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18 giugno

San Calogero

Eremita in Sicilia

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e nome

Il nome Calogero possiede radici antiche che affondano nella lingua greca, dove la sua traduzione letterale restituisce il significato di bel vecchio. Nell'ideale della cultura greca classica, ciò che possiede la bellezza esteriore custodisce per sua natura anche la bontà e la giustizia. Questa armonia di valori trova un riscontro altissimo nel Vangelo di Giovanni, il cui testo originale greco definisce Gesù come il bel pastore, espressione successivamente tradotta nella forma tradizionale di buon Pastore. L'uso del termine calogero venne progressivamente applicato in Oriente e nel Sud Italia per indicare i monaci eremiti che sceglievano la via della solitudine consacrata a Dio. Tra gli studiosi odierni esistono diverse interpretazioni riguardo a questo appellativo. Alcuni ricercatori ritengono che Calogero fosse in realtà un titolo onorifico con cui l'eremita veniva riconosciuto e ricordato dalla comunità, mentre altri storici sono fermamente convinti che Calogero fosse proprio il suo nome di battesimo ricevuto alla nascita.

Secondo la tradizione, mancando documentazioni certe e definitive sull'infanzia, Calogero nacque verso il 466. Le fonti storiche e agiografiche concordano nel collocare la sua nascita a Calcedonia sul Bosforo, una cittadina di antiche tradizioni situata nell'antica Tracia. Questa regione balcanica era divenuta provincia romana nel quarantasei dopo Cristo, seguendo successivamente tutte le vicende storiche, politiche e religiose legate all'evoluzione dell'impero bizantino. Fin dalla tenera infanzia, il piccolo Calogero mostrò una straordinaria inclinazione spirituale, distinguendosi per la pratica costante del digiuno, l'intensa preghiera quotidiana e lo studio profondo delle Sacre Scritture, ponendo così le basi solide per la sua futura vocazione monastica ed eremitica.

Il cammino verso Roma e la missione in Sicilia

La vita di Calogero proseguì con un significativo spostamento verso l'Urbe, documentato negli Atti desunti dall'antico Breviario siculo-gallicano, un prezioso testo liturgico rimasto in uso in Sicilia dal nono al sedicesimo secolo. Secondo queste testimonianze storiche, Calogero giunse a Roma compiendo un lungo e faticoso pellegrinaggio penitenziale. Durante il soggiorno romano, egli ricevette dal pontefice Felice terzo, che resse la Chiesa di Roma dal 483 al 492, l'autorizzazione ufficiale e la benedizione per vivere in solitudine in un luogo imprecisato. Successivamente, nel cuore del santo eremita maturò una visione angelica oppure una profonda ispirazione celeste che lo spingeva a recarsi in Sicilia per dedicarsi all'evangelizzazione di quelle popolazioni. Tornato nuovamente dal papa, Calogero ottenne il pieno permesso apostolico di partire per l'isola meridionale, accompagnato dai compagni Filippo, Onofrio e Archileone. L'obiettivo primario della loro missione apostolica in terra siciliana consisteva nel liberare quel popolo dalle influenze dei demoni e dall'antica e radicata adorazione degli dei pagani.

Giunti in prossimità della destinazione, i compagni divisero i loro cammini secondo i disegni della Provvidenza. Filippo si recò ad Agira per portare il Vangelo, mentre Onofrio e Archileone diressero i loro passi verso la località di Paternò. Durante il viaggio per mare, Calogero si fermò provvidenzialmente a Lipari, nelle isole Eolie. Accogliendo il caloroso invito degli abitanti locali, l'eremita si trattenne nell'arcipelago per qualche anno. A Lipari egli predicò instancabilmente la dottrina evangelica e insegnò agli abitanti del luogo come trarre benefici concreti per i loro malanni servendosi sapientemente delle acque termali e delle grotte con stufe vaporose presenti sull'isola. A testimonianza di questa antica permanenza, ancora oggi un'importante sorgente termale e le caratteristiche grotte dai vapori benefici situate a Lipari portano ancora il suo nome, perpetuando la memoria della sua carità.

Visioni mistiche e l'arrivo a Sciacca

Negli anni trascorsi nella quiete di Lipari, Calogero fu testimone di una straordinaria visione mistica riguardante la morte del re Teodorico, avvenuta nel 526. Negli ultimi anni del suo regno, il sovrano Teodorico si era macchiato di gravi persecuzioni contro i latini, considerati dal monarca una minaccia per la stabilità del suo regno. Tra le illustri vittime di quella spietata persecuzione politica e religiosa vi furono il celebre filosofo Boezio, che era stato consigliere del re ed era vissuto tra il 480 e il 524, il nobile patrizio romano e capo del Senato Simmaco, morto nel 524, e infine lo stesso papa Giovanni primo, deceduto nel 526. La notizia di questa visione profetica avuta da Calogero è tramandata nei celebri Dialoghi scritti dal papa san Gregorio magno. Il prodigio consistette nel fatto che la visione di Calogero si avverò con precisione matematica nell'esatto giorno e nella medesima ora in cui il re morì. Durante l'esperienza visiva, l'eremita vide l'anima dello stesso Teodorico che veniva scaraventata senza pietà all'interno del cratere del vicino vulcano.

In seguito a una nuova e illuminante visione spirituale, Calogero decise di lasciare Lipari per sbarcare direttamente in Sicilia, approdando a Syac, località chiamata Sciacca dai romani e nota anche con il nome di Thermae per via dei suoi celebri bagni caldi. Giunto a Sciacca, il santo predicò con fervore, convertendo gli abitanti alla fede cristiana. Sentì quindi la forte chiamata spirituale di cacciare per sempre le potenze infernali che si riteneva regnassero sovrane sul vicino monte Kronios, un luogo anticamente consacrato al culto del dio greco Kronos e della divinità romana Saturno. Quel monte aspro e brullo venne chiamato in seguito anche Giummariaro dalle popolazioni arabe a causa della numerosa presenza di palme nane, dette giummare, che crescevano rigogliose sui suoi fianchi rocciosi. Successivamente, il rilievo montuoso prese definitivamente il nome di Monte San Calogero, pur continuando a essere conosciuto tradizionalmente anche come Cronio. L'austero eremita scelse di abitare stabilmente all'interno di grotte e spelonche scavate nella roccia del monte, intimando con fermezza spirituale ai demoni di sgombrare per sempre quei luoghi consacrati al male.

La vita sul monte, la cerva e gli ultimi giorni

Gli antichi Atti descrivono con toni drammatici e solenni quel momento: il monte sussultò violentemente tra il fragore di urla spaventose, e subito dopo tutto si quietò in una profonda e duratura pace di paradiso. Calogero si sistemò definitivamente in una grotta che si trovava vicinissima a quelle vaporose, le quali abbondavano su quel rilievo esattamente come era accaduto a Lipari. All'interno di questa grotta si trova oggi un'antica immagine in maiolica di san Calogero, murata direttamente sulla parete rocciosa sovrastante un altare rustico che la tradizione popolare attribuisce alla costruzione diretta del santo stesso. Questa pregevole immagine in maiolica risale storicamente all'anno 1545. La raffigurazione artistica presenta l'eremita barbuto mentre tiene saldamente nella mano destra un libro sacro e un caratteristico ramo impiegato come bastone da cammino. Ai piedi del venerato santo, la maiolica mostra la figura di un fedele inginocchiato in segno di preghiera e una cerbiatta accasciata al suolo e gravemente ferita da una freccia. Questa toccante scena fa diretto riferimento a un episodio prodigioso accaduto negli ultimi giorni della vita terrena di Calogero.

Essendo ormai giunto a un'età ultranovantenne e non riuscendo più a procurarsi o a cibarsi dei normali alimenti terreni, la Provvidenza divina dispose che un animale venisse incontro alle sue necessità. Dio mandò infatti a Calogero una cerva che lo nutriva regolarmente offrendogli il suo delicato latte. Un giorno sventurato, un cacciatore del luogo di nome Siero scorse l'animale tra la vegetazione, imbracciò il proprio arco e scagliò una freccia che trafisse mortalmente la cerva. L'animale ferito riuscì con le ultime forze a trascinarsi all'interno della grotta dell'eremita, esalando l'ultimo respiro proprio fra le braccia del vecchio santo. Il cacciatore, sopraggiunto e sopraffatto da un profondo pentimento unito alle lacrime, riconobbe nel venerabile vegliardo proprio colui che lo aveva battezzato molti anni prima e gli chiese disperatamente perdono. Con grande magnanimità, Calogero condusse Siero nella vicina grotta vaporosa, offrendogli precise istruzioni sulle proprietà curative terapeutiche del vapore e delle acque salutari che sgorgavano copnose dal monte. Da quel giorno memorabile, il cacciatore Siero divenne un fedele discepolo dell'eremita, salendo spesso sul monte per fargli visita e ricevere conforto spirituale. Esattamente cento giorni dopo il tragico episodio dell'uccisione della cerva, Siero salì alla grotta e trovò il vecchio eremita ormai defunto, trovato ancora miracolosamente in ginocchio davanti al suo altare di pietra. Secondo la venerata tradizione, Calogero spirò all'interno della sua grotta in un arco di tempo compreso tra il diciassette e il diciotto giugno del 561, dopo aver vissuto sul monte ininterrottamente per ben trentacinque anni.

Memoria storica, itinerari e traslazioni delle reliquie

Alla notizia della morte del santo, gli abitanti dei paesi vicini accorsero numerosi sul monte per rendere l'ultimo omaggio al venerato eremita. La comunità devota seppellì il corpo di san Calogero nella medesima grotta in cui egli aveva vissuto e pregato per decenni. Successivamente, le sacre spoglie furono traslate in un'altra caverna, la cui esatta ubicazione è purtroppo andata irrimediabilmente perduta nel corso dei secoli. Nel nono secolo, un pio monaco di nome Sergio Cronista compose in lingua greca una serie di inni sacri interamente dedicati alla lode del santo. Sergio Cronista abitava proprio sul monte Cronios, testimoniando la continuità della memoria spirituale del luogo. Negli scritti poetici di Sergio Cronista si affermava che san Calogero fosse originariamente approdato a Lilybeo, l'odierna Marsala, anziché nella zona di Sciacca come invece si era sempre ritenuto in altre tradizioni locali. I testi di Sergio Cronista, pur ricchi di lodi, non indicavano con precisione il luogo esatto in cui il santo aveva concluso la sua vita terrena, ma sollecitavano caldamente i fedeli a visitare e onorare la grotta in cui l'uomo di Dio era dimorato. In quella stessa grotta, secondo le testimonianze poetiche e agiografiche, il santo aveva compiuto il prodigio di scacciare i demoni e aveva operato numerose guarigioni miracolose in favore di ammalati accorsi da ogni dove.

A proposito dei complessi spostamenti del santo, lo studioso contemporaneo Francesco Terrizzi ha avanzato l'ipotesi che san Calogero avesse inizialmente perso i suoi compagni, i quali avrebbero subito il martirio per mano dei Vandali. Sempre secondo la ricostruzione di Terrizzi, dopo questa grave perdita il santo si sarebbe recato dapprima a Palermo. Lo studioso traccia quindi un successivo percorso itinerante del santo attraverso le località di Salemi, Termini Imerese, Fragalà, Lipari, Lentini, Agrigento, Naro e infine Sciacca. Questo articolato percorso spiegherebbe in modo plausibile la presenza di così tante tradizioni e di differenti grotte abitate che nel corso del tempo sono state attribuite devozionalmente allo stesso santo. Secondo un'altra diffusa tradizione, le reliquie di san Calogero furono in seguito trasferite all'interno di un monastero situato a circa tre chilometri di distanza dalla grotta originaria. Un evento fondamentale per la custodia delle spoglie avvenne nel 1490, anno in cui le reliquie furono solennemente traslate a Fragalà, in provincia di Messina, per opera del monaco basiliano Urbano da Naso. Successivamente, nel corso dell'Ottocento, le sacre reliquie furono portate a Frazzanò, sempre in provincia di Messina, trovando definitiva collocazione nella chiesa parrocchiale del paese. Parte delle reliquie del santo è oggi custodita con devozione nel santuario di San Calogero, un edificio sacro sorto nel diciassettesimo secolo nei pressi della grotta del santo sul monte omonimo a Sciacca. Il santuario di Sciacca continua a essere incessantemente meta di numerosi pellegrinaggi. San Calogero è oggi veneratissimo in tutta la Sicilia, onorato con suggestive processioni e solenni celebrazioni in tutte le città precedentemente menzionate, manifestazioni di fede che riflettono l'intensa religiosità del popolo siciliano. La sua festa solenne si svolge liturgicamente il diciotto giugno, data in cui la Chiesa ne commemora la nascita al cielo. A conferma della sua memorabile vicenda spirituale, il Martirologio colloca ufficialmente la vita di san Calogero sul monte Gemmariaro, situato presso Sciacca nella Sicilia occidentale, definendolo con precisione monastica come eremita. Le fonti storiche confermano con certezza che la sua nascita avvenne a Calcedonia in Tracia intorno al 466, mentre la sua pia morte sul monte Cronios a Sciacca viene datata intorno al 561.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Calogero?

La festa liturgica e le solenni celebrazioni in onore di San Calogero si svolgono il 18 giugno, con ricorrenze e momenti di preghiera che spesso abbracciano anche il 17 giugno.

Di cosa è patrono San Calogero?

I fatti storici e agiografici tramandati non menzionano specifici titoli di patronato ufficiale per San Calogero, sebbene egli sia profondamente venerato in tutta la Sicilia come insigne protettore e taumaturgo.

Sul monte Gemmariaro presso Sciacca in Sicilia occidentale, san Calogero, eremita. — Martirologio Romano