8 giugno
Beato Stefano Sandor
Coadiutore salesiano, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza in terra d'Ungheria
István Sándor era nativo della terra degli Ungari ed era magiaro. La tradizione storica ricorda che Papa Silvestro verso l'anno mille conferì il titolo di Re Apostolico d'Ungheria a un duca con lo stesso nome, dopo la sua conversione al cristianesimo. Il popolo ungherese è fiero e non si è mai del tutto piegato agli invasori ottomani, Asburgo, nazisti e comunisti guidati da Josif Vissarionovich Dzugasvili, detto Stalin. Il popolo ungherese ha sempre lottato o brigato per la propria indipendenza contro tutti. Sandor visse in anni difficili caratterizzati da rivolgimenti, attacchi nemici, voltafaccia dei governanti, alleanze sbagliate, guerre, attentati e capovolgimenti di fronte.
István nacque a Szolnok il ventisei ottobre 1914. Il padre di István era un ferroviere e la madre era una casalinga. I genitori avevano solidissimi principi morali e praticavano un cristianesimo profondamente sentito e vissuto. I genitori di István si chiamavano Stefano e Maria Fechete. I genitori allevarono tre figli: Stefano, Giovanni e Ladislao. La giovinezza di István trascorse in modo sereno e normalissimo tra scuola, giochi e studio. Aveva un carattere felice e altruista che lo spingeva ad aiutare i compagni in difficoltà e a intrattenerli con giochi, racconti, piccole recite e passeggiate. La sua quotidianità richiamava quella di Don Bosco.
Fu chierichetto e paggetto del Sacro Cuore con i padri francescani nel suo paese natale, Szolnok. I padri francescani notarono le sue attitudini e gli consigliarono di farsi salesiano. La sua innata inclinazione a educare e raccogliere i giovani convinse i francescani a indirizzare la sua vocazione verso i figli di Don Bosco. István prese seriamente quel consiglio. Si informò sulle persone che avrebbero potuto costituire la sua futura famiglia leggendo il Bollettino Salesiano da cima a fondo. Tramite la rivista apprese le imprese di Don Bosco e dei suoi figli, apprezzandone il metodo e l'impegno per la salvezza dei giovani.
La vocazione salesiana e il tempo della guerra
Comprese che il suo ideale non era continuare a fare l'operaio delle ferrovie come suo padre, mestiere che aveva iniziato da qualche tempo. Don Bosco divenne una calamita che lo attirava sempre di più. Riuscì a ottenere il permesso dai genitori per cambiare vita. Nel febbraio del 1936 entrò per il periodo di aspirantato nella scuola tipografica del municipio di Rácospalota. I salesiani si entusiasmarono di lui e dopo un solo mese fu ammesso al noviziato. István fu ripetutamente chiamato sotto le armi fino al 1941. Riuscì a fare il noviziato ma subito dopo dovette vestire la divisa da soldato.
Fu prigioniero degli americani in Germania e nel 1945 fu rimandato a casa. L'esperienza militare non scosse le sue convinzioni ma le rafforzò. Fece il salesiano anche sotto le armi, comportandosi da amico sincero dei commilitoni e rendendosi disponibile al servizio e al colloquio spirituale. La trincea divenne il suo oratorio. Ricevette parecchie decorazioni al valore. Rientrato a Rácospalota, divenne maestro di tipografia, capo dei chierichetti nel santuario del Sacro Cuore e assistente all'oratorio fino alla nazionalizzazione delle scuole.
In una lettera al padre, Stefano Sándor si scusava per una dimenticanza legata al compleanno. Egli ricordò il compleanno del padre nelle preghiere e nella santa Comunione, ritenendoli più preziosi di un dono costoso. L'autore della lettera ha rivolto il proprio spirito alla casa accogliente ringraziando per il bene ricevuto. Il padre dell'autore lo ha amato come un figlio unico senza nessun altro all'infuori di lui. Una mattina di Avvento il padre firmò il proprio consenso paterno alla separazione. Il padre provava dolore per la separazione ma era pronto al sacrificio per amore e per la felicità del figlio.
Il sacrificio compiuto dal padre è simile a quello di Abramo che ricevette la richiesta di sacrificare la vita del figlio. Il sacrificio del padre è giudicato più meritevole di quello di Abramo perché ad Abramo fu impedito di compierlo e sostituito con un montone. Il dolore del padre nel compiere il sacrificio è caro a Dio. Il padre ha offerto al Signor Gesù ciò che aveva di più caro con grande spirito di abnegazione. Eventuali dolori futuri del padre dovranno essere offerti per migliorare il figlio come religioso. L'autore copre di baci le mani del padre sciupate dal lavoro. L'autore augura che Dio faccia vivere il padre seguendo la Sua volontà per giungere insieme alla beatitudine del cielo. L'attuale separazione porterà una felicità ineffabile per l'eternità. L'autore esprime il desiderio di diventare un religioso gradito a Dio e devoto al suo Sacro Cuore.
La persecuzione, la clandestinità e il martirio
Nel 1949 lo stato, sotto Mátyás Rákosi, incamerò i beni ecclesiastici. Sandór cercò di salvare alcune macchine tipografiche e parte dell'arredamento acquistato con tanti sacrifici. I religiosi si ritrovarono senza nulla e lo stato prese il controllo di tutto. Lo stalinismo di Rákosi continuò ad accanirsi e i religiosi furono dispersi. Molti religiosi si ridussero allo stato di clandestini, perdendo casa, lavoro e comunità, e si adattarono a fare i lavori più disparati come spazzini, contadini, manovali, facchini o servitori. Anche István dovette sparire e lasciare la sua tipografia divenuta famosa.
Fu colto mentre cercava di salvare delle macchine tipografiche, dovette fuggire e rimanere nascosto per alcuni mesi. Sotto falso nome, riuscì a farsi assumere in una fabbrica di detergenti della capitale. Continuò clandestinamente e impavido il suo apostolato pur sapendo che era rigorosamente proibito. A metà luglio la polizia politica lo prelevò nella fabbrica in cui lavorava e lo trasferì in prigione, facendo perdere sue notizie. Esiste un unico documento ufficiale che attesta il processo e la condanna a morte di István. István fu impiccato la sera dell'8 giugno 1953 a Budapest. L'esecuzione di István fu comunicata pubblicamente solo dopo il 1990. Il luogo di sepoltura di István rimase ignoto per molto tempo.
La spiritualità della sofferenza e la via della croce
Stefano Sándor pregava ogni giorno per i genitori e li menzionava durante la santa Messa. Egli raccomandava di sopportare il dolore con pazienza, senza lamentele o proteste contro Dio. Affermava che tutti, ricchi e poveri, devono soffrire e nessuno può sottrarvisi. Ricordava che Gesù Cristo e la Vergine Madre soffrirono pur essendo senza peccato. La sofferenza di Gesù e della Madonna iniziò dalla nascita e durò fino al Calvario. La Via Crucis testimonia la grande pazienza del Padre celeste. Esortava a provare vergogna nel pensare a Gesù flagellato, coronato di spine, beffeggiato e bersagliato di sputi.
Gesù non si impaurì alla vista della croce, ma l'abbracciò e la baciò prevedendo i tormenti. Durante la Passione, Gesù era senza nessuno accanto tranne la Vergine Madre, abbandonato dagli apostoli e apparentemente dal Padre Eterno. Messo in croce, Gesù esclamò: Padre mio, perché mi hai abbandonato?. Mentre la gente lo insultava, Gesù pregava per loro dicendo: Padre mio perdona loro, perché non sanno quel che fanno. Gesù soffrì per far pervenire gli uomini al cielo, mentre l'uomo spesso non vuole soffrire per la propria anima. Solo la sofferenza rassegnata conduce al cielo.
Bisogna lasciarsi animare dai tormenti di Gesù e ricorrere a Lui per avere consolazione, forza e grazia. Le sofferenze saranno seguite da una beatitudine eterna. I santi dicevano che vale la pena sopportare ogni pena per il cielo. Stefano Sándor è stato chiamato a far parte della grande famiglia di San Giovanni Bosco. Stefano Sándor è stato guidato da Maria Aiuto dei cristiani nella sua missione per la salvezza delle anime. Stefano Sándor ha sacrificato la sua vita per la gioventù ungherese. Stefano Sándor ha testimoniato la fede nel tempo della persecuzione della Chiesa. Stefano Sándor ha promosso la stampa cattolica. Stefano Sándor ha promosso il servizio all'altare. Stefano Sándor ha promosso l'educazione della gioventù. Stefano Sándor è nato a Szolnok in Ungheria il 26 ottobre 1914. Stefano Sándor è morto a Budapest in Ungheria l'8 giugno 1953.
Il ritrovamento delle reliquie e la beatificazione
La memoria di István non andò perduta. I salesiani ottennero nel 2007 il nulla osta per avviare la causa di beatificazione di István. Papa Francesco riconobbe il martirio in odium fidei di István il 27 marzo 2013. Il coadiutore salesiano István Sándor fu solennemente beatificato il 19 ottobre 2013. La beatificazione di István Sándor ebbe luogo nella Basilica di Santo Stefano a Budapest. L'Ispettoria salesiana ungherese Santo Stefano Re annunciò di aver identificato e portato alla luce le reliquie del Beato al termine di studi e ricerche. I lavori di preparazione per il ritrovamento delle reliquie durarono oltre un anno. I lavori di ricerca delle reliquie furono guidati e supervisionati dal perito legale dott.ssa Eva Susa.
Si ipotizzò che il corpo del martire fosse sepolto insieme ai compagni nel Nuovo Cimitero Pubblico di Budapest, al posto 37, seconda fila, loculo 301. La Congregazione Salesiana aveva tentato di recuperare il corpo del martire prima della beatificazione. La dott.ssa B. Varga Judit condusse uno studio storico-archivistico utile al lavoro di ritrovamento. La tomba fu aperta il 12 novembre 2018 alla presenza di studiosi e professionisti esperti. Dalla tomba furono estratte le ossa appartenenti a sei scheletri completi. Lo studio antropologico delle ossa fu eseguito nel Laboratorio di Antropologia del NSZKK, il Centro Nazionale Esperti e Ricerca.
Il materiale genetico del martire fu estratto da una busta chiusa personalmente da lui e da un francobollo usato dal fratello. Le analisi del DNA furono eseguite dalla dott.ssa Eszter Dudas. Don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale delle Cause dei Santi, annunciò l'avvenuta identificazione dei resti del beato Stefano Sándor tra i sei soggetti rinvenuti. La Santa Sede avrebbe fornito successivamente indicazioni su autenticazione, conservazione delle reliquie e celebrazioni religiose.
Il cammino terreno
Il percorso di vita del Beato Stefano Sandor ha inizio a Szolnok, in Ungheria, nel 1914. La sua vocazione si manifesta con chiarezza nel 1936, anno in cui decide di entrare nel noviziato salesiano per consacrarsi pienamente all'ideale di Don Bosco. La sua giovinezza è tuttavia attraversata dalle grandi prove del suo tempo: presta servizio militare fino al 1941, vivendo anche l'esperienza amara della prigionia in Germania, un periodo che tempra il suo spirito e la sua capacità di resistenza.
Al rientro in patria, il contesto politico si fa progressivamente più ostile. A Rákospalota e in altre realtà ungheresi, il Beato si adopera con dedizione, ma la nazionalizzazione delle scuole imposta dal regime colpisce duramente le opere educative. Nonostante il divieto e il clima di sorveglianza opprimente, Stefano Sandor non interrompe la sua missione. Sceglie la via dell'apostolato clandestino, consapevole dei rischi che tale scelta comportava. La sua dedizione verso i giovani e la perseveranza nel trasmettere i valori cristiani attirano su di lui l'attenzione della polizia politica. Arrestato e sottoposto a un processo iniquo, viene condannato a morte. La sua vita terrena si conclude tragicamente a Budapest, il giorno otto giugno 1953, mediante l'impiccagione. Il suo martirio, riconosciuto come avvenuto in odium fidei, resta una testimonianza indelebile di come la fede possa trasformare un coadiutore salesiano in un coraggioso difensore della propria missione spirituale fino all'ultimo respiro.
La memoria e il culto
Il culto del Beato Stefano Sandor si inserisce nel solco della profonda devozione che la Chiesa riserva ai martiri del ventesimo secolo, uomini e donne che hanno subìto la violenza dei regimi totalitari per non rinnegare la propria appartenenza a Cristo. La sua figura è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale attraverso la beatificazione, presieduta a Budapest, che ha elevato il suo sacrificio a modello di vita cristiana.
La memoria del Beato Stefano Sandor non è soltanto un atto di giustizia storica, ma un invito costante alla vigilanza e alla testimonianza coraggiosa. Egli rappresenta la schiera silenziosa di coloro che, nel nascondimento, hanno tenuto accesa la fiamma della fede quando ogni altra luce sembrava sul punto di spegnersi. Il riconoscimento ufficiale, avvenuto il diciannove ottobre duemilatredici per mano di Papa Francesco, ha confermato la santità di un coadiutore che ha fatto della sua vita un dono totale, offrendo se stesso per la causa del Vangelo. Oggi, i fedeli che guardano al suo esempio trovano in lui un intercessore che ricorda come il servizio umile e costante sia la via maestra per giungere alla pienezza della vita in Dio, superando ogni barriera posta dall'odio umano.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Stefano Sándor?
La sua memoria liturgica si celebra l'8 giugno.
Qual era il ruolo del Beato Stefano Sándor all'interno della Chiesa?
Egli fu un coadiutore salesiano, maestro di tipografia, educatore dei giovani e martire della fede.