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19 agosto

San Bartolomeo di Simeri

Eremita, fondatore e abate

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini alla vita eremitica

San Bartolomeo nacque verso la metà del secolo undecimo a Semeri, oggi conosciuta come Simeri, in provincia di Catanzaro. I suoi pii genitori, Giorgio ed Elena, lo battezzarono con il nome di Basilio e lo consacrarono fin dall'infanzia a Dio, offrendogli un'educazione saldamente improntata alla fede, alla pietà e alla scienza. Ancora giovane, avvertì il forte richiamo della vita spirituale dei Padri eremiti nel deserto e, desideroso di una maggiore perfezione cristiana, decise di lasciare la propria famiglia d'origine. Si recò dapprima presso l'eremita Cirillo, che viveva nei pressi del torrente Melitello, e da lui ricevette la sacra tonsura e l'abito monastico, mutando il proprio nome in Bartolomeo. In seguito, fu conosciuto anche con il denominativo di Trigono, tratto dall'omonimo monte oggi denominato Triangolo. Spinto dal desiderio di una solitudine ancora più profonda, lasciò la compagnia di Cirillo e si diresse verso i monti dell'aspra Sila, fermandosi proprio sul monte Trigono, nelle vicinanze dell'attuale lago Ampollino. In quel luogo isolato visse per alcuni anni nella sola presenza di Dio, dedicandosi a rigide penitenze, a lunghe veglie di preghiera e conservando sempre una santa letizia nel cuore. La sua profonda solitudine fu infine scoperta da alcuni cacciatori che si erano avventurati in quella zona impervia. I cacciatori fecero ritorno ai loro paesi d'origine e raccontarono a tutti del fortuito incontro con l'uomo di Dio. In questo modo la sua fama di santità divenne rapidamente nota in tutta la regione, dando inizio a un costante affluire di pellegrini e di persone assetate di autentica direzione spirituale.

La fondazione del Patirion e il governo monastico

La Vergine Maria indicò a Bartolomeo, per mezzo di una visione, di accogliere quanti desideravano servire Dio nella via della perfezione. Visto il numero sempre crescente di discepoli che accorrevano a lui, l'abate fu costretto ad edificare un monastero e una chiesa. L'eremitaggio tipico del Medioevo attirava infatti molti giovani e uomini, sebbene tale forma di vita tendesse poi a decrescere con l'avvento dei grandi Ordini monastici. Per attuare concretamente il progetto del nuovo monastero, Bartolomeo lasciò i luoghi impervi della montagna e si recò sulle alture situate fra Rossano e Corigliano, in provincia di Cosenza. Si stabilì in una località denominata Ronconiate, dove esisteva già un piccolo oratorio fondato in precedenza da un monaco di nome Nifone, identificato da alcuni studiosi con san Nilo da Sibari. Verso l'anno mille e novanta edificò il tempio a tre navate e il celebre monastero noto come Patirion. Tale edificazione fu resa possibile anche grazie all'aiuto generoso del conte Ruggero primo, vissuto fino al millecentouno e fratello di Roberto il Guiscardo. Lo stesso conte Ruggero primo ottenne proprio da Bartolomeo la potestà su metà della Calabria. Alla realizzazione dell'opera parteciparono inoltre la consorte di Ruggero, la contessa Adelaide, e il nobile Fulco di Balberg, detto Cristodulo. Cedendo infine alle insistenti pressioni dei suoi discepoli, l'abate accettò di ricevere l'ordinazione sacerdotale per mano del vescovo Policronio di Belcastro. San Bartolomeo di Simeri visse dunque in Calabria come sacerdote e abate, praticando inizialmente la vita eremitica e fondando in seguito il monastero dei Greci. Esercitò il governo del Patirion con grande santità e sapienza, componendo anche un codice di norme ascetiche per regolare la vita dei suoi monaci.

Lo scriptorium, i viaggi e la prova del fuoco

San Bartolomeo fu un infaticabile studioso delle Sacre Scritture e dei Padri della Chiesa, riuscendo a trasfondere questo profondo amore spirituale ai suoi monaci. Istituì all'interno del Patirion un celebre scriptorium dal quale uscirono centinaia di preziosi codici. Questi manoscritti costituiscono oggi la ricchezza di moltissime biblioteche europee, e la sola biblioteca Vaticana ne custodisce circa sessanta. Tale fecondo scriptorium svolse il merito storico di salvare molte opere classiche sia greche sia latine. La floridezza e la potenza del monastero calabrese suscitarono tuttavia l'invidia di altre istituzioni ecclesiastiche. Verso l'anno millecentoventicinque, due monaci benedettini dell'abbazia di Sant'Angelo di Mileto calunniarono l'egumeno presso il conte Ruggero secondo, vissuto tra il mille ottantacinque e il mille centoquarantacinque. L'abate fu falsamente accusato di aver arricchito i propri parenti utilizzando i beni che il conte aveva donato al monastero. Chiamato a Messina per discolparsi da tali accuse, vi si recò con grande umiltà. Invitato a difendersi davanti all'autorità, Bartolomeo non aprì bocca e per questo fu considerato colpevole, venendo ingiustamente condannato al rogo. Chiese tuttavia e ottenne di poter celebrare la Santa Messa prima che fosse eseguita la condanna. Davanti al re e alla corte riunita, l'abate diede inizio alla celebrazione eucaristica. Al momento solenne della Consacrazione, una colonna di fuoco si levò improvvisamente dai suoi piedi fino a raggiungere il cielo. Profondamente colpiti da tale clamoroso prodigio, il re Ruggero secondo e tutti i presenti si inginocchiarono immediatamente, chiedendo perdono all'abate per l'enorme errore commesso.

Gli ultimi anni, la morte e il culto

Un conte impedì a Bartolomeo di fare ritorno in Calabria e volle edificare a Messina un grande tempio con annesso monastero intitolato al Santissimo Salvatore. Lo stesso conte pregò l'abate di organizzarne la vita monastica e di santificarlo con la sua preziosa presenza. Verso l'anno millecentoventotto, Bartolomeo chiese ed ottenne comunque di poter ritornare al amato Patirion. Prima di partire, promise di inviare in sua vece il fedele discepolo Luca accompagnato da dodici monaci. Il grande monastero del Santissimo Salvatore, completo di chiesa, fu definitivamente ultimato nel millecentotrentadue e divenne ben presto uno dei più celebri e fiorenti complessi monastici di tutta l'Italia meridionale, arrivando a esercitare la propria giurisdizione su una cinquantina di monasteri sparsi tra la Sicilia e la Calabria. L'abate e fondatore Bartolomeo di Simeri morì santamente nel suo monastero del Patirion di Rossano il diciannove agosto del millecententrenta. Il culto liturgico in onore di san Bartolomeo di Simeri sussiste ab immemorabili. La festa del santo cade annualmente il diciannove agosto e viene celebrata in modo particolare nell'abbazia di rito greco di Grottaferrata. L'antica chiesa di Santa Maria del Patire, o Patirion, sorge ancora oggi a seicento nove metri di altezza tra i boschi calabresi, offrendo ampie e suggestive vedute panoramiche sulla piana di Sibari. La chiesa del Patirion è tuttora funzionante per il culto, mentre l'adiacente monastero, ormai privo di monaci residenti, è stato adibito a strutture di accoglienza e di ristoro per i visitatori e i pellegrini che salgono a venerare questi luoghi santi.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Bartolomeo di Simeri?

La festa liturgica di san Bartolomeo di Simeri si celebra il diciannove agosto, giorno della sua pia morte avvenuta nel millecententrenta.

Di cosa è patrono San Bartolomeo di Simeri?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati ufficiali per san Bartolomeo di Simeri.

In Calabria, san Bartolomeo di Simeri, sacerdote e abate, che, dopo aver praticato vita eremitica, fondò il monastero dei Greci. — Martirologio Romano