9 agosto
Santi Secondiano, Marcelliano e Veriano
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini, conversione e fonti storiche
I santi Secondiano, Veriano e Marcelliano erano tre amici dell'aristocrazia romana, uomini colti che ricoprivano importanti incarichi nell'amministrazione imperiale. Secondiano era un nobile togato e letterato, mentre Veriano e Marcelliano erano ufficiali di prefettura. Questi uffici consentirono loro un contatto diretto con la vita e la fede cristiana. Prima della conversione, la tradizione riferisce che Secondiano partecipò in prima persona a persecuzioni anticristiane. Secondo una redazione agiografica, osservando la fortezza dei cristiani e riflettendo sul testo della quarta Egloga di Virgilio sulla Vergine, sul celeste fanciullo e sul regno di Saturno, i tre amici si convertirono improvvisamente. In seguito ricevettero il sacramento del battesimo da un presbitero di nome Timoteo, che la seconda redazione attribuisce al titulus Pastoris. I neofiti furono poi confermati nella fede e cresimati da papa Sisto II, forse per il loro ruolo nella società della capitale dell'impero. I tre aderirono in modo convinto e incondizionato alla fede cristiana con la vita e le opere.
Le notizie su di loro sono tramandate da una passio che non è più antica del sesto o settimo secolo e che ci è stata conservata in tre redazioni alquanto divergenti in certi particolari importanti, non offrendo notizie molto attendibili. La tradizione agiografica ci è stata tramandata anche grazie al testo scritto da Alessio Patetta. Gli Atti del martirio dei santi Secondiano, Veriano e Marcelliano sono stati scritti circa centocinquanta anni dopo la loro prima attestazione. La stesura degli Atti è improntata ad altri documenti di martiri, con una forte simmetria con i fatti degli Atti del martirio di san Cipriano avvenuto nel 257. La struttura degli Atti comprende prefazione, esilio, processo e sepoltura nel luogo del martirio. Gli Atti riflettono la devozione popolare e hanno intenti non biografici, pur consentendo di recuperare elementi di autentica storicità. Molti dati temporali, personaggi e località geografiche rammentati nella passio risultano concordanti e veritieri. I personaggi storici citati nella passio includono l'imperatore Decio e papa Sisto II. Le località geografiche citate includono porto Colonna, detto Colonnaccia, nei pressi di Santa Marinella e Civitavecchia.
I nomi dei martiri si trovano nel Martirologio Geronimiano al nove agosto. Il Martirologio Geronimiano associa i nomi a santi orientali e romani con un'indicazione topografica oscura. Il codice Epternacense indica semplicemente la Tuscia. Il codice Wissemburgense pone i martiri in Colonia. Il codice Bernense specifica in Colonius Tusciae via Aurelia miliario quindicesimo. Secondo il Lanzoni, i martiri furono uccisi a Castrumnovum, chiamato anche Colonia Iulia Castrumnovum. Castrumnovum era una cittadina della Tuscia romana sulla via Aurelia, nei pressi dell'odierna Santa Marinella, oggi scomparsa. Per concordare il Geronimiano con la passio, si dovrebbero correggere i quindici miglia indicati dal primo con i sessantadue miglia indicati dalla seconda. Errori di trascrizione numerica nel Martirologio Geronimiano non sono insoliti. È più difficile stabilire l'identità esatta dei martiri e la data precisa della loro morte. La terza redazione aggiunge che il luogo del supplizio si chiama Coloniacum, detto Colonia. Usuardo per primo pose i santi nel suo Martirologio al nove agosto con un latercolo tratto dalla passio. Il latercolo di Usuardo è passato anche nel Martirologio Romano. I santi sono tre martiri autentici di Castrumnovum, dei quali però non si conosce niente di sicuro. L'ipotesi di Delehaye, che vorrebbe identificare Secondiano e Veriano con due dei martiri di Albano venerati l'otto agosto, appare improbabile.
Il martirio e la sepoltura
Durante la persecuzione dell'imperatore Decio, i tre amici furono riconosciuti come cristiani. Il prefetto Valeriano li invitò a desistere dal cristianesimo. I prigionieri furono inviati a Civitavecchia dal consolare di Toscana, Quarto Promoto, che era il Promoto consolare di Tuscia Quarto. L'esilio aveva lo scopo di una eventuale resipiscenza. Poiché persistevano nei loro propositi, il Promoto consolare di Tuscia Quarto, constatata la loro risolutezza nella fede, celebrò un regolare processo e li condannò alla decapitazione. La seconda redazione specifica che il luogo del supplizio si trovava a sessantadue miglia da Roma. La condanna fu eseguita nella località Colonnaccia, l'antico porto Colonna nei pressi di Santa Marinella. I corpi dei martiri furono gettati in mare. La notte seguente un presbitero di nome Deodato raccolse i corpi dei tre santi uomini. Deodato seppellì i corpi nello stesso luogo dove erano stati decapitati, nei pressi del luogo del martirio. La terza redazione dice che il loro culto era localizzato nella basilica di san Pietro a Tuscania, forse in seguito a una traslazione.
La traslazione delle reliquie e il culto
Nell'alto medioevo le coste italiane e dell'alto Lazio divennero malariche e insicure, spingendo le popolazioni a trasferirsi nell'entroterra. Nel 648 il vescovo di Tuscania Valeriano decise di trasferire le spoglie nella sua Cattedrale per metterle al sicuro. La traslazione delle reliquie da Civitavecchia a Tuscania è ricca di suggestioni popolari e leggende. Molte città si disputavano il possesso delle reliquie. Il vescovo propose di porre i resti su un carro trainato da due giovenche, stabilendo che sarebbero rimasti dove le bestie si fossero fermate. Il carro attraversò Tarquinia, il fiume Marta e si diresse verso Tuscania. A Tuscania il carro seguì la strada che si inerpica verso il colle della Civita. I giovenchi si fermarono esanimi in cima al colle, presso la chiesuola di san Pietro. Con l'arrivo delle spoglie, la chiesa di san Pietro fu ampliata nell'attuale basilica romanica. I resti mortali furono deposti nella cripta della basilica. I tre martiri furono dichiarati patroni della città di Tuscania. Con la costruzione del Duomo di Civitavecchia, le reliquie furono traslate in quel nuovo edificio sacro. Nel secolo sedicesimo le reliquie furono trasferite nella chiesa di san Lorenzo a causa del trasferimento della popolazione sui poggi occidentali. Nel 1971, a causa di un terremoto, le reliquie furono portate nel monastero delle clarisse di Tuscania. Dal 1983, in seguito al restauro del Duomo, le reliquie si trovano nella cappella del Santissimo Sacramento del Duomo di Tuscania.
Il cammino di testimonianza
La vicenda dei Santi Secondiano, Marcelliano e Veriano si colloca nel contesto drammatico del terzo secolo, un'epoca in cui la professione della fede cristiana esponeva i credenti a gravi rischi personali. Il percorso di questi martiri ebbe inizio con una sincera conversione al cristianesimo, che li portò a ricevere il battesimo da un presbitero e a consolidare ulteriormente la propria appartenenza alla comunità dei discepoli attraverso il sostegno spirituale di papa Sisto Secondo. La loro fede non rimase un fatto privato, ma divenne una luce che brillò intensamente tra le città di Roma, Civitavecchia e Tuscania.
Quando la persecuzione scatenata dall'imperatore Decio si abbatté con feroce determinazione sui cristiani, i tre santi non rinnegarono la propria appartenenza a Cristo. Arrestati a causa del loro credo, furono condotti dinanzi al consolare Quarto Promoto, che emise nei loro confronti la condanna alla decapitazione. L'esecuzione avvenne nell'anno duecentocinquanta presso Castrumnovum, località nota come Colonnaccia, nei pressi di Santa Marinella. Il sacrificio di questi uomini rappresenta una pagina di straordinaria fedeltà, in cui il martirio non è inteso come una fine, ma come il compimento supremo di una vita spesa nell'adesione totale alla volontà di Dio. La loro testimonianza rimane un pilastro per la memoria storica e spirituale delle comunità che, nei secoli, hanno custodito con venerazione il ricordo di questo dono prezioso.
Il culto e la memoria
La devozione verso i Santi Secondiano, Marcelliano e Veriano ha trovato, nel corso dei secoli, un punto di riferimento fondamentale nella città di Tuscania. Il legame tra i martiri e questa comunità fu sancito in modo solenne nell'anno seicentoquarantotto, quando le loro sacre reliquie furono traslate a Tuscania per volontà del vescovo Valeriano. Tale evento non solo ha protetto la memoria fisica dei martiri, ma ha consolidato un legame spirituale che perdura intatto fino ai nostri giorni.
Ancora oggi, la figura dei tre santi è strettamente legata alla cittadina di Tuscania, di cui sono patroni. La Chiesa universale, attraverso il Martirologio Romano, ne conserva il ricordo liturgico, fissando la loro commemorazione al giorno nove agosto. Questa data non rappresenta soltanto un richiamo al calendario, ma un invito costante per i fedeli a meditare sulla forza della grazia che sostiene l'uomo anche nelle prove più dure. Il culto dei Santi Secondiano, Marcelliano e Veriano continua a parlare al presente, ricordando a ogni generazione che il martirio, inteso come testimonianza coraggiosa e limpida della verità, costituisce la radice più profonda e feconda della fede cristiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia santi Secondiano, Marcelliano e Veriano?
La festa dei santi Secondiano, Marcelliano e Veriano si celebra il nove agosto.
Di cosa è patrono santi Secondiano, Marcelliano e Veriano?
I santi Secondiano, Marcelliano e Veriano sono patroni della città di Tuscania.