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domenica 9 agosto 2026 · Santo del giorno

San Romano di Roma

Martire

San Romano di Roma

San Romano di Roma, vissuto nel terzo secolo, è una figura luminosa di testimonianza e conversione immediata, il cui ricordo attraversa i secoli con la forza dei gesti semplici e radicali. La sua memoria è legata indissolubilmente all'offerta della propria vita, avvenuta a Roma nell'anno 258, in un tempo di profonde prove per la prima comunità cristiana della capitale dell'impero.

Questo santo martire è venerato e ricordato principalmente per aver abbracciato la fede cristiana in un momento di estremo dolore, colpito dalla fermezza di san Lorenzo. La sua rapida decisione di seguire Cristo, culminata nel battesimo e nel dono supremo del martirio, lo rende un esempio senza tempo di come la grazia divina possa toccare e trasformare il cuore umano in un solo istante.

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Gli altri santi di oggi

Santi Fermo e Rustico

Martiri

I Santi Fermo e Rustico sono venerati dalla Chiesa cattolica nel giorno nove agosto, data in cui il Martirologio geronimiano e il Martirologio romano ne fissano la memoria liturgica. La loro vicenda storica e agiografica si muove tra le antiche terre d'Africa del Nord e la città di Verona, dove riposano le loro reliquie. Gli studiosi faticano a ricostruire i contorni biografici di questi martiri a causa dell'intreccio complesso tra i pochi dati storici accertati e i racconti agiografici successivi, spesso ricchi di elementi avventurosi e leggendari.

La memoria di Fermo e Rustico testimonia la diffusione del culto dei martiri africani in Europa, favorita dall'emigrazione forzata seguita all'invasione dei Vandali di Genserico nel quarto secolo. Il legame con l'Africa trova una particolare risonanza a Verona, città che aveva già accolto come vescovo e patrono il nordafricano Zeno. Attraverso fonti documentarie antiche e tradizioni locali, la Chiesa custodisce la testimonianza di fede di questi due testimoni del Vangelo, la cui memoria continua a edificare il cammino dei credenti.

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San Nathì (Nateo)

Vescovo e abate

San Nathì, la cui memoria liturgica si celebra il nove agosto, è una figura venerata nella Chiesa d'Irlanda, particolarmente noto come patrono principale e primo vescovo della diocesi di Achonry. Non si conserva alcuna biografia antica del santo, né in lingua irlandese né in latino, e le scarse conoscenze sul suo conto si basano su tradizioni contraddittorie inserite nelle Vitae medievali di contemporanei più noti.

Il nome del santo ricorre talvolta nella forma più antica Dathì, e compare anche nelle versioni latinizzate Nathias e Nathineus, mentre in irlandese è Naithi e in inglese è Nathy. Nel Martirologio, san Nateo è indicato come vescovo e abate nel monastero di Achonry in Irlanda, sebbene le fonti storiche offrano un quadro più complesso riguardo ai suoi reali incarichi ecclesiali.

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San Maurilio da Rouen

Vescovo

San Maurilio da Rouen è stato una figura di profondo rigore e dedizione nel panorama ecclesiale dell'undicesimo secolo. Nato nella diocesi di Reims, intraprese un cammino di ascesi e servizio che lo condusse a varcare i confini della sua terra d'origine, portando la testimonianza della fede in luoghi significativi come Liegi, la Sassonia, l'Italia e infine la Normandia. La sua esistenza si è distinta per una costante ricerca di santità, espressa dapprima nel silenzio del chiostro e successivamente attraverso l'alto magistero episcopale.

Egli è ricordato con gratitudine per l'impegno profuso nel rinnovamento della disciplina ecclesiastica e per la sollecitudine pastorale con cui guidò la diocesi di Rouen. La sua opera non si limitò alla cura delle anime, ma si tradusse anche in un'importante attività di edificazione, lasciando un segno tangibile nel volto monumentale delle chiese a lui affidate. La sua vita, conclusasi nell'anno mille sessantasette, rimane un esempio di fedeltà al Vangelo e di instancabile dedizione al bene comune della Chiesa, celebrata ancora oggi nel ricordo liturgico che ne perpetua la memoria nel tempo.

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San Falco di Palena

Eremita

San Falco di Palena visse tra il X e l'XI secolo come insigne eremita, lasciando un'impronta profonda nella spiritualità dell'Abruzzo. Nato a Taverna, in Calabria, appartenne all'antica e nobile famiglia dei Poerio e decise fin da giovanissimo di votarsi alla solitudine e alla preghiera, entrando nel monastero basiliano di Pesica sotto la guida del santo abate Ilarione. In seguito alle devastazioni saracene, si trasferì con un gruppo di confratelli, noti nella tradizione popolare come i sette fratelli, nei territori dei Peligni, dove vissero in povertà, austerità e santità.

Dopo varie vicende e il pellegrinaggio a Roma, San Falco si stabilì definitivamente tra i monti di Palena, rifiutando per umiltà il sacerdozio e consacrandosi interamente alla penitenza. La sua vita fu circondata da prodigi e da una fama di santità che persiste tuttora attraverso il culto liturgico e le solenni esposizioni delle sue reliquie. La memoria del santo eremita continua a essere un punto di riferimento luminoso per la comunità cristiana e per i pellegrini che ne invocano l'intercessione.

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Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Vergine e martire

Santa Teresa Benedetta della Croce, universalmente nota al secolo come Edith Stein, è una figura luminosa e complessa del ventesimo secolo, la cui esistenza attraversa le tensioni spirituali e i drammi storici della sua epoca. Nata a Breslavia il 12 ottobre 1891 in una famiglia di osservanza ebraica, visse una giovinezza segnata dalla ricerca intellettuale e da una fase di agnosticismo, prima di approdare alla filosofia fenomenologica come brillante assistente di Edmund Husserl. Il suo cammino spirituale, guidato da una sete implacabile di verità, la condusse attraverso una radicale conversione al cristianesimo cattolico e alla successiva scelta della vita contemplativa nel Carmelo, dove visse come sposa di Cristo e figlia devota della Beata Vergine Maria. Donna di profondo ingegno, fu filosofa, femminista ante litteram, teologa e mistica di rara intensità, capace di unire il rigore del pensiero alla contemplazione dei misteri divini.

La sua testimonianza terrena si concluse nel supremo olocausto del martirio, consumato nella camera a gas del campo di sterminio di Auschwitz nell'agosto del 1942, vittima innocente della persecuzione nazista contro il popolo ebraico e della follia ideologica del regime. Papa Giovanni Paolo II l'ha definita una personalità che porta nella sua intensa vita una sintesi drammatica del nostro secolo, elevandola agli onori degli altari l'11 ottobre 1998 dopo la beatificazione avvenuta nel 1987. Oggi la sua memoria liturgica si celebra il 9 agosto, ricordando una vergine e martire che ha saputo sigillare la propria dedizione a Dio e all'umanità attraverso il dono totale della vita, offrendo alle generazioni future un modello luminoso di fede incrollabile e di amore eroico nel crogiuolo della sofferenza.

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Beato Fiorentino Asensio Barroso

Vescovo e martire

Il Beato Fiorentino Asensio Barroso nacque a Villasexmir il sedici ottobre 1877 da una famiglia di piccoli commercianti profondamente religiosi. Cresciuto in un ambiente cristiano fertile grazie anche alla guida del parroco e del maestro, maturò la propria vocazione dopo aver ricevuto la Prima Comunione nel 1887. Ordinato sacerdote nel 1901, spese lunghi anni della sua esistenza nel servizio pastorale, nell'insegnamento universitario e nell'amministrazione diocesana a Valladolid, distinguendosi per la dedizione alla confessione e alla predicazione del catechismo agli adulti. Nominato amministratore apostolico della diocesi di Barbastro, fu consacrato vescovo nel gennaio 1936 e assunse il governo di quella comunità nel mese di marzo. Durante la persecuzione anticattolica legata alla Guerra Civile Spagnola, subì il carcere, le torture e infine il martirio per fucilazione il nove agosto 1936, testimoniando con il proprio sangue la fede che aveva sempre predicato.

La Chiesa cattolica lo ricorda come vescovo e martire, luminoso esempio di fedeltà al Vangelo e di amore pastorale spinto fino al perdono dei suoi persecutori. La sua memoria liturgica si celebra il nove agosto, giorno della sua nascita al cielo. Papa Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari proclamandolo beato il quattro maggio 1997 in Piazza San Pietro a Roma, suggellando così la memoria di un pastore che donò la vita per il gregge affidato alle sue cure durante i mesi più difficili del Novecento.

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Beato Faustino Oteiza Segura

Sacerdote scolopio, martire

Il Beato Faustino Oteiza Segura nacque nel ventesimo secolo, precisamente il quattordici febbraio del 1890 ad Ayegui, in Navarra, nella terra di Spagna. Cresciuto nella fede e nella dedizione alla Chiesa, scelse la vita religiosa ed ecclesiale diventando sacerdote e membro della Congregazione delle Scuole Pie, i cui religiosi sono conosciuti come Scolopi, fondata da San Giuseppe Calasanzio nel quindici centonovantasette. La sua esistenza terrena si spese nell'insegnamento, nella formazione delle giovani vocazioni e nel ministero sacerdotale, contraddistinguendosi per una profonda affabilità, per lo spirito di pietà e per un intenso fervore che trovava il suo centro in Gesù Eucaristia e in Maria Santissima. La sua vita fu tragicamente interrotta durante il secondo momento della guerra civile spagnola, una complessa combinazione di motivi politici e di aperta lotta antireligiosa che nel millenovecento trentasei colpì duramente la Chiesa cattolica, portando alla morte migliaia di ecclesiastici innocenti che non avevano nulla a che fare con la politica. Padre Faustino Oteiza affrontò la persecuzione con coraggio e fede incrollabile, offrendo la propria vita e testimoniando il Vangelo fino al martirio, avvenuto il nove agosto del millenovecento trentasei ad Azanuy, nella provincia di Huesca.

Egli è ricordato con profonda venerazione dalla Chiesa cattolica e dai fedeli per la sua limpida testimonianza cristiana e per il sacrificio supremo vissuto per amore di Cristo. La sua memoria liturgica è legata al giorno del suo martirio, celebrato annualmente il nove agosto. Il primo ottobre del millenovecento novantacinque, papa Giovanni Paolo II ha elevato agli onori degli altari il Beato Faustino Oteiza insieme ad altri dodici religiosi scolopi spagnoli, uccisi in giorni e luoghi diversi nel corso della medesima persecuzione del millenovecento trentasei. Tra questi tredici martiri figurano figure eminenti come padre Dionisio Pamplona, padre Manuel Segura, fratel David Carlos, fratel Fiorentino Felipe, padre Enrico Canadell, padre Maties Cardona, padre Francesco Carceller, padre Ignasi Casanovas, padre Carlos Navarro, padre José Ferrer, padre Juan Agramunt e padre Alfredo Parte. La testimonianza del Beato Faustino Oteiza continua a risplendere come esempio luminoso di dedizione educativa, di amore filiale alla Vergine Maria e di fedeltà assoluta al Signore fino al dono della vita.

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Santa Marianna (Barbara) Cope

Religiosa

Santa Marianna Cope, battezzata con il nome di Barbara Koob, nacque nel diciannovesimo secolo a Heppenheim, in Germania, il ventitré gennaio 1838. I suoi genitori erano Peter Koob e Barbara Witzenbacher, di professione agricoltori. Cresciuta nella fede e nella dedizione al lavoro, visse una straordinaria esistenza interamente consacrata al servizio degli ultimi, dei malati più emarginati e dei sofferenti, dapprima negli Stati Uniti e successivamente nelle remote isole dell'Oceano Pacifico. La sua opera coraggiosa e instancabile cambiò il volto dell'assistenza sanitaria e dell'educazione per i figli dei lebbrosi a Molokai.

Ricordata per la sua carità eroica e per la limpida testimonianza evangelica, santa Marianna è stata proclamata santa da papa Benedetto XVI, diventando la prima santa francescana del Nord America. La Chiesa ne celebra la memoria liturgica il nove agosto, giorno della sua nascita al cielo, mentre la data del ventitré gennaio segna la ricorrenza della sua nascita terrena. La sua vita rimane un faro luminoso di amore fraterno, compassione e ferma dedizione alla dignità di ogni persona umana.

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Santa Candida Maria di Gesù Cipitria (Giovanna Giuseppa Cipitria y Barriola)

Fondatrice

Santa Candida Maria di Gesù, nata come Giovanna Giuseppa Cipitria y Barriola, è una figura luminosa tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, riconosciuta per la sua dedizione profonda e la sua capacità di tradurre l'ispirazione divina in una missione concreta per la Chiesa. Originaria di Andoain, in Spagna, la sua esistenza è stata interamente guidata dalla volontà di servire il disegno di Dio attraverso l'educazione e la cura spirituale, culminata nella fondazione di una famiglia religiosa dedita al bene del prossimo.

La memoria di questa santa è legata indissolubilmente alla Congregazione delle Figlie di Gesù, da lei istituita con umiltà e ferma determinazione a Salamanca. Ricordata come una donna di fede incrollabile, Santa Candida Maria di Gesù ha saputo superare le sfide del suo tempo, ottenendo il riconoscimento ufficiale per la sua opera e lasciando un'impronta indelebile nella storia della santità contemporanea. Il suo cammino, che si è snodato tra diverse città spagnole, trova oggi compimento nella venerazione dei fedeli che riconoscono in lei un modello di totale abbandono alla Provvidenza.

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Beato Germano da Carcagente (José Maria Garrigues Hernandez)

Sacerdote e martire

Il Beato Germano da Carcagente, al secolo José Maria Garrigues Hernández, visse durante il ventesimo secolo offrendo la sua esistenza al servizio di Dio e del prossimo come sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire. Nato a Carcagente, in provincia di Valencia, il 12 febbraio 1895 nel seno di una famiglia cristiana, crebbe in un ambiente profondamente devoto insieme ad altri sette fratelli, tre dei quali intrapresero anch'essi la vita cappuccina. Battezzato lo stesso giorno della nascita nella parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción, ricevette la Confermazione il 22 luglio 1912 da Monsignor Fra Atanasio Soler Royo. I suoi genitori, Don Juan Bautista Garrigues e Donna María Ana Hernández, lo educarono ai valori della fede che egli coltivò fin dalla giovinezza, compiendo i primi studi nel Seminario serafico dei Cappuccini a Monforte del Cid.

Egli è ricordato per la sua fedeltà incrollabile al Vangelo e per la testimonianza suprema offerta durante la persecuzione religiosa in Spagna, che lo condusse al martirio. Distintosi per la carità, il candore e la profonda pietà, il Beato Germano affrontò la morte con mitezza cristiana, perdonando i suoi carnefici prima di compiere il suo sacrificio sul ponte di ferro della ferrovia sopra il fiume Júcar. La sua memoria liturgica si celebra il 9 agosto, giorno in cui la Chiesa ne commemora il transito e la vittoria sui supplizi del corpo nel corso della persecuzione contro la fede, ricordandolo nel villaggio di Carcaixent come sacerdote e testimone fedele del Signore.

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Beato Riccardo Bere

Sacerdote certosino, martire

Il sedicesimo secolo inglese ha conosciuto pagine di profonda prova per la Chiesa, segnate dal coraggio incrollabile di uomini fedeli al Vangelo. Tra di essi emerge la figura del beato Riccardo Bere, sacerdote certosino e martire, la cui esistenza si è compiuta nella fedeltà al Romano Pontefice e al matrimonio cristiano. Originario dell'Inghilterra, egli ha saputo custodire la propria vocazione rifiutando le lusinghe del mondo, per abbracciare la vita monastica nella certosa di Londra. Insieme ai suoi confratelli, ha affrontato la persecuzione scatenata dal re Enrico VIII, pagando con la vita il rifiuto di sottomettersi all'Atto di Supremazia e resistendo alle pressioni del potere politico con una straordinaria fortezza d'animo.

La memoria del beato Riccardo Bere è legata indissolubilmente al sacrificio supremo consumato nelle buie prigioni londinesi nel corso dell'anno 1537. Logorato dalle disumane condizioni di detenzione e dalle privazioni, egli ha reso la sua suprema testimonianza il nove agosto, stremato ma non vinto nella fede. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica il cinque agosto oppure il trentauno dello stesso mese, ricordando il suo martirio. La sua testimonianza è stata solennemente riconosciuta il venti dicembre 1886, quando il pontefice Leone XIII lo ha elevato agli onori degli altari proclamandolo beato.

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Beato Francesco Jagerstatter

Laico, martire

Nel corso del ventesimo secolo, la figura del Beato Francesco Jagerstatter emerge con la forza silenziosa di una coscienza retta e fedele al Vangelo. Nato in Austria e vissuto come un umile contadino, quest'uomo ha saputo compiere una scelta radicale di opposizione al regime nazista, pagando con la vita il proprio rifiuto di imbracciare le armi per una causa ingiusta. La sua testimonianza di laico e padre di famiglia interpella profondamente ogni credente sulla responsabilità personale di fronte al male e sulla priorità della legge di Dio rispetto ai poteri di questo mondo. Accanto a lui, un ruolo fondamentale è stato svolto dalla moglie Francesca, il cui sostegno amorevole e condiviso nella fede ha reso possibile un cammino di conversione e di eroica coerenza evangelica fino al martirio.

La memoria liturgica del Beato Francesco si celebra il nove agosto, giorno in cui compì il suo sacrificio estremo nel territorio tra Berlino e Brandeburgo. La Chiesa ne riconosce la santità non soltanto per il coraggio civile dimostrato di fronte alla barbarie della dittatura, ma soprattutto per la profonda radice spirituale che alimentava la sua resistenza interiore. Dalla preghiera quotidiana e dalla lettura assidua della Sacra Scrittura, questo contadino austriaco trasse la forza per dire no alla violenza, offrendo alla storia cristiana del Novecento un esempio luminoso di libertà interiore che nessuna catena e nessuna condanna umana riuscirono a spezzare.

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Santi Secondiano, Marcelliano e Veriano

Martiri

I santi Secondiano, Marcelliano e Veriano sono tre insigni martiri cristiani la cui memoria liturgica ricorre il nove agosto. Vissuti nel contesto dell'Impero romano e legati storicamente alle vicende della Tuscia, essi rappresentano una figura di fede coraggiosa e di adesione incondizionata al Vangelo. La loro testimonianza è giunta sino a noi attraverso una complessa tradizione agiografica e testuale che unisce elementi devozionali, dati storici verificabili e memorie liturgiche antiche, offrendo un quadro prezioso delle prime comunità cristiane e delle persecuzioni imperiali.

Nel corso dei secoli, le loro reliquie sono state oggetto di traslazioni significative, dai luoghi del martirio costiero fino alla cittadina di Tuscania, di cui sono patroni. La devozione popolare, alimentata da antichi codici e martirologi come quello Geronimiano e di Usuardo, ha custodito la memoria di questi tre amici e ufficiali romani che, dalla cultura e dall'amministrazione imperiale, seppero passare alla testimonianza suprema del sangue. La loro storia continua a parlare ai fedeli attraverso i secoli, testimoniando la fermezza di chi ha scelto di servire Cristo al di sopra di ogni potere terreno.

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Beati Michal Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski

Sacerdoti dei Frati Minori Conventuali, martiri

I beati Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski sono due sacerdoti francescani e martiri appartenenti all'ordine dei Frati Minori Conventuali, originari della Polonia e barbaramente uccisi in Perù nel corso del ventesimo secolo. La loro vicenda umana e spirituale rappresenta una luminosa testimonianza di dedizione evangelica vissuta fino all'estremo sacrificio tra le comunità più bisognose e provate dalla violenza ideologica. Partiti come missionari dalla provincia di Sant'Antonio a Cracovia per rispondere concretamente alle necessità spirituali e materiali delle popolazioni andine, i due religiosi hanno speso la propria giovinezza al servizio dei poveri, offrendo un aiuto costante che non faceva distinzioni e che si nutriva della preghiera quotidiana, dell'ascolto della Bibbia e della devozione mariana. La loro azione caritativa, tesa a promuovere la dignità umana e a scoraggiare la violenza, è stata purtroppo fraintesa e ostacolata da forze eversive di ispirazione maoista presenti sul territorio.

Ricordati dalla Chiesa cattolica per aver sigillato con il sangue la propria adesione al Vangelo e la predilezione per i poveri, i due sacerdoti sono stati proclamati beati in seguito a un rigoroso processo canonico che ha riconosciuto l'uccisione avvenuta in odio alla fede. La memoria liturgica dei martiri polacchi si celebra il sette giugno, mentre il nove agosto segna l'anniversario della loro nascita al cielo, avvenuta nella cittadina peruviana di Pariacoto. La loro testimonianza continua a interpellare i credenti di ogni tempo sulla radicalità della sequela di Cristo, sulla fecondità della croce e sulla forza disarmante della carità capace di vincere ogni forma di odio e di sopraffazione con la mitezza e la perseveranza nella preghiera.

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Beato Narciso Sitjà Basté

Sacerdote e martire

Il beato Narciso Sitjà Basté nacque nel ventesimo secolo, precisamente il primo novembre 1877, a Sant'Andrea de Palomar, in provincia di Barcellona. I suoi genitori, Francisco e Teresa, affidarono la sua formazione a Padre Manyanet fin dal medesimo anno della nascita, iscrivendolo nella scuola Jesús, María e José aperta a Sant'Andrea de Palomar. Altri tre fratelli di Narciso scelsero di consacrarsi al Signore nella vita sacerdotale e religiosa. All'età di tredici anni, Narciso Sitjà Basté chiese di entrare nella Congregazione religiosa dei Figli della Sacra Famiglia, fondata da San Giuseppe Manyanet nel 1864 con i fini di diffondere la devozione alla Sacra Famiglia, la formazione cristiana delle famiglie e l'educazione cattolica dei fanciulli e dei giovani. Fin dai tempi di padre Manyanet, egli godette di un'ottima reputazione e il fondatore gli chiese di predicare gli esercizi spirituali alla comunità in vari momenti. Padre Narciso fu un religioso umile e semplice, fedele alle Costituzioni, dedito con cura all'educazione e alla predicazione, ponendosi sempre come esempio, celebrando l'Eucaristia con devozione e dedicando molto tempo alla confessione e alla direzione delle anime. Fu un eccellente educatore, direttore spirituale, poeta e compositore, oltre che instancabile promotore della devozione alla Sacra Famiglia. Partecipò in alcuni periodi al governo generale della congregazione, divenendo maestro dei novizi e consigliere generale di San Giuseppe Manyanet.

Con lo scoppio della guerra, il sacerdote si trovava a Les Corts e decise di rifugiarsi a Sant'Andrea de Palomar dai suoi familiari. In quel luogo incontrò alcune suore domenicane e padre Luis Sitjà, continuando a esercitare il suo ministero sacerdotale durante il rifugio. La mattina del nove agosto 1936, alcuni miliziani entrarono in casa sua. All'arrivo degli uomini, egli dichiarò apertamente di essere un sacerdote e, capendo che era arrivato il suo turno, salutò i parenti dicendo arrivederci, in paradiso. Dalla casa si sentirono i colpi d'arma da fuoco e il giorno seguente fu trovato il suo corpo con le mani in un gesto di benedizione dei carnefici. I suoi resti furono identificati dai parenti e sepolti nel cimitero di Sant'Andrea de Palomar. Al momento della morte, Padre Narciso Sitjà Basté aveva cinquantanove anni. Il percorso verso gli altari ha visto il dieci maggio 2012 la firma di Papa Benedetto XVI che autorizzò la promulgazione del decreto del martirio di diciannove religiosi e sacerdoti dei Figli della Sacra Famiglia e giovani laici ex alunni. Il tredici ottobre 2013 si è svolto il rito della beatificazione a Tarragona, nella regione spagnola della Catalogna, presieduto dal delegato di Papa Francesco, il Cardinale Angelo Amato. La solenne celebrazione ha riguardato cinquecentoventidue persone uccise in odio alla fede durante la guerra civile spagnola, tra le quali vi fu anche padre Narciso Sitjà Basté.

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San Feidlimid (Fedlimino)

Vescovo di Cillmor (Kilmore) Dithruib

A Kilmore sempre in Irlanda, san Fedlimino, vescovo.

Beato Claudio Richard

Martire

In una sordida galera ancorata nel mare al largo di Rochefort in Francia, beato Claudio Richard, sacerdote dell’Ordine di San Benedetto e martire, che, scacciato dal monastero di Metz durante la rivoluzione francese a causa del suo sacerdozio, fu gettato in una nave adibita a prigione, dove morì contagiato nel prestare assistenza ai detenuti malati.

Beati Ruben di Gesù Lopez Aguilar e sei compagni

Religiosi e martiri

A Barcellona sempre in Spagna, beati Ruben di Gesù López Aguilar e sei compagni, religiosi dell’Ordine di San Giovanni di Dio e martiri, che nella medesima persecuzione andarono incontro al Signore, uccisi in odio alla fede.

Beato Guglielmo Plaza Hernandez

Sacerdote e martire

In località Argès vicino a Toledo ancora in Spagna, beato Guglielmo Plaza Hernández, sacerdote dell’Associazione dei Sacerdoti Operai Diocesani e martire, che spirò in questo giorno, vittima dello stesso combattimento.

Beato Giovanni della Verna (o da Fermo)

Sul monte della Verna in Toscana, beato Giovanni da Fermo, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che visse in solitudine domando il corpo con i digiuni e un mirabile spirito di penitenza.

Beato Giovanni Guarna da Salerno

Domenicano

A Firenze, beato Giovanni da Salerno, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che fondò il convento di Santa Maria Novella e lottò coraggiosamente contro gli eretici patarini.

Santi Martiri di Costantinopoli

A Costantinopoli, commemorazione dei santi martiri, che si narra siano stati uccisi per aver difeso un’antica immagine del Salvatore collocata sulla Porta di Bronzo, che doveva essere distrutta per ordine dell’imperatore Leone l’Isaurico.

Beato Giuseppe Maria Celaya Badiola

Coadiutore salesiano, martire

Beato Fiorentino Felipe Naya

Religioso scolopio, martire

Nella cittadina di Azanuy nel territorio di Huesca ancora in Spagna, beati Faustino Oteiza, sacerdote, e Fiorentino Felipe, religiosi dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie e martiri, trucidati per Cristo nella stessa persecuzione.

Beato Antonio Mateo Salamero

Sacerdote e martire

Beato Algoto di Scari

Religioso

Santi Amore e Viatore

Martiri (?)

Beato Lorenzo Palomino Villaescusa

Sacerdote e martire

Dal Martirologio Romano

A Roma nel cimitero di san Lorenzo sulla via Tiburtina, san Romano, martire. — Martirologio Romano