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21 settembre

San Giacomo Chastan

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Dalle origini contadine alla chiamata missionaria

Jacques-Honoré Chastan nacque il 7 ottobre 1803 a Marcoux, un villaggio situato nei pressi di Digne. La sua famiglia era composta da onesti contadini che vivevano dei frutti della terra coltivata con fatica e dedizione quotidiana. Inizialmente il giovane Jacques aveva iniziato a lavorare per sostenere la vita domestica, ma all'età di circa dieci anni, dopo aver manifestato il vivo desiderio di essere istruito, fu mandato a scuola. All'età di circa quattordici anni si recò in un villaggio vicino per apprendere i primi elementi di latino. In quel contesto si distinse subito per l'assidua partecipazione alle celebrazioni parrocchiali, l'accurata scelta di evitare compagnie pericolose, il buon contegno e una spiccata delicatezza di coscienza. All'età di quindici anni fu iscritto alle scuole superiori a Digne, dove mantenne un comportamento lodevole, pur non facendo grandi progressi negli studi letterari. Il profondo desiderio di diventare sacerdote e missionario nacque in lui dall'esempio del parroco di Marcoux, partito per la Cina nel 1805, di cui probabilmente i familiari gli avevano raccontato con ammirazione. Nel 1820 proseguì gli studi a Embrun, dove abbracciò ufficialmente lo stato ecclesiastico. A Embrun incrementò la frequenza ai sacramenti, imparò l'orazione mentale e coltivò con costanza l'esercizio della costante presenza di Dio. Durante la lettura della vita di san Francesco Saverio in refettorio, si commosse fino alle lacrime pensando ai popoli che vivevano senza la conoscenza di Dio. Durante una passeggiata comunitaria portò con sé un volume delle Lettere edificanti e curiose dei Gesuiti in Cina e, mostrandolo a un amico, affermò con decisione di voler andare in cerca delle pecore più abbandonate di tutte, condotto unicamente dalla mano del Signore. Sul finire del 1822 tornò a Digne per frequentare il corso di filosofia. I compagni lo ammiravano sinceramente per la religiosità e il carattere mite, pur ignorandone i desideri più profondi e nascosti. L'anno successivo entrò in Seminario, iniziando a raccontare agli amici il suo ardore missionario e a esortarli a seguirlo su quella via di totale dedizione. Durante la preghiera appariva sovente rapito in Dio ed esprimeva ad alta voce il suo amore e il fervido desiderio di annunciarlo ai popoli che ancora non lo conoscevano. Era intimamente convinto che Dio lo destinasse a operare in Corea ed era pronto ad affrontare ogni disagio pur di realizzare tale disegno provvidenziale. Terminati gli studi in Seminario, compì un devoto pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora del Laus. Arrivato alla cappella delle apparizioni, si prostrò faccia a terra per onorare la terra resa santa dalla presenza della Vergine Maria. Con l'avvicinarsi del sacerdozio crebbe ulteriormente il suo zelo missionario, del tutto incurante delle sofferenze e dei sacrifici che una simile scelta avrebbe inevitabilmente comportato.

L'ordinazione sacerdotale e la partenza per l'Oriente

Dopo aver ricevuto l'ordinazione diaconale, Jacques si gettò ai piedi di monsignor Miollis per chiedere con insistenza il permesso di partire per il seminario dell'Istituto per le Missioni Estere di Parigi. Il vescovo inizialmente negò il permesso, credendo che si trattasse soltanto di un eccesso di zelo giovanile. Tuttavia, in seguito alle ripetute suppliche e alle assidue visite del diacono, il vescovo concesse infine l'autorizzazione a partire per la missione. Il 23 dicembre 1826 fu ordinato sacerdote. Tre giorni dopo, nella festa di Santo Stefano, celebrò la seconda Messa nel proprio villaggio natale. Il 6 gennaio diede l'addio ai familiari che non si aspettavano una partenza così rapida e improvvisa. Padre Maubant si gettò ai piedi della madre per avere la benedizione, ma fu inizialmente scacciato e definito ingrato. Mentre la madre lo inseguiva urlando e piangendo disperata, egli si voltò a metà della campagna per chiedere ancora una volta la benedizione. La madre, vedendolo finalmente deciso e irremovibile nella sua vocazione, acconsentì a raccomandarlo con fiducia a Dio. Arrivò a Parigi il 13 gennaio 1827. Dopo pochi mesi di prova, nel mese di maggio ricevette la destinazione definitiva. Partì da Bordeaux insieme a quattro confratelli e a un francescano italiano diretto nello Shensi. Contrariamente alle speranze iniziali, fu assegnato all'isola di Pinang anziché direttamente alla Corea. A Pinang lavorò dapprima come docente al Collège Général, il Seminario Maggiore della regione. Si occupò con dedizione dei giovani orientati al sacerdozio e, con il permesso dei superiori, dei numerosi cinesi presenti sull'isola. Durante i corsi per la vita apostolica pianificò nuove strade per raggiungere i neofiti e continuò ad apprendere con impegno nuove lingue. Fu il quarto parroco della chiesa dell'Immacolata Concezione a Pinang, iniziando il suo servizio pastorale a partire dal 1830 oltre a continuare l'insegnamento. Il suo pensiero tuttavia era costantemente rivolto alla Corea. Apprese in seguito che monsignor Barthélémy Bruguière, suo superiore e vescovo titolare di Capsa, era stato nominato Vicario Apostolico per il territorio della Corea. Si offrì immediatamente per partire anche lui alla volta di quella terra lontana. Nel maggio 1833 tornò a Macao e nel settembre dello stesso anno s'imbarcò per il Fo-kien. Attraversò la Cina e la Manciuria nel tentativo di arrivare alla frontiera coreana. Non trovando inizialmente aiuto per varcare la frontiera coreana, si ritirò a Pechino. Nell'attesa di un'occasione favorevole per entrare in Corea, esercitò generosamente il ministero nello Shantung. Alla fine del 1835 tornò alla frontiera coreana, rimanendo in attesa di cristiani che lo aiutassero ad attraversarla. Il 31 dicembre riuscì finalmente a passare la frontiera, evitando di farsi scoprire dai doganieri grazie all'oscurità della notte. Il 15 gennaio 1837 arrivò a Seul. Subito dopo Pasqua era pronto per visitare le comunità cristiane e affiancare il confratello padre Pierre-Philibert Maubant, il quale si trovava in Corea già da due anni. Verso la fine del 1837 si aggiunse al gruppo il nuovo Vicario Apostolico e successore di monsignor Bruguière, monsignor Laurent Imbert. Il novero dei cristiani arrivò a contare novemila fedeli, registrando tremila unità in più nel giro di soli tre anni, grazie all'intenso lavoro pastorale e nonostante le gravi e continue minacce di persecuzioni.

L'arresto, la consegna e il martirio a Saenamteo

Nella notte tra il 10 e l'11 agosto 1839 monsignor Imbert fu improvvisamente arrestato dalle autorità locali. Il collaboratore Andrea Chong Hwagyŏng aveva incautamente dato retta al delatore Kim Yo-sang, il quale aveva riferito che le autorità avevano deciso di accettare il cattolicesimo come religione ufficiale e di farsi battezzare. Andrea corse dal vescovo tenendo a distanza le guardie per riferirgli quanto appena appreso. Il vescovo intuì subito che si trattava di una tragica trappola e si dispose serenamente a farsi catturare. Monsignor Imbert fu inizialmente persuaso di dover difendersi come missionario, ma di fronte all'orrore indicibile della prigione e alle torture feroci subite dai collaboratori laici, ordinò l'estrema ubbidienza ai sacerdoti di consegnarsi alle autorità per evitare stragi maggiori. Il 23 agosto padre Maubant ricevette un secondo messaggio dal vescovo con l'esortazione suprema a dare la vita per le pecore e a venire con l'inviato Son Kie Tsong. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre padre Maubant fu raggiunto da padre Chastan con un ultimo appello alla sottomissione e alla prudenza di non farsi seguire da nessun cristiano. In quei momenti di totale abbandono in Dio, padre Chastan scrisse una lettera datata 6 settembre 1839 ai confratelli delle Missioni Estere, affermando di andare a una festa troppo grande per poter serbare sentimenti di tristezza. Comparve insieme ad altri due confratelli di fronte al giudice alcuni giorni più tardi e fu interrogato per tre giorni sui nomi e sui nascondigli segreti dei convertiti. Poiché le torture subite non riuscivano ad abbattere la loro fede incrollabile, i condannati furono trasferiti in un'altra prigione e infine condannati alla pena della decapitazione. L'esecuzione avvenne il 21 settembre 1839 a Saenamteo, non lontano da Seul. Lorenzo Imbert era vescovo, Pietro Maubant era sacerdote e Giacomo Chastan era sacerdote; tutti e tre appartenevano alla Società per le Missioni Estere di Parigi. Al momento della morte, i due sacerdoti avevano trentasei anni, mentre il vescovo aveva quarantasette anni. I santi si erano consegnati liberamente ai soldati per salvare la vita di altri cristiani, e il loro martirio avvenne presso Sai-Nam-Hte in Corea. I martiri furono trafitti con la spada durante l'esecuzione capitale che pose fine alla loro vita terrena per aprire le porte della gloria eterna.

Le spoglie mortali, la beatificazione e la memoria liturgica

Subito dopo l'esecuzione, i corpi dei martiri rimasero esposti al pubblico per tre giorni. Successivamente furono seppelliti alla meglio nella sabbia del luogo dell'esecuzione. Verso la metà di ottobre i corpi furono recuperati da alcuni cristiani coraggiosi e sepolti sul monte Nogu, un luogo in cui venivano abitualmente inumati coloro che non possedevano alcuna proprietà. I resti furono in seguito traslati sul monte Samseongsan per evitare la confusione con migliaia di altre tombe anonime. Il monte Samseongsan significa dei tre santi, una denominazione che esisteva già prima del diciottesimo secolo. Il 21 ottobre 1901 la tomba fu aperta solennemente e i resti apparvero confusi tra loro. Le reliquie furono allora portate al seminario di Ryong-san e, il 2 novembre 1901, traslate presso la Cattedrale di Seul. Dal maggio 1903 i resti sono collocati definitivamente nella cripta della Cattedrale di Seul, dove ricevono la preghiera dei fedeli. Padre Jacques Chastan e i suoi compagni furono inclusi tra i settantanove cristiani beatificati il 9 maggio 1925. Furono successivamente canonizzati tra i centodue martiri da papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984. La solenne canonizzazione avvenne in piazza Youido a Seul durante il viaggio apostolico del pontefice in Corea, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Thailandia. La parrocchia dell'Immacolata a Pinang lo ricorda ancor oggi con un monumento costituito da un padiglione e da una statua commemorativa. La diocesi di Digne, che gli diede i natali, nel 2007 gli ha dedicato il complesso di edifici che comprende lo stesso Vescovado, rinnovando la memoria perenne di un figlio illustre della terra francese votato interamente alle missioni d'Oriente.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giacomo Chastan?

San Giacomo Chastan si festeggia il 21 settembre, giorno in cui si ricorda il suo martirio avvenuto a Saenamteo.

Di cosa è patrono San Giacomo Chastan?

Le fonti biografiche non menzionano specifici patronati ufficiali per San Giacomo Chastan.

Presso Sai-Nam-Hte in Corea, passione dei santi martiri Lorenzo Imbert, vescovo, Pietro Maubant e Giacomo Chastan, sacerdoti della Società per le Missioni Estere di Parigi, che per salvare la vita di altri cristiani si consegnarono ai soldati e furono trafitti con la spada. — Martirologio Romano