Santi Ipazio, Asiano e Andrea
Martiri
Aggiornato il 22 luglio 2026
Origini e formazione dei martiri
Secondo i sinassari bizantini, al venti o al ventuno settembre, Ipazio e Andrea erano originari della Lidia. Essi erano stati mandati in Tracia per studiare e ricevere la loro educazione. Successivamente, Ipazio era ritornato nel suo paese d'origine per abbracciare la vita monastica, mentre Andrea era ritornato nel suo paese d'origine per entrare fra il clero in qualità di lettore. Il metropolita d'Efeso udì parlare della virtù di Ipazio e Andrea e li fece venire per ordinare Ipazio vescovo e Andrea prete. Il testo rileva una anomalia sul fatto che l'ordinazione fosse conferita dal metropolita di Efeso anziché da quello di Sardi, da cui dipendeva la Lidia. L'imperatore fece venire Ipazio e Andrea dalla Lidia alla capitale imperiale durante il regno di Leone III l'Isaurico e la persecuzione iconoclasta. Nel Martirologio, a Costantinopoli, i santi martiri Ipazio, Asiano vescovi e Andrea sacerdote difesero il culto delle sacre immagini sotto Leone III l'Isaurico. La notizia dei sinassari riporta il martirio di Ipazio e Andrea senza menzionare alcuna forma di giudizio. Di questi martiri non si conserva alcuna passio. Dopo una prima serie di tormenti, l'indomani fu strappato il cuoio capelluto a Ipazio e Andrea. Sul cranio di Ipazio e Andrea furono bruciate alcune sante icone. Le barbe di Ipazio e Andrea furono cosparse di pece e fu fatto fare loro il giro di una parte della città. Nel quartiere di Xirolofo, Ipazio e Andrea furono dati in pasto ai cani. Secondo il Martirologio, i santi furono dati in pasto ai cani dopo crudeli e atroci torture.
Le fonti storiche e le tradizioni orientali
Cesare Baronio apprese la figura dei martiri attraverso i sinassari bizantini. C. Baronio introdusse arbitrariamente la memoria dei santi al ventinove agosto invece che al venti, ventuno o ventidue settembre. C. Baronio trasformò i particolari del martirio dicendo che le barbe furono cosparse di pece e incenso e che i martiri furono sgozzati. Non è esatto quanto affermato da Baronio riguardo al fatto che il martirio sia descritto negli Acta di santo Stefano il Giovane. Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, riporta la notizia al ventitré tut corrispondente al venti settembre. Nel Sinassario Alessandrino il nome di Ipazio, originariamente trascritto Ubatiyus, divenne Unatiyus o Unaniyus per una trasposizione dei punti diacritici. Nel Sinassario Alessandrino i martiri sono trasportati in tutt'altra epoca. Secondo il Sinassario Alessandrino, Ipazio ed Andrea erano oriundi di Lydda in Palestina. Secondo il Sinassario Alessandrino, i santi avevano abbracciato la vita monastica in un monastero della Palestina. Secondo il Sinassario Alessandrino, i santi si erano recati in Egitto presso l'abba Macario rimanendovi tre anni sotto la sua direzione. Secondo il Sinassario Alessandrino, Ipazio fu eletto vescovo e Andrea ricevette il sacerdozio per via della loro fama di carità e ascesi. Secondo il Sinassario Alessandrino, l'imperatore Giuliano l'Apostata fece arrestare i santi. Secondo il Sinassario Alessandrino, dopo il rifiuto di abbandonare la fede cristiana per il culto degli idoli, i santi subirono crudeli tormenti e la morte. La traduzione geez del Sinassario Alessandrino conserva la commemorazione al ventitré mascaram con la stessa notizia. Nel Sinassario Alessandrino non compare mai Leone l'Isaurico, sostituito probabilmente da un imperatore di un periodo precedente più familiare al redattore.
Il cammino verso il martirio
La vicenda terrena dei Santi Ipazio, Asiano e Andrea trova la sua origine nella Lidia, terra che li vide crescere nel timore del Signore e nella dedizione al ministero. Dopo aver ricevuto l'ordinazione dal metropolita di Efeso, essi svolsero il loro servizio in Tracia, operando con zelo per la diffusione della Parola. La loro missione fu tuttavia interrotta dalla convocazione imperiale a Costantinopoli, voluta da Leone Terzo, il quale aveva intrapreso una politica severa contro la venerazione delle icone. In un clima di forte tensione religiosa e politica, i tre santi scelsero di non rinnegare la propria fede, ponendosi con fermezza a difesa del culto delle immagini sacre, che consideravano parte essenziale dell'identità cristiana.
L'imperatore, dinanzi alla loro irremovibile posizione, ordinò che venissero sottoposti a torture atroci. Nonostante le sofferenze inflitte, Ipazio, Asiano e Andrea non cedettero, mantenendo salda la loro professione di fede fino all'ultimo respiro. Il tragico epilogo avvenne nel quartiere di Xirolofo, dove furono messi a morte, subendo l'ulteriore oltraggio di vedere i propri corpi abbandonati ai cani. Questo atto di violenza, lungi dal cancellare il loro nome, li ha consegnati alla memoria eterna della Chiesa universale come modelli di coerenza e di coraggio evangelico. Essi restano per noi testimoni di come la difesa della verità non conosca compromessi, nemmeno di fronte alla minaccia suprema della morte, ricordando a ogni generazione che il culto delle icone è un atto di devozione che affonda le sue radici nell'incarnazione del Verbo.
La memoria liturgica
La venerazione per questi martiri è documentata fin dai tempi antichi nei sinassari bizantini, che ne custodiscono il ricordo con profonda devozione. La Chiesa celebra la loro memoria nel mese di settembre, fissando la ricorrenza al giorno venti, sebbene alcune tradizioni dei testi greci la collochino anche al ventuno del medesimo mese. Questa celebrazione non è soltanto un atto di commemorazione storica, ma rappresenta un momento di preghiera in cui la comunità dei credenti si stringe attorno all'esempio di Ipazio, Asiano e Andrea.
La loro figura invita i fedeli a riflettere sul significato profondo dell'icona, non come semplice oggetto di arte, ma come strumento di elevazione dell'anima verso il Creatore. Nel corso dei secoli, il sacrificio di questi uomini ha alimentato la fede di intere generazioni, offrendo un punto di riferimento saldo nel mare delle contingenze umane. Ricordarli significa rinnovare l'impegno a custodire la sacralità del culto e a onorare, con la propria vita quotidiana, la bellezza del mistero divino che le icone cercano di rendere presente ai nostri occhi e al nostro cuore.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Ipazio, Asiano e Andrea?
I santi martiri sono celebrati il venti settembre nei sinassari bizantini e nel Sinassario Alessandrino.
Quale ruolo ricoprivano Ipazio e Andrea nelle fonti?
Ipazio era vescovo e Andrea era prete, mentre Asiano viene menzionato come vescovo nel Martirologio di Costantinopoli.
A Costantinopoli, santi martiri Ipazio e Asiano, vescovi, e Andrea, sacerdote, che per aver difeso il culto delle sacre immagini sotto l’imperatore Leone l’Isaurico, dopo crudeli e atroci torture, furono dati in pasto ai cani. — Martirologio Romano