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9 luglio

San Gregorio Maria (Pier Luigi) Grassi

Vescovo e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la vocazione

Al battesimo il futuro vescovo fu chiamato Pier Luigi. All'età di undici anni ricevette la Prima Comunione facendo il piccolo chierichetto nel Santuario della Madonna delle Grazie a Castellazzo e dintorni. Proprio ai piedi dell'altare di quel santuario sentì sbocciare la vocazione religiosa. Un successivo incontro con due frati francescani venuti in pellegrinaggio al santuario da Bologna gli fece prendere la decisione definitiva. Nel mille ottocento quarantotto, con il consenso dei genitori e all'età di quindici anni, entrò nel Convento dei Frati Minori di Bologna. Il due novembre dello stesso anno fu mandato a Montiano in provincia di Forlì per il noviziato. Il noviziato a Montiano, convento a sud di Cesena, era particolarmente rigido alla Regola. Durante questo periodo di profonda prova spirituale e formativa, cambiò il nome da Pier Luigi in Gregorio Maria. Gregorio Maria fece la sua professione il quattordici dicembre mille ottocento quarantanove. Da Montiano passò a Parma e poi a Bologna per completare gli studi liceali e teologici. A Bologna ebbe per compagni tanti futuri vescovi e missionari. Nell'agosto del mille ottocento cinquantasei venne ordinato sacerdote, coronando il cammino di preparazione al ministero sacerdotale.

La partenza per le missioni d'Oriente

Sentendo forte l'ideale missionario, ottenne dai superiori di andare a Roma al Collegio Francescano per le Missioni. Nel mille ottocento sessantuno, con un drappello di missionari francescani e con la benedizione di papa Pio IX, s'imbarcò per l'Estremo Oriente. Sostò per un certo tempo in Palestina durante il viaggio. Arrivato a Porto Said, una nave era diretta al Tonchino e Gregorio corse a Suez ottenendo di far parte dell'equippaggio. Alla fine di ottobre del mille ottocento sessantuno giunse alla meta assegnatagli nello Scian-tong. Fu accolto nello Scian-tong da un suo lontano parente, il Vicario Apostolico Moccagatta, anch'egli originario di Castellazzo Bormida. Non restò molto nello Scian-tong perché ebbe la disposizione di spostarsi nella lontana provincia cinese dello Scian-si. La capitale dello Scian-si era Tai-yuen-fu, una delle città più celebri e antiche della Cina, situata a settecento ottanta metri sul mare. Per la sua conoscenza della lingua cinese, gli fu dato l'incarico di Rettore del seminario locale. Fu nominato inoltre confessore del numeroso orfanotrofio femminile e aveva la cura dei cristiani del circondario, cui si recava nelle feste principali per l'apostolato diretto. Era particolarmente cultore del canto, che nelle modulazioni semplici dei cinesi assumeva una struggente melodia. Tutte le devozioni pubbliche in Cina sono infatti accompagnate dal canto. Padre Gregorio Grassi trascorse i primi dodici anni di missione in Cina infondendo fra i cari cinesi le energie di un'intensa attività giovanile. Durante i primi anni in Cina acquistò una preziosa esperienza dei luoghi e degli uomini che fu utilissima per la sua lunga carriera missionaria.

Il ministero episcopale e le opere

A quarantatré anni, dopo la morte improvvisa di monsignor Carnevale che era coadiutore del Vicario Apostolico Moccagatta il quale si trovava in età molto avanzata, padre Gregorio Maria Grassi fu scelto a succedergli. Il diciannove novembre mille ottocento settantasei venne consacrato vescovo titolare di Ortosia con diritto di successione nello Shan-si. La consacrazione vescovile avvenne nella cattedrale di Tai-yuen-fu ad opera del Vicario Apostolico di Pechino. Il Vicario Apostolico di Pechino sostituì monsignor Moccagatta che era gravemente malato. Messo subito all'opera, iniziò la visita pastorale nell'immenso territorio dello Shan-si. Nell'aprile del mille ottocento settantasette si recò nel distretto di Ta-tong-fu, distante ben quattrocentocinquanta chilometri dalla capitale. Nel mille ottocento settantotto la Cina fu colpita da una spaventosa carestia che spopolò città e campagne. Nel solo Shan-si la fame fece da sette a otto milioni di vittime. La città di Tai-yuen-fu ebbe centomila morti a causa della carestia. Dopo la carestia si diffuse la peste. Monsignor Grassi fu uno dei primi ad essere colpito dalla peste mentre curava gli ammalati. Stette sedici giorni fra la vita e la morte prima di riprendersi e scampare alla pestilenza. Dopo la lunga convalescenza si rimise in viaggio, recandosi prima sui Monti Occidentali e poi alla Prefettura di Lu-ngan-fu. Nel mille ottocento ottantasei si trovava al di là della Grande Muraglia. Visitò dappertutto gli sperduti villaggi ancora in preda alla miseria della passata carestia. Confortò e confermò i cinesi cristiani che da tempo non vedevano un missionario e tanto meno un vescovo. La sua intensa e lunga attività missionaria è documentata da una numerosa corrispondenza epistolare. Nelle lettere raccontava le conquiste apostoliche, la gioia delle conversioni, le tribolazioni subite e la consolazione di avere come collaboratori missionari e buoni catechisti cinesi. Il sei settembre mille ottocento novantuno morì il venerando monsignor Moccagatta. Dopo la morte di Moccagatta, tutta la responsabilità del Vicariato dello Shan-si ricadde sulle spalle di monsignor Grassi. Il suo impegno aumentò portando alla costruzione di scuole di ogni tipo e all'ampliamento di quelle esistenti. Consolidò il Seminario indigeno. Nel mille ottocento novantuno facilitò e progettò il primo convento francescano a Tong-eul-kon. Nei suoi quarant'anni di missione edificò, riparò o abbellì circa sessanta chiese ed oratori. Cominciò la costruzione del grande ospedale a Tai-yuen-fu, che fu poi demolito durante la persecuzione. Curò l'accoglienza e la crescita di oltre duecento orfanelle affidate alle suore chiamate ad aiutarlo. Era un uomo integro, virtuoso, di aspetto austero, magro, con una barba veneranda e un parlare secco. Amava la semplicità e la povertà francescana. Indossava la lunga tunica dei missionari cinesi. La sua croce pettorale da vescovo era di semplice ottone.

Il contesto storico della persecuzione

La drammatica conclusione della sua vita si inserisce in un clima di violenti sommovimenti sociali e politici in Cina. La schiera di martiri comprende vescovi, sacerdoti, catechisti, suore, religiosi e laici vittime dell'odio anticristiano. Un gruppo di ventinove martiri appartenenti all'Ordine Francescano fu ucciso dai fanatici denominati Boxers il nove luglio millenovecento a Tai-yuen-fu. Il gruppo di ventinove martiri era capeggiato liturgicamente dal vescovo Gregorio Grassi e comprendeva tre vescovi, quattro sacerdoti, un fratello religioso, sette suore Francescane Missionarie di Maria, undici laici cinesi del Terz'Ordine di san Francesco e tre laici fedeli cinesi. I ventinove martiri furono beatificati il ventisette novembre millenovecentoquarantasei da papa Pio XII. I Boxers erano un duplicato dell'antica e misteriosa associazione denominata Nenufaro bianco. L'associazione Nenufaro bianco era ostile alla dinastia Manciù. Durante il regno di Kia-king si credette di avere sterminato il Nenufaro bianco a furia di decapitazioni. I sopravvissuti del Nenufaro bianco fuggirono e si rifugiarono nella Cina del Sud. Nel mille ottocento cinquantüny, ovvero nel mille ottocento cinquantatré, i sopravvissuti fondarono un breve regno durato solo quindici anni chiamato Regno celeste della pace. Dopo la morte del loro primo sovrano, i membri del regno si dispersero continuando a provocare focolai rivoluzionari. Alla fine del secolo XIX nacque dai superstiti la società del Grande coltello, chiamata dai cinesi con un nome equivalente che finisce con il termine pugno. Gli inglesi soprannominarono i membri della società Boxers a causa del nome e degli esercizi fisici compiuti per acquisire agilità e potenza. La società dei Boxers aveva come scopo la liberazione della Cina dagli stranieri e lo sterminio dei cristiani considerati loro complici. Nelle uccisioni i Boxers preferivano i capi delle comunità cristiane, i catechisti, le maestre e i bambini anche di pochi giorni battezzati. Con l'aiuto dei bonzi, i Boxers diffondevano calunnie incredibili contro i cristiani. Con l'imperatrice madre Tz-Hsi i Boxers poterono agire in piena libertà, specialmente nelle province intorno a Pechino. I cristiani si organizzarono in villaggi fortificati per sfuggire alle aggressioni. I Boxers, appoggiati a volte dalle truppe regolari, penetrarono dappertutto compiendo carneficine come nel villaggio di Tchou-kia-Ho dove furono massacrati migliaia di cristiani. La Chiesa ha beatificato una porzione di questa folla di martiri di cui si è potuto istituire pratiche con documentazioni, precisamente ottantacinque in due gruppi nel millenovecentoquarantasei e nel millenovecentocinquantacinque. Molti dei martiri, come i ventinove citati, sono stati man mano canonizzati.

Il martirio e la glorificazione

Il ventisette giugno millenovecento cominciarono a Tai-yuen-fu le avvisaglie della persecuzione operata dai Boxers. I Boxers erano comandati dal sanguinario viceré Yü-sien e scatenati dall'imperatrice settantenne Tz-hsi. Furono bruciate le case e la chiesa dei Protestanti, attaccati per primi in quanto più ricchi. Nonostante tentativi non riusciti di mettere in salvo i seminaristi e qualche sacerdote anziano, il viceré fece trasferire l'Orfanotrofio in una pagoda buddista l'indomani. Il cinque luglio i vescovi Grassi e Fogolla, i missionari, le suore, i seminaristi e dieci fedeli domestici cristiani furono condotti con dei carri in un edificio-albergo adibito a prigione. Il trasferimento fu scortato da mandarini e soldati che in teoria avrebbero dovuto proteggerli. Rimasero in tale prigionia fino al nove luglio millenovecento. Il nove luglio millenovecento, con un inganno, furono tutti trasportati nel cortile del tribunale di Tai-yuen-fu verso le quattro del pomeriggio. Furono tutti massacrati a colpi di sciabolate e molti furono decapitati. Le suore furono uccise per ultime. Anche i Protestanti subirono la stessa sorte dei cattolici. I corpi mutilati furono lasciati all'offesa della plebaglia pagana fino a sera. I corpi furono poi ammassati in una fossa comune presso le mura della città, vicino alla Grande Porta Orientale. I corpi rimasero lì per tre giorni in pasto ai cani e agli uccelli rapaci. Per paura di una pestilenza, i corpi furono sepolti alla rinfusa fuori le mura insieme alle ossa anonime di mendicanti e giustiziati. Solo con l'intervento delle Potenze Occidentali i Boxers vennero dispersi. A gennaio del millenovecentouno i corpi vennero esumati per dare loro una onorevole sepoltura.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Gregorio Maria Grassi?

La festa di San Gregorio Maria Grassi si celebra il nove luglio di ogni anno.

Quali furono i ruoli principali di San Gregorio Maria Grassi?

San Gregorio Maria Grassi fu sacerdote francescano, missionario e Vicario Apostolico dello Shan-si Meridionale in Cina.