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22 giugno

San Giovanni Fisher

Vescovo e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini, giovinezza e studi

Giovanni Fisher nacque nel sedicesimo secolo, precisamente nel millenovecentosessantanove, nello Yorkshire in Inghilterra, all'interno di una famiglia ricca e stimata. Suo padre esercitava la professione di orefice. Fin dai suoi primi anni di vita, Giovanni mostrò un'intelligenza fuori dal comune, che spinse i suoi educatori a favorirne il cammino scolastico e spirituale. A soli quattordici anni, il giovane entrò all'università di Cambridge, dove si applicò con dedizione agli studi fino a conseguire la laurea in teologia. Dotato di una tempra spirituale precoce, a ventidue anni fu ordinato sacerdote in via eccezionale, nell'anno millenovecentonovantuno. La sua fama di uomo sapiente e pio lo portò a diventare confessore personale e cappellano della contessa Margherita Beaufort, che era la futura nonna del re Enrico VIII. Insieme a Margherita Beaufort, il sacerdote fondò il Saint John's College e il Christ's College, assumendo successivamente l'incarico di vice cancelliere di entrambi i prestigiosi istituti universitari. Forte della sua fama di grande latinista, Giovanni Fisher volle imprimere una svolta rigorosa agli studi accademici, imponendo la lettura e la conoscenza del latino, del greco e dell'ebraico per consentire agli studenti di familiarizzare direttamente con le Sacre Scritture. La sua sete di conoscenza non si arrestò con gli anni maturi: a quarantotto anni intraprese lo studio del greco e a cinquanta si dedicò con umiltà all'apprendimento dell'ebraico. Erasmo da Rotterdam, che fu suo grande amico, lo definì l'uomo più colto e il vescovo più santo d'Inghilterra.

Il ministero episcopale e la difesa della fede

Nel millenovecinquecentoquattro, Giovanni Fisher fu consacrato vescovo di Rochester, una delle diocesi più piccole e più povere di tutto il paese. Pur avendone avute in seguito le possibilità e le occasioni per trasferirsi in sedi più prestigiose, il vescovo non volle mai muoversi da quella porzione di territorio che custodiva con amore, chiamando affettuosamente la sua diocesi "la mia povera sposa". Nel millecinquecentoquattordici lasciò definitivamente Cambridge per dedicarsi unicamente al governo spirituale del gregge affidatogli. Quando in Europa divampò la rivoluzione luterana, le sue conseguenze si ripercossero ben presto anche in Inghilterra. Nel millecinquecentoventitré Giovanni Fisher si lanciò coraggiosamente nella lotta alla Riforma luterana, ponendosi in prima fila tra i difensori della Chiesa di Roma attraverso sermoni dottrinali e scritti rigorosi. Già nel millecinquecentoventidue aveva pubblicato il libro intitolato De veritate corporis et sanguinis Christi in Eucharistia. Questo trattato eucaristico fu ammirato in tutta Europa per la splendida forma latina e valse al vescovo l'illustre soprannome di difensore della fede. Inizialmente, Giovanni Fisher si trovò accanto a re Enrico, che veniva descritto come amante della cultura e difensore della fede cattolica, collaborando alla salvaguardia del primato della Chiesa di Roma.

Il conflitto con la corona e l'Atto di Supremazia

Il rapporto tra Giovanni Fisher e re Enrico ottavo si incrinara irrimediabilmente a causa del divorzio del sovrano da Caterina d'Aragona, della quale il vescovo era stato confessore, per sposare Anna Bolena. Poiché il Papa non concesse la dispensa richiesta da Enrico per le seconde nozze, il re cercò l'aiuto del vescovo di Rochester contro il Romano Pontefice, ma Giovanni Fisher si rifiutò fermamente di andare contro la Chiesa di Roma. Indispettito da tale resistenza, il sovrano impose al presule di giurare fedeltà alla corona anche in ambito religioso. La risposta di Giovanni Fisher al giuramento fu misurata e irremovibile: "Solo fin dove lo consente la legge di Cristo". Nel frattempo, il conflitto divenne irreparabile quando nel millecinquecentoquarantaquattro Enrico ottavo preparò l'Atto di Supremazia, imponendo a tutti i vescovi di sottoscrivere la sottomissione totale alla corona. L'Atto di Supremazia segnò la tragica nascita della Chiesa Anglicana, la quale riconosce il re e non il Papa come massima autorità religiosa. Giovanni Fisher non accettò l'Atto di Supremazia e ribadì per tre volte il rifiuto alla sottomissione del clero al re d'Inghilterra. Di fronte all'opposizione, il parlamento approvò l'Atto dei Tradimenti, stabilendo che chiunque rifiutasse i riconoscimenti reali fosse considerato traditore e condannato a morte. La sede vescovile di Rochester fu dichiarata vacante dalle autorità civili.

La prigionia nella Torre di Londra e il martirio

Il tredici aprile del millecinquecentoquarantaquattro, Giovanni Fisher fu arrestato e imprigionato nella Torre di Londra in Inghilterra. Nella primavera dello stesso anno, anche Tommaso Moro, giurista laico ed ex Gran cancelliere del regno, fu condotto nella medesima fortezza per non aver giurato obbedienza al re. Durante la prigionia e il processo, Giovanni Fisher e Tommaso Moro si ritrovarono rinchiusi in celle diverse, senza potersi vedere, ma si sostennero, aiutarono e confortarono a vicenda, condividendo il poco che possedevano. I prigionieri ricevevano doni da un amico italiano di nome Antonio Bonvini, commerciante e umanista a Londra, che faceva pervenire loro cibo dolce, insalata verde, vino francese e un piatto di gelatina. Nel tentativo di salvare il presule dal martirio, papa Paolo terzo decise di creare cardinale Giovanni Fisher. Re Enrico reagì con rabbia alla notizia della nomina cardinalizia, dichiarando che avrebbe fatto in modo che Fisher non avesse più la testa per indossare il cappello cardinalizio, e rifiutò categoricamente di scarcerarlo per mandarlo a Roma. Il processo si concluse con la condanna a morte. All'alba del ventidue giugno millenovecentotrentacinque, le guardie svegliarono Giovanni Fisher in cella alle cinque del mattino, avvisandolo che l'esecuzione era fissata per le dieci dello stesso giorno. Alla notizia, il vescovo rispose con serena ironia: "Bene, posso dormire ancora un paio d'ore". Alle dieci del ventidue giugno millenovecentotrentacinque, Giovanni Fisher fu condotto al patibolo a Londra. Prima di morire, sul patibolo, gli fu promessa la salvezza per ben tre volte a patto di accettare l'Atto di Supremazia, ma egli rifiutò con affabilità per tre volte, ribadendo la propria fedeltà. Il santo fu decapitato per ordine del re davanti al carcere nel giorno della sua esecuzione, morendo da martire. Prima di spirare, pronunciò le sue ultime parole: "Popolo cristiano, sono venuto qui a morire per la fede nella Santa Chiesa cattolica di Cristo". La sua testa fu inizialmente esposta in pubblico all'ingresso del ponte sul Tamigi, ma quindici giorni dopo uno dei carnefici la gettò nel fiume per fare spazio a quella di Tommaso Moro, che fu giustiziato pochi giorni dopo il vescovo. I resti mortali di Giovanni Fisher e Tommaso Moro riposano oggi nella cappella di San Pietro in Vincoli della Torre di Londra.

Il culto e la canonizzazione

La memoria di san Giovanni Fisher è profondamente legata a quella di san Tommaso Moro nella comune testimonianza di fedeltà alla Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica fissa la memoria liturgica dei due santi nello stesso giorno, il ventidue giugno, ricordandoli insieme nel martirologio. Inizialmente, Giovanni Fisher e Tommaso Moro furono beatificati tra i cinquantaquattro martiri inglesi da papa Leone tredicesimo. Successivamente, nel millenovecentotrentacinque, a Roma, papa Pio undicesimo procedette alla loro solenne canonizzazione, proclamandoli santi insieme. Oggi i due martiri sono venerati con devozione anche dalla Chiesa anglicana, a testimonianza di come il loro sacrificio trascenda le divisioni confessionali per porsi come universale testimonianza di coscienza cristiana.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giovanni Fisher?

La memoria liturgica di san Giovanni Fisher si celebra il ventidue giugno, giorno condiviso con san Tommaso Moro.

Chi era San Giovanni Fisher?

San Giovanni Fisher era un vescovo di Rochester, insigne per cultura, celebre difensore della fede cattolica e martire sotto il regno di Enrico ottavo.

Santi Giovanni Fisher, vescovo, e Tommaso Moro, martiri, che, essendosi opposti al re Enrico VIII nella controversia sul suo divorzio e sul primato del Romano Pontefice, furono rinchiusi nella Torre di Londra in Inghilterra. Giovanni Fisher, vescovo di Rochester, uomo insigne per cultura e dignità di vita, in questo giorno fu decapitato per ordine del re stesso davanti al carcere; Tommaso More, padre di famiglia di vita integerrima e gran cancelliere, per la sua fedeltà alla Chiesa cattolica il 6 luglio si unì nel martirio al venerabile presule. — Martirologio Romano