25 maggio
San Beda detto il Venerabile
Sacerdote e dottore della Chiesa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita nel silenzio del monastero
Non si conoscono i genitori di Beda e la sua data di nascita rimane incerta, sebbene gli storici la collochino tra il 672 e il 673 nel territorio del monastero di Wearmouth e Jarrow. All'età di sette anni i genitori affidarono Beda alla cura dell'abate Benedetto Biscop, fondatore dei centri monastici di Wearmouth e Jarrow nella contea di Durham, e in seguito fu affidato all'abate Ceolfrid per la sua istruzione. Beda si fece monaco tra i benedettini e visse come servo di Cristo, non diventando mai né vescovo né abate. All'età di diciannov'anni Beda diventò diacono, mentre all'età di trent'anni ricevette la sacra ordinazione presbiterale. La sua esistenza si svolse interamente all'interno del monastero di Jarrow, nella Northumbria in Inghilterra, dove trascorse il tempo tra l'osservanza della disciplina monastica e l'esercizio quotidiano del canto in chiesa. Le sue giornate erano interamente scandite dalla preghiera e dal canto corale, e i suoi unici momenti di ricreazione erano costituiti proprio da queste pratiche spirituali. Beda si dedicò con costanza alla meditazione e alla spiegazione delle Scritture, guidato da un unico motto che riassumeva i suoi interessi, ovvero semper aut discere aut docere aut scribere. Per lui fu sempre dolce imparare, insegnare e scrivere, offrendo ai suoi confratelli e ai discepoli l'esempio di un maestro di probità, animato da un costante scrupolo di edificare senza mai venire meno alla verità e nutrendo un grande rispetto per chiunque ascoltasse la sua voce o leggesse i suoi libri.
Lo studio, la scienza e l'insegnamento
Beda deve la sua straordinaria cultura alla lettura dei libri conservati nelle ricche biblioteche dei monasteri di Wearmouth e di Jarrow, i cui volumi raggiunsero presto anche le biblioteche monastiche del continente europeo. La sua formazione fu ampia e articolata, caratterizzata da conoscenze di una vastità stupefacente che comprendevano la lettura fluida del greco e dell'ebraico. Nelle sue ricerche e nei suoi scritti, Beda attinse ai classici latini come Cicerone, Virgilio, Lucrezio, Ovidio e Terenzio, affiancandoli ai grandi Padri della Chiesa. La didattica di Beda risultava insolita per il tempo ma straordinariamente ricca d'interesse per gli scolari, poiché era fortemente interdisciplinare e mirava a spiegare i Testi Sacri avvalendosi sia degli autori dell'antichità pagana sia delle conoscenze scientifiche del suo tempo. Beda produsse innumerevoli scritti teologici, storici, scientifici, eruditi e pedagogici, scrivendo moltissimo e trattando anche argomenti modesti o insoliti. Tra questi figurano il libretto De orthographia e il Liber de loquela per gestum digitorum, un testo molto famoso nel Medioevo ideato per insegnare a fare i conti con le dita. Beda scrisse inoltre manuali dedicati ai monaci copisti e compose poemi e versi di pregevole fattura. Si dedicò con particolare impegno a calcoli astronomici per il computo della data pasquale, indicandola con precisione fino all'anno 1063 e realizzando un sistema di calcolo che divenne il testo di riferimento per tutta la Chiesa Cattolica. L'eredità scientifica di Beda si estese anche all'invenzione dell'annotazione a piè di pagina, uno strumento filologico di inestimabile valore.
La storiografia e l'opera esegetica
Nel corso della sua attività letteraria, Beda scrisse di sé e della sua comunità nella sua Historia ecclesiastica gentis Anglorum, ultimata nel 731. Questa monumentale Storia ecclesiastica dei popoli angli è composta da circa 400 pagine suddivise in 5 libri ed è universalmente considerata tra le più grandi opere di storiografia dell'Alto Medioevo. L'opera narra con ampiezza la storia politica ed ecclesiastica dell'Inghilterra a partire dal tempo di Cesare fino ai suoi giorni, informando sulla vita civile ed esaminando gli eventi con grande attenzione critica. Beda offrì così ai suoi compatrioti una narrazione rigorosa della storia d'Inghilterra e fu il primo in assoluto a contare gli anni distinguendoli in prima di Cristo e dopo Cristo, ponendo la nascita di Cristo al centro stesso della storia umana. Accanto alla storia, Beda si dedicò con passione al commento e all'interpretazione della Sacra Scrittura, facendo della Bibbia la materia principale delle sue lezioni e la fonte costante della sua riflessione teologica, come ribadito anche da Benedetto XVI nella sua catechesi del 18 febbraio 2009. Beda è considerato il più grande esegeta della Chiesa d'Occidente dalla fine dell'età patristica, e la sua Bibbia fu utilizzata dalla Chiesa cattolica fino al 1966. Nelle sue lezioni emergeva con forza la teologia dei Padri della Chiesa, che egli insegnava sfruttando la loro sapienza. La sua profonda influenza spirituale è testimoniata anche dal fatto che il motto scelto da Papa Francesco, Miserando atque eligendo, è tratto proprio dall'Omelia 21 di Beda dedicata alla vocazione di San Matteo. Beda fu inoltre l'autore del primo martirologio storico, lasciando un'impronta indelebile nella liturgia cristiana.
Il transito e la gloria dei posteri
San Beda concluse il suo pellegrinaggio terreno il 26 maggio del 735, morendo a Jarrow dove aveva a lungo insegnato e dove fu originariamente sepolto. La tradizione riferisce che il suo transito avvenne il 25 maggio, giorno in cui la Chiesa ne celebra la memoria liturgica. L'appellativo di Venerabile, attribuitogli in vita per la sua sapienza, gli rimase per sempre nella memoria dei posteri, venendo immortalato dal Concilio di Aquisgrana che lo definì dottore mirabile. Nel 1022, per volere di Edoardo il Confessore, penultimo re degli Anglosassoni e re d'Inghilterra, le spoglie mortali di Beda furono solennemente traslate nella cattedrale di Durham. La grandezza del suo pensiero ha travalicato i secoli, tanto che il Concilio Vaticano II ha attinto ai suoi insegnamenti a più di dodici secoli dalla sua morte, citando esplicitamente il suo pensiero nella Costituzione dogmatica Lumen gentium e nel decreto Ad gentes. Il coronamento della sua santità e del suo magistero avvenne il 13 novembre 1899, quando il sommo pontefice Leone XIII lo proclamò formalmente santo e Dottore della Chiesa, consacrandone per sempre la figura luminosa di monaco, maestro e testimone fedele del Vangelo.
La vita e l'opera
Nato a Wearmouth, Beda viene affidato già all'età di sette anni al locale monastero per ricevere l'istruzione. Questa precoce consacrazione segna l'inizio di una vita interamente spesa all'ombra del chiostro. La sua crescita spirituale e intellettuale si compie nel silenzio e nella disciplina monastica, portandolo all'ordinazione come diacono alla giovane età di diciannove anni, e successivamente all'ordinazione sacerdotale all'età di trenta anni.
La sua attività principale si svolge tra le mura del monastero, dove si dedica con costanza instancabile alla ricerca e alla scrittura. Nel 731, egli porta a compimento la sua opera più celebre, la Historia ecclesiastica gentis Anglorum, un testo fondamentale che unisce il rigore della ricostruzione storica alla profondità della visione teologica. La sua esistenza terrena si conclude nel 735 a Jarrow, luogo in cui aveva continuato a testimoniare la bellezza della vocazione sacerdotale fino al suo ultimo respiro.
Il culto e la memoria
La memoria di san Beda è rimasta viva nei secoli, legata non solo ai suoi scritti, ma anche alla venerazione delle sue spoglie mortali. Nel 1022, i suoi resti vengono solennemente traslati a Durham, divenendo meta di profonda devozione per i fedeli. Il riconoscimento ufficiale della sua santità e del suo valore dottrinale giunge nel 1899, anno in cui papa Leone XIII lo dichiara dottore della Chiesa, elevandolo a modello per i credenti di ogni tempo.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Beda il Venerabile?
La memoria liturgica di San Beda il Venerabile si celebra il 25 maggio.
San Beda il Venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa, che, servo di Cristo dall’età di otto anni, trascorse tutta la sua vita nel monastero di Jarrow nella Northumbria in Inghilterra, dedito alla meditazione e alla spiegazione delle Scritture; tra l’osservanza della disciplina monastica e l’esercizio quotidiano del canto in chiesa, sempre gli fu dolce imparare, insegnare e scrivere. — Martirologio Romano