24 gennaio
Santi Babila, Urbano, Prilidano ed Epolono
Martiri
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e le fonti storiche
I dati fondamentali sulla vita e sulla testimonianza di San Babila derivano principalmente dall'opera dello storico Eusebio di Cesarea nei suoi scritti Hist. eccl. e Chronicon. La testimonianza di Eusebio risulta successiva di più di mezzo secolo rispetto agli eventi storici descritti. Lo storico ritiene che San Babila sia morto in carcere a seguito della sua confessione di fede. La fonte principale per la conoscenza del santo resta tuttavia san Giovanni Crisostomo, nativo di Antiochia e collaboratore del vescovo Melezio morto nel 381 e del suo successore Flaviano morto nel 404. Il Crisostomo collaborò in questa missione pastorale fino al 398, anno in cui divenne vescovo di Costantinopoli. Durante il suo soggiorno ad Antiochia, il Crisostomo poté raccogliere le voci circolanti nella comunità riguardo al santo vescovo e alla sua eroica testimonianza. L'indagine storica su San Babila conduce a questioni incerte piuttosto che a soluzioni sicure, poiché non è stato tramandato altro con garanzia di storicità sulla vita e sul martirio del vescovo di Antiochia al di fuori delle fonti patristiche e liturgiche.
L'episodio della franchezza e il martirio
Nel discorso Su san Babila contro Giuliano e i gentili, scritto verosimilmente negli ultimi mesi del 378 o nei primi del 379, san Giovanni Crisostomo racconta un episodio mirabile sulla fortezza e sulla franchezza di San Babila. Un antico imperatore cristiano ricevette in ostaggio il figlio di un re barbaro come segno di pace, promettendo che avrebbe trattato il giovane ostaggio con affetto come un proprio figlio. L'imperatore invece uccise il giovane ostaggio e, reo del grave delitto, osò presentarsi all'assemblea per partecipare alla divina liturgia. San Babila vietò all'imperatore l'accesso al tempio sacro e lo scacciò con fermezza apostolica. Per questo gesto coraggioso, San Babila venne arrestato e condannato a morte. Il martire chiese espressamente di essere sepolto insieme con le catene della sua prigionia prima di essere condotto al supplizio, ottenendo di morire gloriosamente legato a ceppi di ferro e di disporre che il suo corpo fosse sepolto con essi. Giovanni Crisostomo descrive specificatamente la condanna a morte di Babila e fa capire che fu ucciso, probabilmente per decapitazione. Il Crisostomo non aggiunge nulla di nuovo nell'omelia Sullo ieromartire Babila, successiva al 381, mentre nel 394, in un'omelia sulla lettera agli Efesini, fa un fugace cenno al gesto coraggioso di Babila, paragonandolo alla fortezza di san Giovanni Battista che rimproverò il re Erode. San Bábila subì la passione ad Antiochia di Siria durante la persecuzione dell'imperatore Decio, dando gloria a Dio tra sofferenze e tormenti.
Questioni storiche sull'imperatore
Il racconto del Crisostomo solleva interrogativi complessi sull'identità dell'imperatore innominato, che potrebbe trattarsi di Filippo l'Arabo, il quale regnò dal 244 al 249. Eusebio racconta nella sua Hist. eccl. che Filippo l'Arabo si presentò una volta a una chiesa per la veglia pasquale e fu ammesso in chiesa solo dopo aver accettato la penitenza imposta dal vescovo. Tuttavia, l'adesione al Cristianesimo di Filippo l'Arabo non è confermata, ed Eusebio mostra incertezza sull'aneddoto introducendolo con l'espressione si racconta e lasciando non identificato il vescovo. Il bollandista Paul Peteers trovò una soluzione nelle testimonianze del vescovo filoariano di Antiochia Leonzio, morto nel 357 o 358, la cui testimonianza è giunta nel Chronicon paschale della prima metà del settimo secolo. Secondo Leonzio, l'imperatore presentatosi a Babila era proprio Filippo l'Arabo, il quale, quand'era prefetto del pretorio, aveva ucciso il figlio del suo predecessore Gordiano che glielo aveva affidato, divenendo imperatore grazie a tale omicidio dopo la morte di quest'ultimo. Durante un soggiorno ad Antiochia, Babila impedì a Filippo e a sua moglie, che erano cristiani, di entrare in chiesa. Il Chronicon paschale non descrive la reazione dell'imperatore, ma la tradizione suggerisce che Decio successe a Filippo e uccise Babila perché cristiano e vescovo, e per vendicare l'affronto alla maestà imperiale subito da Filippo. Padre Peeters esprime tuttavia perplessità sulla narrazione riguardante il figlio di Gordiano, poiché non è altrimenti attestata l'uccisione del presunto figlio di Gordiano e rimane assai dubbia l'esplicita adesione dell'imperatore Filippo al Cristianesimo. Di conseguenza, l'episodio della franchezza di parole di san Babila davanti all'imperatore è stato ripreso ed elaborato nelle fonti e nelle leggende successive, ma non appare pienamente decifrabile nei dettagli aneddotici.
I tre fanciulli martiri
Insieme a san Babila subirono la passione i tre fanciulli Urbano, Prilidano ed Epolono, i quali erano stati istruiti nella fede cristiana proprio da san Babila. Il Martirologio siriaco del 412 unisce la memoria di San Babila a quella di tre fanciulli martiri in data ventiquattro gennaio. Il Martirologio geronimiano del quinto secolo associa anch'esso la memoria di San Babila a quella dei tre fanciulli nel medesimo giorno. San Giovanni Crisostomo menziona i tre fanciulli martirizzati con San Babila all'inizio dell'omelia Per i santi Gioventino e Massimino, pronunciata il ventinove gennaio nell'anniversario dei santi, ricordando che il vescovo San Babila era stato festeggiato pochi giorni prima. I nomi e l'età dei tre fanciulli sono conservati dalla tradizione siriaca nel martirologio di Rabban Sliba del tredicesimo secolo, dove i fanciulli si chiamano Barbado di dodici anni, Apollonio di nove anni e Urbano di sette anni. Gli stessi nomi dei fanciulli compaiono anche nell'Historia Francorum di Gregorio di Tours, morto nel 594, il quale registra i nomi come Urbano, Polidano ed Epolono, presentando una variante e un ordine differente rispetto alla tradizione orientale.
La sorte delle reliquie e le traslazioni
La sorte delle reliquie di san Babila è invece splendidamente e abbondantemente documentata, avendo come testimone principale san Giovanni Crisostomo nei suoi due scritti principali riguardanti il santo. Le spoglie di san Babila furono originariamente sepolte nel cimitero di Antiochia fuori città, noto come extra portam Daphniticam. A metà del quarto secolo, le spoglie furono trasferite dal Cesare Gallo nel vicino sobborgo di Dafne tra il 351 e il 354. La traslazione di san Babila costituisce il primo caso di traslazione di reliquie con sicura testimonianza storica. Il Cesare Gallo intendeva stroncare il culto pagano ad Apollo con tale operazione, poiché il tempio di Apollo a Dafne era un antico centro pagano, e desiderava sostituire il culto idolatrico con il culto cristiano dedicato a san Babila, liberando al contempo il luogo dalla corruzione che vi regnava. Nel mese di agosto del 362, l'imperatore Giuliano si recò a Dafne e trovò il tempio di Apollo in condizioni pietose e l'oracolo ostinatamente silenzioso. Giuliano impose quindi di ritrasferire i resti del martire lontano da Dafne per ridar vita al culto pagano e purificare i dintorni. San Giovanni Crisostomo e le fonti cristiane assicurano che il trasporto delle reliquie al cimitero di Antiochia fu una grande manifestazione di fede e una processione trionfale. Successivamente, nel biennio tra il 379 e il 380, il vescovo Melezio fece costruire un martyrion in onore di san Babila di fronte ad Antiochia, al di là del fiume Oronte. Le reliquie furono così definitivamente trasferite nel nuovo martyrion, e accanto ad esse fu tumulato lo stesso Melezio nel 381.
La diffusione del culto e la liturgia
Il culto di san Babila e dei tre fanciulli si diffuse precocemente in Occidente, giungendo fino a Milano. La presenza della memoria liturgica siriaca in ambito milanese è attestata nei messali ambrosiani del nono secolo e nella chiesa di San Babila a partire dal secolo undecimo, testimoniando il profondo influsso orientale sulla liturgia e sulla vita della Chiesa di Milano. La commemorazione di san Babila e dei tre fanciulli è fissata al quattro settembre nel Sinassario e nei libri liturgici della Chiesa greca. La medesima commemorazione è attestata al ventiquattro gennaio da san Giovanni Crisostomo, dai Martirologi siriaco e geronimiano e dal Martirologio romano. A Milano la data del ventiquattro gennaio è attestata dai messali del nono secolo sino ai nostri tempi, sebbene dopo la riforma liturgica del Vaticano secondo la memoria sia stata anticipata al ventitré gennaio a Milano per fare spazio alla celebrazione di san Francesco di Sales.
La vita e il martirio
La figura di San Babila si staglia nitida nel panorama del III secolo, epoca segnata da inquietudini e persecuzioni. Come vescovo di Antiochia, egli esercitò il suo ufficio con una dedizione che non ammetteva compromessi, ponendo la legge di Dio al di sopra delle contingenze politiche. Un episodio significativo ne rivela la tempra: il santo vescovo ebbe l'audacia di interdire l'ingresso in chiesa a un imperatore che si era reso colpevole di un grave delitto. Tale gesto, dettato da un profondo senso di giustizia e rispetto per la casa di Dio, sottolinea come la sua missione pastorale fosse intesa come un servizio alla verità, capace di sfidare anche le potenze più elevate.
Nel 250, sotto l'imperatore Decio, la persecuzione contro i cristiani si fece implacabile. In questo clima di sofferenza, Babila non rinnegò il suo gregge e la sua fede, affrontando il martirio ad Antiochia insieme a Urbano, Prilidano ed Epolono. Il loro sacrificio rappresenta una pagina luminosa della storia della Chiesa antica, in cui la testimonianza del sangue ha confermato la solidità della fede professata. Dopo la morte, le sue reliquie divennero segno di devozione: il Cesare Gallo ne curò la traslazione a Dafne, luogo dove il culto del martire fu onorato con solennità. Successivamente, nel 380, i resti mortali furono trasferiti in un apposito martyrion presso Antiochia, affinché la memoria del santo vescovo potesse continuare a nutrire la preghiera e la speranza dei fedeli di ogni tempo.
Il culto
Il culto di San Babila e dei suoi compagni di martirio ha trovato nel tempo una collocazione liturgica precisa, permettendo alla comunità cristiana di rinnovare ogni anno il ricordo della loro testimonianza. La memoria dei martiri non è un mero esercizio di erudizione storica, ma un invito a riconoscere nella loro esistenza il riflesso della gloria di Dio. Attraverso lo spostamento delle reliquie, prima a Dafne e poi nel martyrion di Antiochia, il popolo di Dio ha espresso la propria venerazione, cercando nel patronato spirituale di Babila un conforto costante nei momenti di oscurità.
La liturgia celebra il suo ricordo il 24 gennaio, data che invita a riflettere sulla tenacia dei pastori che hanno saputo donare la vita per la Chiesa. Nel rito ambrosiano post-conciliare, tale commemorazione è stata anticipata al 23 gennaio, offrendo ai fedeli un'ulteriore occasione di raccoglimento. In questo giorno, la Chiesa intera si unisce spiritualmente a Babila, Urbano, Prilidano ed Epolono, chiedendo che il loro esempio possa infondere coraggio a chi vive oggi la propria fede, spesso in contesti di indifferenza o di prova, ricordando che il sacrificio di un giusto è sempre seme di nuova vita nel campo del Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Babila, Urbano, Prilidano ed Epolono?
La memoria liturgica si celebra il ventiquattro gennaio, mentre a Milano è stata anticipata al ventitré gennaio dopo il Concilio Vaticano II. La Chiesa greca ne celebra la memoria il quattro settembre.
Ad Antiochia di Siria, ora in Turchia, passione di san Bábila, vescovo, che, durante la persecuzione dell’imperatore Decio, dopo aver tante volte dato gloria a Dio tra sofferenze e tormenti, ottenne di morire gloriosamente legato a ceppi di ferro, con i quali dispose che il suo corpo fosse anche sepolto. Insieme a lui si tramanda che subirono la passione anche i tre fanciulli, Urbano, Prilidano ed Epolono, che egli aveva istruito nella fede cristiana. — Martirologio Romano