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10 maggio

San Cirino

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e l'arresto

San Cirino nacque a Vaste, in provincia di Lecce, insieme ai suoi fratelli Alfio e Filadelfo. La loro famiglia apparteneva al patriziato locale, essendo il padre Vitale un uomo di nobile estrazione, mentre la madre Benedetta si distinse per il coraggio con cui affrontò direttamente e spontaneamente l'autorità imperiale per manifestare la propria fede e subire il martirio. In quel periodo il prefetto Nigellione giunse a Vaste proprio per indagare sulla presenza di cristiani, compiendo i primi interrogatori ufficiali. Viste la costanza e la fermezza dei tre fratelli nella loro professione religiosa, Nigellione decise di inviarli a Roma per ulteriori giudizi. Insieme ai tre fratelli furono inviati a Roma il loro maestro Onesimo, il loro cugino Erasmo e altri quattordici individui. Dopo i primi supplizi subiti nella capitale dell'impero, il gruppo fu mandato a Pozzuoli sotto la giurisdizione del prefetto Diomede. Diomede condannò a morte Erasmo, Onesimo e gli altri quattordici compagni di fede, mentre decise di inviare i tre fratelli in Sicilia, precisamente a Taormina, da Tertullo.

Il viaggio verso la Sicilia e i prodigi

Giunti a Taormina, San Cirino e i suoi fratelli furono nuovamente interrogati e tormentati a causa del loro credo. In seguito furono mandati a Lentini, che rappresentava la sede ordinaria del prefetto Tertullo. L'ordine impartito per il viaggio verso Lentini imponeva che fosse compiuto con una grossa trave sulle spalle dei prigionieri. Una forte tempesta di vento liberò miracolosamente i tre giovani da quel pesante fardello. I fratelli passarono poi da Catania, dove furono rinchiusi in una prigione le cui tracce sono indicate ancora oggi con la scritta Sanctórum Mártyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer, situata in una cripta sotto la chiesa dei Minoritelli. Secondo un'antica tradizione e un culto mai interrotto, durante il viaggio passarono per Trecastagni. Il passaggio per Trecastagni fu dovuto all'impraticabilità della normale via lungo la costa a causa di una violenta eruzione dell'Etna. Nel cammino da Catania a Lentini avvennero vari prodigi e conversioni, tra cui quella dei venti soldati di scorta e del loro capo Mercurio. Tertullo, venuto a sapere dell'accaduto, fece battere aspramente e uccidere Mercurio e i soldati di scorta. Entrando in Lentini, i tre fratelli liberarono un bambino ebreo indemoniato e ammalato, convertendo alla fede molti ebrei della città. Gli ebrei convertiti di Lentini furono successivamente condannati alla lapidazione.

Il martirio e la testimonianza del manoscritto

Presentati nuovamente a Tertullo, i fratelli furono sottoposti dapprima a lusinghe e poi a ogni genere di supplizio. I supplizi inclusero pece bollente sul capo rasato, acutissimi chiodi ai calzari e lo strascinamento per le vie della città sotto continue battiture. Nel corso di queste sofferenze, i fratelli furono prodigiosamente guariti dall'apostolo Andrea, potendo così continuare a operare miracoli e guarigioni. Di fronte alla loro irremovibile testimonianza, Tertullo ordinò il supplizio finale per i tre fratelli nel 253, durante la persecuzione di Valeriano. Il supplizio finale di Alfio consistette nello strappo della lingua, quello di Filadelfo nell'essere posto su una graticola rovente, e quello di Cirino nell'essere immerso in una caldaia di pece bollente. I corpi dei martiri furono trascinati in un luogo detto Strobilio, vicino alle case di Tecla e Giustina, e gettati in un pozzo. Alcune pie donne diedero poi sepoltura ai corpi in una grotta, e in seguito, sulla grotta della sepoltura, fu edificata una chiesa. Il Martirologio ricorda a Lentini in Sicilia i santi Alfio, Filadelfo e Cirino come martiri. Le notizie sulla vita e sul martirio dei tre fratelli provengono da un documento risalito al secondo decennio della seconda metà del secolo X, attorno al 960. Il documento è una lunga e minuziosa narrazione scritta da un monaco basiliano di nome Basilio. La stesura del documento avvenne con verosimiglianza a Lentini, in provincia di Siracusa, come indicato dai luoghi, dalle tradizioni e dai costumi della comunità locale. Il manoscritto si compone di più parti e alla fine della terza parte presenta una chiusura in greco che attribuisce la scrittura al monaco Basilio. Infine, il manoscritto originale è conservato nella Biblioteca Vaticana con il numero 1591, provenendo originariamente dal monastero di Grottaferrata, vicino a Roma.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Cirino?

San Cirino si festeggia il dieci maggio, data in cui la Chiesa ne commemora il martirio insieme ai fratelli Alfio e Filadelfo.

A Lentini in Sicilia, santi Alfio, Filadelfio e Cirinio, martiri. — Martirologio Romano