Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

22 giugno

San Niceta di Aquileia

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto geografico ed ecclesiale

Remesiana, che oggi corrisponde alla località di Bela Palanka, si trova ad una quarantina di chilometri a Sud-Est di Nisch in Serbia. Questa terra sorgeva lungo un'importante via di comunicazione che collegava tra loro le città di Belgrado, Sofia e Costantinopoli. Dal punto di vista amministrativo e politico, Remesiana apparteneva all'antica Dacia Mediterranea, una regione che fu politicamente riunita dall'imperatore Teodosio all'Oriente nel 379. Ciononostante, sul piano religioso e giurisdizionale, la Dacia Mediterranea dipendeva ecclesiasticamente dal patriarcato di Roma. Per la sua posizione geografica e culturale, Remesiana costituiva un punto d'incontro naturale tra le lingue e le culture greca e latina.

Le fonti principali che tramandano la memoria e la vita di Niceta sono costituite dagli scritti di san Paolino di Nola, da Gennadio e da Cassiodoro. La figura di Niceta di Remesiana è tuttavia rimasta a lungo incerta nella tradizione storica, poiché talvolta confusa con altre figure omonime, come il vescovo di Aquileia e Nicezio di Treviri. L'orientamento storiografico attuale identifica con precisione il Niceta menzionato da Gennadio con l'apostolo della Dacia cantato da san Paolino, distinguendolo nettamente dal vescovo di Aquileia. Questa fondamentale identificazione moderna si deve agli studi condotti da Giovanni Morin, i cui risultati furono successivamente confermati dalle ricerche di Arthur Ernest Burn.

L'episcopato e i viaggi in Italia

L'episcopato di Niceta si protrasse per circa cinquant'anni, segnando profondamente la storia religiosa della sua circoscrizione e delle terre circostanti. Niceta risultava già rivestito della dignità episcopale negli anni compresi tra il 366 e il 367, essendo espressamente nominato tra i destinatari di una lettera inviata da Germinio di Sirmium ai vescovi della regione. Il suo ministero fu così longevo da vederlo nuovamente destinatario di una comunicazione ufficiale, questa volta da parte di papa Innocenzo I nel 414. San Paolino di Nola informa che il venerato e dottissimo vescovo intraprese un viaggio dalla Dacia per giungere a Roma, dove fu meritamente ammirato dai Romani per la sua virtù. Le testimonianze storiche attestano che Niceta si recò a Roma almeno in due occasioni distinte, precisamente negli anni 398 e 402.

Durante i suoi soggiorni nella penisola italiana, Niceta si recò anche a Nola per visitare il sepolcro del martire san Felice e l'allora santo sacerdote Paolino. L'amicizia profonda che legava i due prelati spinse Paolino, dopo la prima visita, a dedicare a Niceta che partiva un carme d'accompagnamento composto in ottantacinque strofe saffiche. Il carme diciassette e il carme ventisette scritti da san Paolino rappresentano una fonte quasi unica e preziosa per tratteggiare la figura e l'opera di Niceta. Nel 402 la festa liturgica di san Felice fu particolarmente rallegrata a Nola proprio dalla presenza del santo vescovo dei Daci. San Paolino dedicò il carme ventisette a questo giorno doppiamente festivo, celebrando sia il glorioso transito di san Felice sia il felice ritorno di Niceta.

L'evangelizzazione dei barbari

Niceta svolse una straordinaria opera come evangelizzatore e fondatore di monasteri tra le popolazioni barbare, operando con una fede adamantina e una profonda pietà, tutto permeato di spirito romano. San Paolino documenta i popoli ai quali il santo vescovo predicò il Vangelo in regioni molto più vaste della sua originaria circoscrizione ecclesiastica, menzionando espressamente i Daci, i Geti, i Bessi e gli Sciti. Sotto la saggia e mite guida spirituale di Niceta, le popolazioni dei Bessi divennero simili a miti pecorelle e si radunarono in una pacifica coabitazione civile. Monti che in precedenza erano rimasti impervii e insanguinati ospitavano ora ladroni convertiti che imparavano dai monaci pensieri di pace e di riconciliazione.

All'interno di una squallida regione del mondo come la Dacia, i rozzi abitanti impararono a cantare le lodi di Cristo con cuore romano, compiendo un cammino di autentica civilizzazione e cristianizzazione nello spirito di Roma. La vita di Niceta viene descritta dai contemporanei come interamente votata alla purezza, mentre la sua anima splende di limpide verità, simili a fiori ed aromi di Cristo. Niceta è raffigurato come un vero Israelita senza frode, capace di contemplare Dio con l'occhio di una granitica fede. La popolazione un tempo incolta e dedita alle ruberie aveva imparato stabilmente a far risuonare il nome di Cristo in un cuore romano. L'opera di Niceta nel convertire le fiere genti barbare con la predicazione evangelica viene ricordata anche nelle antiche annotazioni liturgiche.

Le opere letterarie e teologiche

Gennadio, parlando delle opere di Niceta all'interno della sua opera intitolata De viris illustribus, nomina sei libretti d'istruzione dedicati ai catecumeni, composti con uno stile nitido e semplice. Del primo libro, incentrato sulla condotta che i candidati al Battesimo dovevano osservare, sono pervenuti sino a noi tre brevi frammenti. Del secondo libro, dedicato alla confutazione degli errori del paganesimo, si conservano due frammenti. Il terzo libro comprendeva i due scritti fondamentali che furono scoperti e pubblicati nel 1827 dallo studioso Angelo Mai, intitolati rispettivamente De ratione fidei e De Spiritus Sancti potentia. Nel trattato De ratione fidei Niceta difende con vigore la consustanzialità del Figlio contro le dottrine degli Ariani. Nel trattato De Spiritus Sancti potentia il vescovo difende analogamente la consustanzialità dello Spirito Santo. Il quarto libro, nel quale Niceta combatteva la pratica superstiziosa degli oroscopi, è purtroppo andato perduto nel corso dei secoli.

Il quinto libro, intitolato Explanatio symboli, ci è pervenuto interamente e costituisce una testimonianza di primario rilievo circa il metodo catechetico impiegato dal vescovo. Questo testo contiene una delle più antiche attestazioni storiche dell'articolo di fede che menziona la comunione dei santi. Il sesto libro di Niceta, che trattava della vittima pasquale, non è stato invece identificato con assoluta sicurezza tra gli scritti pervenuti. Cassiodoro loda apertamente la chiarezza e la brevità dell'esposizione di Niceta all'interno della sua opera De institutione divinarum litterarum. Nello stesso contesto, Cassiodoro elenca i grandi autori che scrissero intorno alla Trinità, ovvero i santi Ilario, Ambrogio e Agostino, ricordando che Agostino scrisse quindici libri sulla Trinità con ammirevole profondità. Per avere una conoscenza sintetica della Trinità, lo stesso Cassiodoro consiglia espressamente di leggere il libro del vescovo Niceta intitolato Intorno alla fede.

Gli scritti minori e l'eredità spirituale

Gennadio menziona inoltre un libretto composto da Niceta e intitolato Ad lapsam virginem, uno scritto che viene identificato da alcuni studiosi con l'opera pseudo-ambrosiana De lapsu virginis consecratae. Alla paternità di Niceta sono attribuiti anche due importanti discorsi intitolati De vigiliis servorum Dei e De Psalmodiae bono, noto anche come De utilitate hymnorum. Il discorso intitolato De vigiliis servorum Dei fu pubblicato in passato sotto il nome di Nicezio di Treviri e fu inserito persino tra le lettere apocrife di san Girolamo. A Niceta viene inoltre attribuito un breve trattato intitolato De diversis appellationibus Christi. Tra le composizioni di incerta attribuzione, il celebre inno Te Deum è stato variamente attribuito a Niceta, ad Ambrogio, a Ilario, ad Agostino e ad altri autori ecclesiastici. Nessun argomento addotto finora sulla vera identità dell'autore del Te Deum è tuttavia assolutamente decisivo, come hanno ampiamente discusso studiosi del calibro di Arthur Ernest Burn ed Ernst Kahler. Gli scritti di Niceta non possiedono un carattere speculativo astratto, ma mirano costantemente allo sviluppo concreto della vita cristiana e rispecchiano fedelmente la nobile immagine delineata nei carmi del suo grande amico san Paolino di Nola.

Sebbene Niceta sia vissuto in una regione geografica stabilmente soggetta all'impero d'Oriente, egli manifestò sempre una mentalità schiettamente latina e romana. Un'iscrizione mutila giunta fino a noi attesta che l'antica chiesa di Remesiana era originariamente dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo e a tutti i santi. Questa importante iscrizione della chiesa di Remesiana costituisce un'ulteriore e inequivocabile testimonianza della romanità che animava la comunità cristiana della Dacia. Proprio a causa della sua identità di vescovo latino operante in una regione soggetta all'influenza dei Greci, il nome di Niceta non entrò mai a far parte dei sinassari e dei menologi della Chiesa bizantina. Ciononostante, illustri teologi russi continuano a nominare Niceta con grande venerazione, come documentato negli articoli pubblicati da M. Jetvic sulla rivista Pregled.

Il culto e la memoria liturgica

In Occidente le notizie storiche conservate riguardo alla figura di Niceta sono rimaste piuttosto scarse. Un'antica istruzione redatta per i catechizzandi nel corso del nono secolo, conservata nel codice latino Monacensis 6325, annovera tuttavia Niceta tra i Dottori della Chiesa, collocandolo autorevolmente tra sant'Ilario e san Girolamo. Il Martirologio Romano di Bruxelles pubblicato nel 1940 annota alla data del sette gennaio che in Dacia san Niceta vescovo rese miti e mansuete le fiere e le genti barbare mediante la predicazione del Vangelo. Questa medesima notizia riportata sul martirologio alla data del sette gennaio viene successivamente ripetuta in forma variata anche per la ricorrenza del ventidue giugno. Gli studiosi appartenenti alla società dei Bollandisti concludono nel loro accurato commento che non è stato tramandato alcun dettaglio sulla nascita di Niceta né sulle forme della sua venerazione presso gli antichi.

Le fonti confermano che san Paolino da Nola celebrò con affetto Niceta in un suo carme per aver insegnato con successo il Vangelo ai barbari, trasformandoli come pecore miti all'interno di un ovile di pace. San Paolino ricorda con gratitudine che la popolazione un tempo incolta e dedita alle ruberie aveva imparato a far risuonare il nome di Cristo in un cuore romano. Dopo una vita interamente spesa al servizio della fede e della Chiesa, Niceta concluse il suo pellegrinaggio terreno spegnendosi ad Aquileia intorno all'anno 485. La sua eredità spirituale rimane indissolubilmente legata all'opera di pacificazione e di evangelizzazione condotta con amore incrollabile lungo le terre di confine tra Oriente e Occidente.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Niceta di Aquileia?

La memoria liturgica di san Niceta viene celebrata in due diverse ricorrenze, fissate rispettivamente il sette gennaio e il ventidue giugno.

Quali furono le regioni principali dell'apostolato di San Niceta?

San Niceta svolse il suo ministero episcopale a Remesiana, nell'antica Dacia Mediterranea, predicando il Vangelo ai Daci, ai Geti, ai Bessi e agli Sciti.

Commemorazione di san Niceta, vescovo di Remesiana in Dacia, nell’odierna Serbia, che san Paolino da Nola celebra in un suo carme per aver insegnato il Vangelo ai barbari rendendoli come pecore condotte in un ovile di pace e perché coloro che un tempo erano una popolazione incolta e dedita alle ruberie avevano ora imparato a far risuonare Cristo in un cuore romano. — Martirologio Romano