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17 luglio

Beato Paolo (Pietro) Gojdic

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la formazione

Il futuro vescovo nacque il diciassette luglio 1888 a Ruské Peklany presso Prešov, venendo battezzato con il nome di Peter. Suo padre, Štefan Gojdič, era un sacerdote greco-cattolico, mentre sua madre si chiamava Anna Gerberyová. Crescendo in questo clima di genuina spiritualità domestica, compì le scuole elementari a Cigeľka, Bardejov e Prešov. Successivamente frequentò gli studi ginnasiali nella città di Prešov, concludendoli con l'esame di maturità nel 1907. Rispondendo con generosità alla chiamata al sacerdozio, intraprese gli studi di teologia proprio a Prešov. Dopo un primo anno proficuo, a causa degli ottimi risultati conseguiti, fu inviato a continuare la propria preparazione teologica a Budapest. La sua formazione si concluse felicemente con la solenne ordinazione sacerdotale, che ricevette il ventisette agosto 1911 a Prešov per imposizione delle mani del Vescovo dottor Ján Vályi.

Subito dopo l'ordinazione, operò per un breve periodo come viceparroco presso il proprio padre. Trascorso un anno, gli fu affidato l'incarico di prefetto del convitto eparchiale. Nel medesimo periodo, oltre a guidare i giovani studenti, insegnò religione in una scuola media superiore. In seguito, la curia diocesana richiese il suo servizio in qualità di protocollista ed archivista. La sua sollecizia pastorale si estese poi alla comunità di Sabinov, dove fu inviato per assicurare la cura spirituale dei fedeli in qualità di viceparroco. Nel 1919 le sue capacità amministrative e pastorali furono ulteriormente riconosciute con la nomina a direttore dell'ufficio episcopale. Nonostante i crescenti impegni di responsabilità, il suo spirito continuava a cercare una forma di dedizione ancora più radicale al Signore.

Spinto da autentica modestia, da una profonda umiltà e da un ardente desiderio di vita ascetica per servire Dio con totale dedizione, compì un passo decisivo il venti luglio 1922. Entrò infatti a far parte dell'Ordine di San Basilio Magno a Černečia Hora presso Mukačevo. Pochi mesi dopo, il ventisette gennaio 1923, celebrò la vestizione religiosa, assumendo il nome di Pavol. Tale scelta coronava il suo profondo bisogno di silenzio e preghiera, sebbene la Provvidenza divina avesse in serbo per lui un cammino di guida e di governo ecclesiale ancora più gravoso e pubblico.

Il ministero episcopale

Il quattordici settembre 1926 fu nominato amministratore apostolico dell'eparchia di Prešov. All'inizio del suo nuovo servizio, comunicò chiaramente il proprio programma di apostolato, sintetizzato nel nobile desiderio di diventare padre degli orfani, aiuto dei poveri e consolatore degli afflitti. Il suo primo atto ufficiale fu sottoscrivere la lettera pastorale per l'undicesimo centenario della nascita di San Cirillo. Operò sempre fedele a Roma, amando molto il rito orientale in quanto slavo. La sua autorevolezza fu confermata quando fu nominato Vescovo con il titolo di Harpas il sette marzo 1927. La consacrazione episcopale ebbe luogo nella basilica di San Clemente a Roma il venticinque marzo 1927. In seguito, il tredici aprile 1939, ricevette l'ulteriore incarico di amministratore apostolico in Slovacchia dell'Amministrazione apostolica di Mukačevo.

In un contesto politico complesso, la sua ferma integrità morale e la sua intransigente fedeltà ai principi cristiani resero presto la sua persona una spina nell'occhio per il governo slovacco. Di fronte alle crescenti e pesanti tensioni con le autorità politiche, arrivò a presentare la rinuncia alla propria carica. Il Papa, tuttavia, rifiutò tale rinuncia e lo nominò Vescovo residenziale di Prešov. Di conseguenza, fu solennemente intronizzato nella sua sede episcopale l'otto agosto 1940. La sua giurisdizione fu ulteriormente estesa e confermata su tutti i greco-cattolici della Cecoslovacchia il quindici gennaio 1946, consolidando il suo ruolo di pastore sollecito e unificatore in tempi particolarmente difficili.

La persecuzione e la prigionia

Il fecondo sviluppo della vita religiosa fu bruscamente interrotto dagli avvenimenti di guerra e soprattutto dall'ascesa al potere dei comunisti nel 1948. Il nuovo regime preparò metodicamente una spietata battaglia contro la Chiesa greco-cattolica. Conoscendo perfettamente i gravissimi rischi di persecuzione e di morte, il vescovo rifiutò recisamente tutte le iniziative statali orchestrate per indurre i fedeli greco-cattolici a passare all'ortodossia. Isolato sistematicamente dal clero e dai fedeli, respinse con pari fermezza le offerte attraenti e i lusinghieri vantaggi volti a farlo abiurare e a rompere l'unità con il Papa. Il potere di Stato, calpestando ogni diritto, mise definitivamente fuori legge la Chiesa greco-cattolica durante il cosiddetto Sobor di Prešov il ventotto aprile 1950. Lo stesso giorno il vescovo fu arrestato ed internato.

Da quel momento ebbe inizio un lungo e doloroso calvario attraverso molte prigioni della Cecoslovacchia, che si concluse soltanto con la sua morte. Tra l'undici e il quindici gennaio 1951, all'esito di un processo inventato contro i cosiddetti vescovi altotraditori, celebrato insieme a Vojtaššák e Buzalka, fu condannato all'ergastolo, a una multa di duecentomila corone e privato dei diritti di cittadino. Trasferito continuamente da una prigione all'altra, subì maltrattamenti fisici e psichici, umiliazioni costanti e faticosi lavori durante la detenzione. Nonostante le sofferenze indicibili, non si lamentò mai e non chiese alcuna agevolazione personale. Utilizzò ogni momento libero per pregare e, con straordinaria dedizione, celebrò clandestinamente le sante liturgie nella cella.

In seguito all'amnistia concessa nel 1953 dal presidente Antonín Zápotocký, la sua pena fu commutata dall'ergastolo a venticinque anni di detenzione. Nel 1953 aveva sessantasei anni e il suo stato di salute peggiorava continuamente a causa delle privazioni. Le ulteriori richieste di amnistia presentate in suo favore furono tuttavia regolarmente rifiutate. Il vescovo avrebbe potuto uscire di prigione immediatamente e ritornare in libertà solo tradendo la sua fedeltà alla Chiesa e al Santo Padre. Durante la detenzione gli furono ripetutamente offerte varie proposte per ottenere la grazia. Tra queste, il vescovo ricordava di essere stato accolto nella prigione di Ružyná in una stanza ufficiale da un alto ufficiale in divisa, che lo aveva prelevato direttamente dalla sua cella. L'ufficiale gli comunicò chiaramente che da quella stanza si sarebbe diretto direttamente a Prešov se avesse accettato di diventare Patriarca della Chiesa ortodossa in Cecoslovacchia.

Con grande dignità, il Vescovo rifiutò la proposta chiedendo scusa. Spiegò con chiarezza che accettare un simile incarico sarebbe stato un gravissimo peccato contro Dio. Egli considerava infatti la proposta un tradimento inaccettabile del Santo Padre, della propria coscienza e di tutti i fedeli, i quali soffrivano allora persecuzioni durissime pur di rimanere saldi nella verità. Rimase dunque fedele sino in fondo, affrontando le conseguenze estreme della sua scelta.

Il transito al cielo e la memoria

Un grande desiderio del Vescovo Gojdič era morire confortato dai sacramenti della Chiesa. Un altro grande desiderio del medesimo pastore era morire nel giorno esatto del suo compleanno. In modo mirabile, entrambi i desideri del vescovo si adempirono puntualmente. Il condetenuto e infermiere František Ondruška fu testimone oculare degli ultimi istanti di vita del presule, offrendo una testimonianza unica e commovente di quel passaggio definitivo. Il vescovo morì il diciassette luglio 1960, giorno del suo settantaduesimo compleanno, esattamente come aveva desiderato, spirando nell'ospedale del carcere di Leopoldov, in Slovacchia. La sua morte fu la diretta conseguenza delle gravi malattie contratte a causa dei prolungati maltrattamenti subiti in carcere.

La sepoltura avvenne nel modo più umile e dimesso, senza alcuna onoranza, nel cimitero dello stesso carcere. La salma fu calata in una tomba senza nome, alla quale fu assegnato freddamente il numero carcerario 681. Nel 1968, grazie a una temporanea distensione della situazione politica in Cecoslovacchia, e dopo molte dilazioni burocratiche, gli organi di Stato concessero finalmente il permesso per l'esumazione dei resti mortali del vescovo. L'operazione avvenne nel cimitero di Leopoldov il ventinove ottobre 1968. Seguì il solenne trasporto dei resti mortali a Prešov. Per deliberazione degli organi di normalizzazione istituiti dopo l'occupazione sovietica, le spoglie furono inizialmente collocate nella cripta della Chiesa cattedrale greco-cattolica di San Giovanni Battista a Prešov. Dal quindici maggio 1990 i suoi resti riposano stabilmente nella cappella della medesima cattedrale, custoditi all'interno di un venerato sarcofago.

La giustizia terrena fece il suo corso quando il Vescovo Pavol Gojdič fu legalmente riabilitato il ventisette settembre 1990. La memoria della sua straordinaria testimonianza fu ulteriormente onorata con il conferimento alla memoria dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk di secondo grado e della Croce di Pribina di primo grado. Anni dopo, il Santo Padre Giovanni Paolo II compì una visita storica in Slovacchia, recandosi pastoralmente a Prešov e sostando in preghiera sulla tomba del vescovo-martire nella cappella della chiesa cattedrale. A Leopoldov, in Slovacchia, si commemora costantemente il beato Paolo Pietro Gojdich come insigne vescovo e martire. Egli fu pastore nel territorio di Prešov, dove, sotto un regime ateo, fu gettato in carcere e patì numerose tribolazioni, subendo atroci torture. Accogliendo fedelmente le parole di Cristo, passò alla vita eterna con una coraggiosa e luminosa confessione della fede, suggellando a Prešov, dove era nato il diciassette luglio 1888, e a Leopoldov, dove morì il diciassette luglio 1960, una vita interamente donata per amore del Vangelo.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Paolo Pietro Gojdič?

La memoria liturgica del Beato Paolo Pietro Gojdič si celebra il diciassette luglio, giorno della sua nascita e della sua pia morte nel carcere di Leopoldov.

Di cosa è patrono il Beato Paolo Pietro Gojdič?

Le fonti biografiche e storiche fornite non menzionano specifici patronati ufficiali attribuiti al Beato Paolo Pietro Gojdič.

A Leopoldov in Slovacchia, beato Paolo (Pietro) Gojdich, vescovo e martire, che, pastore nel territorio di Prešov, sotto un regime ateo, fu gettato in carcere e patì così tante tribolazioni, che, dopo atroci torture, accogliendo fedelmente le parole di Cristo, con una coraggiosa confessione della fede passò alla vita eterna. — Martirologio Romano