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3 febbraio

San Celerino di Cartagine

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e arresto a Roma

San Celerino apparteneva alla nobile famiglia dei santi martiri Lorenzo, Ignazio e Celerina. Lorenzo era suo zio paterno, Ignazio era suo zio materno e Celerina era sua nonna. Gli zii Lorenzo e Ignazio erano stati soldati attivi prima di divenire milizia di Dio e ottenere la palma e la corona del martirio. La Chiesa cartaginese festeggiava ogni anno il giorno della nascita al cielo dei suoi illustri parenti martiri. Allo scoppio della persecuzione di Decio nel gennaio 250, Celerino si trovava a Roma. Durante la permanenza nella città eterna, fu arrestato insieme a molti altri cristiani per la sua ferma adesione alla fede. Subì diciannove giorni di duro carcere che gli lasciarono i segni visibili dei ceppi e della fame. Impegnò battaglia contro il promotore della feroce persecuzione e vinse l'avversario con la sua indomabile energia, meritandone l'ammirazione. Il martirologio attesta che in carcere resistette a ceppi, spada e vari supplizi confessando Cristo. Aprì agli altri la via della vittoria, secondo la preziosa testimonianza di san Cipriano. Fu infine rilasciato, forse anche a causa della sua giovane età.

La sollecitudine per i fratelli e il ritorno in Africa

Dopo la scarcerazione, Celerino si angosciò profondamente per la sorte di due cristiane cadute di nome Numeria e Candida. Attendeva che la decisione sulla riammissione delle colpevoli nella Chiesa fosse presa dal successore del papa Fabiano. Papa Fabiano fu martirizzato il 20 gennaio. Sollecitò un intervento speciale dei prigionieri cartaginesi a favore delle due donne, stabilendo che il primo dei prigionieri chiamato al martirio avrebbe dovuto concedere alle due donne un biglietto d'indulgenza. Questa indulgenza era rigorosamente subordinata al loro pentimento e alle cure prestate a sessantacinque cristiani cartaginesi esiliati a Roma. Celerino scrisse all'amico Luciano perorando questa causa. Luciano rispose positivamente dalla prigione in cui languiva d'inedia, promettendo che, tornata la pace, le colpevoli e i lapsi romani pentiti avrebbero ottenuto il perdono. Il perdono dei lapsi era comunque subordinato all'esame della causa da parte del vescovo e alla confessione della colpa. San Cipriano biasimò l'iniziativa temeraria di Luciano, pur descrivendolo come un uomo di fede ardente e robusto coraggio ma poco fondato nella Sacra Scrittura. Cipriano lodò invece la prudenza e la reverenza per la religione presenti nella lettera di Celerino. Successivamente, Celerino si recò a Cartagine tra la fine del 250 e l'inizio del 251. Espresse a Cipriano, appartato nel suo nascondiglio, l'ammirazione dei cristiani di Roma.

Ministero ecclesiale e memoria liturgica

Giunto a Cartagine, san Cipriano lo nominò immediatamente lettore della Chiesa cartaginese. Il vescovo forse meditava di conferirgli in seguito gli altri ordini sacri. Celerino inizialmente fu riluttante, ma accettò l'onore ecclesiastico dopo aver ricevuto una visione notturna. Una cattiva interpretazione della notifica di Cipriano al clero e al popolo ha indotto gli autori dei martirologi a designarlo erroneamente come diacono. Esiste inoltre il dubbio se debba essere identificato con il Celerino citato da papa Cornelio nella lettera a Fabio vescovo di Antiochia. Papa Cornelio menzionava un Celerino travolto dallo scisma di Novaziano e poi tornato all'ortodossia. San Celerino fu certamente latore della lettera di Cipriano a Cornelio quando questi era esule a Civitavecchia. I martirologi storici, seguendo Floro di Lione, ne fissano la festa il 3 gennaio in coincidenza con la nonna e gli zii. Il martirologio ricorda san Celerino a Cartagine, nell'odierna Tunisia, come lettore e martire.

Domande frequenti

Quando si festeggia san Celerino di Cartagine?

La festa di san Celerino si celebra il 3 febbraio, mentre i martirologi storici ne fissano la ricorrenza il 3 gennaio in coincidenza con la nonna e gli zii.

A Cartagine, nell’odierna Tunisia, san Celerino, lettore e martire: in carcere, non vinto da ceppi, spada e vari supplizi, confessò Cristo, seguendo le orme di sua nonna Celerina già da tempo coronata dal martirio, dello zio paterno Lorenzo e dello zio materno Ignazio, che, un tempo soldati attivi nella vita militare, ma poi divenuti vera milizia di Dio, ottennero con la loro gloriosa passione la palma e la corona dal Signore. — Martirologio Romano