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24 settembre

San Gerardo Sagredo

Apostolo d'Ungheria

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini veneziane alla chiamata monastica

La vita di San Gerardo Sagredo ebbe inizio a Venezia il ventitré aprile di un anno non precisato, attorno al novecento ottanta. Alla nascita ricevette il nome di Giorgio. La sua famiglia proveniva dalla Dalmazia e, secondo una tradizione affermatasi nel corso del sedicesimo secolo, apparteneva alla nobile stirpe Sagredo. All'età di cinque anni il fanciullo fu colpito da una grave febbre che mise a rischio la sua salute. I genitori si rivolsero con fiducia a san Giorgio per ottenerne la guarigione, la quale puntualmente avvenne. Raggiunta l'età matura, entrò nel monastero benedettino di San Giorgio Maggiore, situato nell'isola maggiore della laguna veneziana. In suffragio e ricordo del padre da poco venuto a mancare, decise di assumere il nome di Gerardo. All'interno della comunità monastica visse con dedizione e rigore, tanto che dopo alcuni anni fu eletto priore del monastero e, successivamente, vi ricoprì la carica di abate.

Il pellegrinaggio interrotto e l'apostolato in Ungheria

Desideroso di una maggiore solitudine e di un incontro più profondo con i luoghi della salvezza, rinunciò alla carica di abate per compiere un pellegrinaggio a Betlemme, in Palestina. Partì via mare a bordo di una nave e giunse fino al porto di Zara. Da lì, mutando i suoi intenti per un disegno superiore, decise di non proseguire per la Terra Santa e si diresse in Ungheria, stabilendovisi stabilmente. Ricevette l'incarico di maestro del principe Emerico, figlio del re Stefano primo il Santo, il quale fu il primo sovrano d'Ungheria ed è vissuto tra il novecento sessantanove e il mille trentotto. Dopo questa fase di corte, si ritirò nella località di Bakonybél per condurre una vita eremitica. Fu lo stesso re Stefano primo a richiamarlo dal suo eremo per affidargli il vescovado di Csanád. Gerardo partecipò attivamente all'opera di evangelizzazione del popolo magiaro voluta dal sovrano, meritandosi pienamente il titolo di apostolo dell'Ungheria. Nel corso della sua intensa attività intellettuale e pastorale scrisse di sua mano varie opere, tra le quali allo stato attuale si conosce unicamente il Commento a Daniele. Il martirologio lo colloca storicamente in Pannonia, nel territorio dell'odierno Stato ungherese, definendolo specificamente vescovo di Csanád e martire, oltre che maestro di sant'Emerico, principe adolescente e figlio del re santo Stefano.

Il martirio e la glorificazione

La fine terrena del santo vescovo giunse il ventisette settembre del mille quarantasei, alla porta di Pest sulla riva destra del Danubio. Egli fu ucciso per mano di un gruppo di pagani nel corso della violenta rivolta di alcuni abitanti del luogo. Durante questi tumulti fu dapprima aggredito e lapidato presso il fiume, quindi i pagani lo spinsero brutalmente giù dal monte Kelen. In memoria di tale evento e del sangue versato per Cristo, il monte Kelen prese poi il suo nome e tuttora viene chiamato Monte Gerardo. Il culto ufficiale della Chiesa ebbe inizio a partire dal mille ottantatré con la solenne approvazione di papa Gregorio VII. Nei secoli successivi si sviluppò una vasta produzione biografica e agiografica che contribuì a tramandare la memoria e l'esempio luminoso della sua testimonianza cristiana.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Gerardo Sagredo?

La festa liturgica di San Gerardo Sagredo si celebra il ventiquattro settembre.

Di cosa è patrono San Gerardo Sagredo?

San Gerardo Sagredo è venerato come patrono dell'Ungheria, nazione in cui svolse la sua missione episcopale e subì il martirio.

In Pannonia, nel territorio dell’odierna Ungheria, san Gerardo Sagredo, vescovo di Csanád e martire, che fu maestro di sant’Emerico, principe adolescente, figlio del re santo Stefano, e morì lapidato presso il Danubio nella rivolta di alcuni pagani del luogo. — Martirologio Romano