22 settembre
Beato Felix Echevarria Goriostiaga
Sacerdote francescano, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la formazione nell'ordine
Il neonato Felix vide la luce a Cianuri, in provincia di Vizcaya e diocesi di Vitoria, il quindici luglio 1893, e fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Santa Maria nello stesso giorno della nascita. La cura spirituale dei genitori Atanasio e Teodora impiantò nel focolare domestico una grande pietà, tanto che dei sei figli della coppia ben tre intrapresero la via del presbiterato francescano: padre Felix, padre Luis e padre Augustin. Fin dalla prima infanzia il fanciullo mostrò un precoce amore per le virtù, e in lui fiorì in modo quasi naturale la vocazione religiosa. All'età di sei anni, il diciannove luglio 1899, ricevette il sacramento della cresima. A undici anni fu accolto nel collegio serafico di Chipiona, in provincia di Cadice, dove affrontò gli anni di probandato e gli studi umanistici. Raggiunta la maturità interiore, fu ammesso alla vestizione dell'abito serafico il cinque settembre 1908 e, l'indomani, sei settembre 1909, emise la professione dei voti semplici. Dopo aver compiuto i corsi regolari di filosofia e teologia e aver terminato con profitto i suoi studi, emise la professione solenne il sette settembre 1912. L'itinerario spirituale giunse al compimento quando fu ordinato sacerdote da Monsignor Francisco Cervera, Vicario Apostolico del Marocco, nella chiesa di Santa Maria della Regola a Chipiona il sedici luglio 1916.
Il ministero tra insegnamento e guida pastorale
Nello stesso anno dell'ordinazione sacerdotale, padre Felix fu trasferito alla comunità di Vélez Malaga, dove rimase per due anni prima di essere destinato, nel 1918, a Lebrija, in provincia di Siviglia. Nel capitolo di Chipiona celebrato nell'aprile del 1919 ricevette la nomina a rettore e professore del collegio serafico, incarico al quale si aggiunse l'ufficio di organista e maestro di coro del santuario. Trasferitosi nel 1921 a Estepa, in provincia di Siviglia, vi rimase un solo anno prima di fare ritorno a Chipiona, dove assunse i delicati compiti di vicario del collegio, direttore del Terzo Ordine Francescano, delle scuole domenicali e della pia unione di Sant'Antonio. La sua competenza intellettuale emerse chiaramente anche nell'ambito accademico: dal 1922 al 1926 occupò la cattedra di teologia dogmatica, mentre nei corsi dal 1926 al 1928 insegnò letteratura universale e spagnola. Egli dimostrò simultaneamente e con ritmo sostenuto grande competenza in attività varie e gravose. Successivamente fu scelto come primo superiore e rettore del collegio di San Pantaleon de Aras, a Santander, mantenendo l'incarico dal sedici novembre 1930, giorno dell'inaugurazione, fino al sedici luglio 1932, per poi rimanere nel medesimo istituto come vicario per un ulteriore anno. Durante tutte queste responsabilità, egli univa sempre con generosità l'insegnamento e i doveri d'ufficio all'esercizio della parola e all'amministrazione dei sacramenti, svolti con dedizione sia nella chiesa conventuale sia nella parrocchia.
Il desiderio missionario e il martirio
Nel cuore del religioso ardeva da tempo il nobile desiderio di diventare missionario tra gli infedeli, e per questo motivo ottenne di potersi recare in missione in Marocco il sedici settembre 1933. Tuttavia, un serio e prolungato stato febbrile lo costrinse dolorosamente a rinunciare a tale proposito. Accettando con spirito di fede questo disegno della provvidenza, il sedici dicembre 1933 fu nominato Guardiano del convento di Fuenteobejuna, svolgendo tale servizio con dedizione fino al momento in cui fu raggiunto dall'incarceramento. Nel contesto della persecuzione religiosa, affrontò l'epilogo della sua esistenza terrena subendo il martirio con l'eroismo di un vero testimone di Cristo nella notte tra il ventuno e il ventidue settembre 1936. La sua vita terrena si concluse così all'età di quarantatré anni, coronata da ventisette anni di professione religiosa e vent'anni di sacerdozio spesi interamente nella vigna del Signore.
Il cammino di fede
La vocazione del Beato Felix Echevarria Goriostiaga ha avuto inizio nella sua terra natale di Cianuri, in Vizcaya, per poi trovare fecondo terreno nel collegio serafico di Chipiona, dove fece il suo ingresso all'età di undici anni. In quel luogo di spiritualità francescana, egli ha coltivato il desiderio di consacrarsi totalmente al Signore, giungendo alla meta dell'ordinazione sacerdotale il sedici luglio del millenovecentosedici. Gli anni successivi lo hanno visto impegnato in un intenso lavoro intellettuale e spirituale, che lo ha portato a insegnare teologia dogmatica e letteratura tra il millenovecentoventidue e il millenovecentoventotto. Questa missione educativa, svolta con dedizione, è stata il preludio a una vita di servizio pastorale che lo ha condotto a risiedere in luoghi significativi come San Pantaleón de Aras, Vélez-Málaga, Lebrija ed Estepa.
La tappa finale di questo percorso è stata la nomina a Guardiano di Fuenteobejuna, avvenuta il sedici dicembre del millenovecentotrentatré. In questo incarico di responsabilità, egli ha guidato la sua comunità con prudenza e spirito di sacrificio, in un contesto storico particolarmente difficile e segnato da grandi tensioni. La sua fedeltà al Vangelo e al carisma francescano non è venuta meno nemmeno quando la persecuzione ha minacciato la sua incolumità. Tra il ventuno e il ventidue settembre del millenovecentotrentasei, egli ha reso la testimonianza definitiva, offrendo la propria vita nel martirio. La sua morte, avvenuta a Fuenteobejuna, rimane un atto di suprema coerenza, un segno tangibile di come la fede possa trasformare la fragilità umana in una testimonianza di coraggio e di amore incondizionato verso Dio e verso i fratelli.
Il ricordo nel martirio
Il culto del Beato Felix Echevarria Goriostiaga si radica nel profondo legame che la Chiesa mantiene con i suoi martiri, testimoni privilegiati della luce che vince le tenebre. La sua memoria è celebrata con particolare solennità il ventidue settembre, giorno in cui la Chiesa riconosce il compimento del suo sacrificio. Attraverso la sua figura, i fedeli sono invitati a riflettere sul valore della testimonianza cristiana, che non teme il dono della vita quando questa è chiamata a confermare la verità dell'amore di Dio nel mondo.
Venerare il Beato Felix significa accogliere il suo invito a una vita di preghiera, di studio e di servizio umile verso il prossimo. La sua storia, pur inserita nel drammatico contesto del ventesimo secolo, trascende le contingenze storiche per diventare un richiamo universale alla pace e alla coerenza evangelica. La comunità dei credenti, nel ricordarlo, trova conforto e ispirazione per camminare con fiducia lungo le vie del Signore, sostenuta dall'esempio di chi ha saputo restare saldo nella prova, confidando unicamente nella promessa di Cristo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Felix Echevarria Goriostiaga?
La memoria liturgica del Beato Felix Echevarria Goriostiaga si celebra il ventidue settembre, giorno successivo alla sua nascita al cielo.