6 settembre
Beato Olinto Marella
Sacerdote
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione
Il Beato Olinto Marella nacque il 14 giugno 1882 a Pellestrina, un paese nella Laguna Veneta appartenente alla diocesi di Chioggia, inserito in una borgata di pescatori. Suo padre, Luigi Marella, svolgeva la professione di medico condotto ed era un Terziario francescano, mentre sua madre, Carolina de' Bei, era originaria di Trieste ed era un'insegnante. La famiglia godeva di una condizione agiata e un suo zio paterno, monsignor Giuseppe Marella, ricopriva la carica di parroco della chiesa di Ognissanti a Chioggia. Dopo aver frequentato le scuole elementari, il giovane Olinto mostrò una chiara vocazione al sacerdozio e fu condotto a Roma, dove frequentò il ginnasio presso il Collegio Romano e proseguì gli studi entrando nel Seminario Maggiore Romano. Durante gli studi all'Apollinare ebbe come compagno di corso Angelo Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII e santo, il quale considererà sempre don Olinto come un carissimo amico nel corso degli anni. Durante gli anni di seminario, il giovane dimostrò una spiccata sensibilità alle trasformazioni sociali ed economiche dell'epoca e un vivo interesse ad acquisire nuove conoscenze, rimanendo particolarmente attratto dalle indagini sociali condotte da don Romolo Murri. All'insaputa dei suoi superiori ecclesiastici, Marella conservava una piccola raccolta segreta di pubblicazioni moderniste che esaltavano gli ideali sociali e democratici in nome del Cristianesimo. Nel registro del Seminario del 1903 si annotò che Marella ne usciva per ragioni di salute e per desiderio di libertà, poiché il giovane soffriva di una forma di depressione aggravata da una serie di gravi lutti familiari. Nel 1897 era infatti morto suo zio, don Giuseppe, che l'aveva guidato spiritualmente e personalmente; nel 1902 era venuto a mancare suo fratello Ugo all'età di diciannove anni; e nel 1903 era deceduto suo padre, poco prima che Olinto venisse ordinato sacerdote. Svolti e completati i suoi studi teologici al di fuori del Seminario con la convinzione di doversi dedicare al prossimo attraverso una fede autentica, orientata al bene dell'uomo e della sua libertà, venne ordinato sacerdote il 17 dicembre 1904, all'età di ventidue anni.
Il ministero iniziale e la sospensione
Don Olinto ritornò a Pellestrina nel 1905, dove il vescovo di Chioggia, monsignor Lodovico Marangoni, gli affidò l'insegnamento dell'esegesi biblica e della storia del cristianesimo presso il Seminario locale. Insieme al fratello Tullio, studente di ingegneria, don Olinto fondò a Pellestrina un Ricreatorio e Giardino d'infanzia per i figli dei pescatori, mettendo a disposizione dei bambini il proprio giardino e il Palazzo Marella, adibiti ad aule scolastiche e spazi ricreativi. L'iniziativa benefica fu ben accolta dai ceti popolari e poveri, consentendo di superare l'analfabetismo e le carenze scolastiche dell'isola, ispirandosi alla dottrina sociale cristiana proclamata da papa Leone XIII nell'enciclica Rerum Novarum. Il metodo pedagogico di don Olinto concedeva una maggiore libertà rispetto alle impostazioni tradizionali e rigide, e sul frontone del palazzo adibito a Ricreatorio egli fece incidere il verso della Lettera ai Galati di San Paolo che recita per la libertà Cristo ci ha liberati. L'opera venne tuttavia vista con diffidenza nel clima politico teso della primavera del 1909, caratterizzata da tre successive consultazioni elettorali tra comunali, politiche e ballottaggio. Con l'elezione di papa Pio X il clima all'interno della Chiesa era fortemente cambiato, e nel 1908 il pontefice aveva pubblicato l'enciclica Pascendi per contrastare il movimento modernista. Nel mondo cattolico si verificarono diverse ribellioni e defezioni, tra cui quella di don Romolo Murri, che venne scomunicato nel 1909. Don Romolo Murri cercò sostegno e contatto con il suo vecchio amico don Olinto, che lo stimava fin dai tempi del Seminario, e nel 1909 don Olinto frequentò pubblicamente il teologo modernista, condividendone in particolare le idee relative all'impegno sociale e all'aiuto ai poveri. La frequentazione pubblica e aperta con Murri causò a don Olinto la punizione della sospensione a divinis, comunicatagli il 24 ottobre 1909 nella chiesa di Ognissanti dal nuovo vescovo monsignor Antonio Bassani, con la proibizione dell'esercizio del ministero sacerdotale e dell'accesso all'Eucaristia nella sua diocesi. Questa sanzione canonica, che diede inizio a un periodo di sospensione a divinis durato sedici anni, rappresentò un duro colpo per don Olinto, il quale accolse la sanzione ecclesiastica con grande umiltà e lasciò la propria diocesi con sofferenza, spostandosi in diverse città italiane.
Gli anni dell'insegnamento e il reintegro
Per superare le difficoltà e far fronte alla perdita del sostentamento economico sacerdotale, don Olinto si adoperò per trovare impiego come insegnante di filosofia nelle scuole superiori durante il periodo di sospensione, vivendo la pena canonica e un lungo periodo di mobbing con una condotta esemplare. Allo scoppio della prima guerra mondiale, lasciò Pellestrina per essere arruolato nell'Esercito italiano, prendendo servizio come soldato del corpo di Sanità presso l'Ospedale territoriale di Bologna. Durante la ferma militare conseguì la laurea in storia e filosofia presso l'Università di Padova il 4 novembre 1916 e, successivamente, il 4 luglio 1917 conseguì anche il diploma di magistero presso la medesima università. Dopo l'armistizio del 1918 iniziò la carriera di docente nelle scuole statali e a Rieti ebbe tra i suoi alunni il futuro giornalista Indro Montanelli, il quale testimoniò in seguito che a Marella interessava la formazione dell'uomo più che la semplice nozionistica. Nel 1924 Olinto giunse a Bologna, che divenne la sua città d'adozione, insegnando al Liceo Galvani di Bologna fino al 1930 e all'Istituto Minghetti di Bologna fino al 1948, anno del suo pensionamento. Nessuno nell'ambiente scolastico era a conoscenza del suo passato da sacerdote, ma tutti gli riconoscevano l'onestà intellettuale, la carità e la fedeltà alla Chiesa nonostante le incomprensioni subite. Indro Montanelli riconoscerà in seguito la straordinarietà e la santità del suo professore pur essendo egli laico e non credente. Nonostante la sospensione dal ministero, don Olinto si inserì nelle attività caritative, religiose e culturali della parrocchia di San Giovanni in Monte a Bologna, guidata da monsignor Emilio Faggioli. Monsignor Faggioli si interpose presso l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, per chiedere il reintegro sacerdotale di Marella, e il cardinale, a conoscenza delle vicende del sacerdote, accolse la supplica revocando la sospensione a divinis. Nel 1925 il cardinale di Bologna gli restituì l'esercizio del ministero sacerdotale e lo incardinarono nella propria diocesi, affidandogli l'assistenza religiosa nella zona periferica bolognese detta Baraccato, situata fuori Porta Lame. Il 2 febbraio 1925, dopo sedici anni di sospensione, don Olinto poté così tornare a celebrare la Santa Messa, distinguendosi per la profonda devozione e per la capacità di tenere omelie acute e coinvolgenti.
La carità eroica e la Città dei Ragazzi
Dopo la riammissione al ministero, don Olinto si dedicò con slancio straordinario all'accoglienza degli orfani e all'educazione religiosa dei bambini. Nel 1936 accolse nella propria casa un bambino abbandonato, e questo primo gesto diede inizio all'accoglienza di numerosi altri ragazzi di strada, trovando sistemazione ai giovani negli istituti della città e provvedendo personalmente al pagamento delle rette. Sebbene fosse un sacerdote diocesano, divenne noto a tutti come padre Marella. Durante la seconda guerra mondiale diede ospitalità e salvò la vita a un gruppo di ebrei, offrendo rifugio nella propria abitazione nel 1939 a coloro che erano in fuga. Sfidò continuamente i pericoli personali pur di esercitare la carità, nascondendo in casa propria circa trenta militari destinati alla deportazione in Germania per evitarne la cattura, rischiando la fucilazione. Intervenne inoltre per salvare la vita a un padre di famiglia che si trovava già di fronte al plotone di esecuzione e riuscì a liberare una suora dalle mani delle SS. Un gruppo di donne desiderose di consacrarsi si affiancò a lui ed egli le organizzò nella comunità religiosa delle Terziarie Francescane di Santa Gemma Galgani, le cui appartenenti divennero note al pubblico come le suore di Padre Marella sotto la guida di Caterina Elkan, una donna di origine ebrea convertitasi al cristianesimo. Durante una notte a Decima di Persiceto, suor Caterina fu fermata da soldati delle SS che le ordinarono di salire su un veicolo per deportarla nei campi di concentramento, ma padre Marella giunse sul posto in bicicletta, sotto una pioggia battente, riuscendo a salvare suor Caterina, mentre il giorno seguente la suora apprese con grande stupore dai Frati Minori di Bologna che padre Marella aveva trascorso tutta la sera precedente in loro compagnia. Nell'immediato dopoguerra, nel 1948, padre Marella ottenne dal servizio di nettezza urbana di Bologna un vecchio deposito situato in via Piana, che rappresentò la prima sede della Città dei Ragazzi, successivamente trasferita nel comune di San Lazzaro di Savena. Nella gestione della struttura applicò il sistema dell'autogestione sotto la sua supervisione, rifiutando i metodi coercitivi. Per sostenere economicamente e sfamare gli ospiti della struttura si mise a mendicare per strada, chiedendo la carità seduto su uno sgabello all'uscita dei luoghi di spettacolo e in vari punti strategici della città di Bologna, raccogliendo le elemosine nel suo inseparabile cappello e guadagnandosi il soprannome di barbone di Dio. Venne tenuto costantemente sotto controllo anche da alcuni suoi confratelli che lo ritenevano troppo evangelico, ma mentre la sua opera era sottoposta a verifica da parte del Sant'Uffizio, papa Giovanni XXIII gli inviò una lettera di stima e un sostegno economico di un milione di lire tramite l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Lercaro. Nel 1963 gli fu assegnato a Milano il Premio Notte di Natale Stella della Bontà e nel 1964 l'Amministrazione Provinciale di Bologna gli conferì una medaglia d'oro, definendolo Amico dei Poveri. L'opera da lui intuita è arrivata a erogare oltre 260.000 pasti all'anno, 200 posti letto continui, 11 comunità, 16 progetti sociali, avvalendosi di 90 dipendenti e più di 200 volontari. Le donazioni dei cittadini bolognesi, un tempo fatte a lui e oggi rivolte ai suoi collaboratori, sostengono nuovi poveri, tossicodipendenti, alcolisti e ragazze madri.
Gli ultimi giorni e i legami spirituali
Padre Marella fu legato da una profonda amicizia all'ingegner Pietro Molla, direttore pro tempore degli Stabilimenti S.A.F.F.A. di Ponte Nuovo di Magenta, il quale sostenne la costruzione della chiesa di Sant'Ansano e della Casa del Pellegrino a Brento, nel comune di Monzuno, donando i materiali necessari. Gianna Beretta, moglie di Pietro Molla, scoprì di avere un fibroma uterino benigno durante la quarta gravidanza e scelse di proseguire la gestazione per salvaguardare la vita del nascituro. Il fibroma le venne asportato chirurgicamente e il 21 aprile 1962 diede alla luce la figlia. A poche ore dal parto insorse una peritonite settica come complicanza per Gianna, e informato delle gravi condizioni della donna, padre Marella si recò prontamente al suo capezzale, celebrando una Messa per Gianna nella cappella dell'ospedale, servita dal marito Pietro. Gianna venne trasferita nella sua casa di Ponte Nuovo di Magenta, dove morì il 28 aprile 1962, e padre Marella assistette Gianna fino al momento della morte, benedicendone successivamente la salma. Dopo aver presenziato alle esequie e alla sepoltura nel cimitero di Mesero, paese d'origine di Pietro Molla, padre Marella dichiarò al parroco di Ponte Nuovo che in un'epoca meno burocratizzata la fede, le preghiere e il martirio della maternità di Gianna avrebbero decretato direttamente la sua canonizzazione. Gianna Beretta Molla fu poi proclamata beata nel 1994 e santa nel 2004. Padre Marella mantenne inoltre un'amicizia spirituale con Maria Bolognesi, una laica della diocesi di Rovigo, legame avuto inizio negli anni Cinquanta del Novecento. Maria Bolognesi affidò a padre Marella numerosi bambini abbandonati, inviandogli anche i fondi e i beni ricevuti da benefattori, e il 19 gennaio 1955 i due si incontrarono presso il monastero delle Agostiniane di Ferrara, dove padre Marella confermò la disponibilità ad accogliere i minori indicati dalla donna. A causa delle sue gravi condizioni di salute, Maria Bolognesi soggiornò a lungo a Pellestrina, specialmente d'estate, ospitata da famiglie del posto, e Maria Bolognesi è stata proclamata beata nel 2013. Nel proprio testamento spirituale, padre Marella designò come suo successore il francescano padre Alessandro Mercuriali. Padre Marella morì a San Lazzaro di Savena alle ore 10:30 del 6 settembre 1969 all'età di 87 anni, circa un anno dopo la stesura del testamento, circondato al momento della morte dai suoi ragazzi, da Maria Bolognesi e dall'amica di quest'ultima, Zoe Mantovani. Nel giugno del 1980 i resti mortali del religioso furono riesumati dal cimitero della Certosa e traslati nella cripta della chiesa della Sacra Famiglia a San Lazzaro di Savena, situata presso la Città dei Ragazzi, esaudendo il suo ultimo desiderio di essere inumato nel luogo più prossimo a quello in cui sarebbe deceduto, vicino a dove stavano i suoi ragazzi.
Il processo di beatificazione e il culto
L'Opera da lui creata si è fatta promotrice della causa di beatificazione grazie alla perdurante fama di santità di don Marella. Il 20 ottobre 1995 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l'avvio della causa, e nel 1996 il cardinale Biffi ha avviato il processo diocesano per la causa di beatificazione. L'istruttoria del tribunale diocesano è stata ufficialmente aperta l'8 settembre 1996 nella chiesa della Santissima Annunziata a Bologna, con una sessione presieduta dall'arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi. La fase diocesana del processo si è conclusa con l'ultima sessione il 17 dicembre 2005, e il decreto di convalida degli atti dell'inchiesta diocesana è stato emesso il 12 gennaio 2007. La Positio super virtutibus è stata presentata ufficialmente nel 2008, venendo valutata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 31 gennaio 2012 e dai cardinali e vescovi della medesima Congregazione il 19 febbraio 2013. Il 27 marzo 2013 papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il decreto che proclamava Venerabile don Olinto Marella. Oltre alle virtù eroiche, oltre al miracolo riconosciuto per la beatificazione, gli vengono attribuite numerose altre grazie intercedute. Nel numero speciale di settembre 2019 della rivista Il cappello di Padre Marella si indica che il miracolo esaminato riguarda la guarigione di Piero Nobilini, un artigiano affetto da gravi coliche nonostante un intervento chirurgico al pancreas subito un anno prima. La guarigione prodigiosa è avvenuta nell'anno 1985, quando, a una settimana da una seconda operazione chirurgica, Nobilini fu colpito da un'intensa emorragia. Ritenendosi vicino alla morte, l'uomo pregò e invocò padre Marella, che lo aveva accolto durante la sua infanzia, e disse improvvisamente alla suora che lo assisteva di scorgere qualcosa sulla parete di fronte. La suora ritenne che si trattasse di una semplice macchia, mentre il paziente era sicuro che fosse la figura di padre Marella, e Piero Nobilini guarì in breve tempo da quel momento, vivendo per altri venti anni. L'inchiesta diocesana sul presunto miracolo ha ottenuto la convalida il 30 ottobre 2009, la Commissione medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha valutato la documentazione clinica il 4 luglio 2013, e papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo il 28 novembre 2019, ricevendo il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione. Il 4 ottobre 2020 don Olinto Marella è stato proclamato Beato. Il rito di beatificazione di padre Marella si è tenuto il 4 ottobre 2020 in piazza Maggiore a Bologna, presieduto dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, in qualità di delegato del Papa. La festa liturgica del Beato è stata stabilita per il 6 settembre, data della sua morte. Nel 1992 l'Opera Padre Marella ha ottenuto un nuovo Statuto dal Ministero degli Interni, assumendo il nome di Fraternità Cristiana Opera di Padre Marella Città dei Ragazzi. L'Opera svolge le sue attività di assistenza sociale nelle province di Bologna e Ravenna, gestendo comunità terapeutiche, case-famiglia e centri di accoglienza per combattere le varie forme di emarginazione sociale. Le strutture dell'Opera accolgono ogni anno oltre 350 persone con programmi di assistenza continui mirati al reinserimento nella società, e almeno 200 persone ricevono quotidianamente dall'Opera aiuti come vestiti, pacchi alimentari, pasti caldi, sostegno economico e supporto psicologico. La comunità delle Terziarie Francescane di Santa Gemma Galgani si è progressivamente ridotta nel tempo fino a scomparire, e l'ultima religiosa appartenente alla comunità fondata da padre Marella è deceduta nel 2010.
Il cammino sacerdotale
Il percorso sacerdotale del Beato Olinto Marella ha avuto inizio dopo gli studi compiuti a Roma, che lo hanno portato alla ordinazione nel millenovecentoquattro. Il suo ministero, tuttavia, è stato attraversato da una sofferenza prolungata e significativa: nel millenovecentonove, infatti, egli fu sospeso a divinis a causa della sua vicinanza alle correnti del modernismo. Questo periodo di silenzio e di prova, durato sedici anni, è stato vissuto con spirito di obbedienza e ricerca interiore. Solo nel millenovecentoventicinque egli fu reintegrato nel ministero sacerdotale nella arcidiocesi di Bologna, dove il suo zelo apostolico poté finalmente fiorire pienamente.
Durante la seconda guerra mondiale, la carità di don Olinto si è manifestata con un coraggio straordinario, spingendolo a soccorrere attivamente gli ebrei e tutti coloro che subivano persecuzioni. Questa dedizione verso i sofferenti non si è mai affievolita, trovando la sua espressione più alta nella fondazione della Città dei Ragazzi. Tale istituzione, nata per offrire un tetto, istruzione e dignità agli orfani e ai giovani privi di una guida, rappresenta il cuore del suo lascito spirituale. Attraverso questa opera, il sacerdote ha saputo accogliere coloro che la società tendeva a dimenticare, donando loro una speranza fondata sulla carità cristiana. Il suo impegno ha risposto non solo ai bisogni materiali dei ragazzi, ma ha saputo costruire una comunità basata sulla accoglienza e sulla fraternità, segni tangibili della presenza di Dio tra gli uomini. Il suo apostolato è rimasto sempre ancorato a una profonda umiltà, che lo ha reso un punto di riferimento per l'intera città di Bologna fino alla sua morte, avvenuta nel millenovecentosessantanove.
La memoria del Beato
Il culto del Beato Olinto Marella è radicato nella gratitudine di quanti hanno beneficiato della sua instancabile opera di carità. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua vita, ha celebrato la sua beatificazione il quattro ottobre del duemilaventi, per opera di Papa Francesco. Tale solenne riconoscimento ha confermato quanto già impresso nel cuore dei fedeli, che hanno sempre guardato a lui come a un padre premuroso e a un apostolo degli emarginati.
La memoria liturgica, fissata al sei settembre, giorno in cui egli concluse il suo cammino terreno, invita oggi la comunità cristiana a riflettere sulla forza trasformatrice della misericordia. Egli rimane una figura di riferimento per chiunque si impegni nel sostegno ai poveri e agli orfani, ricordando che ogni atto di carità è una via privilegiata per incontrare il Signore. La sua vita, segnata dal superamento delle incomprensioni e dalla dedizione assoluta, continua a essere un esempio di fedeltà evangelica vissuta con sobrietà e coraggio in un secolo complesso.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Olinto Marella?
La festa liturgica del Beato Olinto Marella si celebra il 6 settembre, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1969.
Quali opere e istituzioni ha fondato il Beato Olinto Marella?
Il Beato Olinto Marella ha fondato la prima Città dei Ragazzi a Bologna, un'opera di carità e accoglienza che oggi prosegue la sua missione attraverso la Fraternità Cristiana Opera di Padre Marella, gestendo comunità, case-famiglia e mense per i più bisognosi.