9 agosto
San Falco di Palena
Eremita
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e formazione in Calabria
San Falco nacque a Taverna in Calabria verso la metà del X secolo. Il futuro eremita apparteneva all'antica e nobile famiglia dei Poerio. Falco fu attratto sin da giovanissimo dalla solitudine e dall'eremitaggio. Per questo motivo, Falco decise presto di ritirarsi nel monastero di Pesica vicino al suo paese, nella zona di Cosenza. Il monastero apparteneva ai Basiliani. All'interno di questa comunità, Falco visse sotto la disciplina di un santo abate di nome Ilarione. La comunità monastica era conosciuta in tutte le Calabrie per le virtù e la santità dei confratelli. La santità della comunità è attestata dal Beato Pietro da Pesica nel Monologio greco. La storia del santo è legata a quella di altri sei confratelli. Il gruppo è noto nella tradizione popolare abruzzese come i sette fratelli. Il nome deriva dall'appellativo di fratelli che i membri usavano tra loro. La monastica quiete fu interrotta nel 980, quando le Calabrie furono devastate dai Saraceni al soldo di Basilio e Costantino. Di fronte a tale violenza, i sette fratelli decisero di partire dalla Calabria alla volta degli Abruzzi, cercando luoghi isolati dove poter continuare la loro vita di lode divina.
Il cammino negli Abruzzi e la vita a Prata
I sette fratelli raggiunsero l'Abruzzo Citra nei territori dei Peligni. Successivamente, i sette fratelli si stabilirono nel feudo di Prata, al confine tra Casoli e Civitella Messer Raimondo, presso il fiume Aventino, nell'attuale provincia di Chieti. A Prata i sette fratelli costruirono alcune stanze e una chiesetta, i cui ruderi erano visibili fino alla fine dell'Ottocento. I sette fratelli vissero in povertà e santità applicando rigide regole simili a quelle degli antichi monaci d'Egitto. La comunità condusse una vita austera e di digiuno sotto la guida dell'abate Ilarione. I monaci si cibavano prevalentemente di erbe, tranne la domenica. La conversazione dei monaci era dedicata alla pratica dell'orazione e alla recita delle lodi. Alla morte dell'abate Ilarione, i confratelli elessero superiore il più giovane, Nicolò Greco. Nicolò Greco fu scelto come abate pur essendo minore per età ma non per meriti. Il nuovo abate chiese ai confratelli di compiere un pellegrinaggio a Roma per rendere grazie a Dio. Durante il viaggio, i sette fratelli liberarono sette indemoniati incontrati nei pressi del Lago di Fucino grazie alle loro orazioni. Ripreso il cammino, uno dei confratelli, gravato dagli acciacchi, lasciò i compagni. Il confratello affaticato trovò ricovero nella chiesa della Santissima Vergine a Santa Maria in Capo d'acqua presso Ortucchio. Gli altri confratelli compirono il pellegrinaggio e tornarono alla vita monastica a Prata. San Orante è originario di Ortucchio nella Marsica.
La separazione e l'arrivo a Palena
Nicolò fu abate per diversi anni. Alla morte di Nicolò, i confratelli non riuscirono a eleggere un successore e decisero di separarsi per seguire Ognuno la propria strada. I nomi dei santi sono legati a luoghi che conservano le loro maggiori testimonianze. San Nicolò il Greco da Prata è venerato a Guardiagrele. San Rinaldo è patrono di Fallascoso. San Franco è venerato a Francavilla al Mare. San Stefano il lupo è sepolto presso l'eremo di Spirito Santo a Majella. San Giovanni ha dato il nome alla cittadina di Rocca San Giovanni. Falco decise di tornare a Roma e si mise in cammino. La sera stessa della partenza, giunto a Palena e tentando di salire la montagna di Coccia, Falco sentì mancare le forze. Falco fu costretto a riposarsi nella vicina villa di Sant'Egidio. All'arrivo del santo frate, la contrada infestata da spiriti maligni fu immediatamente purificata. La presenza di Falco fu motivo di speranza per gli abitanti, che lo acclamarono e gli portarono rispetto. Falco decise di rimanere tra quei monti continuando la sua vita di rigori e preghiere. Per estrema umiltà Falco non volle mai ricevere il sacerdozio, rimanendo un umile frate ed esempio di virtù. Il beato Falco visse come eremita.
Transitus e prodigi sulla tomba
Falco morì la mattina del 13 gennaio, presumibilmente verso la metà dell'XI secolo. La piccola campana dell'eremo dove Falco viveva in ritiro suonò improvvisamente. Molte persone accorsero pensando che il frate avesse bisogno di soccorso. Falco fu trovato esanime, steso su di una tavola con due candele accese. Il corpo di Falco fu trasportato nella chiesa di Sant'Egidio Abate e, dopo le esequie, fu sepolto. La fama di San Falco crebbe enormemente dopo un prodigio ed eventi successivi. Un ossesso trascinato e legato alla statua di San Panfilo di Sulmona spezzò le funi al passaggio vicino alla tomba. L'ossesso corse verso il sepolcro del santo e fu liberato dal maligno. A richiesta del popolo, le spoglie del santo furono esposte alla pubblica venerazione. Gli archivi di Sulmona e Palena andarono distrutti in un incendio, facendo perdere innumerevoli descrizioni di grazie e miracoli degli atti di canonizzazione.
Traslazione e storia della chiesa
Nel 1383, a causa di continue scorrerie e latrocini, il vescovo di Sulmona dispose la traslazione delle reliquie e della statua di San Falco nella chiesa di Sant'Antonino Martire al centro di Palena. Il Vicario Generale di Valva e Sulmona D. Giovanni, canonico di Sora, decise di unire con bolla speciale le ville e le loro chiese alla chiesa madre di S. Antonino Martire. L'unione delle chiese fu confermata nel 1385 con un'altra bolla del vescovo di Sulmona D. Bartolomeo de Scalis. La conferma del 1385 avvenne sotto il pontificato di Papa Urbano VI. La chiesa e le reliquie di San Falco divennero meta di pellegrini, fedeli, devoti, malati e ossessi provenienti anche da molto lontano. Nel terremoto del 1706 la chiesa subì dei danni. La chiesa fu presto riedificata dopo il terremoto del 1706 con l'aiuto e la devozione dei fedeli. Nel 1841 si decise di demolire la vecchia chiesa per erigerne una molto più grande e capiente a causa della crescente devozione e degli innumerevoli pellegrinaggi. Nel 1842 fu eretta una statua in argento a mezzo busto dedicata al santo. La statua in argento fu opera del celebre Domenico Capozzi.
Culto liturgico ed esposizione delle reliquie
Il culto dei santi fu approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti il 2 luglio 1893. Il culto dei santi è vivo da secoli in tutto l'Abruzzo. Il martirologio colloca la memoria del beato Falco a Palena, in Abruzzo. La teca con le reliquie di San Falco, la tunica Dalmatica alla Greca e la statua di argento contenente il suo teschio vengono esposte due volte l'anno alla devozione dei fedeli. La prima esposizione annuale avviene il 13 gennaio in commemorazione della morte del santo. La seconda esposizione annuale avviene nella domenica successiva al 15 agosto in memoria della traslazione delle reliquie dalla chiesa di S. Egidio. La memoria liturgica è legata al gruppo dei sette fratelli, con ricorrenze fissate al 13 gennaio e alla domenica successiva al 15 agosto.
Il cammino dell'anima
Il percorso di San Falco ebbe inizio nel cuore della Calabria, a Taverna, terra che custodì i primi passi della sua vocazione. Spinto dal desiderio di una vita consacrata al raccoglimento, entrò nel monastero basiliano di Pesica, ponendosi sotto la guida spirituale dell'abate Ilarione. Fu in quel contesto di disciplina monastica che Falco imparò il valore della preghiera incessante e dell'obbedienza, fondamenti che avrebbero sostenuto la sua futura vita solitaria.
Le vicende storiche del tempo, segnate dalle violente e ripetute incursioni saracene, imposero al santo un distacco doloroso ma necessario. Egli lasciò la Calabria per dirigersi verso le montagne dell'Abruzzo, in una ricerca di pace che lo condusse infine a Palena. Qui, lontano dal clamore delle genti e dalle strutture ecclesiastiche, Falco scelse la via dell'eremitaggio. In questo luogo, tra le rocce e il silenzio dei boschi, egli visse una forma di dedizione assoluta, rifiutando esplicitamente il sacerdozio per rimanere in una condizione di umile sottomissione al mistero divino. La sua esistenza si concluse il tredici gennaio in un eremo presso Palena, luogo che divenne, nel tempo, meta di sosta e di preghiera per i fedeli che cercavano la sua intercessione.
La memoria del culto
Il legame tra San Falco e la comunità di Palena si è consolidato attraverso i secoli, trasformando il ricordo del santo eremita in un pilastro della fede locale. Una data significativa per la conservazione della sua memoria è l'anno milletrecentoottantatré, quando le sue reliquie furono traslate nella chiesa di San Antonino Martire, rendendole così oggetto di venerazione pubblica e solenne. Questo evento segnò un momento di rinnovata vicinanza tra il santo e i suoi devoti.
Il culto di San Falco ha ricevuto una conferma definitiva e autorevole il due luglio milleottocentonovantatré, quando la Sacra Congregazione dei Riti ne approvò ufficialmente la venerazione. Ancora oggi, la liturgia ricorda il suo transito il tredici gennaio, mentre una seconda memoria viene celebrata la domenica successiva al quindici agosto, segno di un affetto che travalica il tempo e le stagioni. La figura di Falco continua a invitare i credenti a riscoprire, nel silenzio della propria vita quotidiana, la presenza costante e salvifica del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Falco di Palena?
La memoria liturgica si celebra il 13 gennaio e la domenica successiva al 15 agosto.
Di cosa è patrono San Rinaldo?
San Rinaldo è patrono di Fallascoso.
A Palena in Abruzzo, beato Falco, eremita. — Martirologio Romano