18 giugno
Santa Elisabetta di Schonau
Religiosa
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita monastica e i legami familiari
Il cammino spirituale di Elisabetta si svolse interamente all'interno dell'abbazia benedettina di Schonau sul Reno. La sua elezione a magistra avvenne dieci anni dopo la sua professione religiosa, e la pose a guida delle monache che dipendevano dall'abate del monastero. L'abate in carica all'epoca era Egberto, che era anche il fratello di Elisabetta. La figura di Egberto fu centrale nella vita della santa, poiché egli esercitò sempre una grande influenza su di lei, operando come suo consigliere spirituale e divenendo inoltre il suo primo biografo. La famiglia di Elisabetta contava altri membri consacrati al servizio della Chiesa. Un altro fratello, di nome Ruggero, era infatti un canonico premostratense e ricopriva la carica di prevosto a Pohlde in Sassonia. Inoltre, un nipote della santa, di nome Simone, divenne a sua volta abate di Schonau, confermando il forte legame della famiglia con questo luogo di preghiera. Nonostante la sua semplicità d'animo, la vergine seppe guidare le consorelle con dedizione, pur portando il peso di una salute fragile che l'accompagnò per tutta l'esistenza.
Le visioni e la scrittura delle opere
Spinta dal fratello Egberto, che visse fino al millenovecentottantaquattro, Elisabetta mise per iscritto le sue visioni man mano che esse si manifestavano. Questa intensa attività di trascrizione diede origine ai tre Libri visionum, un'opera che conobbe una larga diffusione nel Medioevo, come attesta il gran numero di manoscritti ancora esistenti oggi. La santa scrisse anche il Liber viarum Dei, un testo compilato imitando lo Scivias di santa Ildegarda e incentrato sulla necessità della penitenza e di una riforma morale della Chiesa. Un altro importante lavoro fu costituito dalle Visiones de resurrectione beatae Mariae Virginis, un'opera interamente dedicata all'Assunzione di Maria e alla sua traslazione in corpo e anima al cielo. Tra l'ottobre del millenovecentocinquantasei e l'ottobre del millenovecentocinquantasette compose infine il Liber revelationum de sacro exercitu virginum Coloniensium. Quest'ultimo scritto tratta in termini fantastici di santa Orsola e delle sue undicimila vergini martiri, contribuendo in modo significativo alla divulgazione della leggenda della patrona di Colonia.
L'influenza di Egberto e l'epistolario
Negli scritti di Elisabetta si avverte in modo chiaro l'influsso del fratello Egberto, il cui contributo non fu sempre caratterizzato da sani criteri teologici e politici. Egberto aiutò la veggente nella redazione delle opere, compensandone le carenze stilistiche ma influenzandone inevitabilmente il pensiero. Questa influenza si nota in particolare nella delicata questione dello scisma dell'imperatore Federico Barbarossa. Egberto era infatti un fervente sostenitore della fazione del Barbarossa e dell'antipapa Vittore quarto, eletto nel millenovecentocinquantanove contro il legittimo pontefice Alessandro terzo. Attraverso un'attenta analisi delle opere è comunque possibile distinguere l'apporto personale di Egberto da quello genuino della veggente. Della produzione epistolare di Elisabetta restano ventitré lettere di vario contenuto, scritte tra il millenovecentocinquantaquattro e il millenovecentocinquantotto o l'anno della sua morte. Tali lettere erano indirizzate a vescovi, abati e monache, tra i quali figura anche santa Ildegarda. Nelle missive, Elisabetta usa spesso un linguaggio duro per stigmatizzare i vizi del suo tempo, offrendo un singolare contrasto con la semplicità del suo animo infantile. Nello stesso tempo, la tradizione e gli studi mostrano come Elisabetta si dimostrasse sempre meno originale rispetto alla sua amica santa Ildegarda di Bingen, che la storia ha consegnato alla memoria come la profetessa di Germania.
Il culto, le reliquie e la memoria liturgica
Già durante la sua vita terrena, e ancor più dopo la sua morte avvenuta il diciotto giugno del millenovecentosessantaquattro, Elisabetta fu fatta segno di una particolare venerazione da parte dei fedeli. Il suo nome fu iscritto nel Martirologio Romano nel millenovecentottantaquattro, al tempo di papa Gregorio tredicesimo. Successivamente, nel millenovecentocinquantaquattro, il suo ufficio liturgico fu inserito nel proprium della diocesi di Limburgo in Assia, e la stessa diocesi di Limburgo celebra tuttora la festa della santa il diciotto giugno di ogni anno. Le spoglie mortali della santa subirono tuttavia gravi oltraggi nel corso dei secoli, poiché le reliquie furono profanate dagli Svedesi nel millenovecentotrentadue. Di quel prezioso patrimonio si poté salvare soltanto la testa, che è attualmente custodita e venerata nella chiesa parrocchiale di Schonau, a perenne memoria della sua testimonianza di fede e della sua dedizione totale al Signore.
La vita
La vicenda terrena di Santa Elisabetta di Schönau si snoda nel cuore del dodicesimo secolo, un tempo di fervida ricerca spirituale. Nata a Bonn nel millecentoventinove, la giovane Elisabetta scelse di consacrare la propria vita al Signore entrando nell'abbazia benedettina di Schönau nell'anno millecentoquarantasette. In questo luogo di silenzio e di lavoro, la santa visse con dedizione, crescendo in sapienza e grazia sotto il manto della regola di San Benedetto. La sua dedizione fu riconosciuta dalla comunità che, nel millecentocinquantasette, la elesse magistra delle monache, affidandole la cura spirituale e il governo delle consorelle.
Un momento di svolta nel suo cammino avvenne nel millecentocinquantadue, quando Elisabetta iniziò a ricevere visioni ed estasi che avrebbero caratterizzato il resto della sua esistenza. Questi doni mistici non rimasero chiusi nel segreto del suo cuore, ma trovarono espressione in opere scritte di grande spessore teologico e spirituale. Attraverso la redazione dei Libri visionum e del Liber viarum Dei, la Santa ha saputo descrivere con umiltà le vie del Signore, offrendo una testimonianza che trascende i confini del suo tempo. La sua fama di santità e la profondità dei suoi scritti la portarono a intessere un significativo scambio epistolare con Santa Ildegarda di Bingen, un'interlocuzione che testimonia la vivacità del pensiero mistico femminile nell'epoca medievale. Elisabetta concluse il suo pellegrinaggio terreno nell'anno millecentosessantaquattro a Schönau, lasciando un'eredità di fede che sarebbe stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa con la canonizzazione avvenuta nel millecinquecentottantaquattro per opera di Papa Gregorio tredicesimo.
Il culto
Il culto di Santa Elisabetta di Schönau è radicato nella tradizione della Chiesa e trova la sua celebrazione ufficiale nel giorno diciotto giugno, data indicata dal Martirologio Romano e osservata con particolare devozione nella diocesi di Limburgo. Questa ricorrenza annuale invita i fedeli a fare memoria di una donna che, attraverso il dono della mistica, ha saputo farsi ponte tra la terra e il cielo, richiamando la comunità cristiana all'importanza dell'ascolto interiore e della fedeltà alla chiamata divina.
La figura di Elisabetta è onorata non solo come esempio di vita religiosa benedettina, ma come autentica maestra di spiritualità. La sua canonizzazione, decretata dal Papa Gregorio tredicesimo, ha confermato la santità di una donna che ha saputo vivere la propria quotidianità in costante apertura verso il mistero di Dio. Ancora oggi, chi si accosta alla sua storia trova conforto nell'esempio di una vita spesa nell'obbedienza e nel servizio, arricchita da una profonda sensibilità mistica che non ha mai smesso di illuminare il cammino di quanti ricercano Dio con cuore sincero e umile.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Elisabetta di Schonau?
La festa di Santa Elisabetta di Schonau si celebra il diciotto giugno, giorno in cui la santa è nata al cielo.
A Schönau nella Renania in Germania, santa Elisabetta, vergine, insigne nell’osservanza della vita monastica. — Martirologio Romano