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lunedì 25 maggio 2026 · Santo del giorno

San Beda detto il Venerabile

Sacerdote e dottore della Chiesa

San Beda detto il Venerabile

San Beda detto il Venerabile visse tra il sesto e l'ottavo secolo, nascendo tra il 672 e il 673 a Monkton in Jarrow, in Inghilterra, e morendo il 25 maggio del 735 a Jarrow, dove venne sepolto. Sacerdote e dottore della Chiesa, Beda si definiva servo di Cristo e sacerdote del monastero dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, situato a Wearmouth e a Jarrow, trascorrendo l'intera sua esistenza all'interno delle mura monastiche e dedicandosi interamente allo studio, alla preghiera e all'insegnamento. La tradizione riferisce che l'appellativo di Venerabile gli fu attribuito già in vita per la sua straordinaria fama di santità e di sapienza, e fu in seguito confermato dal Concilio di Aquisgrana, che lo descrisse come un dottore mirabile dei tempi moderni.

Egli è ricordato universalmente come uno dei più grandi comunicatori di conoscenza dell'Alto Medioevo, autore di opere monumentali come la Historia ecclesiastica gentis Anglorum, composta da circa 400 pagine in 5 libri e considerata tra le più grandi opere storiografiche medievali. La sua figura eccelle per la profondità dell'esegesi biblica, per il rigore scientifico e storico e per l'invenzione di strumenti editoriali come l'annotazione a piè di pagina. Il sommo pontefice Leone XIII lo proclamò santo e Dottore della Chiesa il 13 novembre 1899, consacrandone la memoria liturgica al 25 maggio.

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Gli altri santi di oggi

San Gregorio VII

Papa

San Gregorio Settimo, nato a Sovana nell'anno milleventi, fu una delle figure più incisive e risolute dell'undicesimo secolo. Eletto al soglio pontificio nel millecentosettantatré, durante i funerali di papa Alessandro Secondo, egli dedicò il proprio ministero a un profondo rinnovamento della Chiesa, ponendo al centro della sua missione la lotta contro la simonia e il concubinato del clero. La sua azione pastorale fu segnata da una ferma volontà di emancipare l'autorità spirituale dalle ingerenze temporali, un impegno che lo portò a confrontarsi direttamente con le potenze del suo tempo in difesa dell'indipendenza della Sposa di Cristo.

La memoria di San Gregorio Settimo rimane legata a momenti drammatici della storia, come la scomunica dell'imperatore Enrico Quarto nel millecentosettantasei e la successiva, celebre sottomissione del sovrano avvenuta a Canossa nel millecentosettantasette. Dopo aver affrontato l'occupazione di Roma, il pontefice si ritirò a Salerno, dove concluse il suo cammino terreno nell'anno milleottantacinque. Canonizzato da papa Benedetto Tredicesimo nel millesettecentoventotto, che ne estese il culto a tutta la Chiesa, egli viene oggi ricordato come un pastore che seppe anteporre la fedeltà al Vangelo a ogni convenienza politica, offrendo alla posterità un esempio di integrità morale e di dedizione al bene supremo della comunità cristiana.

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Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Vergine

Santa Maria Maddalena de' Pazzi, vergine dell'Ordine delle Carmelitane, nacque a Firenze nel sedicesimo secolo, precisamente il due aprile del 1566. Vissuta in un contesto dominato dalla potente e per generazioni violenta casata de' Pazzi e nella Firenze rinascimentale governata dai Medici, ella riconobbe come unico potere quello dell'amore di Dio e auspicò un'unica rinascita, quella della Chiesa. La sua esistenza fu segnata da una straordinaria stagione mistica, fatta di estasi, colloqui con la Santissima Trinità, stigmate invisibili e persino dallo scambio del suo cuore con quello di Gesù. Guida insigne per le consorelle e formatrice delle novizie, seppe unire i doni straordinari a una vita quotidiana laboriosa, fondata sulla preghiera fervida e costante.

Ricordata per il suo profondo amore a Dio e per l'impegno spirituale a favore della riforma della Chiesa avviata dal Concilio di Trento, scrisse dodici lettere destinate ai vertici ecclesiastici, tra cui papa Sisto V e l'arcivescovo Alessandro de' Medici. Colpita da una grave tubercolosi e da atroci sofferenze negli ultimi anni, morì a Firenze il venticinque maggio del 1607 a soli quarantuno anni. Proclamata beata da papa Urbano VIII nel 1626 e canonizzata da Clemente IX nel 1669, le sue spoglie incorcorrotte riposano oggi nel monastero a lei dedicato nel quartiere Careggi di Firenze.

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Santa Maddalena Sofia Barat

Vergine

Santa Maddalena Sofia Barat emerge nel diciannovesimo secolo come una straordinaria testimone della vitalità della Chiesa all'indomani della Rivoluzione Francese. Nata a Joigny, in Borgogna, nella notte del tredici dicembre 1779, fu l'ultima di tre figli in una famiglia di un bottaio, molto religiosa e modestamente agiata. Venne alla luce mentre in una casa vicina divampava un incendio e fu battezzata il mattino seguente a causa della sua profonda gracilità. Fin da giovanissima si impose un'esigente disciplina spirituale, maturando dapprima la decisione di vestire l'abito delle carmelitane. Il suo cammino incontrò poi quello di Padre Giuseppe Varin, il quale stava ricostituendo la Compagnia dei Gesuiti in Francia e desiderava riaprire le scuole cristiane chiuse durante la Rivoluzione. Riconoscendo in lei il soggetto ideale per il suo progetto, la guidò verso la consacrazione. A ventun anni, il ventuno novembre 1800, si consacrò al Signore insieme a tre compagne, dando così inizio alla Società del Sacro Cuore per l'educazione e l'istruzione femminile. La denominazione della Società divenne ufficiale solo nel 1815 per motivi politici.

Nel corso della sua lunga esistenza, Santa Maddalena Sofia Barat fondò centocinque case e guidò la congregazione con carisma eccezionale, viaggiando instancabilmente in Francia e in molti paesi europei. Si adoperò molto per la formazione cristiana delle giovani, istruendo le donne in un contesto sociale rinnovato in cui la cultura era prevalentemente una prerogativa maschile. Ricoprì la carica di superiora generale fino alla morte, sopraggiunta il venticinque maggio 1865 nella Casa Madre di Parigi, giorno che coincise con la festa dell'Ascensione del Signore. Papa Pio XI la canonizzò durante il Giubileo del 1925. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il venticinque maggio.

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San Dionigi Ssebuggwawo

Martire

San Dionigi Ssebuggwawo è un luminoso martire del ventesimo secolo, vissuto e morto in Uganda nella seconda metà dell'Ottocento. Egli figura tra quei testimoni della fede la cui esistenza è stata tragicamente e gloriosamente intrecciata alle vicende del regno locale sotto la signoria del sovrano Mwanga. La sua memoria liturgica si celebra il venticinque maggio, giorno in cui compì la sua coraggiosa testimonianza suprema versando il sangue per Cristo.

La testimonianza di San Dionigi Ssebuggwawo si inserisce nel contesto della dura persecuzione scatenata contro i cristiani in terra d'Uganda, un evento che ha generato una schiera innumerevole di giovani discepoli fedeli fino alla morte. La Chiesa cattolica riconosce in lui e nei suoi compagni i primissimi martiri dell'Africa sub-sahariana a essere elevati agli onori degli altari, suggellando con il sacrificio della vita una pagina indelebile della storia cristiana.

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San Cristoforo Magallanes

Sacerdote e martire

San Cristoforo Magallanes nacque a Totatiche, in Messico, il 30 luglio 1869, da una famiglia di umili contadini. Fin dalla giovane età mostrò una profonda devozione verso il Sacro Cuore di Gesù e la Madonna del Rosario, alimentando una vocazione che lo condusse a entrare nel seminario di Guadalajara nell'ottobre del 1888. Ordinato sacerdote all'età di trent'anni, spese la sua esistenza come pastore zelante, attento alla crescita umana, morale e spirituale dei suoi parrocchiani e molto attivo nell'evangelizzazione delle popolazioni indigene degli Huicholes. La sua vita si svolse durante un periodo storico estremamente travagliato, segnato da una violenta persecuzione anticlericale da parte dello Stato messicano, che impose leggi restrittive e la chiusura dei luoghi di culto. Uomo di pace e di profonda fede, rifiutò sempre la via della violenza armata, preferendo le armi della persuasione e della preghiera. Arrestato dai soldati dell'esercito federale guidati dal generale Francisco Goñi, affrontò la prigionia e il martirio con incrollabile serenità. Fu fucilato a Colotlán il 25 maggio 1927 insieme al giovane compagno di fede e di seminario Sant'Agostino Caloca Cortés, offrendo il proprio sangue per l'unione dei fratelli messicani.

La memoria liturgica di San Cristoforo Magallanes si celebra il 25 maggio, giorno che unisce nel ricordo i martiri della persecuzione in terra messicana. La Chiesa cattolica lo ricorda con profonda venerazione per aver custodito il gregge affidatogli fino al supremo sacrificio della vita, affrontato con il perdono sulle labbra e il conforto fraterno verso i compagni di sventura. Il lungo cammino che ha condotto alla sua esaltazione sugli altari ha visto l'apertura dell'inchiesta diocesana a Guadalajara il 22 agosto 1960, culminata nella solenne canonizzazione presieduta da papa San Giovanni Paolo II il 21 maggio 2000, durante il Grande Giubileo. Oggi i suoi resti mortali riposano nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Rosario nel suo paese natale, meta di pellegrinaggio per quanti guardano a lui come a un autentico testimone della regalità di Cristo e della fedeltà al Vangelo in tempo di prova.

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Sant' Agostino Caloca Cortes

Sacerdote e martire

Sant' Agostino Caloca Cortes è una figura luminosa del ventesimo secolo, nato a San Juan Bautista de Teúl nel 1898. Sacerdote fedele e coraggioso, egli ha speso la sua breve esistenza nel servizio pastorale, condividendo la sorte dei suoi fratelli nella fede durante un periodo di profonda prova per la Chiesa in Messico. La sua memoria rimane viva come testimonianza di una dedizione assoluta che non ha indietreggiato di fronte al sacrificio supremo, rendendolo un esempio di virtù sacerdotale per le generazioni cristiane.

Egli è ricordato con particolare venerazione per la sua scelta consapevole di non abbandonare il proprio gregge e il proprio parroco nel momento della persecuzione. La sua vita, culminata nel martirio a Catatlán nel 1927, è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale attraverso la canonizzazione presieduta da Papa Giovanni Paolo II nell'anno 2000. Sant' Agostino Caloca Cortes resta un punto di riferimento per quanti cercano di vivere la propria vocazione con coerenza, umiltà e un amore incondizionato verso il Signore e la comunità che è stata loro affidata.

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Sant' Aldelmo (Adelmo)

Abate e vescovo

Sant'Aldelmo visse tra il sesto e l'ottavo secolo, lasciando un'impronta profonda nella storia della Chiesa in Inghilterra attraverso la sua intensa opera di abate, vescovo, educatore e scrittore. Nato nel Wessex intorno al seicentoquaranta da una nobilissima famiglia sassone, fu strettissimo parente del re Ina e ricevette una formazione d'eccellenza, prima a Malmesbury sotto la guida del monaco irlandese Maildulfo e successivamente a Canterbury alla scuola dell'arcivescovo san Teodoro di Tarso e dell'abate sant'Adriano. Chiamato a reggere il monastero di Malmesbury, lo guidò per un trentennio con saggio zelo, ampliandone gli edifici sacri, ottenendo importanti privilegi pontifici e promuovendo con fervore la cultura e l'evangelizzazione delle popolazioni locali. Nel settemilacinque fu eletto primo vescovo della nuova diocesi di Sherborne, continuando a custodire il suo monastero d'origine fino alla morte, sopraggiunta il venticinque maggio del settecentonove nel villaggio di Dulting durante una visita pastorale.

La memoria di sant'Aldelmo si tramanda non soltanto per il suo luminoso servizio episcopale e monastico, ma anche per la ricchezza dei suoi scritti e per il ruolo di pacificatore svolto nelle controversie disciplinari con i Brettoni. La tradizione ne custodisce la figura con devozione, ricordando i pellegrinaggi e le croci di pietra che ne accompagnarono il solenne ritorno a Malmesbury per la sepoltura. La Chiesa cattolica ne celebra la festa liturgica il venticinque maggio, ricordandolo come insigne pastore, difensore della comunione con la Sede Apostolica e maestro di dottrina capace di unire la profondità della fede alla cura concreta della comunità cristiana.

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San Gerio (Girio)

Venerato a Montesanto

San Gerio, figura di austera solitudine e di profonda ricerca spirituale, è un santo che ha saputo lasciare le ricchezze del mondo per abbracciare la sequela di Cristo nella povertà. Originario della Linguadoca, egli nacque in un contesto di nobiltà, ereditando la baronia di Lunello e il titolo di conte di Roccaforte. La sua vita rappresenta un cammino di progressivo distacco, in cui la gloria terrena è stata sacrificata in favore di una vita eremitica, trascorsa nel silenzio delle caverne alla ricerca dell'Assoluto. La sua testimonianza è un invito a guardare oltre le apparenze del potere umano per ritrovare la semplicità del Vangelo.

Il santo è ricordato con particolare devozione a Potenza Picena, luogo in cui giunse al termine del suo lungo pellegrinaggio che lo vide attraversare terre lontane, tra cui Roma e la Palestina. La sua memoria è custodita con solennità fin dal quattordicesimo secolo, un segno tangibile di come la sua esistenza, pur vissuta nell'umiltà del cammino, abbia segnato profondamente la fede delle comunità locali. Canonizzato da Papa Benedetto Quattordicesimo nel mille settecento quarantadue, San Gerio rimane per noi un esempio luminoso di conversione e di dedizione totale a Dio, colui che ha fatto del viaggio terreno una preparazione costante all'incontro definitivo con il Signore.

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San Canio (Canione) di Atella

Vescovo e martire

San Canione, noto anche come San Canio, visse nel terzo secolo ed è ricordato come un insigne vescovo e martire della Chiesa antica. La sua luminosa testimonianza attraversa le province africane e le terre campane, tramandata da venerabili fonti agiografiche come la Passio Sancti Canionis e la Vita Sancti Castrensis. La sua figura è indissolubilmente legata alla fedeltà a Cristo fino al martirio, alla fecondità della sua opera pastorale ad Atella e ai numerosi prodigi che ne accompagnarono la vita e la gloriosa sepoltura.

La memoria liturgica di San Canione unisce la devozione delle comunità che ne custodiscono le reliquie, traslate nei secoli ad Acerenza. Egli rappresenta un punto di riferimento spirituale per i fedeli, che ne invocano l'intercessione e ne celebrano il ricordo sia nel giorno stabilito dal Martirologio Geronimiano sia nelle festività tradizionali. La sua vita rimane un modello di fortezza nella fede e di dedizione totale al Vangelo, capace di parlare ai cuor di ogni generazione cristiana.

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San Zenobio (Zanobi)

Vescovo di Firenze

San Zenobio visse a Firenze tra il quarto secolo e gli inizi del quinto, distinguendosi come pastore generoso e custode della fede ortodossa. La sua figura si staglia alle origini della comunità cristiana fiorentina, che egli guidò con dedizione apostolica in un tempo segnato da profonde divisioni dottrinali. L'unica notizia storica e sicura su san Zenobio proviene dal biografo di sant'Ambrogio, Paolino, il quale scrisse intorno al quattrocentoventidue che a Firenze era vescovo il sant'uomo Zenobio. Zenobio nacque proprio a Firenze verso la metà del quarto secolo, ricevendo un'educazione cristiana dal vescovo Teodoro. La tradizione riconosce in lui l'efficacia di un'azione pastorale che seppe raggiungere ogni angolo della città e del territorio circostante.

Nel corso della sua vita, Zenobio si trasferì a Roma, dove ricevette dal papa Damaso l'incarico di una missione presso la corte imperiale di Costantinopoli. Dopo la morte di papa Damaso, avvenuta nel trecentottantaquattro, Zenobio ritornò a Firenze riprendendo il suo ministero di rilievo. Nel trecentoventiquattro, anno in cui conobbe sant'Ambrogio di passaggio in città, la sua statura spirituale era già pienamente riconosciuta. Egli divenne vescovo di Firenze ed esercitò l'attività episcopale con abnegazione, evangelizzando completamente la sua terra. Il Martirologio lo ricorda a Firenze come san Zenobio vescovo, patrono della città insieme a sant'Antonino, celebrato ogni anno il venticinque maggio.

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Beato Giacomo Filippo Bertoni

Servita

Nel corso del quindicesimo secolo, la terra di Romagna ha dato alla luce una figura di profonda dedizione spirituale nella persona del Beato Giacomo Filippo Bertoni. Nato a Celle di Faenza nel 1454 da una famiglia povera e battezzato con il nome di Andrea, egli entrò fanciullo nell'Ordine dei Servi di Maria nella città di Faenza, offrendo l'intera sua esistenza al servizio di Dio e del prossimo. La sua via fu segnata da una rigorosa penitenza e da una straordinaria umiltà, che lo resero caro a quanti lo conobbero e lo affiancarono nella vita conventuale. Ordinato sacerdote, seppe ricoprire con dedizione diversi incarichi, tra cui quello di procuratore del convento, distinguendosi sempre per la mitezza e la sobrietà.

La memoria di questo sacerdote è rimasta viva nei secoli grazie a un culto sorto spontaneamente fin dai giorni immediatamente successivi al suo transito terreno, avvenuto nel 1483. Il Martirologio lo ricorda con venerazione per l'insigne dono delle lacrime e per la mirabile umiltà che caratterizzò ogni suo giorno. Oggi la sua testimonianza continua a illuminare il cammino della comunità ecclesiale, che ne custodisce le spoglie e ne celebra la memoria liturgica come luminoso esempio di santità sacerdotale e di totale abbandono alla grazia divina.

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Beato Mario Vergara

Sacerdote e martire

Il Beato Mario Vergara è una figura luminosa del ventesimo secolo, un uomo che ha saputo donare interamente la propria esistenza al Vangelo fino all'estremo sacrificio. Nato a Frattamaggiore nel 1910, ha percorso un cammino di fede che lo ha condotto lontano dalla sua terra d'origine, spinto dal desiderio ardente di annunciare Cristo presso le genti più remote. La sua vita è stata segnata da una dedizione instancabile alla missione, vissuta con umiltà e coraggio in contesti di profonda sofferenza umana.

Egli è ricordato oggi non solo per la sua instancabile opera di evangelizzazione, ma soprattutto per la sua testimonianza di martirio avvenuta in Birmania. La sua memoria rimane viva come esempio di fedeltà alla chiamata sacerdotale, capace di affrontare le prove più dure, inclusa la prigionia, con la fermezza di chi ha riposto ogni speranza in Dio. Beatificato da Papa Francesco nel 2014, il suo sacrificio rappresenta un seme di speranza che continua a germogliare nel cuore di chi cerca la luce della verità e la pace tra i popoli.

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Beato Bartolomeo Magi di Anghiari

Religioso

Il Beato Bartolomeo Magi nacque ad Anghiari nel quattordicesimo anno del quindicesimo secolo, precisamente nel 1460, ed è ricordato come un monaco la cui esistenza terrena si svolse tra la sua terra d'origine e la regione toscana. Visse quasi angelicamente vicino a Empoli, distinguendosi come confessore e guadagnando la memoria della comunità cristiana per essere stato mirabilmente adornato di castità, umiltà e pazienza. La sua vita si concluse a Empoli nel 1510, lasciando un'eredità spirituale che avrebbe continuato a vivere nei secoli successivi attraverso la devozione popolare e l'ordine francescano.

La figura di questo religioso è profondamente legata alla storia e alla fede della sua città natale, dove la sua memoria è rimasta viva e operosa attraverso il tempo. Il culto nei suoi confronti si è mantenuto costante grazie alla custodia delle sue reliquie, alla costruzione di monumenti sacri e civili a lui dedicati e ai riconoscimenti ufficiali espressi dai vescovi locali nel corso dei secoli. Ancora oggi, la sua protezione è invocata e la sua testimonianza di vita religiosa continua a rappresentare un punto di riferimento spirituale per i fedeli, specialmente nella comunità di Anghiari, che ne custodisce la memoria liturgica nel cuore della propria tradizione.

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Beato Isidoro Ngei Ko Lat

Catechista, martire

Il Beato Isidoro Ngei Ko Lat, vissuto nel ventesimo secolo dal 1918 al 1950 in Birmania, è un laico catechista e martire, ricordato come il primo martire dell'attuale Myanmar. Le informazioni biografiche su di lui sono scarse e poco precise, ma la sua testimonianza di fede cristiana e di dedizione al Vangelo risplende con forza nella storia della Chiesa universale e delle missioni in terra asiatica.

La sua esistenza fu segnata dall'incontro con i missionari del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, che guidarono i suoi passi fin dalla giovinezza fino alla scelta radicale del martirio. Accanto a padre Mario Vergara, Isidoro visse il proprio ministero catechistico con generosità e coraggio, offrendo la vita per la fede durante le turbolenze della guerra civile. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il venticinque maggio.

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Beato Gilberto di Hoyland

Abate

Il Beato Gilberto di Hoyland è una figura luminosa del dodicesimo secolo, tempo di grande fervore spirituale e di profonda ricerca interiore nel solco della tradizione cistercense. Uomo di preghiera e di vasta cultura teologica, egli ha dedicato la propria esistenza al servizio di Dio e dei fratelli, guidando con sapienza la comunità monastica di Swineshead dopo la sua elezione ad abate avvenuta attorno all'anno millecentoquarantasette. La sua memoria rimane viva per la dedizione con cui ha saputo approfondire i misteri della fede, offrendo alla Chiesa riflessioni di rara bellezza e intensità spirituale.

Egli è ricordato con gratitudine soprattutto per il suo prezioso contributo alla letteratura monastica, avendo portato a compimento il Commento al Cantico dei Cantici intrapreso dal grande San Bernardo. Attraverso i suoi scritti dedicati alla preghiera e alla vita dell'anima, il Beato Gilberto ha tracciato sentieri di luce per chiunque desideri accostarsi al Signore con cuore sincero. La sua vita, spesa interamente nell'obbedienza e nella ricerca costante di Dio, si è conclusa nell'anno millecentosettantadue, mentre era in cammino per partecipare al capitolo generale dell'ordine, testimoniando fino all'ultimo la fedeltà alla propria vocazione e alla comunione fraterna.

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San Leone (Lyé)di Mantenay

Abate

Nel cenobio di Mantenay presso Troyes in Francia, san Leone, abate.

Beato Gerardo Mecatti

Terziario francescano, Cavaliere di Malta

A Villamagna vicino a Firenze, commemorazione del beato Gerardo Mecatti, che, seguendo con passione l’esempio di san Francesco, distribuì i propri beni ai poveri e, ritiratosi in un eremo, per amore di Cristo si adoperò nell’accoglienza ai pellegrini e nell’assistenza agli infermi.

San Pietro Doan Van Van

Martire

Nel Tonchino, ora Viet Nam, san Pietro Doàn Văn Vân, martire, che, catechista e responsabile della parrocchia di Bầu Nọ, ottuagenario suggellò con il sangue la sua perseveranza nella fede sotto l’imperatore Tự Đức.

San Senzio di Bieda

Martire

San Dionigi di Milano

Vescovo

A Milano, commemorazione di san Dionigi, vescovo, che per la sua retta fede fu relegato dall’imperatore ariano Costanzo in Armenia, dove concluse la sua vita insignito del giusto titolo di martire.

Beato Nicola Cehelskyj

Sacerdote e martire

Nel campo di prigionia della cittadina di Javas in Moldavia, beato Nicola Cehelskyj, sacerdote e martire, che, sotto un regime di persecuzione contro la religione, vinse con la forza della fede i supplizi del martirio.

Sant' Antonio Caixal

Mercedario

San Giovanni da Granada

Martire mercedario

San Pietro Malasanch

Martire mercedario

Dal Martirologio Romano

San Beda il Venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa, che, servo di Cristo dall’età di otto anni, trascorse tutta la sua vita nel monastero di Jarrow nella Northumbria in Inghilterra, dedito alla meditazione e alla spiegazione delle Scritture; tra l’osservanza della disciplina monastica e l’esercizio quotidiano del canto in chiesa, sempre gli fu dolce imparare, insegnare e scrivere. — Martirologio Romano