24 gennaio
San Francesco di Sales
Vescovo e dottore della Chiesa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la giovinezza in Savoia
San Francesco di Sales nacque come figlio primogenito il ventuno agosto del 1567 nel castello di Sales presso Thorens, in Savoia, da un'antica e nobile famiglia aristocratica. La sua piccola provincia dipendeva allora politicamente da Torino, pur partecipando attivamente allo sviluppo spirituale della Francia e custodendo la parlata del francese più puro giunto a pieno compimento. Ricevette sin dalla tenera età un'accurata educazione, coronata dagli studi superiori a Parigi presso i Gesuiti, celebri come ottimi umanisti brillanti in greco e latino e come cattolici ferventi. Già all'età di undici anni, il giovanissimo Francesco chiese e ricevette la tonsura, manifestando precocemente i segni di una vocazione che avrebbe segnato la sua intera esistenza. Nel collegio di Clermont si accostava alla Comunione eucaristica tutte le domeniche, destando tale ammirazione nei compagni da meritarsi il soprannome affettuoso di Angelo. Suo padre nutriva ben altri progetti per lui, sognando una brillante carriera giuridica e politica che lo vedesse avvocato e senatore, e lo mandò all'università di Padova. Davanti a tali ambizioni familiari, il giovane Francesco sorrideva in silenzio, un po' divertito, mentre portava a termine gli studi con grande impegno. A Padova si laureò ricevendo con grande lode il berretto dottorale, e passò quattro anni a immergersi nello studio approfondito di san Tommaso d'Aquino e sant'agostino. Ritornato in patria, fu nominato avvocato del Senato di Chambéry, ma durante la frequentazione accademica erano emersi in modo preponderante i suoi profondi interessi teologici. Tali interessi culminarono nella definitiva maturazione della sua vocazione sacerdotale, nata già nell'età di dieci anni e confermata dagli studi accademici, sebbene essa deludesse profondamente le aspettative paterne. All'età di diciotto anni, intanto, visse una forte crisi dell'anima incentrata sui temi drammatici della salvezza eterna, della predestinazione e del libero arbitrio. Trovò infine la luce salvifica nell'amore di Dio, il quale desidera la salvezza di tutti gli uomini e chiede soltanto la libera corrispondenza umana. Da quel momento divenne l'apostolo dell'amore, paragonato dalla tradizione a Giovanni, il discepolo prediletto del Signore, e cadde in ginocchio davanti all'immagine della Madonna des Grés per offrire definitivamente il suo cuore e la sua vita a Cristo.
Il sacerdozio e la missione nel Chiablese
Dopo aver consolidato la propria chiamata, ricevette gli Ordini minori nel giro di una sola settimana, il diaconato tre mesi dopo e infine il sacerdozio il diciotto dicembre del 1593. Tre giorni dopo, il ventuno dicembre, celebrò con immensa emozione la sua prima Messa, dando inizio a un ministero di sacerdote zelante e di instancabile lavoratore nella vigna del Signore. San Gregorio Nazianzeno ebbe a dire di lui che era stato prete prima ancora di essere prete, tanto grande era la sua maturità spirituale. Il suo vescovo lo nominò quasi subito canonico del suo capitolo e ben presto divenne preposito, distinguendosi nella predicazione della verità della fede cattolica sia in chiesa sia sulle pubbliche piazze. Il canonico Francesco soccorreva generosamente i poveri, visitava i malati e passava lunghe ore nel confessionale, assediato da fedeli e peccatori desiderosi di conversione. Poiché parlava molto durante le omelie, suo padre si indignava desiderando per lui un pulpito ricco di citazioni colte in greco e latino, ma Francesco preferiva predicare in modo semplice affinché tutti potessero comprenderlo per conoscere e amare profondamente Gesù. La sua fama si diffuse rapidamente grazie a uno stile umile, pacato e intriso di amore evangelico. Nello stesso tempo, la regione del Chiablese, situata tra Hermance e San Gingolph lungo la sponda meridionale del lago di Ginevra, era diventata roccaforte del protestantesimo e del calvinismo, simboleggiando la massima sede dei riformatori. Poiché il vescovo di Annecy aveva tentato senza successo di riportare quelle terre alla Chiesa cattolica, il giovane preposito Francesco di Sales chiese volontariamente udienza al vescovo per essere destinato in prima fila a quella difficile missione. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l'ortodossia cristiana, di recuperare quante più anime possibili alla causa di Cristo e dall'ardore per la conversione dei calvinisti, si stabilì a Ginevra e non ebbe remore a discutere apertamente di teologia con i protestanti. Affrontò fatiche inaudite, percorrendo in lungo e in largo il paese sotto il sole cocente o nella neve gelida, con i piedi screpolati e sanguinanti, passando le notti all'aperto sotto le stelle con il vento gelido e rischiando la vita contro avversari armati di pugnale. Visti i modesti frutti iniziali ottenuti dalla sola predicazione dal pulpito, ideò il sistema innovativo di far scrivere e distribuire volantini e manifesti con concise istruzioni sulla fede cattolica, affiggendoli ai muri e facendoli scivolare furtivamente sotto gli usci delle case. A causa di questa intuizione provvidenziale nell'uso dei media dell'epoca, fu fatto in seguito patrono dei pubblicisti e dei giornalisti cattolici. Nel 1598, il vescovo esaminò il lavoro compiuto e constatò con meraviglia che quasi tutti i chiablesani erano tornati alla fede cattolica, decretando il crollo della roccaforte calvinista. Nello stesso 1598, la Congregazione di Thonon fu eretta da papa Clemente VIII con la bolla Redemptoris et Salvatoris nostri, e Francesco fondò a Thonon la locale Congregazione dell'Oratorio. La sua straordinaria impresa missionaria lo rese celebre in tutta la Chiesa cattolica, portandolo a convertire circa trentamila persone.
Il ministero episcopale e i contatti romani
Nel 1599, all'età di trentadue anni e dopo soli sei anni di sacerdozio, i suoi grandi sforzi e successi pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra con diritto di successione. Nel corso di un soggiorno a Roma avvenuto tra il 1598 e il 1599, papa Clemente VIII volle farsi raccontare direttamente da lui la straordinaria avventura apostolica davanti a un folto gruppo di vescovi e cardinali. Durante quel soggiorno romano, Francesco incontrò alcuni tra i primi discepoli di San Filippo Neri, tra cui i cardinali Cesare Baronio, Antonio Gallonio e i fratelli Giovanni Giovenale e Matteo Ancina. Egli conosceva già San Filippo Neri attraverso la Vita scritta da Antonio Gallonio e inviatagli dall'amico Giovanni Giovenale Ancina, ravvisando forti affinità tra la propria impostazione spirituale e quella del santo romano. Il re Enrico IV di Francia avrebbe desiderato ardentemente averlo a Parigi, dove Francesco si recò nel 1602. Durante il soggiorno parigino fu accolto con grande stima nel celebre salotto di Madame Acarie, cenacolo di cultura e di fede, fu ricevuto con onori dal cardinale De Berulle e vide popoli e nobili accalcarsi sotto il suo pulpito. Lo stesso sovrano gli offrì la prestigiosa sede episcopale di Parigi, ma Francesco rifiutò con fermezza l'offerta, paragonando la diocesi di Annecy a una povera donna con cui si era spiritualmente unito in matrimonio. Nel 1602 fu dunque consacrato vescovo a pieno titolo e nello stesso anno fu fatto vescovo di Ginevra, contemporaneamente alla nomina dell'amico Ancina. Poiché la città di Ginevra era rimasta saldamente in mano ai riformati, egli dovette stabilire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, definita la Venezia delle Alpi sulle rive dell'omonimo lago. Per venti anni guidò la diocesi di Annecy con dedizione instancabile, operando per l'introduzione delle riforme deliberate dal Concilio di Trento. Visse come un monaco, sempre unito a Dio e sempre disponibile per chiunque lo cercasse come un abbeveratoio pubblico. Organizzò scuole di catechismo recandosi egli stesso a insegnare ai fanciulli, impose ai preti senza parrocchia di mettersi al servizio delle anime senza fare gli scansafatiche, e in mancanza di un seminario provvide personalmente alla formazione del clero avvalendosi dei sacerdoti migliori. Celebrava ogni domenica la Messa nella sua cattedrale predicando al popolo con uno stile bonario e fortissimo, fatto di colloqui familiari ricchi di esempi, domande e risposte, che affascinavano e attraevano a Gesù. Sosteneva con convinzione che fosse preferibile essere definito buono e servo di Gesù e delle anime piuttosto che grande predicatore. Uomo affascinante e di una purezza celestiale, in lui colpivano soprattutto la mitezza e la carità operosa, come quando per via si tolse le scarpe per donarle a un povero che ne era sprovvisto. Non urtava mai gli interlocutori con frasi severe, ma non faceva alcuno sconto sulla verità cattolica, unendo a un grande buon senso una fortezza pari al diamante nell'affrontare le dispute dottrinali.
La spiritualità dell'umanesimo devoto e la Visitazione
San Francesco di Sales impiegò la sua penna e la sua parola per dimostrare che la santità non è un privilegio riservato a pochi eletti nei chiostri, ma una chiamata universale rivolta a ogni cristiano nel proprio stato di vita. Ritenendo la donna per natura un'innamorata di Dio e definendola con il nome di Filotea, scrisse nel 1604 il suo libro più famoso e diffuso, l'Introduzione alla vita devota. Successivamente, per coloro che erano chiamati a una forma più alta di perfezione spirituale, compose il Trattato dell'amor di Dio, noto anche come Teotimo, destinato a fare da guida per i mistici. Il suo pensiero configurò un autentico umanesimo cristiano e cristo-teocentrico, basato sulla convinzione che Dio comandi alle piante di produrre frutti secondo la propria specie e che lo stesso valga per i cristiani, piante vive della Chiesa. Sosteneva che la pratica della devozione debba essere accordata alle forze, agli impegni e ai doveri di ciascuno, che si tratti di un gentiluomo, di un artigiano, di un domestico, di un principe, di una vedova, di una donna nubile o di una persona coniugata. Come l'ape trae il miele dai fiori senza sciuparli e lasciandoli intatti, così la vera devozione non distrugge alcuna vocazione legittima, ma la perfeziona e la rende splendente. Nel 1604, durante un soggiorno a Digione, conobbe la nobildonna Giovanna Francesca Frèmiot, vedova del barone de Chantal, con la quale avviò una profonda amicizia e una fitta corrispondenza epistolare. Da questo sodalizio spirituale nacque, nel 1610, la fondazione dell'Ordine della Visitazione, un istituto religioso femminile pensato per accogliere giovani e donne consacrate a Gesù Cristo come Dio d'amore. La regola proposta da Francesco richiedeva una grande confidenza in Dio unita ai seri sforzi dell'uomo, tessendo la tela delle virtù piccole e divinizzando in Gesù ogni azione quotidiana. L'Ordine della Visitazione ebbe il grande merito di diffondere ampiamente la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù grazie alle rivelazioni concesse a santa Margherita Maria Alacoque. Oltre alle grandi opere a stampa, Francesco scrisse bellissime conversazioni spirituali e migliaia di lettere di direzione a figli e figlie spirituali sparsi in Francia, in Italia e in tutta Europa, divenendo tra l'altro autorevole direttore spirituale di san Vincenzo de' Paoli. Egli ammonì ripetutamente i preti e i cattolici d'Europa riguardo ai protestanti, sottolineando che i riformati erano annessi e dilagati anche a causa della negligenza dei cattolici nello studio e nella confutazione degli errori, limitandosi spesso a recitare l'ufficio divino senza scendere coraggiosamente in campo per annunciare la verità.
Gli ultimi giorni e la glorificazione celeste
Alla fine dell'anno 1622, ormai debole ed infermo per le fatiche e lo zelo apostolico incessante, san Francesco di Sales fu chiamato a compiere un viaggio faticoso verso Lione. L'undici dicembre del 1622 ebbe a Lione l'ultimo colloquio con la sua amata penitente e figlia spirituale, prima di fermarsi a Belley presso il suo saggio amico vescovo Camus. Riprese poi il cammino verso Lione sfidando la gelida tramontana che soffiava lungo le rive del Rodano, sorretto da quello stesso amore per Dio che aveva guidato tutta la sua esistenza. Rese l'anima a Dio il ventotto dicembre del 1622, all'età di cinquantacinque anni, colpito da un attacco di apoplessia nella stanzetta del cappellano delle Suore della Visitazione presso il monastero lionese, nello stesso anno in cui si celebrava la canonizzazione di san Filippo Neri. Il corpo del santo fu inizialmente traslato il ventiquattro gennaio del 1623 ad Annecy nella chiesa a lui dedicata, e successivamente custodito nella basilica della Visitazione sulla collina adiacente alla città, accanto alle spoglie di santa Giovanna Francesca di Chantal. La Chiesa riconobbe presto la santità di questo insigne pastore: fu beatificato l'otto gennaio dell'anno 1662 da papa Alessandro VII, che lo iscrisse solennemente nell'albo dei santi il diciannove aprile del 1665. Successivamente, il pontefice Pio IX lo proclamò Dottore della Chiesa nel 1877, titolo che fu ribadito anche nel 1887 da papa Leone XIII. Nel 1923, papa Pio XI lo nominò ufficialmente patrono dei giornalisti cattolici e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei media e dei mezzi di comunicazione sociale. Il Martyrologium Romanum ne commemora la pia transizione il ventotto dicembre, giorno della sua nascita al cielo, mentre il calendario liturgico universale ha fissato la memoria obbligatoria al ventiquattro gennaio per evitare la coincidenza della liturgia con le festività natalizie. Considerato il padre della spiritualità moderna e uno dei massimi rappresentanti dell'umanesimo devoto, san Francesco di Sales continua a indicare a ogni credente la via maestra della carità, ricordando che il segreto della perfezione risiede nel volere sempre sbagliare per troppa bontà piuttosto che per troppo rigore.
Il ministero e le opere
Nato a Thorens nel 1567, Francesco di Sales compì i suoi studi a Parigi e a Padova, formandosi profondamente prima di ricevere l'ordinazione sacerdotale nel 1593. Fin dai primi anni del suo ministero, gli fu affidata la difficile missione nel Chiablese, una regione segnata da forti tensioni religiose, dove si adoperò con dedizione per la conversione dei calvinisti, utilizzando la forza della persuasione e della carità.
Nel 1602 fu nominato vescovo di Ginevra, stabilendo la propria sede ad Annecy. Da pastore premuroso, comprese l'importanza della direzione spirituale e della diffusione della fede attraverso la parola scritta. Nel 1610, insieme a santa Giovanna di Chantal, diede vita all'Ordine della Visitazione, un'opera destinata a fiorire nella preghiera e nell'accoglienza. Accanto all'azione pastorale, Francesco compose trattati spirituali di immenso valore, tra i quali spiccano la Filotea e il Teotimo, guide sicure per l'anima alla ricerca di Dio. La sua vita terrena si concluse a Lione nel 1622.
Il culto e la memoria
Il cammino di glorificazione di Francesco di Sales fu rapido, a testimonianza della vasta eco che la sua santità lasciò tra i contemporanei. Fu canonizzato nel 1665 da papa Alessandro VII, che ne riconobbe le virtù eroiche e l'alto valore della testimonianza evangelica.
La memoria liturgica del santo ricorre il 24 gennaio, giorno in cui si ricorda la solenne traslazione delle sue reliquie ad Annecy, luogo in cui aveva esercitato con tanto amore il suo ministero episcopale. Per la sua straordinaria capacità di comunicare la verità con dolcezza e per l'uso sapiente degli scritti, San Francesco di Sales è venerato come patrono dei giornalisti, dei pubblicisti e dei giornalisti cattolici.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Francesco di Sales?
La memoria liturgica obbligatoria di San Francesco di Sales si celebra il 24 gennaio nel calendario universale, mentre il Martyrologium Romanum ne commemora la morte il 28 dicembre.
Di cosa è patrono San Francesco di Sales?
San Francesco di Sales è il patrono dei pubblicisti, dei giornalisti cattolici, dei giornalisti e di tutti coloro che diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale.
Memoria di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa: vero pastore di anime, ricondusse alla comunione cattolica moltissimi fratelli da essa separati, insegnò ai cristiani con i suoi scritti la devozione e l’amore di Dio e istituì, insieme a santa Giovanna di Chantal, l’Ordine della Visitazione; vivendo poi a Lione in umiltà, rese l’anima a Dio il 28 dicembre e fu sepolto in questo giorno ad Annecy.<BR>(28 dicembre: A Lione in Francia, anniversario della morte di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, la cui memoria si celebra il 24 gennaio nel giorno della sua deposizione ad Annecy). — Martirologio Romano