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venerdì 13 novembre 2026 · Santo del giorno

Sant' Omobono di Cremona

Laico

Sant' Omobono di Cremona

Nel fervore del dodicesimo secolo, la figura di sant'Omobono si staglia come un luminoso esempio di santità vissuta nel quotidiano e nel servizio silenzioso. Questo fedele laico, radicato nella sua amata Cremona, ha saputo trasformare il lavoro ordinario in un altare di carità, dimostrando che la sequela di Cristo non richiede la fuga dal mondo, ma una presenza operosa e misericordiosa tra gli uomini.

La memoria di Omobono è giunta fino a noi non per imprese strepitose, ma per la straordinaria normalità di una vita spesa nell'onestà del commercio e nella costante ricerca della pace. La Chiesa ne custodisce il ricordo come modello di dedizione ai poveri e di riconciliazione sociale, un faro che ancora oggi illumina il cammino dei laici nella società civile.

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Gli altri santi di oggi

San Quinziano

Vescovo di Rodez e Clermont

San Quinziano visse nel sesto secolo e la sua esistenza ci è giunta attraverso l'opera intitolata Vitæ Patrum, scritta dallo storico san Gregorio, vescovo di Tours. San Gregorio di Tours era quasi contemporaneo di san Quinziano e, come lui, era originario dell'Alvernia. San Quinziano nacque in Africa e seppe distinguersi per grandi doti di zelo e virtù, al punto da essere scelto come vescovo di Rodez, succedendo a san Amanzio. La tradizione riferisce che san Amanzio apparve in visione a Quinziano per rimproverarlo di aver spostato le sue spoglie e gli annunciò che sarebbe stato punito con l'esilio. Durante il suo ministero a Rodez, egli partecipò al Concilio di Agde nel 506, un'importante assemblea formata da vescovi dei territori visigoti in cui fu promulgato un codice della vita cristiana dell'epoca. Nel 511 san Quinziano si recò inoltre al Concilio di Orléans, che era stato convocato dal re franco Clodoveo.

In seguito a questi eventi, i Visigoti accusarono san Quinziano di favorire i Franchi nella conquista del paese. A causa di tali accuse, egli dovette rifugiarsi a Clermont, dove alcuni vescovi di altre diocesi gli fornirono i mezzi di sostentamento. Nel 515 morì il vescovo Eufrasio di Clermont, che lo aveva accolto. Alla morte di Eufrasio, il popolo scelse san Quinziano come suo successore secondo la consuetudine del tempo. Ciononostante, egli si ritirò per lasciare il posto ad Apollinare, il quale era figlio del celebre san Sidonio Apollinare, vissuto tra il 430 e il 480. Apollinare morì però pochi mesi dopo, e dopo la sua morte il re franco Teodorico I, morto nel 534, chiamò san Quinziano al vescovato di Clermont. In questa sede il santo soffrì a causa dell'ostilità di una parte del clero, ma seppe superarla grazie alla pazienza. San Gregorio di Tours attesta che san Quinziano era molto erudito nelle Scritture Ecclesiastiche e che fu sempre attivo nella pietà verso i poveri e gli ossessi, operando anche miracoli. Egli mantenne inoltre un atteggiamento indipendente nei confronti dei potenti. San Quinziano visse fino a tarda età e morì nel 525.

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Sant' Agostina (Livia) Pietrantoni

Vergine

Sant'Agostina Pietrantoni, nata Livia nel diciannovesimo secolo a Pozzaglia Sabina, rappresenta una luminosa testimonianza di dedizione evangelica vissuta nel silenzio del servizio quotidiano. La sua esistenza, breve ma intensamente feconda, si è consumata nel sacrificio totale per i sofferenti, incarnando con umiltà la vocazione religiosa nella congregazione delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. La sua figura rimane impressa nella memoria della Chiesa come esempio di carità eroica, capace di trasformare il dolore in offerta pura.

La memoria di questa santa è legata indissolubilmente all'ospedale Santo Spirito di Roma, luogo in cui ella scelse di vivere la propria missione accanto ai malati più fragili. Il ricordo di Sant'Agostina non è solo il richiamo a una morte tragica, avvenuta per mano di un paziente, ma è soprattutto la celebrazione di una vita spesa nel reparto dei tubercolotici. Canonizzata da Papa Paolo VI nel millenovecentosettantadue, ella continua a intercedere per chiunque cerchi nel servizio verso il prossimo la via per incontrare il volto di Dio.

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San Mitrio (Mitria)

Venerato a Aix-en-Provence

San Mitrio, noto anche come Mitria o Mitre, è una figura venerata ad Aix-en-Provence la cui memoria affonda le radici in tempi molto antichi. La sua figura è avvolta nel mistero e nella tradizione, oscillando tra la figura del confessore e quella del martire. La vita di san Mitrio è nota principalmente attraverso due fonti, ovvero gli scritti di Gregorio di Tours e una Vita tramandata da un manoscritto di Chartres. Data la rassomiglianza di questi testi, gli studiosi ipotizzano che ambedue derivino da una fonte comune andata perduta. Non ci è pervenuta alcuna biografia autentica del santo e, in complesso, non si sa molto di lui, al punto che non si sa con certezza se Mitrio sia un confessore o un martire. Gregorio di Tours, basandosi sul sentito dire, lo definisce con una specifica espressione latina legata alla sua condizione e al suo congedo dal mondo. La tradizione su di lui risulta molto confusa, tramandandoci tuttavia l'immagine di un illustre atleta di condizione servile, sebbene di origine nobile e nativo della Grecia. Secondo le ricostruzioni, il santo sarebbe vissuto in epoca incerta, forse nel quarto secolo. La narrazione tramanda che il santo sarebbe stato talmente tormentato dal proprio padrone da giungere alla morte dopo aver sopportato con obbedienza e umiltà tutte le sofferenze inflittegli. Nel nono secolo Adone definisce Mitrio martire nel suo Martirologio. Nel Martirologio attuale, san Mitria è ricordato ad Aix-en-Provence nella Gallia narbonense, ora in Francia, come colui che, sebbene di condizione servile ma libero in Cristo, migrò vincitore da questo mondo.

Il culto di san Mitrio si sviluppò ad Aix fin da tempi antichi, ancor prima di san Massimino, seguendo una traiettoria simile a quella di san Genesio ad Arles o di san Vittore a Marsiglia. Tuttavia, non avendo beneficiato dell'aiuto o del sostegno di una ricca abbazia o di una chiesa importante, il culto di Mitrio svanì a poco a poco senza lasciare grandi sopravvivenze. Nel corso dei secoli, la devozione ha lasciato tracce artistiche e monumentali, come una vecchia cappella nelle campagne di Aix risalente all'incirca al nono secolo che ne conserva il ricordo. Un'altra testimonianza notevole risale al quattordicesimo secolo, quando a causa degli sconvolgimenti del periodo il suo antico santuario fuori le mura divenne cattedrale e prese come titolari il santo Salvatore e Nostra Signora, mentre Mitrio veniva dimenticato. Le sue spoglie vennero quindi trasferite il ventiquattro novembre del 1388 a Notre-Dame-de-la-Sed, dove rimasero fino al 1635, epoca in cui purtroppo se ne persero le tracce. Nel diciannovesimo secolo vi è stato un ritorno di interesse nei riguardi di san Mitrio, e in tempi recenti gli è stata dedicata anche una chiesa moderna. Inoltre, i diplomi e i documenti relativi a Mitrio rimangono poco numerosi, lasciando spazio a ipotesi affascinanti sulla sua vera identità e sulle sue origini storiche.

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San Leoniano di Vienne

Abate

San Leoniano visse nel corso del sesto secolo, muorendovi intorno al 518. Originario della Pannonia, fu condotto come prigioniero in Gallia dai nemici della fede. Visse da recluso per più di quarant'anni, prima ad Autun e poi a Vienne. Accettava di ricevere i visitatori e di parlar loro durante la reclusione, pur senza lasciar scorgere il suo viso. Tale condizione non gli impedì di dirigere un numeroso gruppo di monaci che viveva vicino alla sua cella e di occuparsi di un monastero con oltre sessanta monache. Fu santa guida di monaci e monache per più di quarant'anni tra Autun e Vienne. Nel Martirologio, san Leoniano è ricordato come abate a Vienne nella Gallia lugdunense, oggi in Francia.

La figura di Leoniano emerge anche dalla Vita di sant'Eugendo, abate di Condat nel Giura ed morto nel 510. Si racconta che sant'Eugendo portasse in estate una veste di cuoio, regalatagli proprio da Leoniano. Il valore storico della Vita di sant'Eugendo è stato molto discusso. Per Duchesne essa risale al sesto secolo ed è un documento valido, mentre per L. Krusch fu composta solo nel nono secolo e non è degna di fiducia. Perciò è difficile precisare il valore della notizia relativa a Leoniano nella biografia di sant'Eugendo a causa delle incertezze sulla datazione del testo. Non ci sono elementi per confermare l'identificazione del recluso e abate Leoniano con un arcidiacono omonimo, il quale compare due volte nella corrispondenza di sant'Avito e pare che apprezzasse moltissimo la buona tavola.

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San Brizio di Tours

Vescovo

San Brizio visse nel quinto secolo ed è ricordato come successore di san Martino sulla cattedra episcopale di Tours, guidando quella comunità attraverso lunghe e complesse vicende pastorali. La sua storia spirituale unisce la severità della disciplina monastica alla prova della fragilità umana, fino alla riabilitazione definitiva e al riconoscimento della sua santità. Le fonti antiche, tra cui la Vita scritta da san Gregorio di Tours e i testi dei martirologi, tramandano il cammino di un discepolo che seppe attraversare le avversità del tempo.

La memoria liturgica di san Brizio si celebra il tredici novembre, giorno anniversario della sua deposizione. La sua figura rimane legata alla città di Tours, dove edificò luoghi di culto e parrocchie, custodendo la memoria del suo maestro e servendo la Chiesa diocesana per molti anni dopo il suo ritorno da Roma.

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Sant' Abbone di Fleury

Abate

Sant' Abbone di Fleury, nato a Orléans nel novecentoquarantacinque, fu una figura eminente del panorama monastico tra il decimo e l'undicesimo secolo. Uomo di vasta cultura, dedicò la sua esistenza allo studio delle arti liberali, dell'astronomia e della musica, maturando una sapienza che seppe mettere al servizio della Chiesa e della formazione delle nuove generazioni di monaci. La sua vita fu un cammino di dedizione costante, che lo portò a operare in numerosi centri europei, da Parigi e Reims fino all'Inghilterra, lasciando ovunque una traccia indelebile del suo rigore intellettuale e della sua profonda fedeltà al Vangelo.

Egli è ricordato oggi come un abate autorevole e un difensore instancabile della verità. Nel suo servizio presso l'abbazia di Fleury, dove fu nominato abate nel novecentottantotto, seppe coniugare la cura per la disciplina monastica con l'impegno pubblico, sostenendo il Papa nelle delicate dispute matrimoniali del sovrano Roberto Secondo. La sua testimonianza giunse al culmine nel martirio, avvenuto a La Réole nel millequattro, quando perse la vita nel tentativo di placare una sommossa. La Chiesa ne celebra la memoria il tredici novembre, onorando un uomo che ha saputo offrire la propria vita in sacrificio per l'unità e la giustizia.

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San Niccolò I

Papa

San Niccolò I fu uno dei pontefici più insigni del nono secolo, ricordato per il suo incrollabile impegno nel difendere la libertà della Chiesa e nell'affermare il primato del vescovo di Roma su ogni autorità terrena. Nato a Roma tra l'ottocento diciannove e l'ottocento ventidue da una famiglia radicata nella città eterna, crebbe sotto la guida paterna di Teodoro che volle per lui un'educazione colta con una profonda predilezione per le lettere. Grazie a questa solida formazione, il giovane Niccolò fu presto introdotto alla corte pontificia, dove ottenne la stima incondizionata dei papi Sergio secondo, Leone quarto e Benedetto terzo. Quest'ultimo in particolare lo considerava più di un parente e lo consultava regolarmente in ogni importante questione di governo ecclesiastico. Alla morte di papa Benedetto terzo avvenuta il sette aprile dell'ottocento cinquantotto, Niccolò fu eletto a succedergli con il favore unanime del clero e del popolo. Consacrato papa il ventiquattro aprile dell'ottocento cinquantotto, resse la Chiesa universale per circa dieci anni con una personalità caratterizzata da una fede profonda e da una dedizione totale al prestigio della Santa Sede, ponendosi sempre al di sopra delle lotte di partito.

Durante il suo pontificato, san Niccolò I seppe affrontare con fermezza le grandi tensioni politiche e religiose sia in Occidente che in Oriente, lottando per l'indipendenza spirituale della Chiesa. La sua azione apostolica fu intensa e rigorosa, volta a ristabilire la giustizia morale e a tutelare i diritti dei più deboli, come dimostra la strenua difesa della regina Teutberga contro le prepotenze del re di Lorena. In Oriente dovette fronteggiare le complesse controversie legate all'ascesa di Fozio al patriarcato di Costantinopoli, difendendo fermamente la giurisdizione romana. Il suo governo si distinse per l'affermazione della superiorità della Chiesa nelle cose religiose, raccomandando con forza che i consacrati non si intromettessero nel governo delle cose di questo mondo. Chiamato alla casa del Padre il tredici novembre dell'ottocento sessanta sette, fu sepolto nell'atrio della Basilica di San Pietro. Il Martirologio Romano ne celebra la memoria liturgica il tredici novembre, ricordandolo come il pontefice che spese ogni energia per rafforzare l'autorità del Romano Pontefice e la dignità della fede cattolica.

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San Dalmazio di Rodez

Vescovo

San Dalmazio visse nel corso del sesto secolo in Francia, ricoprendo il ruolo di vescovo di Rodez in un momento di profonda trasformazione storica per l'Aquitania. Il suo ministero si svolse durante il complesso passaggio di potere tra il dominio dei Visigoti e l'ascesa dei Franchi, un periodo segnato da instabilità politica e sociale che richiese una guida spirituale ferma e lungimirante. In questo contesto, egli seppe distinguersi per la sua autorevolezza e per una profonda dedizione al servizio del gregge che gli era stato affidato, diventando un punto di riferimento essenziale per la comunità cristiana locale.

Il ricordo di San Dalmazio perdura nella memoria della Chiesa non soltanto per il suo impegno intellettuale e diplomatico, ma soprattutto per la sua testimonianza evangelica vissuta nella concretezza della carità. Egli viene infatti celebrato come un pastore sollecito verso i bisognosi, capace di tradurre la fede in una generosità operosa e costante. La sua figura rimane un esempio di fedeltà al Vangelo, capace di attraversare le turbolenze del tempo mantenendo intatta la propria missione di carità e giustizia. La Chiesa oggi lo commemora nel Martirologio Romano, onorando il suo esempio di dedizione al bene comune e alla cura dei poveri.

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Beato Pavel Djidjov

Sacerdote e martire

Il Beato Pavel Djidjov, sacerdote e martire del ventesimo secolo, visse la sua esistenza terrena nella fedeltà radicale al Vangelo e alla Chiesa, offrendo la vita durante la persecuzione religiosa in Bulgaria. Nato a Plovdiv il 19 luglio 1919 da una famiglia cattolica di rito latino, compì il suo cammino di formazione tra la Bulgaria e la Francia, abbracciando la vita religiosa tra gli Assunzionisti. Dotato di vivace ingegno e di profonda rettitudine, seppe coniugare la dedizione agli studi con la gestione saggia delle opere affidate alla sua cura, senza mai tacere la verità di fronte all'avanzare del regime ateo. Arrestato ingiustamente con l'accusa di tradimento, affrontò la condanna a morte e la fucilazione nella notte tra l'undici e il dodici novembre 1952 a Sofia, suggellando con il sangue la propria testimonianza cristiana.

Egli è ricordato dalla Chiesa come un pastore coraggioso che non cedette al compromesso quando la fede fu messa al bando. La sua memoria liturgica si celebra il tredici novembre, giorno in cui si loda il Signore per la fortezza donata a questo suo servo fedele. Beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 26 maggio 2002 insieme ai confratelli martiri, il Beato Pavel Djidjov continua a intercedere per quanti custodiscono il dono della fede nelle prove della storia, ricordando a ogni credente che l'amore per Cristo supera la morte e ogni violenza umana.

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Beato Josaphat Chichkov

Sacerdote e martire

Il Beato Josaphat Chichkov, al secolo Rober Matej Siskov, visse nel ventesimo secolo come sacerdote e martire della fede cristiana. Nato nella città bulgara di Plovdiv, consacrò interamente la sua esistenza al ministero sacerdotale e all'educazione dei giovani, operando instancabilmente tra l'Italia, la Turchia e la sua terra d'origine. La sua testimonianza terrena si concluse tragicamente sotto il regime ateo, che lo colpì con un'ingiusta condanna a morte in seguito a false accuse di spionaggio e tradimento.

Egli è ricordato soprattutto per la sua dedizione apostolica e per il coraggio con cui affrontò la persecuzione, rimanendo saldo nel suo combattimento mortale come fedele discepolo di Cristo. La Chiesa ne onora la memoria liturgica il tredicesimo giorno di novembre, tributandogli l'eterna gratitudine riservata ai martiri che hanno dato la vita per il Vangelo. La sua figura rimane un punto di riferimento luminoso di fedeltà e speranza per tutti i credenti.

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Beato Veremondo (Varmondo) Arborio di Ivrea

Vescovo

Il Beato Veremondo Arborio di Ivrea, nato a Vercelli intorno all'anno novecentotrenta, ha servito la Chiesa con dedizione esemplare nel corso del decimo e dell'undicesimo secolo. La sua figura si staglia nel panorama storico del Piemonte medievale come quella di un pastore fermo e illuminato, capace di coniugare il rigore del governo episcopale con una profonda sollecitudine per la crescita culturale e spirituale del suo popolo. Nominato vescovo di Ivrea per volontà dell'imperatore Ottone Primo, egli non ha mai inteso il suo ufficio come un privilegio, bensì come un servizio alla verità e alla libertà della comunità cristiana.

Il Beato Veremondo è ricordato oggi come un difensore integerrimo della dignità ecclesiale, avendo osato opporsi con la scomunica al marchese Arduino pur di tutelare l'autonomia della Chiesa. Oltre al coraggio nelle questioni civili e politiche, la sua memoria è legata a un'importante opera di rinnovamento materiale e intellettuale. Egli ha infatti riedificato la cattedrale di Santa Maria a Ivrea e ha promosso attivamente la cultura attraverso la fondazione di una scuola vescovile dedicata alla copiatura dei testi. Il suo impegno si estese anche al sostegno di esperienze monastiche come quella di Fruttuaria, lasciando un'eredità di fede e di sapere che è stata solennemente riconosciuta nel milleottocentocinquantasette da papa Pio Nono.

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Sant' Eulogio di Ivrea

Vescovo

Sant'Eulogio visse nel corso del quinto secolo ed è tradizionalmente riconosciuto come il primo vescovo dell'antica Eporedia, che oggi corrisponde alla città di Ivrea e al capoluogo del Canavese. Il suo nome di battesimo, Eulogio, fa presupporre un'origine orientale. Egli conobbe probabilmente Sant'Eusebio durante l'esilio forzato di quest'ultimo e decise di seguirlo a Vercelli per entrare nel cenobio fondato dallo stesso Eusebio, dove ricevette un'adeguata formazione. Ritenuto degno dell'episcopato, Eulogio ricevette la consacrazione verso l'anno 430 e in seguito partecipò al sinodo milanese del 451. Sebbene non siano stati tramandati ulteriori dettagli circa il suo operato presso Ivrea e nell'attuale cattedrale della città non vi sia alcun altare dedicato al suo ricordo, la sua figura rimane fondamentale per le radici cristiane del territorio.

Nel panorama storico della regione piemontese, Eusebio di Vercelli e Massimo di Torino sono i due vescovi di interesse per la Chiesa universale; il primo è ricordato nel Calendario liturgico Romano, mentre il secondo è annoverato tra i padri minori della Chiesa latina. Accanto a loro, Gaudenzio di Novara, Maggiorino di Acqui, Eustasio di Aosta ed Eulogio di Ivrea sono considerati i primi padri nella fede delle loro rispettive comunità. Anticamente Eulogio era ricordato proprio in data odierna. Oggi il Proprio del Messale Romano per la Regione Pastorale Piemontese e il calendario liturgico della diocesi eporediese hanno istituito una memoria congiunta che unisce Sant'Eulogio, il Beato Varmondo e tutti i santi Pastori della Chiesa Eporediese. L'orazione della diocesi eporediese menziona espressamente il ministero di Eulogio e di Varmondo insieme agli altri santi Pastori nell'opera di semina e di crescita della fede.

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Beata Maria Teresa di Gesù (Maria Scrilli)

Fondatrice

La Beata Maria Teresa di Gesù, al secolo Maria Scrilli, nacque a Montevarchi il 15 maggio 1825 in una famiglia benestante e tra le più in vista del paese. La sua esistenza terrena, segnata da prove profonde e da una sfortunata e frastornata vicenda storica, trovò luce nella dedizione assoluta all'educazione della gioventù e nella fondazione della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Carmelo. La tradizione la ricorda come una donna di straordinario spirito di sacrificio, capace di trasformare il proprio precoce dolore in un immenso amore per Dio e per le anime più bisognose.

Nel corso della sua vita affrontò con fortezza la malattia, la incomprensione e la dolorosa chiusura delle sue scuole a causa delle ostilità politiche e dell'anticlericalismo dell'epoca. Nonostante le tribolazioni e la morte avvenuta tra Firenze e Montevarchi nel 1889, il carisma della fondatrice non si è mai spento. La Chiesa ne ha riconosciuto la santità attraverso la beatificazione celebrata l'8 ottobre 2006, e oggi la sua opera continua a vivere e a espandersi in tutto il mondo.

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Beato Giovanni Gonga Martínez

Giovane laico, martire

Il Beato Giovanni Gonga Martínez rappresenta una figura luminosa di laico cristiano del ventesimo secolo, la cui esistenza è stata segnata da una dedizione profonda alla causa del Vangelo. Nato a Carcagente nel 1912, egli ha vissuto la propria giovinezza con un impegno fervente, distinguendosi come militante attivo nell'Azione Cattolica e come generoso catechista. La sua vita, sebbene breve, è rimasta impressa nella memoria della Chiesa per la coerenza con cui ha testimoniato la propria fede, anche dinanzi alla prova estrema della persecuzione.

Egli è ricordato oggi come martire, avendo affrontato con coraggio il sacrificio supremo durante la guerra civile spagnola. Arrestato e condotto a Simat de Valldigna, ha concluso il suo cammino terreno nel 1936, offrendo al mondo una testimonianza di perdono cristiano verso i suoi carnefici. La sua memoria è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale nel 2001, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari, additandolo come esempio di fedeltà evangelica per ogni generazione di credenti.

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Beata Maria del Patrocinio di S. Giovanni (Maria Cinta dell'Assunta Giner Gomis)

Vergine e martire

La Beata Maria del Patrocinio di San Giovanni, al secolo Maria Cinta dell'Assunta Giner Gomis, nacque a Tortosa, in Spagna, il 4 gennaio 1874, da Gioacchino e Salvadora. Visse la sua esistenza nel corso del ventesimo secolo, distinguendosi come vergine e martire dell'Istituto delle Suore Missionarie Claretiane di Maria Immacolata. Fu battezzata il giorno successivo alla nascita e cresimata ancora bambina, secondo l'usanza del tempo. La sua famiglia fu numerosa, comprendendo quattordici fratelli, sebbene soltanto sette di essi giunsero all'adolescenza. Tra i fratelli sopravvissuti, uno divenne religioso e sacerdote francescano, mentre quattro delle sorelle scelsero la vita consacrata clausurale. Fin dalla giovinezza, il suo cammino si intrecciò profondamente con la congregazione religiosa che avrebbe segnato tutta la sua vita terrena, portandola a servire il Signore attraverso l'insegnamento e il governo comunitario.

La sua testimonianza è ricordata in particolare per la fedeltà incrollabile dimostrata durante i duri anni della persecuzione religiosa in Spagna, culminata nel tragico sacrificio della vita. Lasciò un segno profondo nelle comunità di Carcagente e Sagunto, guidando le consorelle con fortezza e mitezza fino alla prova suprema. Morì a Portichol de Tavernes, in Spagna, il 13 novembre 1936, sigillando la sua dedizione a Cristo con il perdono offerto ai suoi carnefici. La sua memoria liturgica si celebra il 13 novembre, ricordando il suo coraggio e la sua adesione totale alla fede nella stessa persecuzione che le concesse di ottenere la vita eterna.

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Beato Carlo Lampert

Sacerdote e martire

Il beato Carlo Lampert, sacerdote e martire del ventesimo secolo, ha offerto la sua vita nella fedeltà al Vangelo durante i drammatici anni del regime nazista. Nato a Göfis nel Vorarlberg nel 1894, ha compiuto il suo cammino di fede e di studi fino al sacerdozio nel maggio del 1918, per poi servire la comunità con dedizione e coraggio incrollabile. La sua testimonianza sacerdotale si è distinta per la difesa della libertà della Chiesa e della dignità umana, affrontando con mitezza evangelica persecuzioni, internamenti e infine il martirio cruento a Halle sulla Saale nel 1944.

La Chiesa ricorda il suo sacrificio il tredici novembre di ogni anno, custodendo la memoria di un pastore che non ha ceduto al compromesso con l'odio e l'ingiustizia. La sua esistenza ricorda a ogni credente che la fedeltà a Cristo richiede la custodia della verità e la vicinanza ai fratelli, soprattutto nel tempo della prova e della sofferenza. Il suo sangue versato rimane seme di speranza e di rinnovamento spirituale per le comunità cristiane e per il mondo intero.

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Santi Arcadio, Pascasio, Probo, Eutichiano e Paulillo

Martiri

In Africa, commemorazione dei santi martiri spagnoli Arcadio, Pascasio, Probo ed Eutichiano, che, non tollerando in nessun modo di asservirsi all’eresia ariana, furono dapprima defraudati dei loro beni dal re dei Vandali Genserico, poi mandati in esilio e sottoposti ad atroci torture e, infine, trucidati con diversi generi di martirio. Rifulse nella circostanza anche la fermezza del piccolo Paolillo, fratello di Pascasio ed Eutichiano, che per la sua tenace determinazione nel mantenersi nella fede cattolica fu a lungo percosso a colpi di bastone e poi condannato alla più vile schiavitù.

Sant' Imerio

Eremita

Nella valle della Suze nell’odierna Svizzera, sant’Imerio, eremita, che predicò il Vangelo in questa regione.

San Florido (Fiorenzo) di Città di Castello e Amanzio

Vescovo

A Città di Castello in Umbria, commemorazione dei santi Fiorenzo, vescovo, del quale il papa san Gregorio Magno attesta la retta dottrina e santità di vita, e Amanzio, suo sacerdote, pieno di carità per gli ammalati e di ogni virtù.

Beato Kamen Vitchev

Sacerdote e martire

A Sofia in Bulgaria, beati Pietro Vicev, Paolo (Giuseppe) Džidžov e Giosafat (Roberto Matteo) Šiškov, sacerdoti della Congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione, che, ingiustamente accusati di tradimento sotto un regime ateo e gettati in carcere in quanto cristiani, nel loro combattimento mortale meritarono di ricevere la ricompensa di eternità dei fedeli discepoli di Cristo.

San Donato

Abate di Montevergine

Santi Antonino, Niceforo, Zebina, Germano e Manatha

Martiri

A Cesarea in Palestina, passione dei santi martiri Antonino, Niceforo, Zebina, Germano e Mánatas, vergine. Costei, dopo aver patito la fustigazione, fu poi messa al rogo sotto l’imperatore Galerio Massimino; gli altri, invece, furono decapitati per avere accusato di empietà con coraggio e schiettezza il governatore Firmiliano, perché immolava agli dèi.

Sant’ Eugenio II di Toledo

Vescovo

A Toledo in Spagna, sant’Eugenio, vescovo, che si adoperò per rinnovare la sacra liturgia.

Santa Maxellendis

Vergine e martire

Nel territorio di Cambrai in Francia, santa Massellenda, vergine e martire, che, come si tramanda, avendo scelto Cristo come sposo, si rifiutò di seguire l’uomo a cui era stata promessa dai suoi genitori e morì, così, da lui trafitta con la spada.

San Gredifael

Beato Roberto Montserrat Beliart

Sacerdote e martire

Beato Juan Ortega Uribe

Sacerdote e martire

Beato Pascual Roda Díaz

Laico e martire

San Gredifael del Galles

Abate

San Caillin di Ferns

San Denick di Caithness

Vescovo

Dal Martirologio Romano

A Cremona, sant’Omobono, che, negoziante, mosso da carità per i poveri, rifulse nel raccogliere ed educare i ragazzi abbandonati e nel riportare la pace nelle famiglie. — Martirologio Romano