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20 settembre

Sant' Eustachio Placido

Martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La conversione e le prove

Placido era un ricco e vittorioso generale pagano, naturalmente spinto a fare grandi beneficenze, in modo simile al centurione Cornelio. Secondo la leggenda, durante una caccia tra il 100 e il 101, Placido inseguì un cervo di rara bellezza e grandezza. Il cervo si fermò sopra una rupe, si volse all'inseguitore e mostrò tra le corna una croce luminosa sormontata dalla figura di Cristo. Cristo disse a Placido: Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere. Riavutosi dallo spavento, il generale di Traiano decise di farsi battezzare. Prese il nome di Eustachio o Eustazio. Anche la moglie e i due figli furono battezzati, prendendo i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio. Ritornato sul monte, Eustachio riascoltò la misteriosa voce che gli preannunciava che avrebbe dovuto dar prova della sua pazienza. La peste uccise i servi e le serve di Eustachio, e successivamente i cavalli e il bestiame. I ladri rubarono tutto ciò che possedeva. Eustachio decise di emigrare in Egitto con la famiglia. Durante il viaggio, non potendo pagare il nolo, la moglie gli fu tolta dal capitano della nave che se n'era invaghito. Ridisceso a terra, Eustachio proseguì il viaggio a piedi insieme ai figli. I due figli gli furono rapiti rispettivamente da un leone e da un lupo. I due ragazzi furono salvati dagli abitanti del luogo e crebbero nello stesso villaggio senza conoscersi. Rimasto solo, Eustachio si stabilì in un villaggio vicino chiamato Badisso, guadagnandosi il pane come guardiano. Eustachio rimase a Badisso per quindici anni.

Il ritorno e il ricongiungimento

I barbari violarono i confini dell'Impero. L'imperatore Traiano mandò a cercare Eustachio per riportarlo a Roma. Eustachio divenne nuovamente comandante delle truppe e arruolò soldati da ogni luogo. Fra le reclute finirono anche i suoi due figli, ormai robusti e ben educati. Eustachio, non riconoscendoli, li nominò sottufficiali e li tenne presso di sé. Vinta la guerra, le truppe sostarono per un breve riposo in un piccolo villaggio. In quel villaggio viveva Teopista, rimasta sola dopo la morte del capitano della nave e abitando in una povera casupola, dedita alla coltivazione di un orto. I due sottufficiali chiesero ospitalità a Teopista. Nel raccontarsi le loro vicissitudini, i due giovani si riconobbero come fratelli. Teopista li riconobbe ma non rivelò subito la sua identità. Il giorno dopo, Teopista si presentò al generale per essere aiutata a rientrare in patria e riconobbe il marito. Seguì il riconoscimento fra tutti i membri della famiglia, che così si ricompose. Nel frattempo morì Traiano e gli succedette Adriano nel 117. Adriano accolse il vincitore dei barbari con feste e trionfi. Il giorno dopo, Eustachio si rifiutò di partecipare al rito di ringraziamento nel tempio di Apollo in quanto cristiano.

Il martirio e la memoria

Nel 140 l'imperatore lo condannò al circo insieme ai suoi familiari. Il leone, per quanto aizzato, non li toccò nemmeno. Furono quindi introdotti vivi in un bue di bronzo arroventato e morirono subito, senza che il calore bruciasse loro nemmeno un capello. I cristiani recuperarono i corpi e diedero loro sepoltura. In quel luogo, dopo la pace di Costantino del 325, fu eretto un oratorio dove venivano celebrati il primo novembre. La leggenda ebbe una diffusione straordinaria nel Medioevo ed è pervenuta in molte redazioni e versioni greche, latine, orientali e in lingue volgari europee. Le versioni differiscono nei particolari ma sono concordanti nella sostanza. La leggenda presenta assonanze ricorrenti nell'agiografia cristiana e nella novellistica popolare. Il racconto del cervo compare anche nelle Vite di molti santi cristiani e ha radici nella letteratura indiana. Le avventure familiari di Eustachio sono un motivo ricorrente in India, passato poi nell'antica letteratura greca, araba, giudaica e in altre leggende cristiane. Il culto per il martire Eustachio e i suoi familiari è antichissimo. Esistono innumerevoli chiese, citazioni, racconti e documenti in cui compare il suo nome, già dagli inizi del secolo ottavo. La sua festa, inizialmente fissata al primo novembre, fu spostata al due novembre con l'istituzione della festa di Tutti i Santi. Dopo l'inserimento della Commemorazione dei Defunti, la festa fu spostata al venti settembre, data già presente negli evangeliari dalla metà del secolo ottavo. Il nome Eustachio deriva dal greco Eystachios e significa producente molte e buone spighe. A Roma è commemorato sant’Eustachio martire, il cui nome è venerato in un’antica diaconia dell’Urbe.

Domande frequenti

Quando si festeggia Sant'Eustachio?

Sant'Eustachio si festeggia il venti settembre, mentre in passato la sua memoria liturgica era fissata al primo e al due novembre.

Di cosa è patrono Sant'Eustachio?

Sant'Eustachio è patrono dei cacciatori, dei guardiacaccia e della città di Matera.

A Roma, commemorazione di sant’Eustachio martire, il cui nome è venerato in un’antica diaconia dell’Urbe. — Martirologio Romano