27 agosto
San Davide Enrico Lewis
Sacerdote gesuita, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la conversione
San Davide Enrico Lewis nacque come primo di nove fratelli ad Abergavenny, nella contea di Monmouth, nel millenario sedici cento sedici o sedici cento diciassette. Suo padre si chiamava Morgan Lewis ed era protestante, mentre sua madre si chiamava Margaret Prichard ed era una fervente cattolica. Il giovane frequentò la Royal grammar school del suo paese, di cui il padre era direttore. In seguito si trasferì a Londra per entrare nel Middle Temple, istituzione in cui seguì gli studi legali. All'età di sedici anni si recò in Francia insieme al figlio del conte Savage. Durante questo viaggio si fermò a Parigi per circa tre mesi. Nel corso di tale soggiorno nella capitale francese si convertì alla religione cattolica per opera del padre Talbot. Riguardo a questo momento decisivo della sua esistenza, egli dichiarò in seguito: Ad annum usque decimum sextum vixi haereticum. La sua esistenza proseguì con il lutto per la perdita dei genitori, venuti a mancare nel millenario sedici cento trentotto. Proprio in seguito a tale doloroso evento, decise di abbracciare lo stato ecclesiastico, orientando definitivamente la propria vita al servizio di Dio e della Chiesa.
La formazione romana e il ritorno in patria
La scelta sacerdotale spinse il giovane a lasciare l'Inghilterra il ventidue agosto del millenario sedici cento trentotto, con l'aiuto del padre Carlo Gwynne, noto anche come Brown. Dopo un viaggio impegnativo, giunse a Roma il due novembre del millenario sedici cento trentotto per essere ammesso al Collegio inglese. Per motivi di prudenza e sicurezza, assunse lo pseudonimo di Charles Baker. La sua preparazione teologica e spirituale fiorì nell'Urbe, conducendolo al sacramento dell'ordine il venti luglio del millenario sedici cento quarantadue. Passò successivamente nella Compagnia di Gesù, dove venne accolto il diciannove agosto del millenario sedici cento quarantacinque. Rimpatriò l'anno seguente per svolgere attività missionaria nella sua contea natale di Monmouth. Nel millenario sedici cento quarantasette fu tuttavia richiamato a Roma dal generale del suo Ordine, il quale gli affidò la cura spirituale del Collegio inglese. Avvertendo tuttavia una fortissima chiamata verso la sua terra d'origine, richiese insistentemente ai suoi superiori l'autorizzazione a ritornare nelle missioni del suo paese. Avendo i superiori acconsentito alla sua richiesta di ritorno in patria, rimpatriò nuovamente nel millenario sedici cento quarantasette stabilendosi nel Monmouthshire.
L'apostolato e la carità
Stabilito nuovamente nel Monmouthshire, svolse per oltre trent'anni una infaticabile opera di apostolato. Durante il regno di Carlo II, celebrò di nascosto i sacramenti in patria per oltre trent'anni, sfidando le restrizioni e i pericoli del tempo. Esercitò il suo ministero con particolare attenzione ai bisognosi, dedicando le sue maggiori cure ed attenzioni agli indigenti e ai bisognosi soccorrendoli in tutte le maniere possibili. Per questa dedizione senza riserve, meritò ampiamente il titolo di padre dei poveri, rimanendo nel cuore e nella memoria della comunità come testimone autentico della carità cristiana. La sua presenza costante rappresentò un punto di riferimento fondamentale per i cattolici locali, che trovarono in lui un pastore coraggioso epremuroso, capace di sostenere la fede della popolazione anche nei momenti più difficili e tribolati della storia religiosa inglese.
La cattura e la prigionia
La sua infaticabile attività fu bruscamente interrotta quando fu denunciato da due coniugi apostati. Fu catturato nella parrocchia di San Michele a Llantarnam, nella contea di Monmouth. La cattura avvenne all'alba del diciassettesimo giorno di novembre del millenario sedici cento settantotto, mentre si apprestava a celebrare la santa Messa. Dopo l'arresto, fu condotto a Lanfoist e mandato dai giudici ad Abergavenny, dove subì un primo interrogatorio. Venne quindi rinchiuso nelle prigioni di Monmouth sino al tredici gennaio del millenario sedici cento settantanove. In tale data fu trasferito nelle prigioni di Usk. Successivamente, il ventotto marzo, fu ricondotto a Monmouth per essere sottoposto a giudizio. Fu processato con l'imputazione di essere un prete cattolico ordinato sul continente e ritornato in patria ad esercitare il ministero contro le leggi della regina Elisabetta, sebbene il regno fosse allora sotto Carlo II. Al termine del procedimento, fu condannato a morte per alto tradimento. La sua esecuzione fu tuttavia inizialmente rinviata per ordine del re, e il sacerdote fu nuovamente rinchiuso nelle prigioni di Usk dopo il rinvio. Nel maggio seguente fu portato a Londra per essere interrogato dal consiglio privato. Sebbene il consiglio privato lo riconobbe innocente, lo rinviò comunque nel carcere di Usk. Rimase nel carcere di Usk per oltre tre mesi. Durante questa permanenza in carcere, i cattolici del luogo ebbero il permesso di visitarlo, ricevendo conforto dalla sua serena fortezza spirituale.
Il martirio e gli scritti
Durante la sua reclusione, il sacerdote impiegò il tempo per redigere importanti testimonianze. Scrisse una descrizione esatta del suo arresto e delle successive vicende intitolata A true narrative of the imprisonment and trial of Mr. Lewis. Redasse inoltre il testo del suo racconto e del suo ultimo discorso durante la sua reclusione. Gli scritti del martire sono pubblicati nei Records di H. Foley. Giunto il giorno estremo, prima di essere impiccato rivolse un lungo discorso alla folla riunita intorno al patibolo. Il suo ultimo discorso lasciò profondamente impressionata la folla presente. Fu infine impiccato il ventisette agosto del millenario sedici cento settantanove a Usk, sigillando con il sangue la propria testimonianza di fede. La tradizione e i documenti lo consegnano alla storia come figura luminosa di fedeltà evangelica. Fu innalzato all'onore degli altari da Pio XI il quindici dicembre del millenario novecento ventinove. Viene commemorato liturgicamente il ventisette agosto. Viene identificato nel Martirologio come san Davide Lewis, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire.
Il cammino terreno
Il percorso di San Davide Enrico Lewis ebbe inizio ad Abergavenny, luogo che vide la sua nascita nel milleseicentosedici. La sua giovinezza fu segnata da un significativo cambiamento di prospettiva spirituale: all'età di sedici anni, mentre si trovava a Parigi, maturò la conversione al cattolicesimo, una scelta che avrebbe determinato ogni sua decisione futura. Desideroso di approfondire la propria vocazione al servizio di Dio e del prossimo, si recò a Roma dove, nel milleseicentoquarantadue, ricevette l'ordinazione sacerdotale. Tre anni più tardi, nel milleseicentoquarantacinque, scelse di consacrarsi definitivamente al Signore entrando nella Compagnia di Gesù, abbracciandone lo spirito e la disciplina.
Il suo ministero si concentrò con infaticabile dedizione nel territorio del Monmouthshire, in Galles. Per ben trent'anni, San Davide Enrico Lewis esercitò la sua missione pastorale tra la gente, offrendo conforto e guida spirituale in un tempo segnato da forti tensioni religiose. La sua presenza costante rappresentò un sostegno fondamentale per i fedeli, nonostante i pericoli crescenti legati alla sua attività di sacerdote cattolico. Questa lunga stagione di servizio giunse a una svolta drammatica il diciassette novembre del milleseicentosettantotto, quando venne arrestato a Llantarnam. Condotto verso il martirio, affrontò la fine della sua vita terrena con la fermezza di chi ha riposto ogni speranza nel Signore. Egli fu giustiziato tramite impiccagione a Usk, nel milleseicentosettantanove, suggellando con il sangue la sua testimonianza di fede vissuta con coerenza e coraggio fino all'ultimo istante.
Il culto e la memoria
La memoria di San Davide Enrico Lewis ha attraversato i secoli, mantenendo viva l'immagine di un pastore che non ha abbandonato il suo gregge nemmeno nei momenti di estrema prova. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse nel millenovecentoventinove, quando Papa Pio Undicesimo lo elevò agli onori degli altari, confermando la rettitudine del suo operato e il valore del suo sacrificio. Questo atto solenne ha permesso alla Chiesa di proporre la sua figura come modello di perseveranza per i fedeli di ogni tempo.
Oggi, il suo ricordo rimane strettamente legato ai luoghi che videro il suo impegno pastorale e la sua testimonianza finale. La commemorazione liturgica, fissata al ventisette agosto, invita i fedeli a riflettere sulla forza della testimonianza cristiana che sa superare le barriere del tempo e delle avversità. San Davide Enrico Lewis continua a essere venerato non soltanto come un martire, ma come un autentico servitore della Chiesa che, attraverso le tappe del suo viaggio tra Abergavenny, Londra, Parigi, Roma e infine il Galles, ha saputo incarnare la dedizione assoluta al mandato apostolico. La sua vita, breve nel numero degli anni ma immensa per la profondità della donazione, continua a parlare al cuore dei credenti, esortandoli a una testimonianza autentica e quotidiana della propria fede.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Davide Enrico Lewis?
San Davide Enrico Lewis viene commemorato il ventisette agosto di ogni anno.
Qual è il ruolo di San Davide Enrico Lewis nella Chiesa?
Egli è ricordato come sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, celebre per il suo lungo apostolato in Galles e per la sua dedizione ai poveri.
Nella cittadina di Usk in Galles, san Davide Lewis, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire: ordinato sacerdote a Roma, per oltre trent’anni celebrò di nascosto i sacramenti in patria e aiutò i poveri, finché subì l’impiccagione in quanto sacerdote sotto il re Carlo II. — Martirologio Romano