20 ottobre
Beato Jakob Kern
Sacerdote premostratense
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la chiamata alla sequela
Francesco Alessandro Kern nacque a Vienna l'undici aprile 1897. La sua venuta al mondo fu lungamente e ardentemente desiderata da sua madre, una donna profondamente cristiana che introdusse il figlio alla vita religiosa fin da piccolo, facendogli frequentare le funzioni liturgiche e aiutandolo a specializzarsi nella preghiera. Sin da ragazzino, Francesco partecipò attivamente alla vita della parrocchia, dove avvertì nitidamente la chiamata a seguire Cristo. La sua vocazione trovò un terreno fertile e determinante nella famiglia, nella comunità parrocchiale, nella scuola e nel circolo degli amici. Durante gli anni della giovinezza, entrò nel seminario diocesano di Hollanbrunn per prepararsi al sacerdozio. Nel suo cammino spirituale, amava e preferiva l'adorazione del Santissimo Sacramento, coltivando un culto del tutto particolare per Gesù, che lo condusse in seguito a entrare nella Confraternita dell'Espiazione del Cuore di Gesù, orientando la sua anima alla riparazione e all'amore eucaristico.
La prova della guerra e le ferite del corpo
Nel 1915, mentre era ancora seminarista, il giovane fu reclutato per prendere parte alla Prima Guerra Mondiale. Partecipò al conflitto pur non comprendendone i motivi di fondo e considerandolo un'inutile strage, ma compì comunque il proprio dovere di soldato instaurando ottimi rapporti con i commilitoni, i quali rispettarono sempre le sue convinzioni e il suo agire, chiaramente conformi al desiderio di diventare sacerdote. L'undici settembre 1916 fu ferito gravemente al fronte da una pallottola italiana che gli perforò i polmoni e il fegato. Egli definì quel doloroso periodo come l'inizio delle sue settimane sante e di una lenta via crucis. Le ferite non furono curate bene per mancanza di tempo, capacità o mezzi, ma lottò contro la morte nel lazzaretto e sopravvisse miracolosamente. Tra un intervento chirurgico e l'altro, e nonostante fosse cagionevole di salute, continuò a studiare teologia a Vienna durante la guerra, raggiungendo il grado di luogotenente e ufficiale grazie ad altre esperienze vissute al fronte. In seguito, la sua salute continuò a peggiorare inesorabilmente nel corso del tempo.
La scelta monastica e il cammino verso il sacerdozio
Alla fine del conflitto, il giovane ritornò al seminario di Vienna. Dopo la caduta dell'Impero Austro-Ungarico, si era costituita una chiesa nazionale nella vicina Repubblica Ceca, e uno dei più attivi artefici di tale scisma era stato il monaco premostratense Isidoro Zahradnik, il quale aveva abbandonato il proprio monastero insieme ad altri confratelli. Francesco Kern decise allora di subentrare al posto di coloro che avevano lasciato il monastero di Geras, situato lungo i confini cechi. Il suo direttore spirituale accettò che provasse per un anno la vita come religioso in quella venerabile abbazia, fondata nel 1153 e da sempre impegnata nell'assistenza pastorale di molte parrocchie. Kern scelse l'istituzione fondata da san Norberto ritenendola adatta a lui, ben consapevole dei suoi limiti di salute e del forte desiderio di impegnarsi completamente per gli altri. Tale decisione fu mossa da un autentico sentimento di espiazione e riparazione, nonché dalla consapevolezza che le sue precarie condizioni fisiche non gli avrebbero permesso un apostolato attivo in diocesi. Entrato a Geras nel 1920, assunse il nuovo nome di Jakob e compì il noviziato nell'abbazia. Dopo il noviziato, continuò a prepararsi all'ordinazione sacerdotale mentre la sua salute declinava. Grazie a una dispensa papale concessa in vista della sua condizione, poté essere ordinato sacerdote nel 1922.
Il compimento nella sofferenza e l'eterno riposo
Il ministero pastorale fu esercitato da Jakob con ogni sollecitudine, sebbene per un breve tempo. La sua vita fu segnata da una lunga e inesorabile malattia, che egli accettò sempre con fortezza d'animo e pacifica obbedienza alla volontà di Dio. Subì per due volte l'asportazione di più costole, interventi chirurgici eseguiti senza alcuna anestesia poiché il suo debole cuore non avrebbe potuto sopportarla. Affrontò così dolori terribili, condividendo le proprie pene con le sofferenze di nostro Signore e cercando di completare nella sua carne ciò che mancava ai patimenti di Cristo. La sera e la notte precedente alla sua prima Messa, celebrata tra mille difficoltà, ebbe una grave emorragia e si temette seriamente che avrebbe celebrato la prima Messa direttamente in cielo. Invece, la sua esistenza terrena proseguì fino al venti ottobre 1924, giorno in cui fece la sua professione religiosa. Meno di ventiquattr'ore dopo, il ventuno ottobre, ricevette il Viatico e morì all'età di ventisette anni. Il martirologio ricorda il beato Giacomo, al secolo Francesco Alessandro Kern, sacerdote dell'Ordine Premonstratense a Vienna in Austria. La sua vita, intensa e breve, fu una oblazione totale vissuta nell'amore e nella preghiera.
Il cammino terreno
La vita di Jakob Kern ha avuto inizio nella città di Vienna nell'anno 1897. La sua giovinezza fu bruscamente interrotta dagli eventi della Prima Guerra Mondiale, quando nel 1915 fu arruolato nell'esercito austro-ungarico. L'anno successivo, il giorno undici settembre 1916, fu vittima di una gravissima ferita al fronte, che gli causò la perforazione dei polmoni e del fegato. Questa sofferenza, che lo accompagnò per il resto dei suoi giorni, non frenò tuttavia il desiderio di consacrarsi al Signore. Nel 1920, dopo aver superato le prove della guerra e della convalescenza, fece il suo ingresso nell'abbazia premostratense di Geras, assumendo il nome religioso di Jakob.
Il suo percorso verso l'altare fu guidato da una determinazione spirituale che superava ogni limite fisico. Grazie a una dispensa concessa dal Papa, ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1922, coronando il sogno di una vita spesa per il ministero. Nonostante le condizioni di salute sempre più fragili, egli non smise mai di cercare la pienezza della vita consacrata. Nel 1924, poco prima di concludere il suo pellegrinaggio terreno, emise la sua professione religiosa definitiva, suggellando così un legame indissolubile con l'ordine premostratense. La sua morte avvenne a Geras il ventuno ottobre 1924. Il ricordo di questo sacerdote, che a Hollanbrunn e a Geras ha seminato speranza, è stato ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa universale attraverso la beatificazione celebrata da Giovanni Paolo Secondo nel 1998.
Memoria del Beato
La venerazione per il Beato Jakob Kern si radica nella testimonianza di una vita spezzata, ma pienamente donata. La sua figura è cara ai fedeli che vedono in lui un intercessore per chiunque si trovi a vivere il mistero del dolore e della malattia. La Chiesa ne celebra la memoria il giorno venti ottobre, invitando i credenti a riflettere sulla forza della grazia che sostiene l'uomo anche nelle prove più aspre. La sua canonizzazione, avvenuta per mezzo di Giovanni Paolo Secondo nel 1998, ha confermato la santità di questo sacerdote premostratense, il cui nome rimane indissolubilmente legato alla storia del ventesimo secolo e all'abbazia di Geras, luogo del suo riposo finale. Egli rappresenta un invito costante alla fiducia incrollabile, ricordando che la vera grandezza non risiede nella perfezione esteriore, ma nella fedeltà interiore alla vocazione ricevuta.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Jakob Kern?
La memoria liturgica del Beato Jakob Kern si celebra il venti ottobre.
Chi era il Beato Jakob Kern e qual è il suo ordine di appartenenza?
Il Beato Jakob Kern, al secolo Francesco Alessandro Kern, fu un sacerdote e monaco professo dell'Ordine Premonstratense, vissuto tra la fine del diciannovesimo secolo e l'inizio del ventesimo.
A Vienna in Austria, beato Giacomo (Francesco Alessandro) Kern, sacerdote dell’Ordine Premonstratense: ancora studente, chiamato alle armi nella prima guerra mondiale e gravemente ferito, si dedicò in seguito con ogni sollecitudine al ministero pastorale, che esercitò per breve tempo, colpito da una lunga e inesorabile malattia, che egli accettò con fortezza d’animo, in pacifica obbedienza alla volontà di Dio. — Martirologio Romano