificato e la morte
Alla morte di Gregorio X, avvenuta durante una sosta ad Arezzo, i cardinali si riunirono in conclave nel gennaio del mille duecentosettantaduecentosettantasei presso il convento di San Domenico della stessa città toscana. Per l'elezione del successore, i porporati si chiusero in un luogo isolato in base alla rigida costituzione apostolica emanata durante il Concilio di Lione. Il ventuno gennaio del mille duecentosettantaduecentosettantasei, a soli undici giorni dalla morte del predecessore, il cardinale Pietro di Tarantasia fu eletto papa e prese il nome di Innocenzo V. Egli fu un papa beato appartenente all'Ordine dei Predicatori, e fu mostrato alla Chiesa di Roma piuttosto che dato, poiché il suo ministero petrino durò pochissimi mesi. Il novello pontefice raggiunse subito la sede romana con un programma di governo ispirato direttamente agli ideali del Concilio di Lione, volto a rafforzare la pace con l'Oriente, a disciplinare la vita degli Ordini religiosi e a organizzare una spedizione per togliere Gerusalemme ai Turchi. Come capo della Chiesa cercò l'amicizia e l'aiuto dell'imperatore Michele per la crociata, scrivendo ai principi e ai prelati greci e latini affinché brandissero le armi per riscattare la Terra Santa. Al tempo stesso, come sovrano di un territorio, dovette proteggere e favorire Carlo d'Angiò, re di Sicilia, che rappresentava l'unico sovrano in Italia dotato di un esercito capace di difendere i domini pontifici. In Oriente, tuttavia, la pace religiosa stabilita a Lione fu presto respinta e i nemici tornarono alle ostilità di prima, sebbene il papa restasse fiducioso inviando istruzioni a Costantinopoli per la predicazione e la liturgia, come attesta una lettera datata venticinque maggio del mille duecentosettantasei. Come uomo di mediazione, si impegnò con successo per pacificare le città italiane divise tra guelfi e ghibellini, ottenendo ottimi risultati in Toscana e rifiutando l'appoggio a coalizioni di principi contro l'imperatore Michele. Esercitò il ruolo di pontefice solo per un breve tempo, poiché morì a Roma il ventidue giugno del mille duecentosettantasei, dopo pochi mesi di pontificato. Il suo corpo fu sepolto nella Basilica del Laterano, ma i suoi resti andarono successivamente dispersi durante un terremoto avvenuto nel diciottesimo secolo. Il Martirologio romano lo ricorda proprio nella Basilica del Laterano. La sua memoria fu consolidata quando papa Leone XIII, il quattordici marzo del mille ottocento novantotto, ne confermò il culto e riconobbe ufficialmente il titolo di beato. L'autore del testo di riferimento storico sulla sua vita è Franco Mariani.
Il cammino di sapienza
Pietro di Tarantasia nacque nel milleduecentoventiquattro nella regione della Savoia, in un tempo segnato da profondi fermenti intellettuali e sociali. Fin dalla giovinezza, egli manifestò una vocazione autentica verso la vita consacrata e l'approfondimento della fede, doti che lo portarono a diventare uno dei maestri più apprezzati presso l'Università di Parigi. In quel centro nevralgico della cultura europea, egli profuse il suo impegno nell'insegnamento della teologia, formando generazioni di discepoli con la chiarezza di chi non cerca il plauso, ma il radicamento nel messaggio del Vangelo.
La sua autorevolezza intellettuale lo chiamò a compiti di governo pastorale sempre più significativi. Nel milleduecentosettantaquattro, egli fu protagonista attivo del Concilio di Lione, dove offrì il suo contributo alla vita della Chiesa universale. Il culmine del suo servizio giunse nel milleduecentosettantasei, quando, al termine di un conclave tenutosi ad Arezzo, fu eletto Papa. Il suo pontificato, sebbene circoscritto a un arco temporale assai breve, fu caratterizzato da una visione lungimirante. Egli scelse di dedicare le sue energie al ristabilimento dell'ordine e della carità tra le fazioni contrapposte, in particolare tentando la difficile pacificazione tra Guelfi e Ghibellini. La sua morte, avvenuta a Roma nel medesimo anno della sua elezione, pose fine a una vita spesa interamente per l'unità del gregge. Il suo impegno costante, unito alla rettitudine morale, ha lasciato un segno indelebile in coloro che videro in lui un autentico servitore della pace e della giustizia.
Il culto e la memoria
La figura di Innocenzo V è stata nel tempo oggetto di una devozione sobria e sincera, che ne riconosce la santità vissuta nella fedeltà al ministero petrino. La Chiesa, attraverso la solenne conferma del suo culto, ha voluto additare ai fedeli il suo esempio di studioso umile e pastore zelante. Il riconoscimento ufficiale giunse il quattordici marzo del milleduecentoottantotto, per opera di Papa Leone XIII, che ne confermò la beatificazione, elevando la sua testimonianza a modello per le generazioni future.
La memoria del Beato Innocenzo V non è legata a clamori, ma alla discreta e ferma opera di chi ha saputo anteporre la concordia della comunità al prestigio del potere. Ancora oggi, la sua figura viene celebrata il ventidue giugno, offrendo ai cristiani l'opportunità di riflettere sul valore della mediazione e del dialogo. In un mondo spesso frammentato da divisioni, la sua vita ci ricorda che la vera autorità nasce dalla capacità di ascoltare e di costruire ponti tra le persone, seguendo l'esempio di colui che fu maestro di teologia prima di divenire guida del popolo di Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Innocenzo V?
La memoria liturgica del beato Innocenzo V si celebra il ventidue giugno di ogni anno.
A quale ordine religioso apparteneva il beato Innocenzo V?
Il beato Innocenzo V apparteneva all'Ordine dei Predicatori, comunemente noto come Ordine dei domenicani.
A Roma in Laterano, beato Innocenzo V, papa, che, dell’Ordine dei Predicatori, insegnò a Parigi la sacra teologia e, ottenuta suo malgrado la sede episcopale di Lione, diresse qui insieme a san Bonaventura un Concilio Ecumenico per l’unità tra i Latini e i Greci separati; elevato, infine, alla cattedra di Pietro, esercitò il ruolo di pontefice solo per breve tempo, mostrato alla Chiesa di Roma piuttosto che dato. — Martirologio Romano