19 marzo
San Giuseppe
Sposo della Beata Vergine Maria
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il disegno divino e l'Incarnazione
All'inizio della Scrittura è scritto In principio Iddio creò il cielo e la terra secondo Genesi 1,1. Il catechismo spiega che Dio creò il cielo e la terra ex nihilo, cioè dal nulla. Si affermano la contraddittorietà del divenire e l'inesistenza del nulla da un lato, e la immobilità e l'eternità dell'Essere Divino dall'altro. Una difficoltà del versetto è l'interpretazione dell'espressione In principio. Qualsiasi spiegazione letterale o temporale come prima del tempo o all'inizio del tempo risulta falsa. Razionalmente non si può né pensare né immaginare che anteriormente alla creazione ci fosse qualcosa. Il tempo nasce con la stessa creazione. Prima della creazione non c'è nulla, nessun elemento, energia, immagine, motivo o impulso verso l'esistenza. Il nulla è per definizione inimmaginabile e impensabile, il che costituisce il significato negativo del creare dal nulla. Positivamente si afferma l'esistenza dell'Essere Creatore nella sua intrinseca beatitudine di amore. L'Essere Creatore si rivelerà come realtà misterica di Unità e Trinità insieme, ovvero Padre Figlio e Spirito Santo. Al di fuori di Dio non esiste nulla. Tutto ciò che esiste deriva unicamente dalla esclusiva libertà e potenza onnipotente di Dio. Dio nella sua Unicità di Natura e Trinità di Persone non ha bisogno di niente perché in sé è semplice e perfetto assolutamente. Platone nel Timeo al capitolo 41c versetti 3-5 afferma che ciò che Dio fa è Divino. La creazione non può essere opera diretta e immediata di Dio ma indiretta e mediata. La creazione è opera di un Dio Umanizzato che liberamente prima crea e sublima la materia con l'assunzione della natura umana. Dio orienta poi la sua azione creatrice dell'universo per la sua venuta storica sulla terra. La materia è sede della necessità, contingenza, finitudine, movimento, imperfezione, limite e corruzione. Dio è sede della libertà necessaria, immobilità perfetta, incorruttibilità eterna e perfezione semplice assoluta e infinita. La creazione si spiega per mezzo dell'unica opera ad extra di Dio che è l'Incarnazione del Verbo.
Duns Scoto chiama l'Incarnazione Summum Opus Dei nei Reportata Parisiensia, libro III, distinctio 7, quaestio 4, numerus 4. L'opera è tradotta in italiano come il Capolavoro di Dio nell'Antologia di Duns Scoto a cura di G. Lauriola, edita ad Alberobello nel 2007 alla pagina 187. Cristo Venturo, vero Dio e vero Uomo, crea tutto ciò che esiste nell'ordine soprannaturale e naturale. Nella pienezza del tempo Cristo nasce storicamente da donna secondo Galati 4,4. Cristo nasce per compiere liberamente il disegno divino e rivelare il mistero di Dio Uno e Trino. Colossesi 1, 15-17 descrive Cristo come l'immagine sostanziale del Dio invisibile. L'espressione In principio significa In Cristo, come interpretato anche dai Padri. Il versetto di Genesi afferma la preesistenza di Cristo che si espande in tutta la Scrittura dalla preistoria ontologica alla metastoria escatologica. Apocalisse 1,8 e 22,13 definisce Cristo Alfa e Omega, Principio e Fine, il Primo e l'Ultimo. Giovanni 1,1 afferma In principio era il Verbo. Il disegno della salvezza rivelato dal mistero di Dio manifesta ad extra la pienezza di vita e d'amore che Dio contiene in sé. Il disegno rende Parola Incarnata il Silenzio Trinitario di Dio. Tutto ciò che esiste fuori di Dio e diverso da Dio è opera della Parola Incarnata. Tra l'azione efficace della Parola e il prodotto c'è un legame di dipendenza originale che unisce ogni creatura al Creatore secondo Ebrei 2,11. La perfezione dell'effetto creato dipende dal grado di partecipazione alla causa creatrice. Tra le creature razionali, l'uomo possiede autoconsapevolezza e libertà per riconoscere la sua dipendenza dalla causa originante. La perfezione dell'uomo è direttamente proporzionale alla sua vicinanza e somiglianza alla causa. La Parola Incarnata rende visibile il mistero di Dio invisibile secondo Colossesi 1,15. La Parola Incarnata si auto-rivela come causa efficiente, causa formale e causa finale dell'universo e di ogni essere. L'uomo è creato a immagine di Cristo e chiamato alla partecipazione massima con il suo Creatore. La Parola Incarnata si propone come norma e regola dell'essere in qualsiasi modalità esistenziale. Una realtà è ciò che è in base alla sua vicinanza alla Parola Incarnata che l'ha causata. La vicinanza alla Parola Incarnata è principio di perfezione e di santità per l'uomo. Ogni essere è presente come idea nel disegno d'amore infinito di Dio. Ogni essere è chiamato all'esistenza da un atto libero e gratuito della Volontà divina. La Volontà divina fa esistere l'essere nel mondo storico secondo il principio della vicinanza a Cristo.
Il mistero della Vergine e la scelta di Giuseppe
Duns Scoto ha formulato il principio della vicinanza a Cristo considerando il Cristo nella sua triplice causalità. Dell'essere si possono avere diversi gradi di partecipazione: come immagine, come vestigio e come ombra. L'importanza dell'essere dipende dal grado di vicinanza a Cristo. Cristo è regola e norma di perfezione dell'essere sia universale che singolare. Il principio della vicinanza si applica anche ai personaggi chiamati a compiere una missione particolare nella realizzazione storica del disegno divino. Dal Silenzio Trinitario si concretizza la Parola che necessita della materia per rivelarsi fuori di sé. La materia è un corpo visibile e contingente. Il dono libero dell'Incarnazione sublima la materia assumendola in sé. L'Incarnazione apre la possibilità alla creazione dell'universo mondo spirituale e materiale. L'essere più vicino a Cristo Venturo è la Madre. La Madre partecipa direttamente e concretamente il corpo umano a Cristo. Il corpo umano dato dalla Madre è visibile e perfetto. Le modalità del corpo umano di Cristo sono organizzate da Lui stesso fino alla pienezza del tempo. Nella pienezza del tempo è citata la Lettera ai Galati 4, 4. Nel disegno divino è logica la figura del padre storico che garantisse l'attuazione dell'avventura umana del Nascituro nel rispetto delle leggi del tempo. Nel mistero dell'Incarnazione sono presenti sia la madre Maria sia il padre Giuseppe, sebbene in momenti logici differenti e con diverse modalità funzionali. Maria e Cristo sono uniti nel medesimo e identico decreto di predestinazione da parte di Dio secondo l'intuizione di Duns Scoto. Papa Pio IX nel 1854 ha confermato l'idea dell'Immacolata Concezione con la definizione dogmatica Ineffabilis Deus. La bolla Ineffabilis Deus proclama Immacolata la Madre di Cristo fondandosi sull'atto di predestinazione e sulla redenzione anticipata o preservativa. Maria è proposta da Duns Scoto come prima redenta nella previsione dei meriti futuri di Cristo. Nel disegno divino è presente la costituzione della coppia originale e originante formata dal Figlio e dalla Madre, Cristo e Maria. Ogni essere soprannaturale e naturale riceve vita, esistenza e grazia dalla coppia Cristo e Maria. La funzione di Cristo è di natura mentre quella di Maria è di grazia. L'azione del Figlio è diretta mentre quella della Madre è mediata. L'avventura umana di questa coppia abbraccia tutto l'arco storico dalla Genesi all'Apocalisse. L'avventura umana è precisata storicamente dal profetismo con Isaia 7, 13-14 e Micheia 5, 1-3. L'avventura umana è precisata dal vangelo dell'infanzia con Luca 2, 1-52 e Matteo 1, 1-25 e 2, 1-23. Nella pienezza del tempo emerge la personalità storica di Giuseppe come sposo di Maria e padre putativo di Gesù.
Cristo è il cuore del Silenzio-di-Dio. Maria è il cuore del Silenzio-Parola-di-Cristo. Il nome Giuseppe etimologicamente significa aggiunto da Dio alla coppia originale. Giuseppe gravita totalmente nella sfera del silenzio sponsale e del silenzio della sua Sposa. Giuseppe esprime la sua personalità come custode delle origini esistenziali di Cristo e protettore della verginità della Sposa. L'annunciazione lucana della Vergine è descritta in Luca 1, 26-27. L'annunciazione matteana di Giuseppe è descritta in Matteo 1, 16-25. Giuseppe mostra estrema sensibilità alle cose divine. La personalità di Giuseppe è quella di un uomo giusto perché più vicino di tutti a Cristo e a Maria. La vicinanza storica di Giuseppe a Maria genera la missione di custodire il Bambino Gesù e di garantire la scelta della verginità della Madre. La verginità della Madre è segno della divinità del Figlio. L'annunciazione a Giuseppe secondo il Vangelo di Matteo si svolge in due tempi. Il primo tempo dell'annunciazione a Giuseppe è anteriore alle spiegazioni angeliche ed è costituito dai segni della maternità di Maria. Di fronte ai segni della maternità, Giuseppe tace e pensa per decidere circa la promessa sposa. Giuseppe decide alla fine di lasciare Maria in segreto. Il secondo tempo dell'annunciazione è il chiarimento angelico sulla natura dell'evento in Maria per opera dello Spirito Santo. Al chiarimento angelico fa seguito la proposta di prendere con sé la sposa. Maria non dice nulla a Giuseppe e si rifugia nel silenzio. Maria tace perché nessuno avrebbe creduto alla sua parola. Il comportamento di Maria costringe il promesso sposo a progettare il libello di ripudio secondo il riferimento Mt 1, 16-25. Giuseppe non poteva credere ai suoi occhi vedendo incinta la fanciulla di Nazaret. Maria si chiude nel silenzio adorante del suo frutto verginale. Maria trascina Giuseppe nell'arcano silenzio accettato da lui per divina proposta. Giuseppe prende Maria con sé.
Il matrimonio singolare e la custodia del mistero
Dal matrimonio originale tra Cristo e Maria e Figlio e Madre scaturisce il matrimonio sui generis tra Giuseppe e Maria. Gli eventi si svolgono lontani da ogni ingerenza della sfera umana. Maria rispetta il silenzio di Dio e Giuseppe rispetta i silenzi di Maria. La seconda annunciazione mette in luce la fede di Giuseppe che accetta con amore, serenità e gioia il mistero per custodirlo. A Giuseppe viene attribuito l'appellativo biblico di uomo giusto. L'intervento divino provocato dal silenzio di Maria è duplice. Il Signore viene in aiuto della sua serva che si era dichiarata fedele fino in fondo secondo la citazione Lc 1, 38. Il Signore doveva trovare una via d'uscita alla situazione creata dal voto di verginità perpetua e dalla maternità divina. Il Signore interviene su Giuseppe assicurandolo sulla natura dell'evento tramite il sogno citato in Mt 1, 20. A Giuseppe è affidata la custodia, la protezione e la memoria del mistero di Maria. Il Signore si manifesta superiore alla legge data alla natura. Si suppone che anche Maria sia stata assicurata di non temere di prendere Giuseppe come sposo. Giovanni Duns Scoto commenta che lo Spirito dona Giuseppe come custode e testimone della verginità di Maria nell'opera Ordinatio, IV, d. 30, q. 2, n. 5. Giuseppe e Maria sono entrambi impegnati nel voto di continenza. Il matrimonio tra Giuseppe e Maria presenta aspetti singolari legati al voto di castità. La questione del matrimonio con un voto di castità è sia teologica che giuridica. L'aspetto teologico implica l'azione dello Spirito Santo nella verginità assoluta di Maria. L'aspetto giuridico comporta chiarimenti su un matrimonio valido, rato ma non consumato. Esistono tre principali ipotesi per spiegare la situazione del matrimonio di Giuseppe e Maria. La prima ipotesi accetta la validità del matrimonio e rende il voto condizionato se piace a Dio. La seconda ipotesi accentua il voto e ridimensiona il consenso matrimoniale a una relazione amicale. La terza ipotesi concilia la validità del matrimonio e il voto assoluto di Maria ed è proposta da Duns Scoto. Secondo Duns Scoto il contratto matrimoniale e il voto di castità possono coesistere. Il contratto matrimoniale include la mutua donazione dei corpi sottoposta alla condizione implicita se viene richiesta. Se i contraenti fanno voto di castità dopo la cerimonia, il matrimonio è valido a tutti gli effetti a meno che la condizione non venga attuata. La condizione della richiesta di un contratto salva lo stesso nei confronti del voto se i contraenti sanno con certezza che essa non sarà mai attuata.
Maria e Giuseppe avevano la certezza assoluta che la condizione del contratto matrimoniale non avrebbe pregiudicato il voto di castità. Il Cantore dell'Immacolata afferma che se vi è certezza che la condizione non sarà esercitata, il contratto matrimoniale non pregiudica il voto di castità. L'angelo informò Giuseppe dicendogli 'Non temere di prendere Maria in moglie'. Maria fu resa sicura dall'Angelo o da Dio stesso prima di promettersi a Giuseppe. Dio o l'Angelo disse a Maria 'Non temere Maria di prendere Giuseppe, uomo giusto, come tuo marito'. Giuseppe è dato a Maria dallo Spirito Santo come Custode e Testimone della verginità. Giuseppe si legò anch'egli con un pari voto di castità. Il voto di castità di Maria precede l'Annunciazione. L'Annunciazione precede il matrimonio. Maria ha ricevuto da Dio un mandato speciale di contrarre matrimonio con Giuseppe per la salvaguardia della Madre e la tutela del Bambino. Maria diede il suo assenso al matrimonio senza includervi clausole di consumazione perché già illuminata sul mistero dell'Incarnazione. Il matrimonio di Maria e Giuseppe è valido a tutti gli effetti. I fini principali del matrimonio di procreazione, educazione della prole e amore reciproco vengono rispettati. La decisione di Giuseppe di sposare Maria nonostante fosse incinta è legata alla sua missione e al Nascituro. Secondo le leggi dell'epoca Maria rischiava la lapidazione. Senza la decisione di Giuseppe, al Bambino non si sarebbe assicurata un'evoluzione serena e dignitosa né per la crescita né per il ministero. La decisione di Giuseppe salva Madre e Figlio da situazioni critiche nel piccolo paese di Nazaret dove le notizie circolavano rapidamente. Giuseppe riceve l'aiuto dell'intervento divino nel sogno. Giuseppe manifesta ferma decisione e delicata fermezza. Giuseppe viene confermato nella sua giustizia secondo l'agire della fede. Prima che i segni della gravidanza fossero evidenti, Giuseppe prese con sé la sua sposa su indicazione dell'angelo del Signore. Giuseppe si affrettò alla celebrazione del matrimonio. Giuseppe garantisce e custodisce la verginità perpetua di Maria. Giuseppe assicura un futuro dignitoso e sicuro al Bambino.
Il viaggio, le prove e la vita nascosta
Il Bambino doveva nascere a Betlemme secondo il disegno di Dio. Giuseppe discendeva dalla radice di Iesse. Giuseppe condusse la sua Sposa incinta dalla Galilea in Giudea per il censimento. A Betlemme si realizza la profezia di Micheia sul dominatore d'Israele. Le circostanze della nascita consolidarono nella fede la decisione di Giuseppe. Giuseppe pensava, rifletteva e meditava con gioia nel suo cuore su ogni particolare del Nascituro. La gioia di Giuseppe fu messa a dura prova da circostanze profetiche ed esterne. Durante la presentazione al tempio Simeone definì il Bambino segno di contraddizione. Simeone profetizzò alla Madre che una spada le avrebbe trafitto l'anima. Il cuore di Giuseppe come padre fu profondamente scosso dalle profezie di Simeone. Giuseppe conservò padronanza e serenità per sé e per la Sposa. Maria cullava il Bambino mentre nel suo cuore bollivano sentimenti contrastanti. La presenza matura, umana e di fede di Giuseppe costituiva un punto di sicuro riferimento per Maria. Le ansie e le preoccupazioni per il Bambino continuavano a pulsare nel cuore di Giuseppe immerso nel silenzio arcano del volere divino. Giuseppe e Maria provarono pensieri e sentimenti contrastanti alla notizia della necessità di mettere al sicuro il Bambino. Erode ricercava il Bambino per ucciderlo. Erode voleva eliminare il rivale in qualità di buon politico. Il potere politico totalitario non si smentisce mai. Giuseppe e Maria furono avvertiti nel cuore della notte del pericolo corso dal Bambino. L'avvertimento notturno rappresentò il massimo della sofferenza umana per i due cuori semplici, pieni di fede e di amore. Si aprì la via dell'esilio egiziano. Il Signore volle forgiare il cuore di Giuseppe nel crogiuolo della sofferenza profonda e amara. Giuseppe portò il peso della famiglia in terra straniera senza lavoro sicuro né stabile dimora. L'unica certezza di Giuseppe fu la fiducia nella Parola dell'angelo. Giuseppe trascorse pochi anni nell'antica e nobile terra egizia. L'Egitto è la terra da cui ha origine il popolo eletto con Mosè. Il messaggero divino si fece vivo non appena le circostanze storiche mutarono con la morte di Erode. La morte di Erode è citata nel riferimento Matteo 1, 19-23. Giuseppe dimostrò maturità di fede abbandonandosi completamente alla volontà celeste nonostante le contrarietà. La famiglia fece ritorno in Galilea dove la vita riprese nella normalità tra lavoro, famiglia e religiosità.
Giuseppe condusse la Sposa e il Dodicenne a Gerusalemme per la festa della Pasqua. Si verificò lo smarrimento inspiegabile di Gesù. Lo smarrimento durò tre giorni angoscianti e struggenti. La ricerca affannosa e senza esiti positivi fece pensare al fallito tentativo di Erode. Il timore erodiano rese più tragica la ricerca del Bambino tra le file della carovana del ritorno. Le serate furono rese più cupe dalla mancanza del Bambino. I tre giorni di Giuseppe e Maria furono riempiti da preghiere, ansie e silenzi prolungati. Gesù fu ritrovato a discutere nel tempio tra i dottori della legge. Dopo il ritrovamento, Gesù si comportò con più riguardo verso i suoi genitori terreni. Con l'episodio del tempio cessano le notizie rivelate su Giuseppe. La vita di Giuseppe si apre con il silenzio e termina nel silenzio. La chiave di lettura della vita di Giuseppe è dal silenzio di Dio in Cristo al silenzio in Dio con Cristo. Giuseppe è fedele a Cristo in Maria e in Cristo con Maria. L'autore del testo è Padre Giovanni Lauriola ofm. Il nome Giuseppe è di origine ebraica e significa Dio aggiunga, estensivamente aggiunto in famiglia. Il nome potrebbe trarre inizio dal figlio di Giacobbe e Rachele venduto come schiavo dai fratelli per gelosia. Il nome Giuseppe divenne popolare grazie al padre putativo di Gesù, considerato l'ultimo dei patriarchi. Il culto di san Giuseppe cominciò a diffondersi tra i cristiani in Oriente dal quarto secolo. Il culto di san Giuseppe in Occidente iniziò a diffondersi poco prima dell'undicesimo secolo. La fama del nome Giuseppe si rafforzò in Europa nell'Ottocento e nel Novecento grazie a personaggi storici e culturali laici. Tra i personaggi storici che portarono il nome Giuseppe vengono citati Francesco Giuseppe d'Asburgo, Garibaldi, Verdi, Stalin e Ungaretti.
La figura paterna, il lavoro e il transito
San Giuseppe fu lo sposo di Maria. San Giuseppe fu il capo della sacra famiglia. Gesù nacque misteriosamente per opera dello Spirito Santo come figlio del Dio Padre. Orientò la propria vita sulla traccia di sogni dominati dagli angeli recanti i messaggi del Signore. Diventò una luce dell'esemplare paternità. Non fu un assente e fu molto silenzioso. Rimase accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità fino ai trent'anni della vita del Messia. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla. Lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario. Si preoccupò nel cercarlo quando dodicenne fu sparito nel tempio. Lo ebbe con sé nel lavoro di falegname. Lo aiutò con Maria a crescere in sapienza, età e grazia. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che il Figlio dell'uomo iniziasse la vita pubblica. Spirò serenamente tra le sue braccia. Viene da secoli venerato quale patrono della buona morte. Era, come Maria, discendente della casa di Davide e di stirpe regale. La sua nobiltà era nominale perché la vita lo costrinse a fare l'artigiano del paese. Si diede da fare nell'accurata lavorazione del legno. Dalla sua bottega uscirono strumenti di lavoro per contadini e pastori, umili mobili e oggetti casalinghi per le povere abitazioni della Galilea. Gli oggetti furono costruiti dall'abilità di mani ruvide e callose. Di lui non si sanno molte cose sicure oltre a quanto riferito canonicamente dagli evangelisti Matteo e Luca. Intorno alla sua figura si sbizzarrirono i vangeli apocrifi. Personalità autorevoli come San Girolamo, Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino presero le distanze da molte notizie leggendarie dei vangeli apocrifi. Circolò una leggenda sul suo matrimonio con Maria riguardante una gara tra gli aspiranti alla mano della giovane. La gara fu vinta da Giuseppe perché il bastone secco che lo rappresentava sarebbe improvvisamente e prodigiosamente fiorito. Il bastone fiorito significava che dal ceppo inaridito del Vecchio Testamento era rifiorita la grazia della Redenzione.
Il culto, i patronati e le reliquie
È il patrono dei padri di famiglia come sublime modello di vigilanza e provvidenza. È patrono della Chiesa universale con festa solenne il diciannove marzo. È festeggiato il primo maggio in campo liturgico e sociale quale patrono degli artigiani e degli operai, proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò il Concilio Vaticano II. La tradizione vuole che sia protettore in maniera specifica di falegnami, ebanisti, carpentieri, pionieri, senzatetto e dei Monti di Pietà con relativi prestiti su pegno. Viene pregato contro le tentazioni carnali, forse più in passato che oggi. Il culto di San Giuseppe raggiunse in passato vette di popolarità dimostrate dalle dichiarazioni di moltissime chiese sulla presenza di sue reliquie. Nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento suo e di Maria. Perugia possiederebbe il suo anello nuziale. Nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe. I camaldolesi della chiesa di Santa Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. Secondo il Martirologio è la solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria. Il Martirologio lo definisce uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide. Fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso. La Chiesa lo venera con speciale onore come patrono posto dal Signore a custodia della sua famiglia.
Il cammino della fede
La vicenda terrena di Giuseppe si snoda attraverso tappe segnate dal mistero e dalla prova. Dopo il matrimonio con Maria, di fronte alla sua inattesa maternità, egli riceve l'annuncio dell'angelo che illumina il suo cammino, spingendolo ad accogliere la sposa con cuore puro e fiducioso. Da quel momento, la sua vita diventa un pellegrinaggio di fede e di obbedienza concreta alle chiamate di Dio.
Il suo cammino lo conduce dapprima da Nazaret a Betlemme per il censimento, dove assiste alla nascita del Salvatore in una mangiatoia. Successivamente, per proteggere il Bambino dalla violenta persecuzione del re Erode, Giuseppe guida la sua famiglia nell'esilio in Egitto, affrontando le fatiche del viaggio e dell'ignoto. Solo dopo la morte del sovrano, egli fa ritorno a Nazaret, dove la famiglia si stabilisce nella quotidianità del lavoro e degli affetti. L'ultimo episodio narrato che lo vede protagonista è la dolorosa ricerca e il felice ritrovamento di Gesù dodicenne nel tempio di Gerusalemme, un momento che rivela la profondità del suo legame paterno e la sottomissione al disegno superiore del Padre.
Il silenzio fecondo
Il culto di San Giuseppe si radica profondamente nella coscienza della Chiesa, che riconosce nel suo silenzio non una mancanza di azione, ma una straordinaria fecondità spirituale. Egli non lascia parole scritte, ma la sua intera esistenza parla di una dedizione totale e di una custodia premurosa dei tesori più preziosi di Dio.
La devozione a questo grande sposo e custode si esprime nella preghiera quotidiana di generazioni di credenti, che guardano a lui come a un intercessore potente e a un esempio luminoso di vita interiore, capace di trasformare il lavoro ordinario e le fatiche familiari in una perenne offerta d'amore.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Giuseppe?
San Giuseppe si festeggia solennemente il diciannove marzo, mentre il primo maggio si celebra la sua festa liturgica e sociale come patrono dei lavoratori.
Di cosa è patrono San Giuseppe?
San Giuseppe è patrono della buona morte, dei padri di famiglia, della Chiesa universale, degli artigiani, degli operai, dei falegnami, degli ebanisti, dei carpentieri, dei pionieri, dei senzatetto e dei Monti di Pietà con relativi prestiti su pegno.
Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia. — Martirologio Romano