Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

8 agosto

San Domenico di Guzman

Sacerdote e fondatore dei Predicatori

San Domenico di Guzman

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza

San Domenico di Guzman nacque nel mille centosettantuno a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia in Spagna, da Felice di Gusmán e Giovanna d'Aza. Alcune fonti storiche indicano la nascita nell'anno mille centosettanta. Fin dalla giovanissima età ardeva di uno sconfinato amore a Gesù e fu affidato ancora fanciullo allo zio Prete per apprendere i primi elementi del sapere e le Verità della Fede. All'età di quindici anni si trasferì a Palencia per frequentare i corsi regolari di arti liberarli e teologia nelle celebri scuole della città. Durante gli anni degli studi a Palencia, Domenico venne a contatto con le miserie causate da continue guerre e da una grave carestia che affliggevano la regione. Visto che molta gente moriva di fame senza che nessuno intervenisse, il giovane studente prese una decisione radicale vendendo le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene. Con il ricavato delle vendite costituì un fondo destinato al soccorso dei poveri. A chi gli esprimeva stupore per il gesto generoso, Domenico rispose chiedendo come potesse studiare su pelli morte mentre tanti fratelli morivano di fame. Al termine del percorso di studi, assecondando la chiamata del Signore, all'età di ventiquattro anni entrò nel Capitolo dei Canonici di Osma, tra il mille centonovantasei e il mille centonovanta sette. A Osma fu consacrato sacerdote e visse i primi anni di ministero distinguendosi per una vita di studio, preghiera, raccoglimento e celestiale purezza.

La vocazione e la missione

Nel mille duecentotre Diego, vescovo di Osma, dovette compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso ottavo, re di Castiglia. Il presule scelse Domenico come compagno di viaggio, e da allora non se ne separò più, confermando l'incarico anche quando il vescovo divenne titolare di un nuovo mandato nel mille duecentouno. Nei dintorni di Tolosa, durante i viaggi, Domenico e Diego scoprirono il dilagare dell'eresia catara, i cui seguaci furono chiamati albigesi dal nome della città di Alby dove si erano insediati. L'eresia catara si basava sulla gravissima negazione dell'Incarnazione del Figlio di Dio e sul rifiuto di Gesù come Uomo-Dio. Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese missionarie verso l'Est furono una rivelazione per Diego e Domenico, i quali decisero che anch'essi sarebbero stati missionari. Le popolazioni nordiche pagane dei cumani spingevano inoltre Domenico a farsi missionario. Al ritorno da un secondo viaggio in Danimarca, i due scesero a Roma nel mille duecentosei per chiedere al papa di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani. Papa Innocenzo terzo orientò il loro zelo missionario verso la predicazione nell'Albigese in Francia, opera da lui promossa dal mille duecentotre. Domenico comprese il grande bisogno di Verità e decise con il vescovo Diego di dedicarsi alla conversione degli eretici. Diego morì il trenta dicembre milleseicento sette, lasciando Domenico da solo ad affrontare gli avversari dopo che la Legazione pontificia si era sciolta. Domenico accettò la nuova consegna e rimase eroicamente sul campo, stabilendosi a Fanjeaux in un'umile casetta dove visse quasi solo dal mille duecentosei al mille duecentoquindici. Anni di intensa attività furono occupati da pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza. Una notte Domenico discusse a lungo con un oste cataro e lo convertì alla Chiesa Cattolica. Operò la conversione attraverso pubblici dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, persuasione, preghiera, penitenza, autorevolezza di vita e devozione alla Madonna. Negli anni duri dell'apostolato albigese si era definito umile ministro della predicazione. Nel mille duecentosei Folco, vescovo di Tolosa, concesse a Domenico Santa Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l'eresia e farne un centro di predicazione. Nel mille duecentoquindici lo stesso vescovo di Tolosa nominò Domenico predicatore della sua diocesi.

La nascita dell'Ordine dei Predicatori

A partire dal mille duecentoquindici alcuni amici si unirono a Domenico attratti dal suo ideale di contemplare e trasmettere Gesù Verità, maturando il piano di dare alla Predicazione una forma stabile e organizzata. Nel mese di ottobre del mille duecentoquindici il santo si reca a Roma insieme a Folco e partecipa al Concilio Lateranense quarto, sottoponendo il proprio progetto a Innocenzo terzo che lo approva. Prima della bolla pontificia definitiva, Domenico disponeva soltanto di sedici collaboratori. Il ventidue dicembre dell'anno successivo, Onorio terzo dà l'approvazione ufficiale e definitiva all'Ordine dei Predicatori, che assume il nome di Ordine dei Frati Predicatori. L'ordine fu lanciato nel mondo per conquistare i fratelli a Cristo tramite studio, contemplazione e predicazione di Gesù Verità, ripristinando nella Chiesa la forma di vita degli Apostoli. Il motto dell'ordine è Contemplari, contemplata aliis tradere. Le università d'Europa offrirono a Domenico i loro docenti, e il santo disseminò rapidamente i suoi figli in Europa avviandoli a occupare centri universitari come Bologna e Parigi. Il quindici agosto mille duecentodiciassette il santo Fondatore invia i suoi figli in Europa, in particolare a Parigi e a Bologna, che erano i principali centri universitari del tempo. Si prodiga con energia e attività sorprendente alla diffusione della sua opera, fondando personalmente sessanta conventi popolati da uomini scelti e da una schiera entusiasta di giovani. Le università e le città accolsero i frati, che in appena cinque anni riempirono l'Europa dei loro abiti bianchi, predicatori della Verità. La gente del popolo chiamava i frati predicatori i Frati di Maria a causa della loro straordinaria devozione alla Madonna. Nel mille duecentoventi e nel mille duecentoventuno Domenico presiede a Bologna i primi due Capitoli Generali, i quali redigono la magna carta e precisano gli elementi fondamentali dell'Ordine, tra cui la predicazione, lo studio, la povertà mendicante, la vita comune, la legislazione, la distribuzione geografica e le spedizioni missionarie. Desideroso di trovare un nuovo modo di propagare la fede, raccomandò ai confratelli di servire il prossimo con la preghiera, lo studio e il ministero della parola. I frati dell'ordine amavano Dio veramente e il prossimo più di se stessi ed erano anime appassionate.

Aspetto fisico, spirito e morte

La fisionomia spirituale e umana di San Domenico è inconfondibile, tramandata dalla beata Cecilia Cesarini, la quale ricevette il santo abito religioso da san Domenico di Guzman nel mille duecentoventi e fornì la descrizione fisica e spirituale del fondatore. Domenico di Guzman aveva una statura media ed era esile di corpo, con un bel viso e la carnagione rosea. I suoi capelli e la barba tendevano al rosso, i suoi occhi erano belli e non fu mai calvo, avendo la corona della rasura intera cosparsa di qualche capello bianco. Dalla sua fronte e tra le ciglia irradiava uno splendore che ispirava rispetto e simpatia. Aveva mani lunghe e belle e una voce forte e armoniosa. Rimaneva sempre sereno e sorridente tranne quando era addolorato per qualche angustia del prossimo. Quanti lo conobbero di persona o ne sentirono raccontare provarono fascino verso di lui e si misero alla sua sequela. Durante il giorno Domenico era socievole e affabile con i fratelli e con gli altri, mentre di notte era assiduo e impegnato nel vegliare e nel pregare. Era parco di parole e parlava solo per dialogare con Dio nella preghiera o di Dio nella predicazione. Visse per sua scelta nella più misera povertà, secondo la sapienza della croce e per Gesù Cristo e Lui crocifisso. Conosceva la misericordia di Dio e il prezzo della redenzione attraverso lunghe notti passate in chiesa accanto all'altare e una tenerissima devozione verso Maria. Viaggiò senza posa da Tolosa a Roma, da Bologna a Parigi e ad Asti, fondando personalmente il convento domenicano di Asti. Si spense il sei agosto mille duecentoventuno, sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, circondato dai suoi frati nel suo amatissimo convento di Bologna. Morì in una cella non sua, poiché non ne possedeva una. Prima di salire al Padre, Domenico promise ai suoi frati, richiamandosi al Responsorio O spem miram, che sarebbe stato più utile loro in Cielo che sulla terra. Tra i nomi illustri nati dalla sua opera vi sono san Tommaso d'Aquino, Savonarola, san Pio V e Garrigou-Lagrange. Dante Alighieri descrisse Domenico come l'agricola che Cristo elesse all'orto suo per aiutarlo e ne descrisse l'ascesa come un dottore mosso con dottrina, volere e officio apostolico. Georges Bernanos definì Domenico incendiario di amore a Cristo, mentre padre Lacordaire scrisse che a Domenico si rispose come a Pierre l'Ermite e che si divenne Frati predicatori come prima si era divenuti crociati, definendolo altresì tenero come una mamma e forte come un diamante. Fu un apostolo ardito, prudente, risoluto, rispettoso dell'altrui giudizio, geniale nelle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, senza compromessi né irrigidimenti. Papa Gregorio nono, legato a lui da profonda amicizia e che lo aveva conosciuto di persona, il tre luglio mille duecentotrentaquattro, appena tredici anni dopo la morte, iscrisse Domenico tra i Santi. Dal cinque giugno mille duecentosessanta sette il suo corpo è custodito in una preziosa Arca marmorea a Bologna. Numerosi miracoli e continue grazie avvengono per intercessione del Santo, e fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa accorrono al suo sepolcro. Il popolo bolognese lo proclamò Patrono e Difensore perpetuo della città. Dio Padre espresse il più alto elogio di Domenico a santa Caterina da Siena, definendolo sua illustre figlia, l'immagine viva del suo Verbo Incarnato Gesù, affermando di aver generato Gesù per natura e Domenico per amore. Per dono speciale di Dio, le fattezze naturali del volto e della persona di Domenico erano somiglianti a quelle di Gesù. L'irresistibile fascino di Domenico fece dire a san Tommaso d'Aquino di essere tra gli agni della santa greggia che Domenico mena per cammino. L'autore del testo è Paolo Risso.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Domenico di Guzman?

San Domenico di Guzman si festeggia il sei agosto, giorno della sua memoria liturgica.

Di cosa è patrono San Domenico di Guzman?

San Domenico di Guzman è patrono dell'Ordine dei Predicatori ed è stato proclamato Patrono e Difensore perpetuo della città di Bologna.

Memoria di San Domenico, sacerdote, che, canonico di Osma, umile ministro della predicazione nelle regioni sconvolte dall’eresia albigese, visse per sua scelta nella più misera povertà, parlando continuamente con Dio o di Dio. Desideroso di trovare un nuovo modo di propagare la fede, fondò l’Ordine dei Predicatori, al fine di ripristinare nella Chiesa la forma di vita degli Apostoli, e raccomandò ai suoi confratelli di servire il prossimo con la preghiera, lo studio e il ministero della parola. La sua morte avvenne a Bologna il 6 agosto.<BR>(6 agosto: A Bologna, anniversario della morte di san Domenico, sacerdote, la cui memoria si celebra tra due giorni). — Martirologio Romano