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25 marzo

San Dismas, il Buon Ladrone

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e il contesto storico

Gli eventi che riguardano San Disma si collocano storicamente nel primo secolo dell'era cristiana, precisamente nell'anno trentatré sul Calvario di Gerusalemme. I santi più antichi della Chiesa sono stati proclamati tali dal vescovo locale, mentre per la canonizzazione degli altri santi provvede il Vicario di Cristo in terra, ovvero il Papa. Questo santo in particolare gode di una prerogativa unica, essendo stato canonizzato direttamente da Cristo sul Calvario. I Vangeli non dicono nulla sulla sua vita precedente e non si sa nulla di certo della sua esistenza se non che fu condannato a morte per i suoi delitti insieme a un altro malfattore. La gravità delle sue azioni non encomiabili è del tutto deducibile dal tipo di pena capitale ricevuta. A causa della totale mancanza di fonti storiche al di fuori della leggenda, non vi sono certezze sulla sua professione e sulla sua giovinezza. In mancanza di dati anagrafici certi, nel corso dei secoli gli sono stati attribuiti un nome e un curriculum vitae leggendari, ma basati su tradizioni millenarie. Egli viene comunemente chiamato Disma o San Disma, ed il suo nome compare per la prima volta negli Atti di Pilato, un testo non canonico della letteratura cristiana antica. Nell'antichità cristiana si diffusero molte leggende sul suo conto, tra cui una narrazione secondo la quale il Buon Ladrone avrebbe partecipato al sequestro di Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù durante la loro fuga in Egitto. Queste narrazioni fantasiose sul Buon Ladrone confermano l'importanza fondamentale che il mondo cristiano gli ha attribuito fin dai primissimi tempi, venerandolo subito come un autentico santo.

La passione sul Calvario e la confessione

Egli è uno dei due malfattori crocifissi insieme a Gesù in un venerdì santo dell'anno trentatré. Matteo, Marco e Luca precisano con cura che i due malfattori furono messi in croce sul Calvario insieme a Gesù, collocati uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. L'evangelista Luca al capitolo ventitré, nei versetti dal trentanove al quarantatré, fornisce la narrazione più diffusa e drammatica di quei momenti decisivi. Durante l'agonia, uno dei due condannati insultava Gesù dalla croce deridendolo insieme ai soldati e chiedendogli di salvare se stesso e loro. Il Buon Ladrone dimostrò invece un atteggiamento del tutto opposto, rimproverando l'altro condannato e ricordandogli il timor di Dio e la giustizia della loro pena rispetto all'innocenza di Gesù. Egli fu un uomo che commise molti errori e pagò per essi con la morte, ma a differenza del compagno di croce non disperò mai nella possibilità di un cambiamento operato da Gesù. Nel suo soffrire, egli riconobbe di meritare la pena massima e infamante per i propri delitti, dimostrando una profonda compassione per i dolori di Gesù innocente. Egli si pentì espiando la sua colpa senza cercare in alcun modo di scansare l'espiazione terrena. La sua confessione non gli ottenne sconti di pena, garanzie materiali o protezioni umane, ma gli assicurò il perdono divino. I Vangeli conservano intatta tutta la drammaticità della sua confessione estrema, rendendolo giustamente considerato il primo pentito della storia umana.

L'atto di fede e la promessa di Cristo

Il momento culminante della vita di San Disma si compie attraverso un dialogo straordinario con il Salvatore. Nel momento della confessione del ladrone, Gesù non sta compiendo miracoli eclatanti per meravigliare le folle o incoraggiare i discepoli timorosi. Gesù pende agonizzante dalla croce in mezzo a ingiurie continue e al disprezzo generale della folla e dei capi. Il ladrone parla tuttavia a Gesù come a un sovrano in trono e riconosce in lui il Signore di un regno invisibile agli occhi dei carnefici. Il ladrone si rivolge direttamente a Gesù dicendo con immensa fiducia: Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. L'atto di fede del ladrone in Gesù è assolutamente tranquillo, totale e privo di esitazioni terrene. Egli supplica umilmente di essere accolto nel regno di Gesù, senza pronunciare alcuna parola di rimpianto per la sua vita terrena che volge ormai al termine. Il ladrone possiede proprio quella fede profonda che Gesù si sforzava continuamente di instillare nei suoi discepoli durante la predicazione. Gesù premia immediatamente la fede incrollabile del ladrone con la celebre risposta: Oggi sarai con me nel paradiso. Questo episodio supremo garantisce per sempre che chiunque, a prescindere dalla gravità dei suoi peccati, può ottenere il perdono e la salvezza dell'anima. Le condizioni imprescindibili per la salvezza rimangono gridare ad alta voce la fede in Cristo, confessare umilmente i propri peccati e sperare fermamente in un posto nel suo Regno.

Il culto, le feste e la devozione universale

Il mondo cristiano ha tributato fin da subito una grande venerazione al Buon Ladrone, commemorato con solennità nei testi liturgici antichi. Il Martirologio romano commemora il santo ladrone alla data del venticinque marzo, citando espressamente le parole rivoltegli da Gesù sulla croce circa la promessa del paradiso, e celebrandone la professione di fede eroica. Le Chiese orientali lo ricordano invece liturgicamente il ventitré marzo, mantenendo viva una tradizione antichissima. La sua devozione è oggi ampiamente diffusa in varie parti del mondo cattolico e ortodosso. A testimonianza di questa fede popolare viva e operante, esiste un grande santuario a lui dedicato nella città di São José dos Campos in Brasile. San Disma è il protettore degli agonizzanti, in particolare di coloro che affrontano conversioni difficili e travagliate proprio nell'ultimo momento della vita terrena. Gli viene affidata con fiducia la protezione delle case e delle proprietà contro le incursioni dei ladri. Viene invocato con insistenza nelle cause difficili, specialmente quando ci si trova di fronte a gravi problemi finanziari. La sua intercessione viene richiesta per la conversione e la correzione morale di alcolizzati, giocatori d'azzardo e ladri pentiti. Infine, egli è riconosciuto come il patrono e protettore dei prigionieri, delle carceri, dei cocchieri e dei conducenti di veicoli, che affidano alla sua guida protettiva i loro viaggi quotidiani.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Disma?

La festa di San Disma si celebra il venticinque marzo nel Martirologio romano, mentre le Chiese orientali lo ricordano il ventitré marzo.

Di cosa è patrono San Disma?

San Disma è il protettore degli agonizzanti, dei prigionieri, delle carceri, dei cocchieri, dei conducenti di veicoli, delle case contro i ladri, e viene invocato nelle cause difficili e per la conversione di alcolizzati, giocatori d'azzardo e ladri.

Commemorazione del santo ladrone, che, avendo professato la fede in Cristo sulla croce, meritò di udire da lui: «Oggi con me sarai nel paradiso». — Martirologio Romano