6 maggio
Beato Pietro I di Tarantasia
Vescovo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e le fondazioni monastiche
Il beato Pietro I nacque nella Savoia durante la seconda metà dell'undicesimo secolo. Ebbe il privilegio di essere tra i primi monaci ad aderire all'ordine cistercense, beneficiando dei legami di amicizia con figure di grande rilievo spirituale come Stefano Harding, Roberto e san Bernardo di Clairvaux. Nell'anno 1113, Pietro I fondò l'abbazia di La Ferté, assumendo direttamente i ruoli di priore e di abate. Successivamente si spostò in Piemonte, dove nel 1120 istituì una filiale dell'abbazia di La Ferté a Tiglieto, situata all'interno della diocesi di Acqui. Pochi anni dopo, nel 1124, diede vita a un'altra filiale a Lucedio, all'interno della diocesi di Vercelli. Nel 1132 istituì inoltre la nota abbazia di Tamié, ponendo come primo abate colui che avrebbe poi fatto ingresso a Moutiers come Pietro II.
Il ministero episcopale e il concilio
Dopo le sue esperienze monastiche, Pietro I valicò il colle del Piccolo San Bernardo per fare ingresso nella Tarentaise, nella valle dell'Isère, della quale divenne arcivescovo. Egli passò alla storia come il primo monaco cistercense in assoluto a venire consacrato vescovo. Alla sua giurisdizione vennero assegnate come diocesi suffraganee Aosta e Sion, territori adiacenti ma divisi dalle imponenti catene delle Alpi. Nel corso del suo mandato vescovile, Pietro I introdusse nella diocesi la congregazione dei Canonici Regolari. Durante il suo episcopato mantenne uno stile di vita austero e semplice, rispettando rigorosamente le norme di Citeaux, che prevedevano frequenti digiuni e intense preghiere notturne. Nel 1130 presenziò al concilio di Etampes, sottoscrivendo la lealtà a papa Innocenzo II e rigettando fermamente l'antipapa Anacleto.
Il transito e la memoria delle reliquie
Pietro I di Tarantasia concluse la sua esistenza terrena nel 1140 e fu inumato nella cattedrale di Moutiers. A distanza di secoli, nel 1636, il vescovo Benedetto Teofilo eseguì un'ispezione ricognitiva sulle reliquie del beato, per attestarne la conservazione e la venerazione. Purtroppo, i resti mortali del beato Pietro I sono successivamente andati perduti a causa dei gravi stravolgimenti provocati dalla Rivoluzione Francese. La memoria del suo zelante ministero e della sua fedeltà al Vangelo rimane tuttavia viva nella tradizione della Chiesa.
Il cammino terreno
La vicenda biografica del Beato Pietro primo di Tarantasia si dipana lungo i sentieri della Savoia, terra che ha dato i natali a un uomo la cui vocazione ha superato i confini della propria regione d'origine per abbracciare l'intera Chiesa. La sua opera si è manifestata con vigore attraverso l'edificazione di luoghi destinati alla preghiera e al lavoro monastico. Già nel millecentotredici egli fu protagonista della fondazione dell'abbazia di La Ferté, un atto che segnò l'inizio di un fecondo apostolato. Il suo zelo non si fermò dinanzi alla necessità di estendere la presenza cistercense, portandolo a fondare le abbazie di Tiglieto e di Lucedio, centri dove la regola benedettina trovò terreno fertile per far germogliare la santità.
Il percorso di Pietro si arricchì ulteriormente nel millecentotrentadue con la fondazione dell'abbazia di Tamié, un'ulteriore testimonianza della sua cura per la vita spirituale del popolo. Il riconoscimento della sua rettitudine morale e dottrinale lo condusse a partecipare, nell'anno millecentotrenta, al concilio di Etampes, dove la sua voce contribuì alle decisioni cruciali per la vita dell'istituzione ecclesiale. La sua elevazione all'episcopato, caso unico e pionieristico tra i cistercensi, non fu per lui motivo di vanto, ma una chiamata ad accrescere il servizio verso i fedeli. Fino alla sua morte, avvenuta nel millecentoquaranta nella città di Moutiers, egli seppe incarnare la figura del pastore sollecito, capace di guidare il gregge con lo sguardo rivolto verso l'eterno, mantenendo intatta la propria umiltà monastica anche nelle vesti di vescovo. La sua vita rimane un richiamo costante all'importanza dell'obbedienza e della dedizione totale al disegno di Dio.
Il culto e la memoria
Il ricordo del Beato Pietro primo di Tarantasia si conserva con gratitudine nelle comunità che hanno beneficiato della sua instancabile opera di fondatore e vescovo. La sua figura è venerata come quella di un precursore, un uomo che ha saputo integrare la severità del chiostro con la sollecitudine pastorale richiesta dalla cura delle anime. Sebbene il tempo abbia trasformato i luoghi della sua missione, il nome di Pietro continua a essere richiamato con rispetto nel calendario liturgico il giorno sei di maggio, offrendo ai fedeli l'occasione di riflettere sulla sua testimonianza di fede vissuta nel dodicesimo secolo.
La memoria del Beato Pietro non è soltanto un atto di devozione verso il passato, ma un invito a riconoscere la fecondità del dono di sé. Egli ci insegna che il servizio alla Chiesa richiede non solo competenze e intelligenza, ma soprattutto un cuore radicato nella preghiera e nel silenzio. La sua eredità, custodita nelle antiche abbazie che egli ha contribuito a far nascere e prosperare, continua a parlare alla sensibilità dei credenti di ogni epoca. Ricordare Pietro significa dunque accogliere l'invito a cercare sempre la volontà di Dio, lavorando con pazienza alla costruzione del Suo regno, con la medesima umiltà e tenacia che hanno contraddistinto il cammino terreno di questo illustre vescovo savoiardo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Innocenzo V?
La memoria liturgica di Innocenzo V, al secolo Pietro di Tarantasia, ricorre il ventitré giugno.