21 luglio
San Daniele
Profeta
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e deportazione a Babilonia
San Daniele nacque probabilmente a Gerusalemme verso il seicento venti avanti Cristo, da una famiglia nobile, forse imparentata con i re di Giuda. Non esiste alcuna ragione fondata per dubitare dell'esistenza storica di Daniele e dei fatti e delle visioni a lui attribuiti. L'origine delle tradizioni su Daniele risale allo stesso Daniele oppure a un periodo alquanto posteriore ma vicino ai suoi tempi nel sesto secolo. Il redattore del libro di Daniele raccolse le tradizioni nel secondo secolo. L'identità del profeta con il Daniele menzionato nel libro di Ezechiele rimane dubbia o non dimostrata. Daniele è l'ultimo dei quattro profeti maggiori, ed era di nazione giudea. Daniele fu deportato a Babilonia da Nabucodonosor insieme ad altri giovani dello stesso rango sociale. La deportazione avvenne nell'anno terzo o quarto di Ioakin, re di Giuda, corrispondente al seicentosei seicentocinque avanti Cristo. A Babilonia fu scelto con altri tre giovani nobili giudei, chiamati Anania, Azaria e Misaele. I giovani furono ammessi alla corte del re per assolvere incarichi ufficiali onorifici dopo una preparazione di tre anni nella lingua e negli usi dei Caldei. Secondo l'uso, ai giovani fu cambiato il nome. A Daniele, che poteva avere dai quindici ai venti anni, fu dato il nome di Baltassar. Daniele fu presentato al re insieme ai suoi compagni e fece ottima impressione. L'ottima impressione fu dovuta alla sua prestanza fisica e alle sue doti di spirito. Daniele conservò la prestanza fisica malgrado l'astinenza dal vino, dalla carne e da altri cibi prelibati offerti dalla mensa del re. Daniele rifiutava i cibi del re gentilmente e per amore della Legge. Il re riconobbe in Daniele scienza e intelligenza dieci volte superiori a quelle di tutti i suoi magi e indovini. Daniele fu ammesso alla corte dopo aver dato prove sbalorditivi della sua rettitudine. Daniele fu fatto principe di Babilonia e prefetto su tutti i sapienti del regno. Dietro richiesta di Daniele, anche i compagni Anania, Azaria e Misaele ebbero posti onorevoli e cariche di responsabilità nella provincia. Daniele rimase a palazzo presso il re.
La causa di Susanna e l'interpretazione dei sogni di Nabucodonosor
Il primo saggio della probità e saggezza di Daniele fu dato nella causa di Susanna. Susanna fu sottratta alla morte a cui era stata ingiustamente condannata. La sentenza si ritorse contro i due giudici disonesti dopo che furono convinti pubblicamente da Daniele della loro falsa testimonianza. Nell'episodio di Susanna, Daniele è presentato in giovane età. La giovane età di Daniele rende ammirevole la sua maturità di giudizio in contrasto con la fatuità e corruzione dei due giudici anziani. L'intervento nel caso di Susanna acquistò a Daniele fama presso il suo popolo, ovvero gli esuli giudei. Il numero degli esuli giudei era aumentato nel frattempo con la seconda deportazione del cinquantaquattro avanti Cristo. L'interpretazione del sogno di Nabucodonosor sulla grande statua plurimetallica rese Daniele celebre tra i babilonesi. La statua del sogno di Nabucodonosor fu abbattuta dalla piccola pietra staccatasi dal monte. Dopo l'interpretazione del sogno della statua, Daniele fu onorato della piena fiducia del re tra i principi della corte. Nel contesto del sogno della statua, il Dio d'Israele è glorificato come Dio sommo che solo ha la sapienza delle cose occulte e la comunica ai suoi servi fedeli. Nell'anno dodicesimo di Nabucodonosor, corrispondente al cinquantaquattro avanti Cristo, Daniele si affermò quale oracolo di Dio. Nel cinquantaquattro avanti Cristo Daniele aveva tra i ventisette e i trent'anni. Daniele era favorito dalla scienza dei segreti, superiore di gran lunga a quella di tutti i magi, indovini, saggi e caldei di Babilonia. Daniele non fu coinvolto nell'accusa mossa dai babilonesi contro Anania, Misaele e Azaria per non voler adorare la statua del re. La pena della fornace ardente inflitta ai tre compagni dovette affliggere grandemente Daniele. Daniele provava dispiacere vedendo che l'ufficio di prefetto della provincia di Babilonia, concesso ai compagni per sua mediazione, era stato causa di disgrazia. L'esito felice della prova della fornace mutò la tristezza di Daniele in gaudio. Scampati al fuoco, i compagni riebbero le loro cariche. Dopo il miracolo della fornace, il Dio di Israele fu riconosciuto con regio decreto come l'unico Dio vero capace di salvare coloro che credono in lui. Pochi anni dopo la prova della fornace, Daniele interpretò un altro sogno di Nabucodonosor. Il secondo sogno riguardava il grande albero rigoglioso abbattuto e reciso che risorse dalle radici con la magnificenza di prima. I sapienti di Babilonia avevano cercato invano di spiegare il senso del sogno dell'albero. Chiamato dal re, Daniele spiegò il significato del sogno. L'albero del sogno è simbolo dello stesso re Nabucodonosor. Daniele predisse che il re, per la sua superbia, sarebbe stato privato della gloria regia e ridotto allo stato umiliante di una bestia. La condizione umiliante sarebbe durata fino a quando il re non avesse riconosciuto che l'Altissimo detiene il dominio sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole. Daniele consiglia al re di procurarsi la divina clemenza mediante opere buone e pietà verso i poveri per mitigare un annunzio severo e terrificante.
La cena di Baltassar e le visioni profetiche
Daniele dimostra lo spirito di sapienza ricevuto da Dio svelando il senso delle parole Mane, Thecel e Phares. L'episodio avviene durante la cena di Baltassar a Babilonia. Baltassar tiene le veci del padre Nabonide durante la sua lunga assenza. Alla cena di gala partecipano principi, dignitari di corte, mogli e concubine. La cena costituisce un affronto alla religione dei giudei a causa dell'uso dei vasi sacri del Tempio di Gerusalemme. L'orgia si interrompe alla vista di una mano misteriosa che scrive segni ignoti sul muro. I sapienti, i magi e gli indovini chiamati dal re non riescono a decifrare la scrittura. Su consiglio della regina viene introdotto Daniele. Daniele rifiuta i sommi onori e i regali promessi dal re. Daniele legge e interpreta le parole fatidiche contenenti la sentenza di Dio sulla fine di Baltassar e del suo impero. La sentenza di Dio su Baltassar si compie quella stessa notte con la fine dell'impero babilonese e l'ascesa di quello persiano nel cinquecentotrentotto. Daniele è il protagonista di visioni profetiche con tratti apocalittici di bestie simboliche che raffigurano i regni della terra fino all'avvento del Regno di Dio. Il tempo dell'avvento del Regno di Dio è indicato approssimativamente nel capitolo nove. Daniele ha visioni senza simboli che parlano direttamente dei regni e dei loro re senza nominarli. Un'ultima visione attribuita a Daniele annunzia la fine dei tempi. Tutte le visioni sono messe in bocca a Daniele che parla in prima persona. Daniele riceve da un angelo di nome Gabriele la spiegazione delle visioni avute. Daniele affligge se stesso col digiuno per muovere Dio a clemenza. Daniele indossa abiti di penitenza. Daniele confessa i peccati propri e quelli del popolo. Daniele riconosce la giustizia di Dio in tutto ciò che si patisce. Daniele implora misericordia pregando Dio di affrettare il suo aiuto per amore del santuario desolato e per riguardo alle sue promesse. Dio manda l'angelo Gabriele con un messaggio di consolazione in risposta alla preghiera di Daniele. Daniele sopravvive al crollo dell'impero neobabilonese avvenuto tra il cinquecentotrentanove e il cinquecentotrentotto. Daniele vede i primi anni del nuovo impero persiano. L'ultima visione di Daniele è datata al terzo anno di Ciro nel cinquecentotrentasei. Daniele nasce verso il seicentoventi avanti Cristo ed è già più che ottantenne all'epoca della sua ultima visione.
La vita e il ministero
La vicenda terrena di San Daniele ebbe inizio a Gerusalemme intorno all'anno seicento venti avanti Cristo. Durante la giovinezza, il profeta subì la sorte della deportazione a Babilonia, imposta da Nabucodonosor tra il seicento sei e il seicento cinque avanti Cristo. Nonostante la condizione di esiliato, Daniele seppe distinguersi per virtù e intelligenza, arrivando a occupare posizioni di grande rilievo come principe di Babilonia e prefetto dei sapienti. La sua autorità non fu mai fine a se stessa, ma sempre orientata al servizio della verità divina in un contesto pagano e ostile.
La sua esistenza fu costellata di interventi prodigiosi che manifestarono la potenza di Dio. Egli fu interprete dei segni celesti, come accadde per il sogno della statua di metalli diversi e per la misteriosa scrittura che apparve durante il banchetto di Baltassar, presagio di mutamenti imminenti. Oltre a queste prove di sapienza, Daniele si distinse per il suo amore viscerale verso la giustizia, dimostrato nel salvataggio di Susanna, strappata a una condanna a morte ingiusta grazie al suo intervento risolutivo. La sua vita fu costantemente illuminata dal dialogo con il trascendente, in particolare attraverso le visioni profetiche che ricevette e che l'angelo Gabriele gli spiegò con cura, offrendogli una comprensione profonda dei disegni che il Signore custodiva per il futuro del mondo e del suo popolo.
Il culto e la memoria
La figura di San Daniele occupa un posto di grande rilievo nella tradizione spirituale e liturgica. La sua testimonianza di fedeltà incorrotta, mantenuta integra nonostante le pressioni e le tentazioni del potere babilonese, continua a rappresentare un modello di coerenza per ogni credente. Il suo culto attraversa i secoli, richiamando alla mente di chi legge le Scritture la certezza che Dio non abbandona mai i suoi servi, neppure nelle terre dell'esilio e del silenzio.
Nella Chiesa greca, in particolare, la memoria di questo profeta è celebrata con solennità il diciassette dicembre, oppure nella domenica che precede il Santo Natale, sottolineando il suo ruolo di messaggero che prepara la via alla pienezza dei tempi. La Chiesa latina onora la sua figura il ventuno luglio, offrendo ai fedeli l'opportunità di riflettere sulla sua capacità di ascoltare la voce di Dio in ogni circostanza. Egli rimane, ancora oggi, una guida per chi cerca di discernere la presenza del Signore nelle vicende della storia umana.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Daniele?
San Daniele si festeggia il ventuno luglio. I Greci lo ricordano invece il diciassette dicembre e la domenica precedente al Natale insieme ad altri santi dell'Antico Testamento.
Di cosa è patrono San Daniele?
I dati storici e tradizionali forniti non menzionano specifici patronati attribuiti a San Daniele.