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24 settembre

Sant’ Antonio Gonzalez

Domenicano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Il contesto della persecuzione in Giappone

La drammatica vicenda umana e spirituale di Sant'Antonio González e dei suoi compagni maturò nel contesto della feroce persecuzione scatenata il ventotto febbraio milleseicentotrentatré dallo shogun Tokugawa Yemitsu, che deteneva il potere supremo di capo militare della nazione giapponese. L'autorità imperiale emanò l'Editto numero sette, un provvedimento mirato a colpire direttamente gli stranieri che osavano predicare la legge cristiana e quanti venivano considerati complici di quella che il potere definiva una perversità, stabilendo per i colpevoli la severa detenzione nel carcere di Omura. Questo gruppo di sedici martiri faceva idealmente seguito a una precedente e ancora più numerosa schiera di duecentocinque martiri che avevano donato la loro vita a Nagasaki e Omura negli anni compresi tra il milleseicentodiciassette e il milleseicentotrentadue. I missionari furono catturati a gruppi oppure singolarmente dagli emissari del regime e vennero rinchiusi nelle carceri di Nagasaki, affrontando la prova suprema del martirio in vari tempi nel corso di un intero quinquennio. A partire dall'anno milleseicentotrentatré, i persecutori introdussero una nuova e crudele tecnica di supplizio denominata ana-tsurushi, che consisteva nella forca e nella fossa. Tale supplizio prevedeva che il condannato venisse sospeso a una robusta trave di legno con il corpo e il capo capovolti verso il basso, mentre la metà inferiore del corpo veniva racchiusa in una buca scavata nel terreno e riempita di rifiuti pestilenziali, lasciando così le vittime agonizzare e soffocare lentamente giorno dopo giorno. A partire dall'anno milleseicentotrentaquattro, inoltre, i cristiani prima di subire la morte venivano sistematicamente sottoposti ad atroci tormenti fisici che includevano l'acqua fatta ingurgitare in abbondanza per poi essere fatta espellere con violenza dal corpo, oltre alla dolorosa trafittura di punte acuminate conficcate con crudeltà tra le unghie e i polpastrelli delle mani.

Il martirio di Antonio González e dei compagni

Il gruppo dei sedici missionari che affrontarono il martirio sotto il regime del comandante supremo Tokugawa Yemitsu si distingueva per una straordinaria varietà di origini e di stati di vita, comprendendo infatti un filippino, nove giapponesi, quattro spagnoli, un francese e un italiano. Tra i membri di origine spagnola vi era proprio padre Antonio González, sacerdote dell'Ordine dei Predicatori originario di León, il quale era stato mandato in Giappone con cinque compagni per soccorrere i fedeli abbandonati. Poco dopo il suo arrivo, Antonio González fu arrestato dalle autorità e sottoposto per ben due volte al supplizio dell'acqua, subendo indicibili sofferenze corporali. Sopraffatto dalla febbre e provato dagli estremi tormenti inflittagli dai carnefici giapponesi, Antonio González concluse la sua esistenza terrena il ventiquattro settembre milleseicentotrentacentasei nel carcere di Nagasaki, precedendo gli altri nella morte gloriosa. Gli altri quindici membri del gruppo comprendevano otto sacerdoti insigni, tre fratelli religiosi domenicani e catechisti giapponesi, due terziarie domenicane e due fedeli laici. Tra i sacerdoti compagni di fede vi erano padre Domenico Ibáñez de Erquicia, padre Giacomo Kyuhei Gorobioye Tomanaga, padre Michele de Aozaraza, padre Guglielmo Courtet, padre Vincenzo Shiwozuka, padre Luca Alonso Gorda, padre Giordano Giacinto Ansalone e padre Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi. I tre fratelli religiosi rispondevano ai nomi di Francesco Shoyemon, Michele Kurobioye e Matteo Kohioye, mentre le due terziarie domenicane erano Maddalena di Nagasaki, che era anche terziaria agostiniana, e Marina di Omura. I due laici che sigillarono la loro fede con il sangue furono Lazzaro di Kyoto e Lorenzo Ruiz di Manila, padre di famiglia e rispettato capostipite considerato dalla Chiesa il protomartire delle Filippine. Tutti questi testimoni appartenevano alla gloriosa Provincia Domenicana del Santo Rosario, e la loro memoria resta indissolubilmente legata nella comune testimonianza resa al Vangelo in terra d'Oriente.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Antonio González?

La festa liturgica personale di Sant'Antonio González si celebra il ventiquattro settembre, mentre l'intero gruppo dei sedici martiri viene ricordato il ventotto settembre.

Quali sono i principali riconoscimenti ecclesiali per il santo?

Sant'Antonio González è stato beatificato insieme al gruppo dei compagni a Manila da papa Giovanni Paolo II e canonizzato dallo stesso Pontefice il diciotto ottobre millenovecentottantasette.

A Nagasaki in Giappone, sant’Antonio González, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, mandato in Giappone con cinque compagni e poco dopo arrestato, fu sottoposto per due volte al supplizio dell’acqua e, preso dalla febbre, precedette gli altri nella morte sotto il comandante supremo Tokugawa Yemitsu. — Martirologio Romano