28 ottobre
San Cirillo
Venerato a Cellio
Aggiornato il 15 settembre 2026
La traslazione delle reliquie da Roma
Nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Cellio, situata nella bassa Valsesia, sono venerate le reliquie di San Cirillo, un presunto martire romano divenuto compatrono del paese. Secondo il Ravelli, storico valsesiano degli anni venti del Novecento, le reliquie giunsero a Cellio come dono del conte Giuseppe Gere per interessamento di padre Michelangelo, un religioso cappuccino originario del luogo. Tuttavia, i documenti dell'archivio parrocchiale smentiscono la presenza del frate cappuccino menzionato dal Ravelli. La documentazione autentica attesta invece che il conte Giuseppe Leopoldo Gera di Milano donò i resti di Cirillo a don Giovanni Antonio Rosario, sacerdote del paese. Don Giovanni Antonio Rosario aveva ottenuto le reliquie da monsignor Giuseppe Cesare Aquilano, prefetto della Sacrestia Apostolica. Monsignor Giuseppe Cesare Aquilano autenticò la provenienza delle reliquie dal cimitero di Ciriaca il due settembre 1675. Nella catacomba di Ciriaca, accessibile dal chiostro del convento annesso alla basilica di San Lorenzo, è murata una lastra con inciso il nome di Cirillo, sebbene non sia possibile determinare se essa chiudesse il loculo del corpo santo in questione. Il corpo santo è definito per nome nell'autentica che accompagnò il suo trasporto fino a Cellio. Esistono discordanze sulla data del trasporto del corpo santo da Roma. La data del 1680 riportata dallo storico ottocentesco Lana è inesatta. L'arrivo delle reliquie avvenne nel 1676, secondo quanto riferito dal Ravelli e dal Manni. Il ventitré marzo 1676, presso la curia di Novara, fu compiuto il riconoscimento del contenuto della cassetta giunta da Roma. Il riconoscimento del 1676 avvenne alla presenza del vicario generale don Leonardo Sirturo e dei canonici penitenzieri don Giuseppe Carelli e don Giorgio Bussi come testimoni. Padre Marco da Lomazzo, religioso cappuccino, fu incaricato della composizione delle ossa nell'urna ed è l'unico cappuccino presente nelle fonti d'archivio. Il ventisei luglio 1676 fu eseguita un'ultima ricognizione nella chiesa parrocchiale di Cellio. Alla ricognizione del ventisei luglio parteciparono il parroco di Castagnola e vicario foraneo di Valduggia don Carlo Antonio Giuliani, il viceparroco di Arlezze don Giovanni Antonio Milone, il cappellano di Tairano don Giacomo Galloni e il cappellano di Valmonfredo don Francesco Resegotti. La visita pastorale del vescovo Visconti del diciotto ottobre 1676 testimonia la presenza della reliquia nella chiesa, riportando anche l'indicazione di far indorare la cornice dell'altare di San Cirillo. La presenza del corpo santo è confermata l'anno successivo in un inventario ufficiale.
La collocazione e i restauri artistici
La sistemazione della reliquia è avvenuta fin dall'inizio nell'omonima cappella, all'interno di un altare con ancona di legno dorato e dipinto. L'ancona lignea presenta uno spazio inferiore con l'urna del corpo di Cirillo e uno superiore con una tela del presunto martirio. Manca una documentazione diretta sugli autori dell'opera lignea, ma gli intagli lignei sono attribuibili a Giovanni Giacomo Fantino per analogia con l'altare di San Bonifacio nella parrocchiale di Zuccaro. Nel 1677 i resti del presunto sangue del martire furono sistemati in un reliquiario di legno. Il reliquiario di legno fu sostituito nel 1741 con uno in rame argentato, che risulta ancora oggi visibile. L'urna originale che custodiva il corpo fu sostituita nel 1904 con quella attuale, eseguita sul modello della precedente e riutilizzandone i fregi in argento e i vetri. Nel 1995 il cranio di Cirillo è stato ricoperto da un'artistica maschera in argento realizzata dalla scuola milanese Beato Angelico. Nello stesso anno 1995 si è provveduto con cura alla pulizia dell'abito da soldato romano che riveste il corpo santo. In un recente studio sulla chiesa di Cellio le reliquie sono state erroneamente attribuite a San Cirillo vescovo e patriarca di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il 370 e il 444. Nessuna fonte storica avvalora tuttavia l'ipotesi dell'identificazione con il patriarca di alessandrino. Nei documenti relativi, il corpo santo appartiene al San Cirillo ricordato nel martirologio il ventotto ottobre. Il San Cirillo del ventotto ottobre fu ucciso insieme alla vergine Anastasia per aver le offerto dell'acqua durante il martirio. Le fonti su San Cirillo del ventotto ottobre sono leggendarie e di impossibile verifica scientifica. Inoltre, mancano indicazioni che colleghino la sepoltura di San Cirillo del ventotto ottobre con il cimitero del Verano.
Il culto e i trasporti eccezionali
Cirillo è compatrono della comunità celliese, e la sua protezione ha guidato i fedeli nei secoli. La devozione verso Cirillo è testimoniata storicamente dalla frequenza dei nomi Cirillo e Cirilla imposti ai nati del luogo fino a tutto l'Ottocento. La festa in onore di Cirillo è stata fissata all'ultima domenica di ottobre, come avviene ancora oggi nella parrocchia. La celebrazione riveste maggiore importanza ogni cinque anni con una processione dell'urna per le vie del paese. Nel corso del Novecento si sono tenuti momenti di particolare solennità. Nel 1905 è stato compiuto un precedente trasporto eccezionale delle reliquie per inaugurare il rifacimento dell'urna. Due lapidi conservate nella chiesa testimoniano il trasporto del 1905. Una lapide riporta le parole della prima strofa dell'inno latino dedicato ai martiri. La seconda lapide garantisce a Cirillo che Cellio gli tributerà gli onori non ricevuti a Roma attraverso l'iscrizione DIVO CIRILLO, VICTORI INCLITO, QUOS CAPITOLIUM RENUIT, CELLIUM AGIT TRIUMPHOS. Il dodici agosto 1945 è stato compiuto un altro trasporto eccezionale delle reliquie in segno di ringraziamento per la fine della guerra.
La vita e il ritorno
La vicenda terrena di San Cirillo si colloca nel contesto delle prime comunità cristiane del terzo secolo, un tempo segnato dalla prova e dal dono della vita per amore di Cristo. Egli concluse il suo cammino terreno a Roma, dove il suo corpo riposò per lungo tempo nel cimitero di Ciriaca. La storia della sua presenza a Cellio inizia molti secoli dopo, quando le sue spoglie vennero estratte dal luogo di sepoltura romano il giorno due settembre dell'anno milleseicentosettantacinque.
Il viaggio delle reliquie verso il territorio novarese segnò un momento di grande solennità per la fede locale. Il ventitré marzo dell'anno milleseicentosettantasei avvenne il riconoscimento ufficiale delle reliquie nella città di Novara, atto necessario per confermare l'autenticità del sacro deposito. Poco tempo dopo, nel medesimo anno, il corpo del martire fu solennemente trasportato a Cellio. Qui fu accolto con gioia dalla popolazione e collocato con cura all'interno dell'altare della chiesa parrocchiale, dove ancora oggi riposa. Questo evento non fu solo un trasferimento di spoglie, ma il radicamento di una presenza spirituale che divenne il cuore della vita religiosa del paese. La cura riservata alla sistemazione del corpo all'interno dell'altare testimonia il rispetto profondo che i fedeli di ogni generazione hanno voluto tributare a chi ha dato tutto per il Vangelo, trasformando la parrocchiale in un luogo di costante richiamo alla santità e alla memoria storica del martirio.
Il culto e la memoria
La venerazione verso San Cirillo rappresenta un pilastro dell'identità spirituale di Cellio, comunità di cui il martire è il celeste patrono. Il legame tra il santo e il popolo si manifesta in modo particolare attraverso la ricorrenza liturgica, fissata per l'ultima domenica di ottobre. Questa data non è solo un momento di preghiera, ma un appuntamento che scandisce il tempo della comunità, permettendo ai fedeli di rinnovare il proprio impegno di fede attraverso l'intercessione del martire.
La solennità del culto è arricchita dalla tradizione della processione, che viene celebrata con particolare solennità ogni cinque anni. In tale occasione, il trasporto dei segni del santo per le vie del paese diventa una testimonianza pubblica e condivisa, capace di unire le generazioni in un unico atto di devozione. Attraverso questi gesti, la memoria del martire del terzo secolo non resta chiusa nel passato, ma si fa viva e presente, guidando i passi dei fedeli e rafforzando il senso di appartenenza a una Chiesa che onora, nel sacrificio di San Cirillo, la radice stessa della speranza cristiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Cirillo a Cellio?
La memoria liturgica ricorre il ventotto ottobre, mentre i festeggiamenti solenni si celebrano ogni anno durante l'ultima domenica di ottobre.
Di cosa è patrono San Cirillo?
San Cirillo è venerato come compatrono della comunità di Cellio in bassa Valsesia.