La Chiesa coreana custodisce la caratteristica unica di essere stata fondata e sostenuta sin dagli inizi esclusivamente dai laici. In questo solco luminoso si inseriscono i Santi Martiri Coreani, un gruppo di centotré testimoni della fede guidati liturgicamente dai Santi Andrea Kim Taegon, sacerdote, e Paolo Chong Hasang, laico. Uniti nel sangue e nella dedizione al Vangelo, essi consacrarono gli inizi della fede cattolica in Corea attraverso una stagione di durissime persecuzioni, culminata nella canonizzazione celebrata a Seul da papa Giovanni Paolo II.
La memoria liturgica raccoglie la testimonianza di vescovi, sacerdoti e di una moltitudine di fedeli laici, tra cui uomini e donne coniugati, giovani, anziani e fanciulli. Tutti affrontarono il supplizio con fortezza incrollabile, offrendo la propria vita per amore di Cristo e radicando profondamente la Chiesa nella terra di Corea.
Nel corso dell'ottavo secolo, e precisamente intorno all'anno 740, la Chiesa visse la testimonianza luminosa dei Santi Ipazio, Asiano e Andrea, martiri della fede cristiana. Le vicende terrene di Ipazio, che era vescovo, e di Andrea, che era prete, si collocano nell'ambito della persecuzione iconoclasta avvenuta durante il regno dell'imperatore Leone III l'Isaurico. I testi antichi e le memorie liturgiche tramandano il loro eroico sacrificio a Costantinopoli, dove essi difesero con coraggio il culto delle sacre immagini affrontando crudeli e atroci torture. Attorno alla loro figura si intrecciano diverse tradizioni documentarie, custodite nei sinassari bizantini e nel Sinassario Alessandrino, che restituiscono la complessità della ricezione storica di questi testimoni. La memoria dei santi martiri è giunta fino a noi attraverso un articolato percorso di fonti che comprende anche l'opera di Cesare Baronio, il quale attinse alle testimonianze orientali inserendole nel Martirologio.
I santi sono ricordati per la fermezza con cui affrontarono la persecuzione e il martirio senza cedere alle pressioni imperiali per l'abbandono della fede. Le fonti narrano che dopo una prima serie di tormenti, l'indomani fu strappato il cuoio capelluto a Ipazio e Andrea, sul cui cranio furono bruciate alcune sante icone. Le loro barbe furono cosparse di pece e fu fatto fare loro il giro di una parte della città, prima che fossero dati in pasto ai cani nel quartiere di Xirolofo. La tradizione orientale e quella alessandrina offrono prospettive differenti e talvolta variate nel tempo, come nel Sinassario Alessandrino che sposta l'ambientazione in Palestina ed Egitto e menziona l'imperatore Giuliano l'Apostata. Nonostante le divergenze interpretative e le modifiche introdotte nei secoli successivi dai vari redattori, la sostanza del loro sacrificio rimane un punto fermo nella memoria liturgica, celebrata con devozione il venti settembre.
La memoria di Santa Fausta di Narni e del compagno Evilasio si inserisce nella tradizione cristiana delle antiche testimonianze di fede vissute fino al martirio. La loro vicenda si colloca geograficamente a Cizico, nella regione della Propontide in Asia Minore, e si svolse sotto il governo dell'imperatore Massimiliano. Le informazioni giunte sino a noi su questa santa Vergine provengono esclusivamente dagli antichi Atti o Passione, un documento che gli storici odierni valutano con cautela a causa di talune stravagze narrative, pur riconoscendo la sua importanza nella storia della devozione. Il testo originale ha subito nel tempo correzioni e varianti più o meno contemporanee, conservando tuttavia un posto di rilievo nella memoria liturgica antica. Il documento fu infatti utilizzato dal Venerabile Beda nel suo Martirologio, il quale accolse insieme due varianti nel testo, ampliando persino il primo supplizio della spogliazione e rasatura dei capelli attraverso la sintesi di documenti diversi.
La figura di Santa Fausta è profondamente legata anche alla città umbra di Narni, dove le sue reliquie giunsero in seguito a una doppia traslazione. La prima traslazione avvenne proprio a Narni alla metà del sesto secolo, un evento collegato alla figura di San Cassio, che fu vescovo di Narni dal 537 al 558. Il vescovo edificò un sepolcro per la sua defunta moglie, che portava il nome di Fausta, e volle arricchire quel luogo di preghiera con le reliquie della santa omonima proveniente da Cizico. Questa storica traslazione determinò l'inizio della venerazione locale per una santa Fausta di Narni, la cui devozione fu successivamente rinnovata da una seconda traslazione delle reliquie avvenuta a Lucca nel nono secolo.
San Giancarlo Cornay è una luminosa figura di sacerdote e martire vissuto nel diciannovesimo secolo, la cui esistenza è stata interamente donata alla missione evangelica in terre lontane. Nato a Loudun, in Francia, nel 1809, egli ha risposto con coraggio alla chiamata del Vangelo, lasciando la propria terra per servire le comunità cristiane in Asia. Il suo cammino spirituale e pastorale lo ha condotto attraverso diverse città francesi, come Saumur, Montmorillon e Parigi, fino a raggiungere il Tonchino, dove ricevette l'ordinazione sacerdotale ad Hanoi nel 1834.
Il santo è ricordato oggi dalla Chiesa universale come un testimone fedele che ha affrontato la persecuzione con una fermezza incrollabile. Arrestato nel 1835 con l'accusa falsa di insurrezione armata, San Giancarlo Cornay ha vissuto il tempo della prigionia in condizioni di estrema sofferenza, confinato in gabbie di bambù e sottoposto a continue torture. La sua vita si è compiuta nel martirio il 20 settembre 1837 a Son Tây, in Vietnam, per ordine dell'imperatore Minh Mang. La sua memoria, onorata dalla canonizzazione presieduta da Papa Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988, continua a ispirare la fede dei credenti, richiamando ogni uomo e donna alla perseveranza nel bene e alla testimonianza coraggiosa della verità, anche nel momento della prova più dura.
Sant'Eustachio, noto in origine come Placido, visse nel secondo secolo e viene ricordato come un generale romano di grande valore, convertitosi al cristianesimo dopo una straordinaria visione e coronato dal martirio a Roma nel 140. La tradizione agiografica tramanda la sua vicenda esemplare, segnata da pesanti prove di umiltà, dalla dispersione e dal successivo ricongiungimento della sua famiglia, prima della testimonianza suprema della fede offerta sotto l'imperatore Adriano. Il suo culto, antichissimo e largamente diffuso in tutto il mondo cristiano sin dall'ottavo secolo, lo celebra come protettore dei cacciatori, dei guardiacaccia e della città di Matera.
La figura di Sant'Eustachio affonda le radici nella memoria liturgica della Chiesa e nella devozione popolare, che ha tramandato la sua storia attraverso innumerevoli redazioni in molte lingue. Il nome stesso del santo, derivato dal greco, evoca l'immagine di spighe abbondanti e buone, simbolo di una vita feconda di opere virtuose e di carità verso i bisognosi. La sua testimonianza continua a interpellare i credenti, richiamando la costanza nella prova, la fedeltà a Dio al di sopra di ogni lusingua terrena e la forza silenziosa della preghiera nei momenti più bui dell'esistenza.
Santa Susanna di Eleuteropoli figura nella storia della Chiesa come una testimone coraggiosa della fede, vissuta nel corso del quarto secolo in terra di Palestina. La sua esistenza si intreccia con un cammino di profonda conversione, iniziato attraverso il battesimo ricevuto per mano del prete Silvano, che segnò l'inizio di una consacrazione totale al Signore. La sua vita si distinse per una scelta radicale e insolita, che la portò a vivere all'interno di un monastero maschile sotto il nome di Giovanni, celando la propria identità femminile per dedicarsi in solitudine e preghiera al servizio di Dio. La rivelazione della sua vera natura, avvenuta a seguito di una falsa accusa, non interruppe il suo percorso di santità, ma ne aprì un capitolo nuovo e luminoso.
Dopo aver manifestato la sua identità, Susanna fu ordinata diaconessa a Eleuteropoli, città in cui esercitò il suo ministero con dedizione e spirito di servizio verso la comunità cristiana. Il tempo della prova giunse con l'infuriare delle persecuzioni contro i fedeli, che la videro protagonista di una resistenza ferma e umile. Arrestata e sottoposta a dure torture per non aver rinnegato la propria fede in Cristo, ella non vacillò, mantenendo la sua testimonianza intatta fino alla fine. La sua vita terrena si concluse tra le mura del carcere, dove spirò in seguito alle sofferenze patite, offrendo la sua esistenza come un sacrificio gradito a Dio. La Chiesa la ricorda oggi come una figura di grande austerità e fedeltà, capace di superare ogni barriera sociale e umana per consacrarsi interamente al Vangelo.
San Giuseppe Maria de Yermo y Parres nacque a Jalmolonga, in Messico, il 10 novembre 1851. La sua esistenza terrena si svolse nel corso del diciannovesimo secolo, segnato in patria da un difficile periodo di persecuzione religiosa. Orfano di madre sin dai primi giorni di vita, il futuro sacerdote crebbe sotto le cure amorose della zia paterna Carmen, che gli trasmise la fede e l'amore per la preghiera. Dopo un cammino di discernimento e prove di salute, fu ordinato sacerdote all'età di ventotto anni, mettendosi subito al servizio della Chiesa con la predicazione e la scrittura. Un drammatico episodio di abbandono infantile sulla riva di un fiume segnò la svolta radicale della sua vita verso i poveri e i reietti.
Fondatore della Congregazione delle Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri, San Giuseppe Maria spese ogni energia per soccorrere i bisognosi nelle necessità dell'anima e del corpo, affrontando con il sorriso ogni ostacolo. La sua opera continua oggi attraverso centinaia di religiose impegnate in scuole, ambulatori e case di accoglienza. Il Martirologio colloca la sua memoria a Puebla in Messico, dove concluse il suo pellegrinaggio terreno il 20 settembre 1904. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò santo il 21 maggio 2000, dopo averlo elevato agli altari come beato il 6 maggio 1990.
Il beato Adelpreto visse nel dodicesimo secolo e guidò la Chiesa di Trento in un'epoca segnata da profonde tensioni politiche e religiose. Originario della Germania, assunse la guida della diocesi tridentina tra gli anni millecentocinquantasei e millecentocinquantasette, inserendosi nel complesso scacchiere dei rapporti tra il Papato e l'Impero.
La sua memoria è indissolubilmente legata al martirio subito nei pressi di Rovereto intorno all'anno millecentosettantasette, quando cadde vittima di un agguato mortale. Nel corso dei secoli la sua figura ha suscitato intensa devozione, ma anche accese discussioni storiche, rimanendo tuttavia un punto di riferimento fondamentale nella storia cristiana e civile del Trentino.
I santi Teopista ed Agapio sono venerati insieme ad Eustachio nel contesto di una delle tradizioni agiografiche più celebri del Medioevo cristiano. La memoria liturgica di questi martiri romani del secondo secolo si celebra il venti settembre, dopo essere stata originariamente fissata al primo novembre e successivamente spostata al due novembre. La figura di Eustachio, in origine generale di nome Placido sotto l'imperatore Traiano, emerge attraverso una narrazione ricca di prove straordinarie, dalla conversione miracolosa alla dispersione e ricomposizione della famiglia, fino al martirio finale sotto Adriano.
La leggenda, pur priva di fondamento storico secondo l'analisi critica, ha profondamente alimentato la devozione popolare lungo i secoli, radicandosi nel tessuto urbano di Roma attraverso la basilica dedicata al santo e diffondendosi universalmente come protettore dei cacciatori e dei guardiacaccia. Questa memoria unisce la testimonianza del sangue alla tenacia della fede cristiana, tramandata attraverso redazioni greche e latine che continuano a interrogare la coscienza dei fedeli.
La Beata Maria Teresa di San Giuseppe, nata Anna Maria Tauscher van den Bosch nel 1855 a Sandow, in Brandenburgo, rappresenta una figura luminosa di carità attiva vissuta tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. Dopo la sua conversione al cattolicesimo, avvenuta a Colonia nel 1888, scelse di consacrare l'intera esistenza al servizio dei più fragili, interpretando con dedizione filiale il carisma carmelitano. La sua opera, radicata in un amore profondo per il Divin Cuore di Gesù, si è estesa ben oltre i confini della Germania, toccando l'Olanda, l'Italia e l'America, portando conforto e accoglienza dove la solitudine e la miseria sembravano prevalere.
La memoria della Beata Maria Teresa è indissolubilmente legata alla fondazione della Congregazione delle Suore Carmelitane del Divin Cuore di Gesù. Attraverso questa istituzione, ella rispose con coraggio alle urgenze sociali del suo tempo, aprendo nel 1891 a Berlino la prima casa destinata all'accoglienza dei senzatetto. La sua dedizione si manifestò anche in Italia, con l'inaugurazione della Casa madre a Rocca di Papa nel 1904. Beatificata da Papa Benedetto sedicesimo il 13 maggio 2006, ella rimane un esempio perenne di dedizione verso i bambini poveri, gli anziani, gli emigrati e tutti coloro che si trovano nel bisogno, testimoniando come la fede operosa possa trasformare la storia delle persone.
A Sinnada in Frigia, nell’odierna Turchia, san Dorimedonte, martire.
Santi Lorenzo Han I-hyong e compagni
Martiri
A Seul in Corea, santi Lorenzo Han I-hyŏng, catechista, e sei compagni, martiri, che, strangolati in diverse carceri, subirono il martirio per Cristo. La loro memoria si celebra oggi insieme a quella degli altri martiri di questa regione.
Santa Candida
Martire a Cartagine
Beata Candida da Como
Beato Francesco de Posadas
Domenicano
A Córdova in Spagna, beato Francesco de Posadas, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, insigne per penitenza, umiltà e carità, annunciò Cristo per quarant’anni in questa regione.
Beato Tommaso Johnson
Sacerdote certosino, martire
A Londra in Inghilterra, beato Tommaso Johnson, sacerdote della Certosa di questa città e martire, che, sotto il re Enrico VIII, per la sua fedeltà alla Chiesa morì consunto dalla fame e dalla malattia nel carcere di Newport, nono del novero dei suoi confratelli.
Beato Giovanni Francesco Ballanti
Religioso Francescano
Beato Andrés Molina Muñoz
Sacerdote e martire
Dal Martirologio Romano
Memoria dei santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea. — Martirologio Romano