31 gennaio
San Ciro
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il martirio e la testimonianza
I santi Ciro e Giovanni sono ricordati nel Martirologio Romano alla data del trentuno gennaio. Ciro e Giovanni sono commemorati il trentuno gennaio anche dai Greci. Nei libri greci si trovano molte notizie sulla vita e sui miracoli di Ciro e Giovanni mescolate a leggende. I principali dati sui due martiri sono molto vaghi, generici e basati su testimonianze incerte. Secondo i racconti tradizionali Giovanni fu soldato. Secondo i racconti tradizionali Ciro fu monaco dopo aver esercitato l'arte medica. Ad Alessandria si mostrava la camera dove Ciro riceveva i clienti. La camera di Ciro era incorporata alla chiesa dei Tre Fanciulli. La leggenda sulla professione medica di Ciro si formò quando i miracoli da lui operati a Menouthis aumentarono la sua fama di guaritore. Quattro cristiane di Canopo di nome Teodosia, indicata anche come Teodota, Teotista, Eudossia e la loro madre Atanasia furono arrestate. Ciro e Giovanni vennero a conoscenza dell'arresto delle quattro cristiane. Ciro e Giovanni si portarono a Canopo per incoraggiare le donne a non venire meno alla loro fede. Ciro e Giovanni furono anch'essi arrestati e condannati a morte insieme alle quattro cristiane. Ciro, Giovanni e le quattro cristiane furono decapitati verso il trecentotre. Il martirio avvenne sotto l'imperatore Diocleziano. Il Martirologio ricorda sempre ad Alessandria i santi Ciro e Giovanni come martiri che dopo la loro fede in Cristo e dopo molti tormenti furono decapitati.
Il santuario di Menouthis e la diffusione del culto
Al principio del quinto secolo le reliquie dei santi Ciro e Giovanni riposavano nella chiesa di San Marco ad Alessandria. Il Sinassario Costantinopolitano ricorda insieme ai due santi anche Teodosia, Teotista, Eudossia e Atanasia. A Menouthis, distante circa due miglia da Canopo, sorgeva un tempio in onore della dea Iside molto venerato nella zona. Il tempio di Iside fu distrutto dai cristiani e vi fu edificata una chiesa in onore degli Evangelisti. L'edificazione della chiesa evangelista non fu sufficiente a distruggere l'antico culto e i resti del paganesimo. San Cirillo di Alessandria decise di fondare un santuario in onore dei santi Ciro e Giovanni per sradicare il paganesimo a Menouthis. San Cirillo fece aprire la tomba dei santi e ne fece trasportare i corpi a Menouthis. La traslazione delle reliquie a Menouthis avvenne in forma solenne. San Cirillo prese la parola durante la cerimonia di traslazione pronunciando discorsi che sono giunti fino a noi. Le notizie relative al santuario a metà del quinto secolo mostrano che il fine voluto da san Cirillo non fu raggiunto e occorsero altri interventi energici contro il paganesimo. La chiesa di Menouthis acquistò un'importanza di prim'ordine nel sesto secolo grazie alle guarigioni che vi avvenivano. Il santuario divenne uno dei più celebri del mondo orientale, facendo concorrenza a quello dei Santi Cosma e Damiano a Costantinopoli. I santi indicavano durante la notte ai malati distesi sul pavimento della basilica i rimedi da seguire. I rimedi indicati dai santi erano a volte anodini e spesso curiosi. Agli eretici che accorrevano al santuario non venivano concesse grazie se prima non fossero ritornati alla Chiesa cattolica.
I miracoli e la memoria delle reliquie
Nei primi anni del settimo secolo Sofronio di Gerusalemme fece una raccolta di settanta miracoli operati presso il sepolcro di Menouthis. Sofronio di Gerusalemme era amico di Giovanni Mosco e di san Giovanni l'Elemosiniere. Sofronio fece la raccolta dei miracoli per gratitudine verso i due santi per una guarigione agli occhi ottenuta per loro intercessione. Sofronio ricorda i nomi dei guariti e conosce alcuni ex voto di ringraziamento, pur accettando spesso le testimonianze con estrema credulità. Il nome Abukir è la deformazione araba del nome di aba Ciro. Il nome Abukir testimonia ancora oggi il culto reso ai martiri avendo sostituito quello di Menouthis. Non si conosce esattamente l'epoca della rovina del santuario, avvenuta probabilmente all'inizio dell'invasione araba. Le reliquie dei due martiri furono in seguito trasportate a Roma. Le reliquie furono deposte in una chiesetta sulla via Portuense, a destra del Tevere. La chiesetta romana di San Ciro fu chiamata dal popolo Santa Passera a causa di una serie di trasformazioni linguistiche a partire da Abbaciro, inteso come abate Ciro. La chiesa di Santa Passera fu meta di pellegrinaggi durante il Medioevo ed è ricordata negli Itinerari romani. Altre quattro chiesette furono dedicate a Roma ai santi Ciro e Giovanni. Attualmente le reliquie dei santi Ciro e Giovanni si trovano a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo dei Gesuiti.
Il cammino di fede
La vita di San Ciro si snoda tra le terre d'Oriente, segnata da un passaggio fondamentale dall'impegno professionale alla scelta radicale della vita monastica. Prima di consacrarsi interamente al Signore, egli esercitò con dedizione l'arte medica, un'esperienza che certamente plasmò la sua profonda sensibilità verso i sofferenti. Questa vocazione alla cura si estese ben presto oltre la dimensione fisica, trasformandosi in un apostolato spirituale che lo condusse a vivere in preghiera e in penitenza. La sua testimonianza giunse a compimento nel corso delle persecuzioni scatenate dall'imperatore Diocleziano, periodo in cui la fermezza della fede veniva messa a dura prova.
Il momento decisivo della sua missione terrena avvenne a Canopo, dove San Ciro non esitò a schierarsi apertamente a favore di quattro donne cristiane che erano state tratte in arresto per il loro credo. Questo gesto di carità fraterna, compiuto con la consapevolezza delle gravi conseguenze, provocò il suo immediato arresto da parte delle autorità imperiali. Insieme a coloro che aveva tentato di confortare, affrontò il processo e la condanna suprema. La decapitazione, avvenuta nell'anno trecentosette, suggellò il suo dono totale. Il martirio non fu dunque solo la fine di un percorso umano, ma l'atto conclusivo di un'esistenza spesa interamente per la difesa della dignità dei figli di Dio. La memoria di tale sacrificio, avvenuto in un contesto di violenza politica, divenne per la Chiesa delle origini un faro di speranza e di incoraggiamento per tutti i fedeli che si trovavano a vivere tempi di prova, confermando che la carità è l'unica forza capace di vincere la morte.
La memoria e il culto
Il culto verso San Ciro si è diffuso rapidamente, alimentato dalla narrazione dei prodigi avvenuti per sua intercessione. Un momento cruciale per la conservazione della sua memoria fu la traslazione delle reliquie a Menouthis, un'operazione promossa da Cirillo di Alessandria, che permise ai fedeli di venerare il corpo del martire in un luogo di preghiera. La fama del santo si consolidò ulteriormente grazie all'opera di Sofronio di Gerusalemme, il quale ebbe cura di raccogliere e documentare settanta miracoli attribuiti al santo, offrendo così una testimonianza tangibile della potenza della sua intercessione presso Dio.
Questa profonda devozione ha attraversato i secoli, radicandosi in diverse località, tra cui Roma e Napoli, dove il nome di San Ciro continua a essere invocato con fiducia. Il riconoscimento ufficiale della sua santità è sancito dal Martirologio Romano e dal Sinassario Costantinopolitano, che fissano la sua commemorazione il trentuno gennaio. Tale data non rappresenta soltanto un richiamo liturgico, ma un invito annuale per la comunità dei credenti a riflettere sulla coerenza di vita del martire, incoraggiando ciascuno a tradurre la propria fede in gesti concreti di solidarietà e di dedizione verso chi vive nel bisogno.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Ciro?
La memoria liturgica di San Ciro si celebra il trentuno gennaio nel Martirologio Romano e nei libri greci.
Sempre ad Alessandria, santi Ciro e Giovanni, martiri, che per la loro fede in Cristo, dopo molti tormenti furono decapitati. — Martirologio Romano