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4 luglio

San Cesidio (Antonio) Giacomantonio

Sacerdote francescano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini abruzzesi alla chiamata francescana

San Cesidio Giacomantonio nacque il trenta agosto del 1873 a Fossa, in provincia dell'Aquila, da Giovanni Giacomantonio e Maria Loreta Antonucci. Al momento del battesimo gli venne imposto il nome di Angelo. Durante l'infanzia e la giovinezza mostrò un carattere obbediente, rispettoso e incline alla devozione religiosa. Da ragazzo era solito pregare a lungo nel Convento di Sant'Angelo in Ocre, luogo in cui erano conservate le spoglie dei beati francescani Bernardino da Fossa e Timoteo da Montecchio, molto venerati in Abruzzo. All'età di quindici anni ottenne l'ammissione come postulante nel Convento Francescano di San Giuliano dell'Aquila. Il ventuno novembre del 1891 vestì l'abito francescano e assunse il nome di Cesidio, scelto in onore del martire della Marsica. L'otto dicembre del 1892, giorno della festa dell'Immacolata Concezione, fu ammesso alla professione dei voti dopo un anno di prova. Svolse gli studi teologici superiori e la formazione in differenti conventi, compiendo il noviziato a Magliano dei Marsi. Nel 1897 fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Carrano. Celebrò la sua prima Messa nel paese natale di Fossa alla presenza dei genitori e dei concittadini. Venne inizialmente destinato al convento di Capestrano, dove rimase per breve tempo.

La vocazione missionaria e la partenza per la Cina

Nel 1898 padre Cesidio fu chiamato a Roma da padre Luigi Laner, promotore delle attività missionarie francescane. A Roma entrò nel Collegio Internazionale di Sant'Antonio in via Merulana per prepararsi alle missioni estere, divenendo il primo martire, il primo beato e il primo santo proveniente da quella istituzione. Durante le vacanze del 1899 tornò in Abruzzo e conobbe padre Luigi Sondini, missionario rientrato dalla Cina dopo trentadue anni di attività e giunto in Italia per reclutare nuovi confratelli disponibili a partire. L'incontro con padre Sondini fu determinante per la scelta missionaria del giovane sacerdote. Padre Cesidio lasciò l'Abruzzo per tornare a Roma e aggregarsi alla spedizione missionaria prevista per l'ottobre del 1899. Il diciotto ottobre del 1899 partì da Roma verso Marsiglia insieme ad altri due missionari guidati da padre Luigi Sondini. Il ventidue ottobre del 1899 il gruppo si imbarcò a Marsiglia con destinazione finale la Cina. Durante le tappe del viaggio marittimo i missionari vennero accolti e incoraggiati dai confratelli incontrati lungo la rotta. Successivamente i viaggiatori si separarono e padre Cesidio proseguì il percorso insieme a padre Bonaventura Schiavo. Il viaggio verso la meta durò complessivamente quattro mesi e sei giorni. Padre Cesidio e padre Schiavo giunsero a Heng-tciou-fu nei primi giorni del 1900, dove furono accolti dal Vicario Apostolico dell'Hu-nan, dai confratelli e dai fedeli cinesi. Padre Cesidio rimase a Heng-tciou-fu per circa due mesi per ambientarsi, per poi essere inviato a guidare la comunità di Tong-siang, situata nella regione orientale e contante circa cinquecento battezzati. Mantenne un costante epistolario con la famiglia per informarla sui luoghi, sulle usanze, sulle attività e sulle difficoltà della missione.

La persecuzione dei boxers e il martirio

Durante il mese di permanenza a Tong-siang si manifestarono i primi segnali dell'imminente persecuzione scatenata dai boxers nei primi giorni di luglio del 1900. I boxers scatenarono una violenta persecuzione contro la popolazione cristiana e gli europei, un drammatico evento che provocò circa ventimila vittime tra vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, catechisti e fedeli cinesi nel giro di cinque mesi. La carneficina si concentrò principalmente nelle province dello Shan-si e dell'Hu-nan. Un sottogruppo di ventinove martiri venne ucciso in quei giorni, e tra essi figuravano tre vescovi, quattro sacerdoti e un fratello religioso appartenenti ai Minori Francescani, sette suore Francescane Missionarie di Maria, cinque seminaristi cinesi e nove domestici e collaboratori cristiani cinesi. Le persecuzioni furono favorevolmente appoggiate dal viceré Yü-sien e tollerate dall'imperatrice Tz-Hsi, all'epoca settantenne. I bonzi confuciani incitarono la popolazione contro i missionari facendo ricorso a calunnie dettate dall'invidia. Nelle lettere inviate ai genitori all'inizio di luglio, padre Cesidio presagì il pericolo di vita, confortandoli sul fatto che il martirio sarebbe stato un dono divino. Il tre luglio lasciò Tong-siang per recarsi alla sede del Vicariato a Hoang-scia-wuan allo scopo di incontrare il proprio direttore spirituale, padre Quirino, vicario del vescovo Antonino Fantosati, il quale si trovava in quel momento assente insieme a padre Giuseppe Gambaro per impegni pastorali in zone lontane. I fedeli locali e un presbitero cinese sconsigliarono a padre Cesidio di proseguire il viaggio a causa delle notizie sulla persecuzione in corso, ma il sacerdote ritenne eccessivi tali allarmi e decise di continuare il cammino.

Il sacrificio supremo a Hoang-scia-wuan

Il quattro luglio, intorno a mezzogiorno, la Missione cattolica subì un attacco immediato dopo l'incendio della struttura protestante. Un gruppo di persone violente invase rapidamente la sede centrale della missione, compiendo atti di vandalismo e urlando minacce di morte, mentre due missionari di nazionalità cinese riuscivano a fuggire senza venire identificati. Padre Cesidio e padre Quirino trovarono riparo al piano superiore, barricandosi dentro una stanza mentre all'esterno la folla incitava all'uccisione degli europei. Gli assalitori abbatterono la porta della stanza, ma si arrestarono momentaneamente davanti ai due religiosi. Sfruttando l'esitazione degli aggressori, i due missionari attraversarono la folla e scesero le scale, giungendo nel cortile dove furono bloccati dagli schiamazzi. Padre Quirino cadde a terra sotto i colpi ricevuti e fu successivamente salvato da alcuni fedeli cristiani che lo trasportarono a quindici chilometri di distanza. Padre Cesidio, impossibilitato a fuggire, rientrò nell'edificio nel tentativo di uscire da un passaggio secondario che purtroppo si rivelò serrato. Secondo la deposizione di una donna cristiana cinese, il missionario si recò in cappella per consumare le ostie consacrate ed evitarne la profanazione. La folla inferocita colpì mortalmente padre Cesidio con lance e bastoni all'interno della cappella. Mentre si trovava ancora in fin di vita, il suo corpo venne avvolto in un tessuto imbevuto di petrolio e dato alle fiamme. La dinamica del martirio venne successivamente ricostruita e raccontata da padre Quirino dopo il suo arrivo in una località sicura. Padre Cesidio Giacomantonio, morto a Hoang-scia-wuan il quattro luglio 1900 prima di aver compiuto ventisette anni, è considerato il protomartire della Cina per quella persecuzione. Nei giorni seguenti vennero uccisi anche il vescovo Antonino Fantosati e padre Giuseppe Gambaro, giunti al Vicariato appresa la notizia dei devastamenti, e successivamente altri ventisei missionari e fedeli nella regione dello Shan-si. Il gruppo dei ventinove martiri fu beatificato da papa Pio XII nel 1946 e successivamente proclamato santo da papa Giovanni Paolo il primo ottobre dell'anno 2000. Il Martirologio attesta che san Cesidio era un presbitero dell'Ordine dei Frati Minori, morto arso vivo dopo essere stato lapidato e avvolto in un telo impregnato di benzina mentre difendeva il Santissimo Sacramento.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Cesidio Giacomantonio?

La memoria liturgica di San Cesidio Giacomantonio si celebra il quattro luglio.

Di cosa è patrono San Cesidio Giacomantonio?

San Cesidio Giacomantonio è considerato il protomartire della Cina per la persecuzione del 1900.

Nella città di Hengyang nella provincia dello Hunan in Cina, san Cesidio Giacomantonio, sacerdote dell’Ordine dei Minori e martire, che nella persecuzione scatenata dalla setta dei Boxer, mentre tentava di proteggere il Santissimo Sacramento dalla folla dei loro seguaci, lapidato e avvolto in un telo imbevuto di benzina, morì arso vivo. — Martirologio Romano