9 agosto
Beati Michal Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski
Sacerdoti dei Frati Minori Conventuali, martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la formazione in Polonia
Le vicende terrene dei due futuri martiri affondano le radici nella terra di Polonia, nazione profondamente segnata da una ricca storia di fede e di resistenza spirituale. Padre Zbigniew Strzałkowski è nato il tre luglio 1958 a Tarnów, mentre padre Michał Tomaszek è venuto alla luce il ventitré settembre 1960 a Łękawica. Entrambi hanno sentito fin dalla giovinezza la chiamata alla vita consacrata e sacerdotale, orientando i propri passi verso la grande famiglia dei Frati Minori Conventuali, conosciuti tradizionalmente anche come i frati di Assisi e di Padova. I due giovani religiosi hanno condiviso gli anni intensi dello studio e della formazione all'interno del seminario maggiore di Cracovia, appartenendo alla provincia religiosa intitolata a Sant'Antonio. In questo clima di preghiera, studio teologico e fraternità conventuale, i loro cammini si sono profondamente intrecciati, cementando un legame spirituale che non si sarebbe spezzato neppure di fronte alla prova suprema. Al termine del percorso di preparazione al sacerdozio, la Chiesa ha consacrato il loro sì definitivo al Signore attraverso l'ordinazione diaconale di padre Michał e quella sacerdotale di padre Zbigniew, celebrate entrambe lo stesso giorno, precisamente il sette giugno 1986. Questa data è rimasta impressa nella memoria della loro provincia religiosa come il preludio di un cammino di oblazione totale. I superiori dell'ordine, raccogliendo le istanze missionarie e guardando alle necessità delle Chiese sorelle d'oltreoceano, maturarono nel 1988 la decisione provvidenziale di aprire la prima missione francescana in Perù. Questa scelta rispondeva pienamente all'opzione preferenziale per i poveri che i vescovi latinoamericani avevano con tanta forza ribadito nei documenti conciliari e nei convegni continentali di Puebla e Medellín. I due sacerdoti polacchi, insieme a un terzo confratello, risposero con generosità a questa chiamata missionaria, preparandosi a lasciare la loro patria per raggiungere una terra lontana undicimila chilometri e iniziare una nuova pagina di evangelizzazione ai confini del mondo conosciuto.
La missione pionieristica tra le Ande peruviane
Nel corso del 1989 i tre religiosi francescani arrivarono finalmente in Perù, pronti a dare inizio alla loro avventura di fede e di carità sotto la guida dei superiori. La destinazione assegnata a questa esperienza pionieristica era Pariacoto, una cittadina situata sulle alture peruviane della Cordillera Negra, nella diocesi di Chimbote. I superiori avevano affidato questo delicato mandato a tre confratelli non ancora trentenni, dotati di grande entusiasmo giovanile, spirito di adattamento e profonda passione per il Vangelo. All'arrivo nel nuovo campo di lavoro, la realtà si presentò subito in tutta la sua drammatica asprezza e complessità. I frati dovettero infatti affrontare la mancanza totale di luce elettrica e l'assenza di strade di collegamento efficienti con il resto del paese, condizioni che isolavano la comunità e rendevano ogni spostamento faticoso. La regione della cordigliera era inoltre flagellata da una spaventosa siccità che metteva a dura prova la sopravvivenza agricola delle famiglie, aggravata ulteriormente da una gravissima epidemia di colera causata da precarie e insostenibili condizioni igienico-sanitarie. A rendere il contesto ancora più pericoloso e instabile vi era la massiccia presenza dell'organizzazione armata maoista denominata Sendero Luminoso, un gruppo eversivo che prosperava all'inizio degli anni novanta anche grazie agli enormi proventi derivanti dal narcotraffico. La zona circostante, infatti, rappresentava uno dei maggiori centri della produzione mondiale di coca destinata alla trasformazione in cocaina, un commercio illecito che garantiva ingenti profitti ai trafficanti criminali a fronte di magri salari e di una miseria disumana per i coltivatori locali. In questo scenario segnato dalla paura, dallo sfruttamento e dalla disperazione, i tre missionari scelsero la povertà evangelica come unico mezzo per farsi accettare e comprendere da un popolo bisognoso di riscatto e di emancipazione umana e spirituale. L'obiettivo primario della missione era fondare il primo convento del loro ordine e portare la fede, la speranza cristiana e la carità operosa tra i poveri di Pariacoto e dei villaggi vicini. Padre Michał, per facilitare il rapporto confidenziale con i parrocchiani, amava farsi chiamare semplicemente padre Miguel, guadagnandosi presto la stima e l'affetto della gente grazie alla sua instancabile dedizione. Per quasi tre anni i frati vissero fianco a fianco con gli abitanti, offrendo un soccorso quotidiano e fraterno, distribuendo generi alimentari forniti dalla Caritas e dimostrando che la Chiesa non abbandona i suoi figli neppure nei momenti di maggiore buio e difficoltà materiale.
Il martirio e la testimonianza di fedeltà
La presenza amorevole dei missionari francescani, tuttavia, cominciò a essere percepita dai guerriglieri di Sendero Luminoso come un ostacolo pericoloso ai loro disegni di sovversione sociale e di controllo politico del territorio. Alcuni abitanti del luogo avevano cominciato a notare e a segnalare la comparsa di strani graffiti minacciosi incisi sui muri degli edifici nella piazza principale, chiaro presagio di un imminente e violento attacco armato. Nonostante i chiari pericoli e la tensione crescente nell'aria, i frati non cessarono mai dalle loro consuete attività pastorali e quotidiane, continuando a occuparsi del coro giovanile, del catechismo e dell'incontro con le famiglie. La sera del nove agosto 1991, al termine di una giornata trascorsa nell'ordinaria generosità del servizio al prossimo, la violenza cieca dei terroristi si abbatté improvvisamente sulla missione francescana di Pariacoto. L'assassinio dei frati avvenne pochi giorni prima del tredici agosto di quell'anno, con contorni che apparvero inizialmente incerti e caricati di forti e strumentali sfumature politiche da parte degli oppositori. In quel momento drammatico, padre Jaroslaw Wysoczanski, conosciuto come padre Jarek, si trovava temporaneamente in Polonia per celebrare il matrimonio della sorella, una circostanza fortuita che lo rese miracolosamente l'unico superstite dell'efferato eccidio consumato quella notte. All'interno della missione, fra Zbigniew era impegnato a curare l'esposizione del Santissimo Sacramento e l'adorazione eucaristica, oltre a medicare amorevolmente un bambino in attesa dell'arrivo del confratello per la celebrazione della messa quotidiana. Padre Michał si divideva invece tra i giovani del coro, i catechisti e i ragazzi dei gruppi di discussione parrocchiana. All'improvviso, un gruppo di uomini armati e incappucciati fece irruzione nei locali della missione cattolica, catturando i due sacerdoti. Dimostrando un coraggio straordinario, fra Zbigniew riuscì a convincere gli aggressori a risparmiare la vita dei giovani novizi presenti, offrendosi al loro posto insieme a padre Michał, riconosciuti ed etichettati come i sacerdoti cercati dai miliziani. I due religiosi furono brutalmente spinti a salire su un furgone con le mani legate dietro la schiena, partendo a velocità sostenuta sotto gli sguardi attoniti e impotenti dei parrocchiani radunati nei dintorni. Durante il tragitto a bordo della camionetta, i prigionieri subirono un processo sommario, grottesco e ideologico. Furono accusati ingiustamente di ingannare il popolo attraverso l'uso della Bibbia e della recita del rosario, e ritenuti colpevoli perché il loro aiuto caritativo ai poveri e la predicazione della pace frenavano la rabbia del popolo, rallentavano la rivoluzione armata e scoraggiavano i giovani dall'aderire ai gruppi terroristici. La carità cristiana fu letteralmente messa sul banco degli imputati e contestata come un sistema conservatore dello status quo volto ad addormentare la coscienza della gente, applicando in modo radicale il principio ideologico secondo cui la religione costituisce l'oppio dei popoli. I guerriglieri contestavano anche la distribuzione degli aiuti alimentari della Caritas, definendoli spudorata espressione dell'imperialismo economico. I frati furono percepiti come una minaccia insopportabile proprio a causa della loro mano tesa, del sorriso solidale, della vicinanza umana e degli occhi sereni che testimoniavano un amore gratuito e irriducibile. Al termine di quel viaggio doloroso, la condanna a morte fu spietatamente eseguita dietro al muro del piccolo cimitero di Pariacoto. I due sacerdoti francescani furono fucilati dai guerriglieri il nove agosto 1991, condividendo la sorte con il sindaco del paese, giustiziato insieme a loro nello stesso luogo. Il giorno successivo, i corpi senza vita dei martiri furono ritrovati dietro il muro di cinta del cimitero, accompagnati da un cartello cinico e brutale lasciato dai carnefici con la scritta esplicita che recitava: così muoiono i lacchè dell'imperialismo. Questa testimonianza suprema ha consacrato i due religiosi come veri martiri della fede cristiana, capaci di incarnarsi totalmente nel popolo fino a versare il proprio sangue per amore del Vangelo.
Il riconoscimento ecclesiale e la beatificazione
La notizia del tragico assassinio dei due missionari polacchi si diffuse rapidamente in tutto il mondo, suscitando un'ondata di profonda commozione nella Chiesa universale e richiamando l'attenzione sulla difficile realtà dei cristiani perseguitati. Giovanni Paolo II definì pubblicamente i nuovi santi martiri del Perù il tredici agosto 1991, durante un affollato incontro a Czestochowa in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa polacco aveva ricevuto la dolorosa notizia proprio mentre si trovava in Polonia per il grande raduno giovanile, e non mancò di ricordare con commozione e profezia il sacrificio dei due sacerdoti uccisi per la fede. La profezia pronunciata in quei giorni da Giovanni Paolo II si è felicemente avverata decenni dopo, trovando il suo primo compimento istituzionale il tre febbraio 2015, con il solenne riconoscimento formale del martirio dei due francescani polacchi da parte della Chiesa cattolica, avvenuto a meno di ventiquattro anni di distanza dalla loro morte violenta. Nel frattempo, la memoria di quel sacrificio aveva dato i suoi frutti attraverso un lungo e rigoroso percorso giudiziario ed ecclesiale. Gli sforzi congiunti del vescovo di Chimbote, Luis Armando Bambarén Gastelumendi, e della Conferenza episcopale peruviana avevano infatti portato all'apertura ufficiale della fase diocesana del processo di beatificazione nel giugno del novantacinque. Il vescovo Bambarén, confratello gesuita come papa Francesco, non aveva mai smesso di ricordare ai concittadini che presto la loro terra avrebbe avuto i primi beati martiri riconosciuti tra i santi del Perù. L'iter locale e la laboriosa raccolta delle testimonianze del processo diocesano si sono conclusi nel corso del 2011, anno in cui la voluminosa positio è finalmente arrivata in Vaticano per l'esame definitivo della Congregazione delle Cause dei Santi. La storia e il profilo spirituale di questi due missionari sono stati ampiamente divulgati anche grazie alla pubblicazione del libro intitolato Hermanos martires, edito nel 2011 e scritto dal giornalista italiano Alberto Friso, il quale aveva preconizzato che un giorno la Chiesa avrebbe ufficialmente riconosciuto che i due frati erano morti in odium fidei. Dopo il riconoscimento del martirio firmato nel febbraio del 2015, la solenne celebrazione della beatificazione si è tenuta a Chimbote, in Perù, il cinque dicembre 2015, dove i due religiosi francescani sono stati elevati agli onori degli altari insieme al presbitero italiano Alessandro Dordi, anch'egli martire nello stesso periodo. La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha stabilito che la memoria liturgica dei Beati Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski venga celebrata il sette giugno, giorno che ricorda la loro comune ordinazione sacerdotale e diaconale. Per la famiglia dei Frati Minori Conventuali tale memoria liturgica è facoltativa, mentre nel luogo della loro morte e della loro sepoltura, nella diocesi di Chimbote, la celebrazione è doverosamente obbligatoria, a perenne ricordo di un amore più grande che non conosce confini.
Il cammino verso il dono
Michal Tomaszek, nato a Tarnów nel millenovecentocinquantotto, e Zbigniew Strzalkowski, originario di Łękawica e nato nel millenovecentosessanta, hanno intrapreso il cammino della consacrazione religiosa in Polonia. Michal ricevette l'ordinazione sacerdotale nel millenovecentottantasei, mentre Zbigniew fu ordinato diacono nello stesso anno. Uniti dalla medesima vocazione francescana e dal desiderio di servire nelle periferie del mondo, nel millenovecentottantanove entrambi furono inviati in missione a Pariacoto, in Perù. In questa terra, lontana dalla loro patria d'origine, essi hanno speso le proprie forze nel ministero pastorale, cercando di portare il conforto della Parola e la vicinanza di Cristo alle comunità locali. Il loro apostolato si è svolto in un contesto sociale complesso, segnato da tensioni profonde che avrebbero presto toccato la loro stessa vita. Nonostante il clima di crescente ostilità, i due missionari hanno proseguito il loro servizio con animo fermo, consapevoli che la missione cristiana richiede, talvolta, di camminare incontro alle sofferenze del mondo per testimoniare la luce della resurrezione. Il tragico epilogo giunse il nove agosto del millenovecentonovantuno, quando furono rapiti e barbaramente giustiziati dai terroristi del gruppo Sendero Luminoso. Il loro sacrificio, consumato nel cuore del Perù, rappresenta una pagina di fede luminosa del ventesimo secolo, che ha trasformato la loro fine terrena in un seme di speranza per la Chiesa universale.
La memoria liturgica
La Chiesa universale celebra la memoria dei beati Michal Tomaszek e Zbigniew Strzalkowski il nove agosto, giorno in cui essi hanno testimoniato con il sangue la fedeltà al loro mandato missionario. Papa Francesco ha riconosciuto il loro martirio, procedendo alla beatificazione nell'anno duemilaundici. Oltre alla ricorrenza principale, la tradizione liturgica legata ai due martiri conserva un legame profondo con il sette giugno, data che segna l'anniversario della loro ordinazione sacerdotale e diaconale. Questo giorno invita la comunità dei fedeli a riflettere sulla bellezza della chiamata al presbiterato e sulla dedizione totale richiesta a chi sceglie di seguire le orme di San Francesco d'Assisi. La venerazione per questi due martiri polacchi continua a ispirare preghiere di pace e di coraggio, ricordando a ogni cristiano che il dono della vita è la forma più alta di testimonianza che un servo del Signore possa offrire alla storia.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria liturgica dei Beati Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski?
La memoria liturgica dei due beati si celebra il sette giugno di ogni anno, data che ricorda la loro comune ordinazione.
Qual è il ruolo dei Beati Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski?
Sono sacerdoti dell'ordine dei Frati Minori Conventuali, missionari e martiri della fede cristiana uccisi in Perù.