2 febbraio
Beato Tshimangadzo Samuele Benedetto Daswa (Bakali)
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza
Il nome Tshimangadzo significa miracolo, ed egli fu un'autentica meraviglia di Dio. La sua vita si è svolta interamente a Mbahe, a circa 150 km a nord di Polokwane, nella diocesi di Tzaneen. Benedict è nato il 16 giugno 1946 nel villaggio rurale di Mbahe, in seno al clan Lemba, i cui membri sono noti come gli ebrei neri per via di rituali e tradizioni con antichi legami col giudaismo. Apparteneva all'etnia Venda e la sua famiglia d'origine non era cristiana. A causa della morte prematura del padre, come primogenito si è preso cura dell'educazione e dell'istruzione dei tre fratelli e della sorella. Durante l'adolescenza si è unito al gruppo dei catecumeni guidato da Benedetto Risimati, un catechista carismatico che si radunava sotto un albero di fico. A 16 anni ha chiesto il battesimo e ha scelto il nome Benedetto in onore della guida che ha accompagnato il suo cammino di fede, completando una conversione al cattolicesimo iniziata a 17 anni. Per finanziarsi gli studi al college e divenire insegnante, Benedict ha fatto le pulizie in un ospedale. Il direttore del centro sanitario ha intimato a Benedict di abbandonare la fede cristiana pena la perdita del posto di lavoro, ma egli ha accettato di essere licenziato piuttosto che rinunciare alla fede in Gesù.
Il lavoro, la famiglia e l'impegno nella comunità
L'intera vita del beato Daswa è stata in controtendenza rispetto alla mentalità patriarcale e critica nei riguardi delle superstizioni religiose. Nel villaggio Benedict era conosciuto come assiduo lavoratore e persona concreta ed efficiente. Amava lavorare la terra e ha continuato insieme ai fratelli la coltivazione del giardino lasciato dal padre, un giardino che riforniva di verdura l'inter Paese. I poveri potevano comprare le verdure dal suo giardino senza denaro, e i giovani potevano lavorare nel giardino per guadagnarsi il denaro necessario alle spese scolastiche senza gravare sulle famiglie. Era esigente nel pretendere che ciascuno dia il meglio di sé e giusto fino allo scrupolo affinché a tutti sia corrisposto il dovuto. Benedict è diventato maestro elementare e poi direttore della scuola primaria nel villaggio di Nweli. Si è dedicato oltre l'orario scolastico come guida e animatore dei giovani nei fine settimana e nelle vacanze, dotando il villaggio di un campo sportivo e allenando la squadra di calcio dei ragazzi, rifiutandosi però di far indossare amuleti ai giocatori della sua squadra per assicurare la vittoria. Con il lavoro delle sue mani ha partecipato alla costruzione della scuola locale, e ha acquistato un furgoncino per trasportare ghiaia e sassi dal fiume per costruire la chiesa della comunità cattolica. Intorno ai 30 anni si è sposato con Shadi Eveline Monyai, deceduta alcuni anni prima della proclamazione a beato, dalla quale ha avuto otto figli. Benedict aiutava la moglie nelle faccende domestiche, un compito considerato esclusivamente femminile nella tradizione Venda. L'amico di famiglia Chris Mphaphuli ricorda che Benedict svolgeva faccende domestiche inusuali per i mariti della zona, come andare al fiume a lavare la biancheria sporca e i pannolini dei figli, oppure uscire il sabato mattina per andare a fare legna nella savana e portarla alla mamma. Secondo il costume locale certe mansioni sono riservate agli uomini e altre alle donne, ma per Benedict tale distinzione non esisteva. Il comportamento inusuale di Benedict spinse qualcuno a dire che fosse stregato, poiché egli non intendeva conformarsi a tradizioni che impedivano di essere d'aiuto agli altri e non era disposto a cedere a credenze superstiziose. Si è impegnato attivamente in parrocchia, animando le celebrazioni liturgiche, insegnando catechismo e diventando catechista e animatore della comunità, godendo di indiscussa autorità fino a gennaio 1990. Il figlio Lufunwo Daswa aveva 14 anni quando il padre fu ucciso, ed egli stava completando gli studi universitari per diventare insegnante all'epoca della beatificazione. Lufunwo ricorda il padre come un uomo coscienzioso, pronto ad aiutare gli altri e lungimirante, poiché Benedict voleva che ciascuno dei suoi figli avesse la possibilità di studiare e si dava da fare affinché tutti i bambini del villaggio potessero frequentare la scuola.
La crisi nel villaggio e la fermezza nella fede
Nel gennaio 1990 un nubifragio si è abbattuto sul villaggio dove Benedict abitava con la famiglia. Nei primi giorni di gennaio 1990 un nubifragio si è abbattuto sulla zona e i tetti di molte capanne del villaggio sono stati colpiti da fulmini e sono andati in fiamme durante il nubifragio. La religione tradizionale africana è più fortemente radicata nelle zone rurali del Sudafrica e attribuisce disastri atmosferici, malattie e morte a spiriti maligni manovrati da esseri umani, escludendo cause naturali. I capi villaggio e i consiglieri, tra i quali Benedict che fungeva da segretario del consiglio del capo-villaggio, hanno interpretato i fulmini come una maledizione frutto di stregoneria e hanno deciso di dare la caccia al colpevole dei fenomeni atmosferici straordinari. Il capo-villaggio e i consiglieri hanno scelto di autotassarsi per pagare uno stregone incaricato di identificare il responsabile del sortilegio, stabilendo di pagare lo sciamano tramite un'autotassazione di 5 rand a testa, ovvero la somma richiesta di 50 centesimi di euro. Benedict è stato l'unico a opporsi all'iniziativa, rifiutandosi di sborsare la somma richiesta e affermando che la sua fede gli impediva di partecipare alla caccia alle streghe. Ha tentato di spiegare al capo-villaggio e ai consiglieri che fulmini e nubifragi sono fenomeni naturali e ha avvertito che cercare colpevoli avrebbe portato all'uccisione di persone innocenti. Benedict ha dichiarato che a motivo della sua fede in Gesù non poteva accettare la decisione di cercare un colpevole tramite la magia, poiché la fede lo aveva liberato dalla paura della stregoneria, degli spiriti maligni e delle forze oscure, e la sua vita e la sua morte testimoniano che stregoneria e divinazione non hanno senso e rendono schiavo lo spirito umano. A causa di ciò, Benedict è stato guardato con sospetto e schernito per aver rinnegato le tradizioni popolari, e la sua colpa è stata quella di aver messo in crisi un sistema di credenze e di aver tentato di minare i fondamenti della tradizionale struttura sociale e religiosa.
Il martirio e la testimonianza suprema
Il 2 febbraio di sera Benedict stava rientrando a casa alla guida del suo furgoncino. Una settimana dopo l'opposizione allo stregone gli è stata tesa un'imboscata con rami e grosse pietre posti di traverso sulla strada per costringerlo a fermare l'automobile e a uscire dal veicolo per liberare la strada bloccata. Un gruppo di giovani armati di pietre e bastoni è spuntato dai cespugli per tendergli una trappola e lo ha assaltato. Sanguinante, Benedict è stato malmenato e ha tentato di salvarsi rifugiandosi in una capanna vicina. La padrona della capanna lo ha costretto ad allontanarsi subito perché gli assalitori minacciavano di dare fuoco alla casa. Uscito spontaneamente dal rifugio per non mettere a rischio la vita dei proprietari della casa e incapace di difendersi, Benedict si è consegnato ai suoi assassini. È stato bastonato, ustionato con acqua bollente e finito a colpi di pietra e di bastone. Prima di morire, Benedict è stato sentito pregare ad alta voce, e gli assassini lo hanno schernito con le parole: Vediamo se il suo Dio viene ora ad aiutarlo. È stato ucciso il 2 febbraio 1990 nei pressi di Thohoyandou in Limpopo, nello stesso giorno in cui a Città del Capo il presidente de Klerk annunciava la liberazione di Nelson Mandela, dando inizio al nuovo corso della nazione. Benedict Daswa è stato ucciso a motivo della sua fede in Gesù a causa dell'incompatibilità con alcune credenze della religione tradizionale africana. Lo Spirito Santo ha trasformato Benedict in un autentico eroe del Vangelo, simile ai primi martiri che difesero coraggiosamente la fede pregando e perdonando i nemici. Ai suoi funerali i sacerdoti hanno indossato paramenti rossi a testimonianza del martirio. La convinzione del suo martirio è rimasta inalterata negli anni successivi, permettendo un processo di beatificazione rapido portato a termine da monsignor Rodrigues, vescovo della diocesi di Tzaneen, che ha raccolto il lavoro iniziato dal suo predecessore Hugh Slattery. Gli assassini di Tshimangadzo Samuele Benedetto Daswa sono tuttora impuniti e non completamente individuati, ma sono stati perdonati e, ancora oggi, ricevono aiuti dai figli di Benedetto secondo il volere del padre.
La beatificazione e il culto
Molti membri della comunità locale lo hanno sempre stimato e sono rimasti traumatizzati dall'efferatezza della sua uccisione, mentre la venerazione del nuovo martire ispira molte persone e dà coraggio alla minoranza cattolica nella diocesi di Tzaneen, che conta 45 mila fedeli su una popolazione totale di 2,7 milioni di abitanti in uno Stato laico con libertà di religione dove circa l'80% della popolazione si dichiara cristiana. La celebrazione eucaristica di beatificazione si è svolta all'aperto il 13 settembre 2015 nel villaggio di Tshitanini, con la partecipazione di oltre 30.000 persone. Tshimangadzo Samuele Benedetto Daswa è stato beatificato il 13 settembre 2015 come martire ed è il primo beato e primo martire del Sudafrica. Il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi e inviato di papa Francesco, ha dichiarato solennemente beato Benedict Daswa presiedendo l'Eucaristia insieme a vescovi e sacerdoti sudafricani e di nazioni limitrofe. Alla celebrazione erano presenti i figli di Daswa, l'ultranovantenne madre e numerose autorità civili locali e nazionali. Il governo è stato rappresentato dal vicepresidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, appartenente all'etnia Venda, il quale ha affermato che il coraggioso servizio di Benedict gli è costato la vita e ha esortato i sudafricani a impegnarsi a costruire una società libera da intolleranza, ignoranza e violenza, esprimendosi contro la pratica della stregoneria, le uccisioni rituali e le mutilazioni per ottenere salute, soldi e successo, e incoraggiando un dialogo aperto per capire il persistere di tali delitti. Fikile-Ntsikelelo Moya, direttore del quotidiano di Durban The Mercury, ha definito Daswa un esempio da seguire anche per la società secolare, poiché egli ebbe il coraggio delle proprie convinzioni e affrontò una morte atroce rifiutandosi di adeguarsi alla mentalità corrente del conformismo e del male circostante. I vescovi sudafricani hanno espresso la speranza, tramite un comunicato diffuso da padre Smilo Mngadi, portavoce della Conferenza episcopale, che la beatificazione di Daswa possa contribuire alla rivitalizzazione della fede della gente e che tutti si sentano incoraggiati a mantenersi saldi nella fede di fronte alle difficoltà quotidiane. Il corpo di Benedict è stato riesumato il 24 agosto dal cimitero di Mbahe e i suoi resti sono stati portati a riposare nella chiesetta di Santa Maria Assunta a Nweli, alla cui costruzione Benedict aveva contribuito personalmente. In futuro i resti mortali di Benedict verranno traslati in un santuario che la diocesi di Tzaneen intende erigere e che diventerà un luogo di preghiera e di venerazione dedicato al primo martire cristiano sudafricano. La memoria liturgica di Benedict verrà celebrata ogni anno il 1 febbraio, mentre la Chiesa ne fissa la memoria anche il 13 settembre in collegamento con la beatificazione.
La vita e la testimonianza
La vicenda umana di Tshimangadzo Samuele Benedetto Daswa si è svolta interamente entro i confini del Sudafrica. Nato nel 1946 a Mbahe, ha attraversato le tappe fondamentali della sua maturazione spirituale accogliendo il dono del battesimo all'età di diciassette anni. In quel momento di grazia, scegliendo il nome di Benedetto, ha manifestato il desiderio di conformare il proprio cammino alla sequela di Cristo. La sua vocazione si è espressa concretamente nel mondo dell'istruzione: come maestro elementare e direttore di scuola primaria, ha seminato sapienza e valori tra le nuove generazioni, svolgendo il suo ministero educativo con dedizione nelle località di Mbahe, Nweli e Tzaneen.
La coerenza di Benedetto Daswa non era soltanto una virtù privata, ma si traduceva in una costante attenzione alla dignità della persona. In una fase drammatica della vita della sua comunità, segnata da tensioni e superstizioni, egli scelse di non cedere alla pressione sociale. Quando fu richiesto il contributo economico per sostenere l'opera di uno sciamano, impegnato in una pratica di caccia alle streghe, Benedetto si oppose fermamente. Questa sua posizione, dettata da una coscienza illuminata dalla fede e dal rifiuto di pratiche contrarie al Vangelo, scatenò l'ira di alcuni compaesani. Il 2 febbraio 1990, a Mbahe, il suo rifiuto di assecondare l'oscurantismo lo condusse al martirio. La sua morte non è stata soltanto la fine di un uomo giusto, ma il suggello di una vita spesa per la verità, testimoniando fino all'ultimo istante la libertà che deriva dall'appartenenza a Dio.
Il culto e la memoria
Il sacrificio del Beato Benedetto Daswa ha trovato pieno riconoscimento nella solenne celebrazione della sua beatificazione, presieduta da Papa Francesco nel 2015. Questo atto della Chiesa ha ufficialmente iscritto il suo nome nel martirologio, elevandolo a modello di virtù cristiana per la Chiesa universale e, in modo particolare, per il popolo del Sudafrica, di cui è oggi patrono. La sua figura continua a parlare ai fedeli, offrendo un esempio di come la fede possa trasformare la cultura e le relazioni umane.
La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il primo giorno di febbraio, invitando i fedeli a meditare sulla forza della coscienza cristiana di fronte alle avversità. Il suo martirio, avvenuto il 2 febbraio 1990, rimane un richiamo perenne alla responsabilità di ogni battezzato nel difendere la verità, anche quando tale impegno comporta il dono della vita. Attraverso la venerazione del Beato Benedetto, i cristiani sono esortati a coltivare la carità e la fermezza morale, camminando con coraggio nelle vie della pace e della giustizia, sostenuti dall'esempio di chi ha saputo anteporre il Vangelo a ogni logica di violenza o superstizione.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Tshimangadzo Samuele Benedetto Daswa?
La sua memoria liturgica si celebra il 1 febbraio e il 13 settembre, data legata alla sua beatificazione.