San Matteo, apostolo ed evangelista vissuto nel primo secolo, nacque a Cafarnao ed esercitò la professione di pubblicano, ovvero di esattore delle imposte per conto dei romani, prima di rispondere alla chiamata radicale di Gesù Cristo. Uomo di formazione ellenistica e di una certa cultura, è tradizionalmente identificato con Levi, figlio di Alfeo, e il suo nome significa simbolicamente dono di Dio. Dopo aver abbandonato i suoi beni al passaggio del Signore, fu annoverato tra i dodici apostoli e, dopo la Pentecoste, diffuse il Vangelo prima in Giudea e poi in Etiopia, dove subì il martirio cruento mentre celebrava l'eucaristia.
Egli è ricordato in modo particolare per aver redatto il primo Vangelo canonico, un'ampia sintesi in aramaico di parole e fatti di Gesù pensata originariamente per i credenti provenienti dal giudaismo. Attraverso la sua scrittura, che mette in rilievo la messianità di Gesù e il compimento delle promesse dell'Antico Testamento, l'apostolo ha offerto alla Chiesa delle origini un pilastro fondamentale della fede. Le sue sacre reliquie, dopo vari spostamenti attraverso i secoli, riposano oggi nella cripta della cattedrale di Salerno, città di cui è patrono insieme a numerose categorie professionali legate alla gestione dei conti e delle finanze.
San Quadrato di Magnesia è una figura venerata nella tradizione cristiana d'Oriente, la cui memoria liturgica si sviluppa attorno a complesse testimonianze storiche e agiografiche. I sinassari bizantini tramandano una doppia tradizione sul suo conto, collocandone la celebrazione nei giorni ventuno e ventidue del mese di settembre. La prima memoria lo presenta come apostolo e vescovo di Magnesia in Lidia, inserendolo nel contesto delle persecuzioni degli imperatori Decio e Valeriano, mentre la seconda tradizione lo riconduce a un'epoca più antica, associandone la testimonianza ai tempi dell'imperatore Adriano.
Questo insigne testimone della fede è ricordato per il suo coraggio di fronte ai persecutori, per la cura dimostrata verso le comunità cristiane provate dalla paura e per la difesa della religione cristiana attraverso la scrittura e il martirio. Il suo culto, un tempo radicato anche a Costantinopoli nella basilica di Santa Sofia dove si custodiva il suo capo, riflette la complessa sovrapposizione di diverse figure storiche omonime, tra cui il vescovo di Atene e l'apologista, unificate nella devozione della Chiesa greca che lo riconosce come discepolo degli Apostoli.
San Cadoc visse nel corso del sesto secolo nel Galles meridionale, distinguendosi come abate e fondatore di monasteri. La leggenda si è talmente impadronita delle vicende della sua vita che risulta quasi impossibile distinguere con certezza i dati storici, tramandati comunque attraverso due antiche Vitae scritte tra la fine del secolo undicesimo e l'inizio del secolo dodicesimo dai monaci Lifris e Caradoc di Llancarfan. Cadoc fu battezzato con il nome di Cathmail da un vecchio eremita irlandese di nome san Meuthi, sotto la cui guida, ottenuta il permesso dai genitori a sette anni, ricevette la prima istruzione prima di abbracciare la vita religiosa. La sua esistenza fu segnata da un intenso cammino di studio, di preghiera e di fondazione monastica che toccò il Galles, l'Irlanda, la Grecia, Gerusalemme e la Bretagna, lasciando un segno profondo nella spiritualità celtica e nella trasmissione della cultura cristiana.
Il santo abate è ricordato con devozione in diverse regioni europee e figura nel martirologio come abate nel monastero di Llancarfan, nel Galles meridionale. Sotto il suo nome furono fondati molti monasteri anche in Cornovaglia e in Bretagna. La sua memoria liturgica si celebra in date differenti a seconda delle tradizioni locali, confermando la vastità del suo apostolato e la persistenza del suo culto attraverso i secoli. La sua figura rimane un punto di riferimento luminoso per la comprensione delle origini del monachesimo insulare e per la tenacia con cui seppe coniugare la ricerca sapienziale, il lavoro manuale e la carità verso i poveri e i bisognosi.
Il Beato Rosario Angelo Livatino è stato un laico, magistrato e martire del ventesimo secolo, nato a Canicattì il 3 ottobre 1952 e originario di una famiglia borghese, appartata e schiva. Figlio unico di Vincenzo e Rosalia, visse un'infanzia serena e si distinse fin da giovanissimo per una eccezionale intelligenza, una profonda mitezza e una dedizione totale allo studio e alla preghiera. Entrato in magistratura nel 1978, ha prestato servizio come sostituto procuratore e poi come giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento, affrontando con rigore, coerenza e assoluta ininfluenzabilità le delicate inchieste sulla criminalità comune, sulla tangentopoli siciliana e sulla mafia agrigentina. Uomo di fede limpida e concreta, nutriva ogni giornata con l'ascolto del Vangelo e con la sosta in preghiera davanti al Tabernacolo, coniugando mirabilmente il dovere della giustizia con la legge della carità cristiana.
Viene ricordato per il suo luminoso e radicale sacrificio, compiuto il 21 settembre 1990 sulla superstrada per Agrigento, dove fu barbaramente assassinato da un commando mafioso mentre si recava al lavoro senza scorta. La sua morte, logica conseguenza del suo impegno inflessibile per la legalità e della scelta di colpire i patrimoni dei capi mafiosi, ne ha rivelato la straordinaria statura morale e spirituale, suggellata dalla definizione di martire della giustizia e indirettamente della fede attribuita da san Giovanni Paolo II. La Chiesa, dopo il processo diocesano avviato dalla diocesi di Agrigento e seguito dalle testimonianze raccolte dalla professoressa Ida Abate, ne ha riconosciuto ufficialmente il martirio in odio alla fede grazie al decreto autorizzato da papa Francesco il 21 dicembre 2020.
Il profeta Giona, originario di Gat-hefer nell'ottavo secolo avanti Cristo, rappresenta una figura singolare nella storia della salvezza, capace di incarnare le resistenze e le fragilità dell'animo umano di fronte alla chiamata divina. Chiamato a portare un messaggio di conversione alla lontana Ninive, egli sperimenta inizialmente lo smarrimento e il desiderio di sottrarsi al comando del Signore, cercando rifugio lontano verso Tarsis. Questa fuga, segnata dal naufragio e dal misterioso evento del grosso pesce che lo inghiotte, diventa per il profeta un tempo di purificazione e di rinnovata obbedienza, che lo conduce infine a compiere la missione affidatagli tra le mura della grande città.
Giona è ricordato non solo come il messaggero che scosse la coscienza degli abitanti di Ninive, ma anche come un uomo che, con profonda umanità, ha interrogato il mistero della misericordia di Dio. Il suo confronto con il Signore sotto l'ombra di un albero di ricino resta una pagina memorabile, in cui il profeta esprime le proprie perplessità di fronte alla gratuità del perdono divino. La sua testimonianza giunge fino a noi come un invito a riconoscere che lo sguardo di Dio supera i nostri schemi umani, accogliendo con infinita compassione ogni cuore che sceglie di volgersi verso di Lui.
Nel diciannovesimo secolo, la Chiesa visse una stagione di profonda prova in Annam, l'attuale Vietnam, dove la fede cristiana fu colpita da dure persecuzioni sotto l'imperatore Minh Mâng. In questo tempo di sofferenza si distinsero i santi martiri Francesco Jaccard e Tommaso Trân Văn Thiện, sacerdoti e fedeli testimoni che affrontarono il carcere e le percosse per amore di Cristo. Padre Francesco Jaccard, nato in Francia nel millesettecentonovantanove, spese la sua vita come missionario in Cocincina, offrendo la propria esistenza per proteggere il gregge affidato alle sue cure pastorali fino al supremo sacrificio.
Accanto a lui rifulse la giovane testimonianza di Tommaso Trân Văn Thiện, nato nel millesete ottocento venti da una famiglia cristiana e giovanissimo studente nei collegi locali. Uniti nella medesima fede e nella condivisione della prova suprema, entrambi subirono la morte per strangolamento nella fortezza di Quang-Tri, suggellando con il sangue la loro totale fedeltà al Vangelo. La loro memoria liturgica unisce questi due testimoni che, beatificati il ventisette maggio del millenovecento da papa Leone XIII, continuano a indicare a tutti i credenti la via della fortezza cristiana e della fedeltà indefettibile al Signore.
San Giacomo Chastan, sacerdote e martire della Società per le Missioni Estere di Parigi, nacque il 7 ottobre 1803 a Marcoux, un villaggio vicino a Digne, da una famiglia di onesti contadini. Cresciuto tra la quiete della terra e la grazia di una coscienza delicata, maturò fin da giovane il desiderio ardente di consacrarsi a Dio e di portare il Vangelo nei luoghi più lontani e disagiati del mondo. La sua esistenza fu un cammino di progressiva adesione alla volontà divina, che lo condusse attraverso la Francia, le aule di studio, il prestigioso servizio a Pinang e infine nell'amata Corea. Qui visse gli anni intensi del ministero pastorale a fianco delle comunità cristiane crescenti, affrontando con intrepida fermezza le persecuzioni che insanguinarono la regione asiatica. Spinto da un amore pastorale senza riserve, scelse liberamente di consegnarsi alle autorità insieme ai suoi confratelli per proteggere la vita dei fedeli, sigillando la propria testimonianza con il martirio per decapitazione il 21 settembre 1839 a Saenamteo.
La figura di San Giacomo Chastan è ricordata con profonda venerazione dalla Chiesa universale per lo straordinario zelo missionario e per il supremo sacrificio compiuto in nome della fede. Canonizzato da papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984 in piazza Youido a Seul insieme ad altri compagni martiri, egli rappresenta il modello luminoso del pastore che non abbandona il proprio gregge e non teme la morte pur di testimoniare la carità di Cristo. La sua memoria liturgica si celebra il 21 settembre, giorno in cui la Chiesa loda il Signore per aver donato alla terra coreana e alla cristianità intera un testimone così saldo. Le sue reliquie, dopo vari spostamenti e vicissitudini che ne hanno custodito la memoria tra la devozione dei fedeli, riposano oggi nella cripta della Cattedrale di Seul, meta continua di preghiera e di raccoglimento spirituale, mentre la sua terra natale e i luoghi del suo apostolato ne celebrano tuttora la memoria imperitura.
Il Beato José Azurmendi Larrìnaga nacque nel corso del ventesimo secolo, precisamente il diciotto agosto del 1870 a Durango, in diocesi di Viteria. A causa di un apparente pericolo di vita, fu battezzato subito dopo la nascita. Entrato molto giovane nel collegio di Chipiona insieme al fratello gemello Agapito, che tuttavia non perseverò nel percorso, intraprese gli studi umanistici. Il cammino di fede e consacrazione proseguì con la vestizione dell'abito francescano il trenta gennaio del diciannovesimo secolo, precisamente nel 1887, seguita dalla professione dei voti semplici e solenni. Ordinato sacerdote nel 1896, padre José spese la sua esistenza tra la dedizione ai conventi, l'insegnamento e le missioni in Terra Santa, dove curò il culto dei santuari e guidò i pellegrini. La sua testimonianza cristiana si compì nel segno del martirio a causa della persecuzione, rifiutandosi di bestemmiare e affrontando la morte nel cortile del carcere di Azuaga.
La memoria liturgica del martire ricorre il ventuno settembre, data che coincide con il giorno della sua nascita al cielo nel 1936. La sua figura sacerdotale e francescana rimane un esempio luminoso di fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, vissuta attraverso i trasferimenti in svariati conventi spagnoli, gli incarichi di governo come il ruolo di vicario e consigliere, e la cura pastorale delle anime. Il Beato José Azurmendi Larrìnaga visse intensamente i suoi sessantasei anni di età, quarantanove di vestizione religiosa e quaranta di sacerdozio, risultando il primo dei sette martiri del suo gruppo a suggellare la fede con il sangue.
San Lorenzo Imbert è una figura luminosa del diciannovesimo secolo, un uomo che ha consacrato ogni istante della sua esistenza al servizio del Vangelo in terre lontane. Nato a Marignane, in Francia, nel 1796, ha intrapreso un cammino missionario che lo ha condotto attraverso diversi continenti, testimoniando la sua fede incrollabile in Francia, Singapore, Malesia, Cina e infine in Corea. La sua vita è stata un continuo atto di dedizione, culminato nel gesto supremo di amore verso il gregge a lui affidato.
Egli è ricordato oggi come pastore e martire, un uomo che ha saputo incarnare la carità pastorale fino al sacrificio della vita. Nominato Vicario Apostolico di Corea nel 1836, San Lorenzo Imbert ha affrontato le dure persecuzioni del tempo non con la fuga, ma con la scelta consapevole di consegnarsi alle autorità per proteggere i fedeli. Il suo martirio, avvenuto per decapitazione a Saenamteo il 21 settembre 1839, rimane un segno indelebile di fedeltà a Cristo. Canonizzato da Papa Giovanni Paolo Secondo nel 1984, egli continua a ispirare quanti si dedicano alle missioni estere, ricordandoci che la testimonianza della fede richiede talvolta il dono totale di sé.
San Pierre Maubant nacque il venti settembre 1803 nel villaggio di Vautirel, presso Vassy in Normandia, e ricevette il Battesimo lo stesso giorno della nascita presso la chiesa di Vassy. Sacerdote e martire della Chiesa cattolica, visse il diciannovesimo secolo offrendo la propria esistenza per la diffusione del Vangelo in terre lontane fino al supremo sacrificio della vita. Cresciuto in una famiglia numerosa della provincia francese, fu orientato e preparato al sacerdozio dall'abbé Maupas, parroco di Vassy dal 1815 al 1865, compiendo gli studi secondari a Vire e la filosofia e teologia nel Seminario Maggiore di Bayeux. Ordinato sacerdote il tredici giugno 1829, dopo le prime esperienze pastorali in patria, scelse di rispondere alla chiamata delle missioni estere, partendo per l'Asia e raggiungendo la Corea.
In terra coreana condivise il ministero con i confratelli della Società per le Missioni Estere di Parigi, dedicandosi all'assistenza spirituale di migliaia di fedeli e alla ricerca di vocazioni locali per la nascita di un clero autoctono. Di fronte al pericolo di una violenta persecuzione e per evitare la strage dei cristiani locali, si consegnò spontaneamente alle autorità civili insieme al vescovo Laurent Imbert e al sacerdote Jacques-Honoré Chastan. Condannato alla pena capitale, subì il martirio tramite la decapitazione il ventuno settembre 1839 a Saenamteo, in Corea. Inserito tra i beati il nove maggio 1925, fu solennemente canonizzato da papa Giovanni Paolo II il sei maggio 1984 in piazza Youido a Seul, insieme ad altri centodue martiri coreani.
A Roma sulla via Salaria antica, san Panfilo, martire.
Sant' Alessandro di Roma
Martire
Sempre a Roma al ventesimo miglio della via Cassia in località ad Baccanas, sant’Alessandro, martire.
Santi Eusebio, Nestabo, Zenone
Martiri di Gaza
A Gaza in Palestina, santi martiri Eusebio, Néstabo e Zenone, fratelli: al tempo dell’imperatore Giuliano l’Apostata, assaliti dalla folla dei pagani, furono fatti a pezzi e uccisi. Subì con loro il martirio anche san Nestore, che per le ferite ricevute portò poco dopo a termine il suo combattimento.
Sant' Eusebio
Martire in Fenicia
San Castore di Apt
Vescovo
Ad Apt nella Provenza, in Francia, san Cástore, vescovo, che, desideroso di spiegare la vita monastica ai fratelli di un monastero di nuova fondazione, chiese a san Giovanni Cassiano di comporre le celebri «Conferenze» sugli asceti d’Egitto.
San Landelino di Ettenheim
Eremita e martire
Nel monastero di Ettenheim nel Baden, in Germania, san Landelino, monaco, originario dell’Irlanda.
San Gerulfo (Gerolfo) di Tronchiennes
Martire
A Tronchiennes nella Fiandre, nell’odierno Belgio, san Gerolfo, martire, adolescente.
Beato Marco da Modena
Domenicano
A Pesaro, beato Marco da Modena Scalabrini, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che riuscì a ricondurre molti fuorviati sulla via della giustizia.
Santa Maura di Troyes
A Troyes sulla Senna in Francia, santa Maura, vergine, assidua nelle opere di pietà e di carità.
Beati Vincenzo Galbis Girones ed Emanuele Torrò Garcia
Martiri
Nel villaggio di Benisoda nel territorio di Valencia in Spagna, beati martiri Vincenzo Galbis Gironés, padre di famiglia, ed Emanuele Torró García, che, conformandosi alla passione di Cristo, imitarono nel trionfo del martirio colui che avevano venerato.
Beata Caterina Aliprandi da Asti
Clarissa
Beato Tristano de Salazar
Mecedario
Beato Eugenio García Pampliega
Sacerdote trappista, martire
Beato Vincenzo Pastor Garrido
Sacerdote trappista, martire
San Dadone di Conques
Abate
Beato Bartoli Antonio da Rimini
Francescano
Dal Martirologio Romano
Festa di san Matteo, Apostolo ed Evangelista, che, detto Levi, chiamato da Gesù a seguirlo, lasciò l’ufficio di pubblicano o esattore delle imposte e, eletto tra gli Apostoli, scrisse un Vangelo, in cui si proclama che Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo, ha portato a compimento la promessa dell’Antico Testamento. — Martirologio Romano