27 aprile
San Giovanni di Catari
Abate in Bitinia
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e l'ingresso nel monachesimo
San Giovanni nacque a Irenopolis, nella regione della Decapoli isaurica, approssimativamente tra il settecentosettanta e il settecentosettantacinque. Ancora bambino, all'età di nove anni, scelse di abbracciare la vita monastica, distaccandosi dalle cose del mondo per consacrarsi alla preghiera. Un saggio maestro si affezionò profondamente a lui e decise di condurlo con sé al secondo concilio di Nicea nel settecentottantasette, permettendo al giovane di respirare il clima dei grandi concili ecumenici. Successivamente, il medesimo maestro lo accompagnò nella capitale, a Costantinopoli, dove ottenne l'incarico di archimandrita del monastero del Dalmata e provvide a fare ordinare Giovanni sacerdote, avviandolo stabilmente al ministero ecclesiale.
Il governo pastorale e le prime tensioni
Durante la Quaresima dell'ottocentocinque, l'imperatore Niceforo, il cui regno si estese dall'ottocentodue all'ottocentoundici, affidò a Giovanni il compito di governare il monastero dei Catari in Bitinia. La sua guida monastica si svolse in un contesto di vivaci dispute teologiche e disciplinari all'interno della Chiesa d'Oriente. Nell'estate dell'ottocentotto, il convento retto da Giovanni giunse a separarsi da san Teodoro Studita. Tale frattura avvenne probabilmente perché Giovanni aveva accettato il ristabilimento del sacerdote Giuseppe, figura celebre nella controversia mechiana, dimostrando un atteggiamento di apertura che suscitò divisioni tra i monasteri contemporanei.
La persecuzione iconoclasta e i duri esili
Giovanni era egumeno da poco più di dieci anni quando scoppiò la persecuzione iconoclasta promossa dall'imperatore Leone l'Armeno, regnante dall'ottocentodue all'ottocentoventi. Tra aprile e maggio dell'ottocentotto, il santo fu rimosso dal suo convento, tradotto a Costantinopoli e sottoposto a flagellazione davanti al sovrano. Fu quindi relegato nel suo metochion, ossia la residenza urbana o villa di campagna, dove rimase per tre mesi prima di subire un nuovo e più severo provvedimento. Venne infatti esiliato e incarcerato nella fortezza di Pentadactylos, chiamata Bes-Parnak, nella regione di Lampe presso Apamea. Durante questa lunga reclusione, durata dieci mesi, Giovanni si unì insieme ad altri egumeni iconoduli agli appelli indirizzati a Roma negli anni ottocentosedici e ottocentodiciassette da san Teodoro Studita. Verso l'aprile dell'ottocentodiciassette, comparve nuovamente nella capitale dinanzi all'imperatore e al patriarca usurpatore Teodoto. Poiché resistette magnificamente alle pressioni, fu ancora esiliato nel giugno dell'ottocentodiciannove nel tema dei Buccellari, confinato al forte di Criautoros.
La liberazione e gli ultimi anni
All'inizio del regno di Michele il Balbo, successore di Leone, Giovanni fu finalmente liberato dopo il venticinque dicembre dell'ottocentovento. Ritornò in prossimità di Calcedonia, sebbene non gli fosse permesso di entrare nella capitale dell'impero. Forse riuscì a raggiungere il proprio monastero e sembra essersi accostato all'equivoca politica religiosa del nuovo imperatore. Tale avvicinamento spinse san Teodoro Studita a ritener necessario un rimprovero fraterno nei suoi confronti. Quando l'imperatore Teofilo scatenò una nuova offensiva contro il culto delle immagini dopo l'ottobre dell'ottocentotrentadue, Giovanni si adoperò coraggiosamente per riunire intorno a sé i monaci iconofili. Per questa ragione fu nuovamente esiliato dal patriarca Giovanni settimo il Grammatico nell'isola di Afusia, nella Propontide, nota anche come mar di Marmara. Proprio in quell'isola il santo concluse la sua parabola terrena, spegnendosi probabilmente il ventisette aprile dell'ottocentotrentacinque.
Il culto e la memoria storica
I sinassari bizantini commemorano al quattro febbraio Giovanni d'Irenopoli onorandolo come uno dei santi Padri di Nicea. La sua festa liturgica propriamente detta è tuttavia fissata al ventisette aprile nei menologi greci, i quali conservano a quella data una leggenda piuttosto ampia, fondata a quanto sembra su una Vita andata perduta nel corso dei secoli. Alla medesima data del ventisette aprile, il Martirologio Romano contiene un elogio del santo che necessita di alcune rettifiche storiche. Il testo romano menziona infatti l'imperatore Leone l'Isaurico anziché Leone l'Armeno e colloca erroneamente a Costantinopoli il luogo della morte del santo. Questo errore del Martirologio ha indotto non pochi studiosi del passato a credere che Giovanni fosse stato abate del monastero dei Catari esistente nella capitale bizantina anziché in Bitinia. Nonostante queste imprecisioni redazionali, il Martirologio ricorda giustamente san Giovanni come l'egumeno che sull'isola di Afusia, in Propontide, nel mare Egeo, lottò con grande coraggio sotto l'imperatore Leone l'Armeno in favore del culto delle sacre immagini.
La vita
Il cammino di San Giovanni di Catari ha avuto inizio a Irenopolis, nella regione della Decapoli isaurica, dove nacque nell'anno settecentosettanta. Fin dai suoi primi anni, egli si distinse per una vocazione che lo portò a cercare il volto di Dio nel silenzio e nella preghiera. La sua preparazione intellettuale e spirituale gli permise di partecipare attivamente al secondo concilio di Nicea nel settecentoottantasette, dove ebbe modo di confrontarsi sulle questioni teologiche più delicate del suo tempo. In seguito a questo impegno, Giovanni fu chiamato a rivestire il ruolo di egumeno presso il monastero dei Catari in Bitinia, un luogo che divenne sotto la sua guida un punto fermo di rigore ascetico e di vita comunitaria.
Il tempo della prova giunse con l'ascesa dell'imperatore Leone l'Armeno, il quale promosse una dura politica contro il culto delle immagini. San Giovanni, fermo nella difesa di questa tradizione, non esitò a manifestare pubblicamente il proprio dissenso, attirando su di sé l'ira imperiale. Fu sottoposto a una dolorosa flagellazione e successivamente incarcerato nella fortezza di Pentadactylos. Nonostante la durezza della prigionia, egli non rinunciò alla sua missione e inviò appelli a Roma, cercando di mantenere intatto il legame con la cattedra di Pietro. La sua vita fu infine segnata dall'esilio forzato nell'isola di Afusia, situata nella Propontide. Fu in questo luogo di solitudine e di espiazione che egli concluse la sua esistenza terrena nell'anno ottocentotrentacinque, offrendo fino all'ultimo respiro la propria sofferenza in comunione con la Chiesa sofferente.
Il culto
La venerazione verso San Giovanni di Catari si è consolidata nel tempo come memoria di un uomo che ha saputo restare saldo nella tempesta. Il suo nome è stato iscritto nei menologi greci e successivamente accolto nel Martirologio Romano, a testimonianza di una santità riconosciuta ben oltre i confini della Bitinia e dell'isola di Afusia, dove terminò i suoi giorni. La Chiesa lo ricorda come un confessore della fede, la cui esistenza rimane un richiamo costante alla libertà dei figli di Dio di fronte alle ingerenze del potere temporale. La sua memoria liturgica, celebrata il ventisette aprile, offre ai fedeli contemporanei l'opportunità di riflettere sul valore della testimonianza e del sacrificio personale. I luoghi che hanno visto la sua presenza, da Costantinopoli fino ai monasteri della Bitinia, restano silenziosi custodi di una fedeltà che non si è lasciata piegare dalla flagellazione né dall'esilio. Oggi, pregare San Giovanni significa chiedere la grazia di una coscienza retta, capace di discernere la verità nel quotidiano e di perseverare con pazienza in ogni tempo di prova, confidando sempre nella protezione divina che accompagna coloro che cercano sinceramente il Signore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giovanni di Catari?
La festa liturgica si celebra il ventisette aprile nei menologi greci e nel Martirologio Romano, mentre i sinassari bizantini lo ricordano anche il quattro febbraio.
Sull’isola di Afusia in Propontide, nel mare Egeo, san Giovanni, egúmeno, che lottò molto sotto l’imperatore Leone l’Armeno in favore del culto delle sacre immagini. — Martirologio Romano