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martedì 20 ottobre 2026 · Santo del giorno

Santa Maria Bertilla Boscardin

Vergine

Santa Maria Bertilla Boscardin

Santa Maria Bertilla Anna Francesca Boscardin, nata a Gioia di Brendola in provincia di Vicenza il 6 ottobre 1888, è una vergine vissuta nel ventesimo secolo e appartenuta alla Congregazione delle Suore di Santa Dorotea dei Sacri Cuori. Figlia di agricoltori non ricchi, ha frequentato alcune classi di scuola elementare e ha iniziato presto a lavorare in campagna, sia a casa sua sia in casa d'altri, abituandosi alle fatiche fatte a forza di braccia senza macchine. Presa la decisione di farsi suora, ha lasciato che fosse il suo parroco a scegliere la congregazione, entrando nel 1905 tra le Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Santi Cuori a Vicenza, dove al momento della professione religiosa ha preso i nomi di Maria Bertilla.

La sua vita si è conclusa a Treviso il 20 ottobre 1922 all'età di trentaquattro anni, dopo una giovinezza segnata dalla malattia e dal servizio silenzioso nelle corsie ospedaliere. Esperta in sofferenza e umiliazione, è vissuta oscuramente ma è sempre più conosciuta e amata da morta. Papa Giovanni XXIII l'ha canonizzata l'undici maggio 1961, e oggi le sue spoglie si trovano a Vicenza nella Casa Madre della sua comunità, mentre il Martirologio la ricorda proprio al venti ottobre come santa Maria Bertilla Anna Francesca Boscardin.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Irene del Portogallo

Martire

Sant'Irene del Portogallo è una figura che affonda le sue radici nella devozione profonda e nel mistero della tradizione cristiana del sesto secolo. La sua memoria si intreccia indissolubilmente con la storia di Tessalonica, città che ha donato alla Chiesa il fulgido esempio di una martire la cui testimonianza ha valicato i confini geografici, giungendo fino alle terre del Portogallo. Ella non è soltanto un nome inciso nella pietra del tempo, ma un richiamo costante alla fedeltà verso il Vangelo, capace di sfidare le epoche e di ispirare le generazioni che hanno cercato nel suo martirio un segno di speranza e di incorruttibile dedizione al Signore.

La memoria di questa santa è ricordata specialmente per il singolare legame che le sue reliquie hanno stabilito con la città di Scallabis. Tale venerazione è stata così intensa e trasformatrice da cambiare radicalmente l'identità stessa del luogo, che ha assunto il nome di Santarèm in onore della martire. La sua figura, pur delineandosi attraverso i tratti di una narrazione leggendaria che trova origine nel culto di Sant'Irene di Tessalonica, rimane un punto di riferimento spirituale fondamentale per la comunità, testimoniando come la santità sia capace di imprimere un sigillo indelebile nel cuore dei popoli e nella geografia della fede.

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Sant' Andrea in Crisi (o il Calibita)

Monaco

Sant'Andrea in Crisi, noto anche come il Calibita, nacque nell'isola di Creta durante l'ottavo secolo. Sin dalla gioventù praticò una vita ascetica molto dura, meritando l'appellativo di colui che vive in un tugurio, con il quale viene talvolta distinto dall'omonimo Andrea di Gortina, morto verso l'anno 740. È dubbio se Andrea fu stilita in Creta, mentre è certo che fu monaco o anacoreta. Il santo visse al tempo della persecuzione promossa dall'imperatore iconoclasta Costantino V Copronimo. Nel 767 Andrea si recò a Costantinopoli, entrando nel palazzo di San Mamante dove l'imperatore giudicava i cultori delle immagini. Qui apostrofò arditamente il sovrano, difendendo la venerazione delle icone come fatte a immagine e somiglianza di Dio fatto uomo. Poiché Costantino non riuscì a competere con Andrea sulla dottrina, ordinò che il monaco fosse crudelmente flagellato e rinchiuso in carcere. L'indomani il santo fu condotto nuovamente dinnanzi all'imperatore, ma non si piegò né a blandizie né a minacce. Andrea venne quindi abbandonato alla furia della plebaglia, battuto a sangue per le vie di Costantinopoli e trascinato nel Forum Bovis. Questa piazza prendeva il nome da un camino bronzeo in forma di bue, nel quale secondo la tradizione fu arso vivo il martire Antipa. Nel Forum Bovis un pescatore troncò il piede destro ad Andrea, che fu infine linciato. Questi eventi drammatici avvennero il 20 ottobre 767, sebbene il Martirologio specifichi che morì precipitato tra le immondizie dalle mura della città.

Il corpo martirizzato fu gettato in una fossa comune nel cimitero chiamato Pelagio, dove giacque in compagnia di pagani e assassini. Nottetempo alcuni fedeli trafugarono la salma, riconoscendola miracolosamente, e le diedero decorosa sepoltura in un luogo detto Krisis, da cui derivò l'appellativo in Crisi per il santo. Nel luogo della sepoltura sorse ben presto un monastero a lui dedicato. Non si sa che fine abbiano fatto le reliquie di Andrea dopo la conquista turca di Costantinopoli nel 1453. Esistono due agiografie del santo pubblicate negli Acta Sanctorum. La prima è un'opera anonima, scritta poco dopo la morte lontano da Costantinopoli, ed è considerata molto attendibile per la sua semplicità. La seconda è opera di Simeone Metafraste ed è meno accettabile a causa delle amplificazioni leggendarie. Il Martirologio attesta la sua figura di monaco e martire, ricordando le fustigazioni e le torture subite per il culto delle sacre immagini.

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Sant' Alderaldo di Troyes

Arcidiacono

Sant'Alderaldo visse nel corso dell'undicesimo secolo e la sua figura emerge attraverso fonti agiografiche e documentarie che ne attestano il cammino di fede e di riforma. Nato vicino a Troyes da genitori ricchi, ricevette l'educazione in un monastero prima di divenire canonico della chiesa locale di San Pietro e, successivamente, arcidiacono per nomina del vescovo Manasse tra il 982 e il 991, come conferma la sua firma in un documento di Montierender. È possibile tentare una ricostruzione della sua vita collocandone gli elementi leggendari in questo preciso periodo storico, sebbene la Vita di Alderaldo sia un panegirico composto da luoghi comuni ed esortazioni, privo di precisazioni storiche e di indizi sulle fonti o sull'agiografo. La sua memoria è inoltre custodita nelle brevi menzioni delle cronache di san Mariano d'Auxerre e di san Pietro di Sens, che ne tramandano il profilo ecclesiale.

Nel corso del suo ministero, Sant'Alderaldo avviò radicali riforme nei monasteri della diocesi di Troyes, in un contesto in cui si privilegiavano commerci e guadagni anziché una vita ascetica. La sua testimonianza si estese fino alla Terra Santa, dove si recò in pellegrinaggio e visitò la Palestina. Durante il viaggio fu catturato dai Turchi, subì torture per essere costretto a violare la regola e fuggì dai ceppi dei pirati barbareschi, dando lustro alla regola canonica con ammonimenti ed esempio anche durante la prigionia presso i Saraceni, mantenendo sempre l'osservanza della regola e resistendo alle pressioni, con una particolare cura per la consuetudine del silenzio dopo compieta. Al ritorno via terra a Troyes, portò con sé numerose reliquie, tra cui un frammento del Santo Sepolcro, per il quale costruì un santuario a Samblières, a dodici chilometri da Troyes. Attorno al luogo sacro nacque rapidamente un borgo, la cui gestione liturgica fu affidata ai monaci cistercensi di Cluny e che condivise il nome di Santo Sepolcro fino al 1673, anno in cui fu cambiato in Villacerf. Sant'Alderaldo morì tra i monaci nel 1002, oppure nel 1004 o 1005 secondo altre fonti, e fu sepolto nel 1002.

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Beato Giacomo Strepa (Strepar o Strzemie)

Vescovo

Il Beato Giacomo Strepa, noto anche come Strepar o Strzemie, visse nel corso del quattordicesimo secolo distinguendosi come infaticabile apostolo della Polonia e della Russia. Nato intorno all'anno 1340 nella diocesi di Cracovia da una nobile e ricca famiglia polacca, egli scelse di seguire l'insegnamento evangelico lasciando ogni avere per abbracciare Cristo. Attratto dall'ideale francescano fin dalla giovinezza, entrò a far parte di un convento di Frati Minori e successivamente si unì alla Società dei Frati Pellegrini, un sodalizio composto da Francescani e Domenicani nato per la missione in Ucraina. La sua vita fu interamente spesa al servizio della Chiesa, prima come guardiano a Leopoli e inquisitore in Rutenia, poi come vicario generale e vescovo di Halicz, sede successivamente trasferita a Leopoli. Egli guidò la sua comunità con mirabile dedizione pastorale, unendo una profonda fede interiore a un'incessante attività caritativa e missionaria. La sua autorevolezza morale lo portò a essere nominato senatore del Consiglio di Patria, offrendo consigli pratici per l'amministrazione cittadina e affrontando persino le incursioni dei barbari.

Egli è ricordato per il suo straordinario zelo che generò un profondo risveglio religioso, attraverso la costruzione di chiese nei luoghi remoti, l'erezione di parrocchie affidate a sacerdoti virtuosi e la fondazione di monasteri, scuole e ospedali. Devotissimo al Santissimo Sacramento e alla Vergine Maria, alla quale consacrò il proprio stemma vescovile, istituì l'adorazione perpetua e diffuse la pratica quotidiana del Rosario. Spirito autenticamente missionario, desiderò fortemente l'unità dei cristiani e mantenne sempre la sua indole verso gli atei e gli ortodossi. Spinto da una grande umiltà, visitava le comunità a piedi indossando il saio e devolveva ogni rendita ai poveri e ai luoghi di culto. Morì il venti ottobre 1409 e fu sepolto nella chiesa dei francescani, lasciando dietro di sé una fama di santità immensa, alimentata da numerosi miracoli e dalla prodigiosa incorruttibilità del corpo riscontrata dieci anni dopo durante la riesumazione. Il suo culto fu ufficialmente confermato l'undici settembre 1790 da Papa Pio VI, e le sue reliquie riposano oggi nella cattedrale di Leopoli, città che lo venera come uno dei suoi padri e illustri protettori.

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San Leopardo di Osimo

Vescovo

San Leopardo di Osimo occupa un posto di singolare rilievo nella memoria cristiana delle Marche, essendo venerato come il primo vescovo della città. La sua figura si staglia con austera solennità nel panorama del quinto secolo, un tempo segnato da profondi mutamenti storici e spirituali. Egli esercitò il suo ministero episcopale durante il pontificato di papa Innocenzo primo, ponendo le basi della comunità di fede in un contesto che guardava con speranza alla guida dei suoi pastori.

La memoria di San Leopardo è custodita con devozione ininterrotta da oltre un millennio, segno di un legame spirituale che attraversa le generazioni e definisce l'identità civile e religiosa di Osimo. Egli è ricordato non solo come colui che ha inaugurato la successione apostolica nella sede osimana, ma anche come un custode fedele della dottrina in un periodo cruciale per la Chiesa universale. La sua vita, avvolta nella discrezione della storia antica, continua a essere un punto di riferimento per i fedeli, che riconoscono nel suo episcopato l'origine del cammino di santità della propria terra.

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San Cornelio il centurione

San Cornelio il centurione rappresenta una figura di fondamentale importanza nella storia della Chiesa delle origini, essendo ricordato come il primo uomo di origine pagana ad essere accolto nel gregge di Cristo. Ufficiale romano di stanza a Cesarea di Palestina, egli fu destinatario di una visione angelica che segnò il punto di svolta del suo cammino spirituale, guidandolo verso l'incontro risolutivo con l'apostolo Pietro. Questo evento non fu solo un fatto personale, ma il momento solenne in cui il Vangelo varcò definitivamente i confini del mondo giudaico per aprirsi all'umanità intera, testimoniando la universalità della salvezza operata da Dio.

Dopo aver ricevuto il battesimo per mano di Pietro a Cesarea di Palestina, la vita di Cornelio si trasformò in una missione costante di testimonianza e dedizione. Il suo percorso lo condusse fino a Skepsi, nella regione della Misia, dove affrontò con fermezza la prova della prigionia imposta dal prefetto Demetrio. Anche in quella condizione di sofferenza, il suo spirito non vacillò, portando il prefetto e la sua intera famiglia alla conversione al cristianesimo. La sua memoria rimane viva come esempio di apertura dello spirito e di coraggio nella fede, capace di abbattere le barriere culturali e sociali per abbracciare la pienezza della verità cristiana.

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Beato Jakob Kern

Sacerdote premostratense

Il Beato Jakob Kern, al secolo Francesco Alessandro Kern, nacque a Vienna l'undici aprile 1897 e visse una breve esistenza interamente intessuta di amore, preghiera e offerta di sé. La sua vocazione fiorì fin dall'infanzia grazie alla profonda fede della madre, che lo guidò alla preghiera, e al fertile terreno della comunità parrocchiale e della scuola. Entrato nel seminario diocesano di Hollanbrunn, la sua giovinezza fu segnata dalla chiamata alle armi durante la Prima Guerra Mondiale, un evento drammatico che affrontò con il senso del dovere di soldato e ufficiale, pur considerando il conflitto un'inutile strage. Gravemente ferito al fronte da una pallottola italiana che gli perforò i polmoni e il fegato, sopravvisse miracolosamente e iniziò quella lunga via crucis fatta di interventi chirurgici dolorosi e di una salute sempre più precaria, che egli seppe unire misticamente alle sofferenze di Cristo.

Spinto da un profondo sentimento di espiazione e riparazione, e consapevole che i suoi limiti fisici non gli avrebbero permesso un apostolato attivo in diocesi, decise di entrare nell'abbazia di Geras per sostituire i confratelli che avevano abbandonato il monastero per fondare una chiesa nazionale nella vicina Repubblica Ceca. Assunto il nome di Jakob, visse il noviziato e ricevette l'ordinazione sacerdotale nel 1922 grazie a una dispensa papale, dedicandosi con ogni sollecitudine a un ministero pastorale breve ma intenso. Sottoposto a terribili operazioni chirurgiche senza anestesia a causa del cuore debole, offrì ogni dolore in unione a nostro Signore, coronando la sua esistenza con la professione religiosa e la morte terrena avvenuta il ventuno ottobre 1924, a soli ventisette anni. Papa Giovanni Paolo il 21 giugno 1998 lo ha proclamato beato a Vienna, e la Chiesa ne celebra la memoria il venti ottobre.

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Beato Stefano Kurti

Sacerdote e martire

Il Beato Shtjefën Kurti nacque a Uroševac, nella odierna Ferizaj in Kosovo, il 24 dicembre 1898, sesto figlio di Jak e Katrine, di nazionalità albanese. Dalle scuole elementari del suo paese natale, il giovane intraprese un cammino di fede e di studio che lo condusse prima al Pontificio Seminario di Scutari, poi al Canisianum di Innsbruck in Austria sotto la guida dei padri Gesuiti, e infine al Collegio di Propaganda Fide a Roma, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale il 13 maggio 1921. Tornato nei territori d'origine, svolse il suo ministero pastorale in diverse parrocchie prima di trasferirsi, nel 1929, nella diocesi di Durazzo in Albania. La sua vita sacerdotale fu segnata profondamente dalla drammatica stagione della persecuzione comunista, che lo vide prigioniero, confinato nei campi di lavoro e infine condannato a morte per aver continuato a servire i fedeli e ad amministrare i sacramenti.

Egli è ricordato soprattutto per il coraggio con cui denunciò le violenze contro la Chiesa e per la fedeltà incrollabile al Vangelo e alla Sede Apostolica, testimoniata fino al martirio. Autore di una coraggiosa lettera segreta inviata a papa Pio XII nel 1946 per documentare le sofferenze del clero e del popolo albanese, don Shtjefën affrontò diciassette anni di reclusione nel carcere di Burrel e una seconda condanna nel campo di lavoro di Lushnjë. Fucilato a Gurëz il 20 ottobre 1971 per aver battezzato di nascosto un bambino, la sua figura luminosa è stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica con la beatificazione, celebrata a Scutari il 5 novembre 2016, ed egli è compreso nell'elenco dei trentotto martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi.

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San Caprasio di Agen

Martire

Ad Agen in Aquitania, ora in Francia, san Caprasio, martire.

San Sindulfo (Sindolfo)

Eremita

Ad Aussonce nel territorio di Reims sempre in Francia, san Sindolfo, eremita, che condusse vita solitaria, noto a Dio soltanto.

San Vitale di Salisburgo

Vescovo

A Salisburgo in Baviera, nell’odierna Austria, san Vitale, vescovo, che, originario dell’Irlanda, fu discepolo di san Ruperto, suo compagno di viaggi e imitatore delle sue fatiche e delle sue veglie; eletto da lui come suo successore, convertì alla fede in Cristo il popolo di Pinzgau.

Sant' Adelina di Mortain

Badessa

A Savigny in Normandia, santa Adelina, prima badessa del monastero di Mortain, da lei fondato con l’aiuto di suo fratello san Vitale.

Beato Berengario Aleman de Bellpuig

Mercedario

Beato Diego de Cervantes

Mercedario

Beata Maria di Gesù

Vergine mercedaria

Sant’ Acca di Hexham

Abate e vescovo

Sant’ Aidan di Mayo

Vescovo

Santi Bradan e Orora

Venerati nell’Isola di Man

Dal Martirologio Romano

A Treviso, santa Maria Bertilla (Anna Francesca) Boscardin, vergine della Congregazione delle Suore di Santa Dorotea dei Sacri Cuori, che si adoperò in ospedale per la salute dei malati nel corpo e nello spirito. — Martirologio Romano