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6 settembre

Beato Pasquale Torres Lloret

Padre di famiglia, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la famiglia

Il Beato Pasquale Torres Lloret è nato nella provincia di Valencia, esattamente il ventitré gennaio del 1885, nella località di Carcagente, dove ha trascorso l'intera sua esistenza fino alla morte. La famiglia d'origine era segnata da una condizione di marcata ma decorosa povertà, fondata su solide basi di fede cristiana che hanno plasmato fin dall'infanzia la sua sensibilità spirituale. Cresciuto in questo contesto di umili condizioni, ha poi contratto matrimonio nel 1911 con Leonor Pérez Canet, una donna che avrebbe condiviso e assecondato pienamente le sue opere di carità e la sua fervente devozione. Dall'unione coniugale tra Pasquale e Leonor sono nati quattro figli, verso i quali egli è sempre stato un padre affettuoso e attento, riuscendo a bilanciare con straordinario equilibrio l'impegno lavorativo, l'attività ecclesiale e i doveri familiari. La sua integrità morale e la sua carità derivavano direttamente da una profonda fede cristiana che alimentava ogni giorno, iniziando la mattinata partecipando alla messa e ricevendo la comunione, e concludendo quotidianamente la giornata recitando il rosario insieme alla famiglia nella propria abitazione.

Il lavoro e la giustizia sociale

Svolgeva la professione di maestro costruttore, mantenendo una condizione economica umile per tutta la vita, anche dopo aver assunto il ruolo di capomastro nei cantieri. Possedeva una profonda onestà che gli impediva di approfittare del prossimo o di compiere inganni, ed era animato da un forte senso di giustizia sociale che traduceva costantemente in gesti concreti di solidarietà. Rifiutava sistematicamente la maggiorazione del dieci per cento sullo stipendio, spettante per consuetudine ai capomastri, affinché quel denaro venisse distribuito tra i lavoratori o trattenuto dagli operai dipendenti secondo l'uso locale. In diverse occasioni cedeva l'intero salario giornaliero agli operai più bisognosi in difficoltà economiche, dimostrando una generosità davvero notevole se si considera che doveva provvedere al sostentamento di quattro figli. La sua operosità laboriosa e la rettitudine costante nei cantieri rispecchiavano fedelmente i principi evangelici in cui credeva e per i quali spendeva ogni sua energia umana e professionale.

L'impegno apostolico e la carità

Pasquale ha prestato una costante collaborazione nella propria parrocchia, affiancando i sacerdoti nelle attività apostoliche e godendo della totale fiducia del parroco di Carcagente, del quale è divenuto il principale collaboratore. Si è distinto come un convinto sostenitore dell'Azione Cattolica, risultando nel 1932 tra i principali promotori della fondazione del primo gruppo locale, e i suoi concittadini lo considerano giustamente un anticipatore dell'Azione Cattolica a livello locale. Aderiva e partecipava attivamente a tutte le associazioni cattoliche presenti a Carcagente, facendo parte dell'Adorazione Notturna, della Legione Cattolica dei Genitori e delle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli. Dedicava tutto il tempo libero dal lavoro a queste associazioni e al lebbrosario di Fontilles, dove svolgeva un servizio di assistenza diretta verso i malati, occupandosi personalmente delle cure e dell'assistenza ai ricoverati. Sottraeva inoltre ore al riposo notturno per dedicarsi all'adorazione eucaristica, testimoniando un fervore che non conosceva soste e che abbracciava ogni forma di bisogno spirituale e corporale del prossimo.

La persecuzione e la custodia dell'eucaristia

All'inizio della persecuzione religiosa in Spagna negli anni trenta, egli è divenuto bersaglio degli oppositori per la sua visibile religiosità e le attività simili a quelle sacerdotali. Di fronte alle crescenti ostilità, ha intensificato le preghiere e le penitenze per scongiurare l'uccisione di innocenti, mentre la sua casa restava sempre aperta per dare rifugio a suore e religiosi perseguitati. Durante le devastazioni di chiese e conventi, il parroco gli ha affidato le ostie consacrate per proteggerle da atti sacrileghi, e Pasquale le custodiva nascoste in casa, organizzando turni di guardia e preghiera insieme alla moglie. Sostituiva o scortava il sacerdote impedito o sorvegliato per portare la comunione agli infermi e consentire la celebrazione clandestina dell'eucaristia nelle case. Ha inoltre allestito un tabernacolo all'interno della propria abitazione, da dove distribuiva il sacramento dell'eucaristia ai fedeli, e durante la notte costruiva muri e tramezzi nella sua casa per nascondervi paramenti e vasi sacri, correndo gravi rischi. L'intensa attività del protagonista ha inevitabilmente attirato l'attenzione dei miliziani, che lo hanno interrogato e trattenuto per diverse ore in tre distinte occasioni, sebbene senza usare violenza fisica in un primo momento ma cercando di intimorirlo e farlo sorvegliare, mentre egli rifiutava categoricamente di nascondersi o di fuggire.

L'arresto e il martirio

Nel 1936 è stato arrestato la prima volta esclusivamente a causa della sua fede cattolica; dopo l'arresto è stato condotto nella cappella di Maria Immacolata dell'ospedale, dove ha confortato gli altri prigionieri. È stato scarcerato pochi giorni dopo il primo arresto e gli è stato intimato di abbandonare il proprio paese natale, ma si è rifiutato di farlo, continuando l'attività apostolica nonostante sia stato convocato per ben tre volte dal Comitato a causa della sua condotta. Il venticinque luglio millenovecentotrentasei è stato arrestato nuovamente mentre stava servendo la messa, e dopo quattro giorni di prigionia è stato rilasciato con l'imposizione di una sorta di arresti domiciliari. Nonostante il divieto di uscire di casa, è rimasto un punto di riferimento per l'intera comunità parrocchiale, finché il cinque settembre, verso mezzogiorno, i miliziani sono tornati ad arrestarlo nella sua abitazione. Egli ha seguito i miliziani pur essendo dolorante per una colica avuta durante la notte e rassegnato alla sorte, avendo come unica preoccupazione il trasferimento tempestivo del Santissimo Sacramento da casa sua a un luogo più sicuro per evitarne la profanazione. La sera stessa una delle figlie si è recata a visitarlo presso un collegio adibito a carcere, riscontrando che il padre manteneva la sua forza d'animo, apparendo sereno e rassegnato sebbene provato da interrogatori, minacce e violenze subite, e consapevole dell'imminenza della propria morte. La mattina seguente la figlia non ha più trovato il padre nel luogo di detenzione, poiché all'alba Pasquale è stato condotto al cimitero di Carcagente insieme ad altri condannati a morte. Presso il cimitero, prima di essere fucilato, ha confortato e incoraggiato gli altri condannati, non mostrando alcun timore nel testimoniare la propria fede neppure dinanzi al plotone di esecuzione, con un'esecuzione capitale che è stata l'unica modalità con cui i miliziani sono riusciti a fermare la sua luminosa testimonianza all'età di cinquantuno anni.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Pasquale Torres Lloret?

La ricorrenza liturgica del Beato Pasquale Torres Lloret si celebra il sei settembre, giorno che ricorda il suo martirio.

Quali meriti e riconoscimenti hanno portato alla sua beatificazione?

La sua operosità laboriosa, la profonda rettitudine morale, l'impegno costante nelle associazioni cattoliche e il martirio subito per la fede in Spagna nel millenovecentotrentasei hanno guidato la sua causa, culminata nella proclamazione a beato da parte di Papa Giovanni Paolo II l'undici marzo 2001.

Nel villaggio di Carcaixent nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beato Pasquale Torres Lloret, martire, che, padre di famiglia, portando la croce di Cristo, meritò di giungere al premio celeste. — Martirologio Romano