13 novembre
Beato Pavel Djidjov
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la formazione
Giuseppe Dzjidzjov nacque a Plovdiv, in Bulgaria, il 19 luglio 1919, in seno a una famiglia cattolica di rito latino che gli trasmise i primi germi della fede. Dal 1926 divenne allievo della scuola degli Assunzionisti Sant'Andrea nella sua città natale, proseguendo poi gli studi dal 1931 al 1938 nel collegio Sant'Agostino sempre a Plovdiv. Sentendo farsi strada la chiamata alla vita religiosa, il 2 febbraio 1938 entrò come aspirante Assunzionista a Noseroa, in Francia, assumendo il nome religioso di Pavel. Proseguì la sua preparazione rigorosa studiando filosofia e teologia a Lormoa, vicino a Parigi, fino al 1942, anno in cui emise la sua professione perpetua. Colpito da una grave malattia, fu costretto a rientrare in Bulgaria, dove continuò gli studi teologici come studente irregolare. Il 26 gennaio 1945 ricevette l'ordinazione presbiterale come sacerdote di rito latino a Plovdiv, compiendo così il passo definitivo verso l'altare.
Il ministero e la persecuzione
Subito dopo l'ordinazione, padre Pavel fu inviato a Varna per studiare economia e scienze sociali, con lo scopo preciso di affidargli la gestione economica della missione e delle case religiose. Si rivelò uno studente molto bravo ed attivo, capace di esercitare una positiva influenza sui suoi compagni di studio. Non nascose mai le sue idee e convinzioni anticomuniste, attirando ben presto l'attenzione dei servizi segreti della nuova dirigenza bulgara, che lo tennero strettamente sotto controllo. I superiori gli affidarono l'incarico di economo del collegio Sant'Agostino in Plovdiv e, successivamente, fu nominato economo del Vicariato Orientale. Mentre la milizia comunista lo seguiva costantemente a causa del suo impegno e della sua franchezza, il clima politico volgeva ormai al peggio per la Chiesa cattolica.
Il martirio e la beatificazione
Furono ingiustamente accusati di tradimento sotto un regime ateo e gettati in carcere in quanto cristiani. Durante la notte del quarto giorno di luglio del 1952, padre Pavel fu arrestato nel seminario assunzionista di Plovdiv insieme a padre Kamen Vicev, figurando secondo nella lista dei denunciati. Il 3 ottobre 1952 fu emessa la sentenza di morte per lui e per i confratelli Kamen Vitchev e Josaphat Chichkov. Essi furono fucilati nella notte tra l'undici ed il dodici novembre 1952 a Sofia, insieme al beato vescovo Eugenio Bossilkov. Il luogo della loro sepoltura nel cimitero di Sofia non è mai stato scoperto. I tre sacerdoti martiri sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 26 maggio 2002. Il Martirologio li ricorda a Sofia insieme a Pietro Vicev e Giosafat Šiškov come sacerdoti della Congregazione degli Agostiniani dell'Assunzione.
Il cammino di fede
Il percorso vocazionale di Pavel Djidjov ha avuto inizio lontano dalla sua terra natale, quando nel millenovecentotrentotto scelse di entrare nell'ordine degli Assunzionisti in Francia. Questa esperienza di distacco e formazione ha preparato il suo animo al ministero che lo attendeva in Bulgaria. Rientrato nel suo Paese, ricevette l'ordinazione sacerdotale a Plovdiv nel millenovecentoquarantacinque, assumendo da subito incarichi di responsabilità, tra cui quello di economo, che svolse con spirito di servizio e rettitudine. La sua opera si è snodata attraverso diverse località, tra cui Noseroa, Lormoa, Varna e Sofia, luoghi dove ha cercato di seminare la parola di Dio con costanza e dedizione sacerdotale.
Tuttavia, il clima politico del ventesimo secolo stava mutando rapidamente, portando con sé una crescente ostilità verso le istituzioni religiose. Il quattro luglio millenovecentocinquantadue segnò l'inizio della sua prova suprema: Pavel Djidjov fu arrestato dalla milizia comunista. Nonostante le pressioni e il clima di intimidazione, egli rimase fermo nella sua identità di sacerdote, consapevole del prezzo che la sua fedeltà avrebbe potuto richiedere. Condannato a morte, affrontò il patibolo a Sofia nello stesso anno, venendo fucilato per la sua testimonianza di fede. Il suo sacrificio rimane impresso nella memoria della Chiesa come un atto di amore estremo, un dono totale che ha trasformato la fine terrena in una luminosa vittoria dello spirito sulla violenza del mondo.
La memoria dei martiri
Il culto del Beato Pavel Djidjov è indissolubilmente legato alla memoria collettiva dei martiri che hanno sofferto sotto il regime comunista in Bulgaria. La Chiesa lo venera con profonda gratitudine, riconoscendo nel suo martirio una luce che continua a brillare nell'oscurità del passato. La sua figura è stata solennemente riconosciuta nel duemilaedue, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, beatificandolo insieme ai confratelli Kamen Vicev e Josaphat Chichkov.
Questa celebrazione non è soltanto un atto di giustizia storica, ma un invito a contemplare la forza dello Spirito Santo che agisce nei suoi fedeli, rendendoli capaci di superare la paura e l'ingiustizia. Il ricordo di Pavel Djidjov ci esorta a pregare per la pace e per la libertà di professare il proprio credo, mantenendo viva la memoria di quanti hanno dato la vita affinché la fede potesse sopravvivere alle tempeste della storia. Ogni tredici novembre, la liturgia ci invita a fare memoria di questo pastore, ricordando che la sua vita, pur interrotta prematuramente dalla violenza, è divenuta un seme fecondo per la comunità dei credenti.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Pavel Djidjov?
La sua memoria liturgica si celebra il 13 novembre.
A Sofia in Bulgaria, beati Pietro Vicev, Paolo (Giuseppe) Džidžov e Giosafat (Roberto Matteo) Šiškov, sacerdoti della Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione, che, ingiustamente accusati di tradimento sotto un regime ateo e gettati in carcere in quanto cristiani, nel loro combattimento mortale meritarono di ricevere la ricompensa di eternità dei fedeli discepoli di Cristo. — Martirologio Romano