Il beato Ottone di Frisinga, vissuto nel corso del dodicesimo secolo, nacque a Neuburg, nei pressi di Vienna, verso il millecentoundici o millecentododici. Egli apparteneva alla più alta aristocrazia dell'impero, essendo figlio di san Leopoldo terzo di Babenberg, marchese d'Austria, e di Agnese, figlia dell'imperatore Enrico quarto di Franconia. Per via del primo matrimonio della madre, Ottone era fratello uterino di Corrado terzo e zio di Federico primo Barbarossa. Avviato fin da fanciullo alla carriera ecclesiastica dal padre, che lo fece priore del monastero di Klosterneuburg fondato nel millecentoquattordici, il giovane ricevette una solida formazione. Nel millecentoventotto fu inviato a studiare teologia, filosofia e lettere a Parigi, che rappresentava il massimo centro della vita culturale europea dell'epoca, avendo come maestri, tra gli altri, Abelardo ed Ugo di san Vittore. Sul finire del millecentotrentadue o all'inizio del millecentotrentatrè, Ottone scelse la vita monastica entrando nel monastero cistercense di Morimond in Borgogna, dove nel gennaio del millecentotrentotto divenne abate. La sua esistenza cambiò radicalmente pochi mesi più tardi, quando il fratellastro Corrado terzo lo volle sulla cattedra episcopale di Frisinga come persona di sua fiducia. Come vescovo, Ottone diede continue prove di zelo apostolico e di grandi capacità di governo, operando il rinnovamento spirituale, culturale ed economico della sua diocesi secondo lo spirito della riforma gregoriana. La sua vita fu segnata da importanti incarichi politici e religiosi, tra cui un'ambasceria presso papa Eugenio terzo nel millecentoquarantacinque e la partecipazione alla seconda crociata in Palestina tra il millecentoquarantasette e il millecentoquarantotto, su invito di san Bernardo. Successivamente, nel millecentoquarantaquattro e cinquantacinque, accompagnò l'imperatore Federico Barbarossa nella sua spedizione in Italia in veste di consigliere, adoperandosi attivamente per appianare i contrasti tra l'imperatore e il papa Adriano quarto. Ottone morì nell'abbazia di Morimond il ventidue settembre del millecentocinquantotto, durante un viaggio verso Citeaux, e fu sepolto presso l'altare maggiore della chiesa abbaziale.
Ottone di Frisinga è ricordato in modo particolare come uno storico acuto e penetrante e come una delle figure di maggiore rilievo della vita intellettuale del dodicesimo secolo. Egli occupa un posto di primissimo piano nella storiografia medievale grazie alla sua celebre opera intitolata Chronica o Historia de duabus civitatibus, scritta su richiesta del suo amico Isingrim, monaco in Augusta e poi abate di Ottobeuren. Quest'opera, caratterizzata da una netta ispirazione agostiniana, esprime il concetto medievale della storia esponendo le vicende universali dalla creazione del mondo sino al millecentoquarantasei in prospettiva teologica e filosofica. L'opera non ci è giunta nella redazione originaria, poiché Ottone la rimaneggiò e l'ampliò per offrirla al nipote Federico primo nel millecentocinsetta. Su richiesta dello stesso imperatore, Ottone scrisse anche i Gesta Friderici imperatoris, che narrano le imprese del Barbarossa dal millecentocinquantasei al millecentocinquantotto, continuati poi fino al millecentoquessanta da Rahevino, discepolo e continuatore del vescovo e autore del commosso elogio funebre inserito nel quarto libro della stessa opera. I Gesta offrono un quadro prezioso degli avvenimenti politici italiani e dei comuni, di cui Ottone era stato spettatore diretto. Tra le sue opere si annovera anche una Epistula ad Wibaldum del millecentoquarantacinque su questioni esegetiche, mentre altri scritti a lui attribuiti non gli appartengono o sono semplici estratti della Chronica o dei Gesta, come il Fragmentum de Hildebrando papa e l'Historia austriaca. La memoria di Ottone si legò indissolubilmente al suo abito monastico, che non aveva mai deposto durante l'episcopato e che indossava al momento della morte, avvenuta tra il compianto dei confratelli. Presso la sua tomba si verificarono miracoli operati da Dio, come attesta Corrado Sacrista nel Liber traditionum Frisingensium, e il vescovo fu presto fatto segno di pubblica venerazione. Sebbene il suo nome manchi nei più antichi calendari cistercensi, Ottone è comunemente chiamato beato da quasi tutti gli scrittori dell'Ordine e il suo transito è registrato nel Martirologio, mentre i Bollandisti lo inserirono tra i praetermissi del ventidue settembre.