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20 settembre

Santi Martiri Coreani (Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e 101 compagni)

Santi Martiri Coreani (Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e 101 compagni)

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini della fede in Corea

Negli inizi del sedicesimo secolo la fede cristiana comparve in Corea tramite delegazioni in visita annuale a Pechino. Pechino era meta di scambi culturali con la Cina, nazione stimata in tutto l'Estremo Oriente. I coreani in Cina vennero in contatto con la fede cristiana e portarono in patria il libro La vera dottrina di Dio del padre Matteo Ricci. Un laico e grande pensatore di nome Lee Byeok si ispirò al libro del missionario gesuita e fondò una prima comunità cristiana molto attiva. Intorno al 1780 Lee Byeok chiese all'amico Lee-sunghoon, membro della delegazione culturale per la Cina, di farsi battezzare e di portare libri e scritti religiosi in Corea. Nella primavera del 1784 l'amico ritornò con il nome di Pietro e diede un forte impulso alla comunità. Il gruppo iniziale, non conoscendo la natura della Chiesa, si organizzò con una gerarchia propria celebrando autonomamente battesimo, cresima ed eucaristia. Informati dal vescovo di Pechino che occorreva una successione apostolica per avere una gerarchia, i cristiani coreani chiesero l'invio di sacerdoti. La richiesta fu accolta con l'invio del sacerdote Chu-mun-mo, portando la comunità a crescere in breve tempo a varie migliaia di fedeli.

Le prime persecuzioni e il cammino della comunità

Nel 1785 si scatenò in Corea la prima persecuzione contro i cristiani, via via sempre più incruenta e feroce. Nel 1801 l'unico prete presente fu ucciso, ma ciò non fermò la crescita della comunità cristiana. Nel 1802 il re emanò un editto di stato che ordinava lo sterminio dei cristiani per estirpare la follia della loro fede. I cristiani coreani rimasti senza guida chiesero ripetutamente sacerdoti al vescovo di Pechino e al papa. Nel 1837 le condizioni locali permisero l'invio di un vescovo e due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi. Il vescovo e i due sacerdoti penetrarono clandestinamente in Corea e furono martirizzati due anni dopo. Un secondo tentativo organizzato da Andrea Kim Taegon riuscì a far entrare con successo un vescovo e un sacerdote. Da quel momento la gerarchia cattolica in Corea fu stabilmente presente. Fonti locali stimano che più di diecimila martiri perirono nelle persecuzioni coreane.

La figura di San Paolo Chong Hasang

Paolo Chong Hasang era un eroico laico coreano nato nel 1795 a Mahyan. Il padre Agostino e il fratello Carlo furono martirizzati nel 1801. La sua famiglia, composta da lui, la madre Cecilia e la sorella Elisabetta, fu imprigionata e privata di ogni bene, e furono costretti ad andare ospiti di un parente. Appena possibile si trasferì a Seul, dove si aggregò alla comunità cristiana. Andò in Cina a Pechino perlomeno quindici volte, compiendo viaggi difficilissimi e a piedi, spinto dall'eroismo di una fede genuina. Professò la sua fede nonostante i gravi pericoli e collaborò alacremente affinché il primo sacerdote Yan arrivasse in Corea, oltre a collaborare all'arrivo dei missionari francesi, il vescovo Imbert e i sacerdoti Maubant e Chastan. Fu accolto insieme alla madre e alla sorella dal vescovo Imbert, il quale desiderava farlo diventare sacerdote. La persecuzione infuriava e un apostata li tradì, causandone la cattura. Paolo Chong Hasang venne interrogato e torturato per fargli abbandonare la religione straniera, ma mostrò una grande fermezza durante l'interrogatorio e la tortura. Venne condannato a morte e fu decapitato il 22 settembre 1839. Fu giustiziato insieme al suo caro amico Agostino Nyon, firmatario di una petizione al papa per l'invio di un vescovo in Corea. La madre e la sorella vennero uccise dopo alcuni mesi. Il vescovo Imbert e i due sacerdoti delle Missioni Estere di Parigi furono decapitati nel 1839.

La figura di Sant'Andrea Kim Taegon

Il testo presenta la biografia dei due capifila liturgici dei centotré santi martiri: Andrea Kim Taegon e Paolo Chong Hasang. Sant'Andrea Kim Taegon nacque nel 1821 da una nobile famiglia cristiana. Andrea crebbe in un ambiente ispirato ai principi cristiani e in una casa trasformata dal padre in chiesa domestica, che fungeva da punto di ritrovo per cristiani e neofiti per ricevere il battesimo. Il padre di Andrea fu scoperto e morì martire a quarantaquattro anni mantenendo salda la sua fede. All'età di quindici anni, Andrea fu inviato a Macao da un missionario francese arrivato in Corea nel 1836 per prepararsi al sacerdozio. Andrea ritornò in Corea come diacono nel 1844 per preparare l'ingresso del vescovo monsignor Ferréol. Andrea organizzò una barca con marinai interamente cristiani per andare a prendere monsignor Ferréol a Shanghai. A Shanghai Andrea fu ordinato sacerdote. Andrea e il vescovo compirono un viaggio avventuroso di nascosto per entrare in Corea, dove lavorarono insieme in clima di persecuzione. Andrea ottenne ottimi risultati di apostolato grazie alla nobiltà del suo atteggiamento e alla comprensione della mentalità locale. Nel 1846 il vescovo Ferréol incaricò Andrea di far pervenire lettere in Europa tramite il vescovo di Pechino. Durante l'incontro con le barche cinesi per la missione epistolare, Andrea fu casualmente scoperto e arrestato. Andrea subì interrogatori e trasferimenti di carcere prima con il mandarino, poi con il governatore e infine con il re in quanto nobile. Andrea manifestò a tutti la fedeltà al suo Dio e rifiutò l'apostasia nonostante le atroci torture. Andrea fu decapitato il 16 settembre 1846 a Seul. Andrea Kim Taegon fu il primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana.

La testimonianza dei compagni martiri

I centotré martiri testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana. La fede fu introdotta la prima volta in questo regno con fervore da alcuni laici, e fu successivamente alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tra i martiri vi sono tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri sono laici. Tra i vescovi figurano Lorenzo Maria Giuseppe Imbert, Simeone Francesco Berneux e Antonio Daveluy. Tra i sacerdoti figurano Pietro Filiberto Maubant, Giacomo Onorato Chastan, Simone Maria Giusto Ranfer de Bretenières, Pietro Enrico Dorie, Bernardo Luigi Beaulieu e Martino Luca Huin e Pietro Aumaître. Tra i laici vi sono persone coniugate e non coniugate, anziani, giovani e fanciulli. Tutti i martiri furono sottoposti al supplizio, consacrando con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea. Pietro Yi Ho-yong era un laico ed è morto il 25 novembre 1838 in una prigione di Seul. Protasio Chong Kuk-bo era un laico sposato ed è morto il 20 maggio 1839 in una prigione di Seul. Pietro Kwon Tug-in era un laico sposato ed è morto il 24 maggio 1839 presso la Piccola Porta Occidentale a Seul. Giuseppe Chang Song-jib era un laico sposato ed è morto il 27 maggio 1839 in una prigione di Seul. Maddalena Kim Ob-i, Anna Pak A-gi, Agata Yi So-sa, Agata Kim A-gi, Agostino Yi Kwang-hon catechista, Barbara Han A-gi, Lucia Pak Hui-sun e Damiano Nam Myong-hyok catechista affrontarono la prova. Barbara Kim e Barbara Yi, adolescente, morirono il 27 maggio 1839 a Seul. Rosa Kim No-sa, Marta Kim Song-im, Teresa Yi Mae-im, Anna Kim Chang-gum, Giovanni Battista Yi Kwang-hon catechista, Maddalena Yi Yong-hui e Lucia Kim Nu-sia testimoniarono il Vangelo. Maria Won Kwi-im, giovane laica, morì il 20 luglio 1839 a Seul. Maria Pak K'un-agi, Barbara Kwon Hui, Giovanni Pak Hu-Jae, Barbara Yi Chong-Hui e Maria Yi Yon-Hui vissero la fede nella prova. Agnese Kim Hyo-Ch'u, giovane laica, morì il 3 settembre 1839 a Seul. Francesco Ch'Oe Kyong-hwan, laico e catechista, morì il 12 settembre 1839 a Seul.

Il compimento del martirio e la libertà religiosa

I tre sacerdoti della Società Parigina per le Missioni Estere sono morti il 21 settembre 1839 a Sai-Nam-Hte. Agostino Yu Chin-Kil, laico sposato, è morto il 22 settembre 1839 a Seul. Maddalena Ho Kye-Im, Sebastiano Nam I-Gwan catechista, Giulitta Kim, Agata Chon Kyong-Hyob, Carlo Cho Shin Ch'ol, Ignazio Kim Che-Jun, Maddalena Pak Pong-Son e Perpetua Hong Kum-Ju vissero la grazia del martirio. Colomba Kim Hyo-im morì il 26 settembre 1839 a Seul. Lucia Kim, laica sposata, morì in un giorno ignoto di settembre 1839 a Seul, ricordata con Sebastiano Nam-I-Gwan e compagni. Caterina Yi, vedova laica, e Maddalena Cho, sua figlia, morirono in un giorno ignoto di settembre 1839 a Seul, ricordate con Sebastiano Nam-I-Gwan e compagni. Pietro Yu Tae-Ch'ol, adolescente, morì il 21 ottobre 1839 in una prigione di Seul. Cecilia Yu So-sa morì il 23 novembre 1839 a Seul. Barbara Cho Chung-i, Maddalena Han Yong-i, Pietro Ch'oe Ch'ang-hub catechista, Benedetta Hyong Kyong-nyon catechista, Elisabetta Chong Chong-hye e Barbara Ko Sun-i diedero la vita per Cristo. Maddalena Yi Yong-dok morì il 29 dicembre 1839 a Seul. Teresa Kim, vedova laica, e Agata Yi, giovane laica morta il 9 gennaio 1840 a Seul, compirono il cammino. Stefano Min Kuk-Ka catechista morì il 20 gennaio 1840 a Seul. Andrea Chong Hwa-Gyong catechista morì il 23 gennaio 1840 a Seul. Paolo Ho Hyob morì il 30 gennaio 1840 a Seul. Agostino Pak Chong-won catechista, Pietro Hong Pyong-ju catechista, Maddalena Son So-byok, Agata Yi Kyong-i e Maria Yi In-dok testimoniarono la fede. Agata Kwon Chin-i, giovane laica sposata, morì il 31 gennaio 1840 a Dangkogae. Paolo Hong Yong-ju catechista e Giovanni Yi Mun-u laico sposato scrissero pagine di eroismo. Barbara Ch'oe Yong-i, giovane laica sposata, morì il 1 febbraio 1840 a Seul. Antonio Kim Song-u, laico sposato e catechista, morì il 29 aprile 1841 a Tangkogae. Andrea Kim Tae-gon morì il 16 settembre 1846 a Sai-Nam-Hte. Carlo Hyon Song-mun catechista morì il 19 settembre 1846 a Sai-Nam-Hte. Pietro Nam Kyong-mun catechista, Lorenzo Han I-hyong catechista, Susanna U Sur-im, Giuseppe Im Ch'i-p'ek, Teresa Kim Im-i e Agata Yi Kan-nan diedero la vita. Caterina Chong Ch'or-yom, laica sposata, morì il 20 settembre 1846 a Seul. Pietro Yu Chong-Nyul morì il 17 febbraio 1866 a Pyongyang. Nel 1866 si verificò la persecuzione più accanita contro i cattolici in Corea. I quattro sacerdoti del 1866 morirono il 7 marzo 1866 a Sai-Nam-Hte. Giovanni Battista Nam Chong-Sam morì il 7 marzo 1866 a Seul. Giovanni Battista Chon Chang-Un e Pietro Ch'oe Hyong catechista morirono il 9 marzo 1866 a Nei-Ko-Ri. Marco Chong Ui-Bae catechista e Alessio U Se-Yong morirono l'undici marzo a Seul. Il gruppo guidato da Antonio Daveluy morì il 30 marzo 1866 a Su-Ryong. Bartolomeo Chong Mun-ho, Pietro Cho Hwa-so, Pietro Son Son-j catechista, Pietro Yi Myong-so, Giuseppe Han Won-so catechista e Pietro Chong Won-ji morirono il 13 dicembre 1866 a Tiyen-Tiyon. Giuseppe Cho Yun-ho, giovane catechista figlio di Pietro Cho Hwa-so, morì il 23 dicembre 1866 a Tiyen-Tiyon. Giovanni Yi Yun-Il morì il 21 gennaio 1867 a Daegu. Nel 1882 il governo coreano decretò la libertà religiosa.

La beatificazione e la canonizzazione

Cento e tre di questi martiri furono beatificati in due gruppi distinti nel 1925 e nel 1968. Tutti i centotré martiri furono canonizzati insieme il 6 maggio 1984 a Seul da papa Giovanni Paolo II. In questo giorno si celebrano in un'unica festa tutti i centotré martiri della Corea, la cui memoria liturgica unisce i Santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni. La loro testimonianza rimane un pilastro incrollabile per la Chiesa universale e per il popolo coreano.

Domande frequenti

Quando si festeggia la memoria dei Santi Martiri Coreani?

La memoria liturgica dei Santi Martiri Coreani si celebra il 20 settembre.

Di cosa è patrono Sant'Andrea Kim Taegon e i martiri coreani?

I Santi Martiri Coreani sono patroni della Corea.

Memoria dei santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea. — Martirologio Romano